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Houellebecq Michel - Le particelle elementari

Le particelle elementari
Zoom della copertina
TitoloLe particelle elementari
AutoreHouellebecq Michel
Prezzo € 10,00
Prezzi in altre valute
Dati2008, 316 p., brossura, 15 ed.
TraduttorePerroni S. C.
EditoreBompiani  (collana Tascabili. Best Seller)

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Descrizione
Michel Djerzinski e Bruno Clément sono fratellastri e sembrano essere accomunati unicamente dall'abbandono della madre. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare e vicino al Nobel. Un uomo che ha dedicato la sua esistenza agli studi scientifici che lo hanno portato all'isolamento e all'impermeabilità a qualunque emozione. Il suo sogno è riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta. Bruno è un insegnante, attirato dal sesso in modo morboso, costretto dalla malattia a entrare e uscire dalle cliniche psichiatriche. Sia la morbosità patologica di Bruno sia l'asettica razionalità di Michel sono il risultato dell'ambiente che li circonda. Due vite parallele destinate a incontrarsi.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice


Houellebecq, Michel, Le particelle elementari, Bompiani, 1999
Houellebecq, Michel, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000
recensioni di Vin‡on, P. L'Indice del 2000, n. 04

Le particelle elementari è la storia di due fratelli uterini e delle loro esistenze divergenti, ma al tempo stesso ha l'ambizione di essere la storia della seconda metà del Novecento e quella di una "mutazione metafisica", pronosticata per il futuro prossimo.
Bruno Clément - il fratello maggiore - è cresciuto tra le umiliazioni inflittegli dai coetanei, e ha sviluppato un desiderio sessuale insaziabile e tutte le condizioni per non riuscire a soddisfarlo. La sua vicenda ha come sfondo il periodo che va dalla liberalizzazione sessuale degli anni sessanta alla New Age degli anni novanta; ed è su questo fronte che Houellebecq si è guadagnato una prima serie di antipatie. Il ritratto che egli fa dei movimenti di contestazione è infatti assai poco allineato: il Sessantotto - con quanto ne è seguito - figura nel romanzo come il trionfo dell'industria del divertimento e del tempo libero, come un'apologia della gioventù di marca edonistica; e la liberalizzazione sessuale vi viene descritta come uno strumento del sistema capitalistico per indurre modelli massificati di comportamento e di consumo. Houellebecq si è difeso obiettando che le critiche al suo romanzo nascono dal fatto che la generazione dei sessantottini è proprio quella che oggi occupa i posti chiave nel mondo dei media. La destra, d'altra parte, non ha perso l'occasione per strumentalizzare il "caso Houellebecq", dando del libro una lettura tendenziosa e delirante (qui da noi Piero Vassallo su "Il Tempo" del 25 settembre 1999). Pochi, invece, si sono soffermati sulle estreme conseguenze alle quali Houellebecq ha portato la sua visione della Storia, vale a dire sull'idea secondo cui la "distruzione progressiva dei valori morali" avrebbe portato - come un "processo logico e ineluttabile" - dalla ricerca dei godimenti sessuali ai "ben più ampi godimenti della crudeltà" sperimentati da Charles Manson e Famiglia; e quindi sul fatto che i serial killer degli anni novanta sarebbero "i figli naturali degli hippy degli anni sessanta".
All'origine di una seconda serie di accuse - questa volta di pornografia - sta il fatto che le vicende di Bruno siano letteralmente infarcite da tutta una serie di descrizioni esplicite e dettagliate di atti sessuali (onanistici, di coppia e di gruppo). Ma anche in questo caso l'autore ha voluto difendersi: in primo luogo sostenendo che è paradossale che da un lato lo si accusi di essere un pornografo e dall'altro un puritano moralista (mentre è vero che gli riescono bene entrambe le cose), e in secondo luogo sostenendo che quelle descrizioni siano tutt'altro che eccitanti (il che è vero solo in parte, e sicuramente non vale per il periodo felice che Bruno trascorre con Christiane nel corso della seconda parte del romanzo). Per quanto riguarda invece le accuse di misoginia e di razzismo, se è vero che Bruno non si risparmia nessuna scorrettezza possibile nei confronti di donne, negri e altre categorie protette, l'ambiguità tra le opinioni del personaggio, quelle del narratore e quelle dell'autore sembra piuttosto una scelta funzionale a un atteggiamento molto à la page.
Michel Djerzinski - il fratello minore - è un biologo molecolare, che sin dall'adolescenza si è confinato in un'esistenza separata e consacrata alla conoscenza. Scoprirà il modo di riscrivere il codice genetico umano e di dare vita a una nuova specie, creata dall'uomo "a sua immagine e somiglianza" e affrancata dalla riproduzione sessuale e dalla morte. E se, con la vicenda di Bruno, Houellebecq si propone di raccontare la storia del passaggio epocale segnato dall'avvento della pillola contraccettiva e del divorzio, con quella di Michel racconta di un passaggio a cui attribuisce l'importanza della nascita del cristianesimo e di quella della scienza moderna.
Negli anni settanta del Ventunesimo secolo, l'anonimo narratore ci racconta degli studi condotti da Djerzinski tra il 2000 e il 2009, e del lavoro condotto da Frédéric Hubczejak a partire dalle sue ricerche. Il risultato è che la Terra di quegli anni risulta un mondo nuovo - popolato dalla nuova specie, immune da egoismo, crudeltà e violenza -, in cui rimangono solo alcuni esemplari dell'"antica razza", inesorabilmente destinata all'estinzione. E dico "mondo nuovo" non a caso, perché il romanzo di Aldous Huxley verrebbe in mente anche se Bruno non ne parlasse al fratello. Ciò che sorprende, piuttosto, è il fatto che Houellebecq muova alla società occidentale le stesse critiche che, nel 1932, già le muoveva Huxley (il quale denunciava la felicità obbligatoria, la sessualità non solo liberata ma addirittura imposta, la rimozione dell'invecchiamento e della decadenza fisica), ma ciò nonostante trasformi quella che per l'autore di Il mondo nuovo era un'inquietante utopia negativa in una sorta di panacea universale. Il che ha fatto scaturire una terza serie di critiche, che vanno dall'accusa di difendere le tesi dell'eugenismo a quella di rispolverare il mito nazista della purezza della razza. In effetti sarà anche vero, come dice Bruno, che "sotto tutti i punti di vista - controllo genetico, lotta contro l'invecchiamento, ottimizzazione del tempo libero - per noi Il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui inutilmente, di raggiungere"; ma è vero solo perché ci siamo già dentro, solo perché siamo già condizionati a pensare che le cose stiano in questo modo.
Si sarà capito che Le particelle elementari non si limita a raccontare una storia, e aspira al contrario a essere un romanzo enciclopedico, in cui i materiali propriamente narrativi si alternano a considerazioni di storia, filosofia, sociologia, economia, fisica, biologia, etologia, ecc. Ma l'operazione non è completamente riuscita, e rivela in molti punti un che di posticcio; mentre le pagine migliori sono proprio quelle in cui Houellebecq racconta e basta, magari alla maniera dei romanzieri dell'Ottocento.
Il gioco di combinare saggio e romanzo funziona bene, invece, nel precedente romanzo, Estensione del dominio della lotta, che grazie al successo delle Particelle elementari esce ora anche in Italia: la metà delle pagine, ma a densità raddoppiata, scandite da una scrittura chirurgica e asciutta.
Il titolo fa riferimento alla tesi centrale del libro: il domino della lotta è il contrario del domino della norma (non nel senso del "normale" ma in quello del "normativo") e la sua estensione è il passaggio - in campo economico e in campo sessuale - al liberalismo incontrollato: "Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. (...) In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In una situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine".
I temi, dunque, sono già in gran parte quelli del romanzo successivo; l'impressione, anzi, è proprio quella che Houellebecq abbia poi voluto, con Le particelle elementari, alzare semplicemente la posta. Il protagonista è questa volta uno squallido trentenne, ingegnere di una software house, che viene spedito in una plumbea provincia per tenere dei corsi di formazione su un sistema informatico di cui non frega niente a nessuno. Lo affianca Raphaël Tisserand, un collega venticinquenne e bruttissimo che il successo e il denaro non possono riscattare sul piano del sesso e della seduzione. Dopo l'ultimo tentativo di rimorchiare una diciassettenne in discoteca le cose potrebbero andare molto male, ma andranno male lo stesso.
Ha detto benissimo Tibor Fischer, che ha definito Estensione del dominio della lotta come Lo straniero "per la generazione del computer". Il romanzo di Houellebecq, infatti, ha più di una cosa in comune con quello di Albert Camus, non solo nell'atmosfera ma anche nella vicenda. La differenza, semmai, è che mentre Mersault ci dice di se stesso soltanto quello che potrebbe dire anche una terza persona - facendoci venire il sospetto che non abbia affatto pensieri propri -, mentre il protagonista e narratore di questo romanzo ha un mucchio di idee, e anche molto chiare
Altri hanno detto - altrettanto giustamente - che Lo straniero, La nausea e La noia sono già stati scritti, e molto tempo fa. È vero, ma di fronte alle blandizie dei ventenni e trentenni di tanta letteratura "giovane" contemporanea, il ritratto che Houellebecq fa della sua generazione risulta veramente duro e impietoso; e quando la lezione non è servita occorre ripeterla, ancora una volta.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 65 recensioni presenti.  Media Voto: 3.55 / 5

Luca Ormelli lormelli@hotmail.com (26-11-2009)
Sono 316 le pagine che compongono questo romanzo ma gravi quanto gli elementi chimici più pesanti. Houellebecq scolpisce più che narrare le vicende di due fratellastri nei quali è incisa la dissoluzione programmata ed inarrestata della civiltà occidentale (segnatamente della società francese) durante la seconda metà del XX secolo. E' un essere umano bifronte quello che i due protagonisti vengono a (de)comporre, proiettato chi per eccesso chi per difetto verso l'inesorabilità dell'alienazione e dello zero assoluto emotivo. E' questo un romanzo che parimenti alla grande letteratura esistenzialista dei decenni centrali del Novecento, letteratura alla quale con espliciti rimandi nel testo esso rimanda, assurge a testimonio di un ben preciso momento storico: qui l'apogeo (e ad ogni apogeo sempre segue la caduta) dell'Europa parlamentare degli stati nazionali e della loro socialdemocrazia laddove Sartre e Camus tratteggiavano il tramonto dell'Occidente coloniale ed ancora spavaldamente liberista. E' un romanzo fortemente scorretto, solforico e volutamente sgradevole; in esso l'A. (a mio giudizio alla sua prova migliore insieme con l'esordio di Estensione) raccoglie e si muove con disinvolta acribia attraverso sociologia, filosofia e biochimica molecolare per evidenziare quanto l'uomo d'oggi (si ricordi che il testo è del 98 e la clonazione della pecora Dolly del 96) sia l'artefice e primo responsabile della propria estinzione di dopodomani nel nome di quello scientismo che lungi dall'averci affrancato da ogni escatologia al principio sperimentale ha rivolto il nostro sguardo di eternamente bisognosi di certezze. "Avendo rotto il legame che ci avvinceva all'umanità, noi viviamo." (p. 315). Questo è il messaggio che, dice l'A. con lingua chirurgica, asetticizzante il nostro presente di randagi dello spirito provvede a definire per il nostro futuro. PS editoriale: per essere questa una orgogliosa XIV edizione (onore a Bompiani per aver acquisito profeticamente i diritti di traduzione) l'edizione è scempiata di refusi.
Voto: 5 / 5

Ant.74 (13-10-2009)
La pretesa di descrivere e raccontare, attraverso il sesso da una parte e l'asettico campo emozionale dall'altro, i cambiamenti che vanno dalla metà degli anni 50 fino ai giorni nostri e oltre, a mio avviso lascia tanti di quei vuoti che il lettore ci si trova disorientato. In altre parole, non si può ridurre prevalentemente ad aspetti sessuali e alla privazione di sentimenti una cultura e un modo di essere, degli hippy prima, e della new age dopo. Ovvio, il libro racconta d'altro, ma quelli sono gli aspetti più marcati.
Voto: 3 / 5

Gianni (02-08-2009)
Straordinario. La vita, con tutto il dolore che essa comporta. Il libro non nasconde nulla, butta tutto in faccia al lettore e lo lascia esterrefatto per l'estrema crudeltà e realismo di alcune scene. Ma la vita è così, e chiunque si reputi scandalizzato a mio parere sta solo vivendo una vita di menzogne, per giunta sapendolo pure.
Voto: 5 / 5

Giuseppe (07-05-2009)
A leggere i commenti sembra che questo libro sia o un capolavoro o una fregatura. Per quanto mi riguarda, penso che sia ben scritto e che Houllebecq sia piuttosto abile a mettere in discussione certe questioni di fondo della nostra società occidentale. Inoltre, a livello narrativo, ho trovato interessante come egli sia in grado di incastrare bene storie diverse. Tuttavia, egli ha - a mio parere - due grossi limiti: il primo è quello di volere provocare a tutti i costi. Dunque, in funzione di ciò, la riflessione svolta mi sembra non scendere troppo in profondità. Il secondo, invece, è la scarsità di senso dell'umorismo, cosa che da al libro un tono sentenzioso e un poco "cattedratico". Comunque, nonostante questi limiti, non mi è dispiaciuto.
Voto: 3 / 5

Max (27-10-2008)
capolavoro, non ci sono critiche. incredibili i commenti di chi si sente scandalizzato dalle scene di sesso. un libro angoscioso, che fa urlare di disperazione perchè tutto quel che è scritto, succede veramente, ficcatevelo in testa. consigliatissimo a chiunque.
Voto: 5 / 5

William Dollace (06-10-2008)
Con le sue Particelle Elementari Houellebecq sferra il suo attacco nichilista alla piattaforma lucida del conato-culla di una civiltà Occidentale in rotta di collisione con il durissimo asfalto della resa dei conti. Superfici coagulate e razionali si alternano alla follia dell’ossessione spiaccicata. Due fratellastri, Bruno e Michel, riportano, attraverso le loro gesta e i loro pensieri, in diretta-caos, l’approssimarsi della fine morale di ogni inganno della mente. L’orizzonte razionale e logico si presenta colmo di nubi e tempeste socio.logiche in agguato. Galleggia malfermo soltanto il presente, un presente incontrollabile, un barcamenarsi magnifico ed appiccicoso al galleggiante volgare della pulsione e del distacco scientifico assoluto, al tentativo impossibile di amare nelle braccia della morte, al dialogo istantaneo ed inutile con il vuoto che circonda ogni malsano centimetro di corpo.
Voto: 4 / 5

marcos (23-09-2008)
mi scusino gli altissimi intellettuali scandalizzati, ma il sesso esplicito e ripetuto del libro è volutamente volgarizzato e portato alle estreme conseguenze, allo scopo di simboleggiare l'imbarbarimento dei rapporti umani e l'indifferenza regnante nell'occidente moderno nei confronti dell'altrui individualità. se non si tiene conto del sottotesto si può fare a meno di leggerli, i libri. H. vuole al contrario lanciare un messaggio di recupero dei valori, perciò chiudiamo un occhio sulle derive fantascientifiche e godiamoci un libro che, se non è un capolavoro, quantomeno è denso di riflessioni e capace di "provocare" nel giusto verso.
Voto: 4 / 5

Mario (03-06-2008)
Sconsiglio vivamente la lettura di questo libro: tempo perso! L'ho letto d'un fiato perchè non riesco a lasciare i libri a metà, ma presagendo già dove sarebbe andato a parare: nella pura fantascienza. Premesso che nessuno dei temi del romanzo mi ha spiazzato o urtato troppo, considero questo libro un polpettone, un'accozzaglia di ingredienti che presi singolarmente sembrerebbero anche buoni: sono precisamente gli ingredienti della ricetta magica del best seller, del "come si fa a VENDER libri?" cioè -citazioni filosofico-socio-scientifiche per accendere il cervello, sesso a "go-go" per solleticare le parti basse e poi buoni sentimenti, spunti splatter per colpire duro allo stomaco e poi due battute per sorridere e indorare la pillola, per arrivare infine alla scivolata nella fantascienza, l'evasione finale... senza ovviamente dimenticare il motto "ricordati che devi morire". Ingredienti che di fatto (fateci attenzione!) vengono usati industrialmente dagli editori come gli additivi chimici che si usano ad insaporire i cibi: nelle giuste dosi ben calibrate si apprezzano perchè imbrogliano il palato. Nessuno se ne accorge. Sono additivi che servono a vender libri: ma palesato e capito l'"imbroglio chimico" si cercherà solo di arrivare presto all'ultima pagina. Qui gli ingredienti per scrivere cinque romanzi decenti sono stati versati e mischiati incautamente in un unico libro indecente, che definirei "cartone insaporito". Tra i libri della collezione Urania non avrebbe sfigurato, ma tra i romanzi d'attualità si riduce a un brutto polpettone. Bocciato.
Voto: 1 / 5

Sire (13-05-2008)
Mi piacerebbe sapere quale sia l'alta letteratura a cui qualcuno è abituato,potrei dire "Tre metri sopra il cielo" e "Ho voglia di te"...Tralasciando facili ironie su sommelier di alta letteratura,Houellebecq non può che essere elogiato. "Le particelle elementari" è un libro crudo,intelligente,cinico,prepotentemente imbevuto di cultura e di riflessioni filosofiche proprie del miglior Dostoevskij(forse qui esagero).In poche parole,eccezionale,da leggere e rileggere ancora.
Voto: 5 / 5

claudia (09-04-2008)
per quanto mi riguarda il peggio che abbia mai letto. Forse sono viziata dall'ottima letteratura.per fortuna era un regalo perché io per questo libro (?) non avrei speso neanche 2 centesimi
Voto: 1 / 5

Alessandra zerbini2002@yahoo.it (08-02-2008)
Ancora una volta Houellebecq Michel ha saputo sorprendermi con il suo libro "Le particelle elementari". Un libro audace, come è del resto lo stile di Houellebecq che potrebbe essere paragonato per il suo modo di scrivere ad un De Sade o un Celine. Qui si parla di Dio, di Storia, della Donna e dell'Uomo e della loro Sessualità.....Un libro che ti fa riflettere sul tempo che passa, lasciando i segni di un'età che avanza inesorabilmente sul tuo corpo....Il romanzo è per certi versi uno spietato atto di accusa contro i genitori degeneri. Una polemica rancorosa contro la rivoluzione sessuale degli anni 60. Si esce dalla sua lettura profondamente inquieti e toccati, scossi nelle nostre certezze erotico-sentimentali, ma profondamente cambiati. Un libro che consiglio vivamente a chi ha sorpassato la soglia dei 40 anni....
Voto: 5 / 5

marilia (07-02-2008)
è una lettura particolare: a tratti sublime (come la parte dell'agonia della mamma in una comunità post hippy),molto molto cruda nelle descrizioni dei tormenti sessuali di bruno, ma a mio avviso eccentrica e originale. è vero però che lascia una sensazione di tristezza
Voto: 4 / 5

boh (04-09-2007)
caro fm che bello! siamo in due a condividere la sensazione di essersi imbattuti in un significativo pezzo di marciume letterario. Dici bene: un libercolo per soddisfare i pruriti di sbarbatelli in preda a crisi ormonali...resta il rammarico di non aver devoluto gli 8 euro del costo di copertina in beneficenza.
Voto: 1 / 5

fm7171 (28-08-2007)
Mi sento in difficoltà perchè non riesco a vedere la genialità dell'autore, e dove pure me la si indica non la capisco. Quando ero ragazzino l'avrei definito un libro zozzo e mi sarebbe dispiaciuta solo la mancanza di illustrazioni; ora che sono un uomo maturo dico che mi sembra un libro crudo, sin troppo. Pensandoci bene, non so quale delle due descrizioni renda meglio l'idea; o forse lo intuisco molto chiaramente, ma non lo dico per paura di fare la figura del provinciale.
Voto: 1 / 5

Bruce Wayne (31-07-2007)
Forse troppa carne sul fuoco, ma dà buoni spunti di riflessione
Voto: 3 / 5

Isabella isabella.1@libero.it (28-05-2007)
il libro è bello anche se ad un certo punto l'autore si perde nella reiterazione di luoghi, eventi, situazioni legate allo sfacelo erotico in cui vive uno dei due protagonisti. queste pagine risultano un po' ripetitive a scapito del ritmo del libro.
Voto: 4 / 5

Luis (21-05-2007)
In ogni caso preludio ad un gran bel film che, se non altro, invita a riflettere sulla pesante eredità dei "favolosi" anni 70 o, quanto meno, sul buco che hanno lasciato nelle generazioni successive. Non è che tutta questa ricerca del sè nelle esperienze ideologiche giustificasse un bieco e pragmatico materialismo? Le Silvie, del resto, seppur molto affascinanti appaiono, a volte, inattendibili. A buon intenditor..
Voto: 4 / 5

aart (28-03-2007)
Il più riuscito tra i libri di questo scrittore che nei lavori seguenti si è dimostrato mediocre e ripetitivo. Ad ogni modo ”Le particelle elementari” merita di essere letto.
Voto: 4 / 5

cerry (20-03-2007)
volutamente sgradevole e apparentemente "noioso" nei molti passaggi dedicati all'aspetto chiaramente marcato dei fatti sessuali. E' solo con questa tecnica schietta e scomoda alla lettura - tanto che sembra portare il lettore a all'"insostenibilità" delle pagine che seguono - che questo libro ha saputo trasmettermi la vera paranoia delle nevrosi del protagonista. Bello. Sagace. Complesso nella sua apparente banalità .
Voto: 5 / 5

imre imregottlieb@hotmail.com (19-12-2006)
Profondamente sgradevole e inquietante nei toni e contenuti il libro lascia tutt'altro che indifferenti e stimola riflessioni profonde sulla difficoltà e aridità dei rapporti umani. Poi si può non essere d'accordo con tanto pessimismo, ed io non lo sono, ma è difficile non rimanere sedotti dal grande talento dello scrittore.
Voto: 5 / 5

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