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Media Voto: 4.66 / 5Daniela danielachi58@gmail.com (19-04-2010) Una scrittura chiara, lineare, scorrevolissima per descrivere una passione devastante, che le delusioni non contribuiscono ad attenuare ma anzi, in qualche modo ricaricano di nuovo impulso, fino all'inevitabile epilogo.
Qui la narrativa incontra la psicologia...si legge d'un fiato. Consigliabilissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paolo losasso (08-06-2003) Un castello abitato da una famiglia ricca e potente, una questione legale che riguarda la proprietà di un feudo da risolvere pacificamente con un matrimonio combinato, l'incontro dei due futuri sposi, il nascere di un conflitto guidato da una cieca passione fino al totale annichilimento della figura maschile e alla ritrovata serenità nella rinuncia ai beni e alle gioie del mondo. Una storia d'altri tempi, quella di Paola Capriolo, ma scritta in un linguaggio fresco e attuale che tocca un tema cruciale, quello dell'amore e dei suoi possibili inganni, dei suoi retroscena crudeli, degli slanci assoluti e delle disillusioni. E' una donna,Barbara, complessa, sfuggente e misteriosa a prendersi gioco di un giovane cavaliere destinato a scalare i più grandi onori. Egli si presenta al palazzo di lei riluttante a un matrimonio che considera un passo indietro nella scala sociale, restio a legarsi alla figlia di un barone che oggi, usando un tono sprezzante, definiremmo un cafone arricchito. Sono interessanti le pagine che descrivono il passaggio da un atteggiamento di sufficienza, dalle prime impressioni di distacco davanti a Barbara, all'irrazionale innamoramento sollecitato da sensazioni di fascino, mistero, incanto. Questo innamoramento è però annunciato perchè avviene nel cuore di un uomo che, senza saperlo, si è già disposto alla passione: nonostante un'educazione in cui certi abbandoni non sono previsti, nonostante ogni cosa sia stata organizzata pensando alla sola gloria.("Ero stato educato per eccellere in tutto... ero il ballerino più abile, il cacciatore più ardito, il commensale più allegro e il cavaliere più galante"), c'è in chi, ignaro di quanto accadrà, si appresta a sottostare ad un ordine superiore un sentimento di ammirazione nel vedere di nascosto una scena fra due probabili servitori, due plebei che sotto un portico dopo aver parlottato a bassa voce si abbracciano con trasporto. "Provai una fitta d'invidia pensando alla semplicità di quei legami, al modo spontaneo in cui si annodavano e si scioglievano s Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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