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In quella zona del basso Piemonte dove, anni dopo, sorgerà Alessandria, Baudolino, un piccolo contadino fantasioso e bugiardo, conquista Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Baudolino affabula e inventa ma, quasi per miracolo, tutto quello che immagina, produce Storia. Così, tra le altre cose, costruisce la mitica lettera del Prete Gianni, che prometteva all'Occidente un regno favoloso, nel lontano Oriente, governato da un re cristiano. Avventura picaresca, romanzo storico in cui emergono in germe i problemi dell'Italia contemporanea, storia di un delitto impossibile, racconto fantastico, teatro di invenzioni linguistiche esilaranti, questo libro celebra la forza del mito e dell'utopia.
Recensioni 1 - 20 di 66 recensioni presenti. Media Voto: 3.57 / 5Pasquale (28-03-2011) Molto bello. Ho trovato la seconda parte del libro (dopo la partenza per il lungo viaggio nella terra del Prete Giovanni) più interessante e divertante.
Toccanti i personaggi del Diacono e di Ipazia.
Da leggere assolutamente Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fabio G. (22-11-2010) Il libro più divertente che abbia mai letto. In alcuni punti addirittura esilarante. Lo stile e la scrittura del Prof. Eco sono inconfondibili e impeccabili. Conclusione: un libro bello, avvincente, divertente, scritto benissimo, che ti lascia qualcosa, infatti, considerato l'autore, dopo averlo letto mi sono sentito più "colto" e di questo mi sono un pò vantato con gli amici. Cosa chiedere di più ad un libro? Imperdibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ziomio (03-11-2010) Bel romanzo storico-allegorico di Eco in cui rievoca alla perfezone i miti e le leggende del medioevo. La storia scorre velocemente fino a metà libro, poi l'autore si perde in prolisse descrizioni e articolate discussioni filosofiche a scapito del ritmo. Molto buona, comunque, la parte finale. Sicuramente una buona lettura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ALIPIO (10-02-2010) Mi pare evidente che quello che Eco vuole ricostruire qui come nel nome della rosa, sia la mentalità di un epoca. Focalizzata, nel nome della rosa, nei riverberi che i fatti assumono in un monastero-isola, qui nella Cronaca di un cosmopolita. Alla base dei due romanzi, la "fonte". Quindi Lo scrittore Eco distinto dal narratore Baudolino.Eco non è così idiota da perdersi nell'ascolto fluente delle sue liste (è uscito di Eco presso bompiani "Vertigine della lista"...darci un occhio), la lista è strumento di conoscenza, nel medioevo cosa sono i bestiari lapidari erbari se non liste? da intendere così le sfilate di pietre preziose, rocce, gioielli, esseri fantastici di questo libro. è Baudolino che cerca di addomesticare l'ignoto.poi prescindendo dalle sfilze di pietre che difficilmente un contemporaneo può conoscere e che invece non potevano sfuggire ai dotti medievali, la terminologia non è ricercata (lo è se il paragone è Topolino)...Eco un po' segue la storia un po' inventa...inverosimile?!ma il fantastico medievale è (per noi) inverosimile! discrepanza tra culture, non pecca di Eco. condivido il discorso sugli idoli, a volte se non ci si accorge che un re è nudo, questo ingrassa vendendo al popolo "Merde d'artista"...e questo è il mercato librario attuale, in cui chiunque può scrivere un libro ma pochi sanno farne un arte dello spirito...ma il caso non è questo, basta stroncature immotivate! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Libera libera_leonessa4ever@yahoo.it (13-09-2005) Io abito ad Alessandria, dove è nato Eco e dove si svolge la storia, leggendo il libro mi sono sentita "a casa", perchè il libro non è completamente una fiaba, alcune cose sono veramente successe, i personaggi di cui si parla sono veramente esistiti anche se forse non avevano i ruoli che gli ha dato Eco...molte vie di Alessandria sono intitolate a quei "personaggi", San Baudolino è il Patrono di Alessandria, e fra qualche settimana ci sarà una manifestazione chiamata Gagliaudo fra i Mercanti...mi è piaciuto moltissimo e ad Agosto quando sono stata a Barcelona ho comprato la copia spagnola, che leggerò presto.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
graziano (06-09-2005) Se non conoscessi l'autore direi senza esitazione che è un libro di Umberto Eco. Un libro a tratti piacevole e coinvolgente in altri, purtroppo, non scorrevole e iperdescrittivo di elementi, cose o fatti che evidenziano il piacere, tipico in Eco, di "ascoltare la propria voce",ovvero, di utilizzare termini ricercatissimi e originali. C'è in Eco, a mio avviso, il desiderio di "scremare" i suoi lettori. La trama è molto avvincente, eccezion fatta per la parte fantastica, e potrebbe essere utilizzata per un bel film. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Coccioli (06-09-2005) Come si può definire questo parto dell'iperattiva mente di Eco? non è un romanzo storico ma casomai un romanza fantastorico, non è neanche propriamente un romanzo d'avventura ma è qualcosa di unico nella letteraratura mondiale, un tesoro tutto italiano da custodire nel corso dei secoli. Ammaliante,grottesco, stupefacente...un romanzo che non si dimentica facilmente e che fa pensare... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
fabfabio (23-05-2005) Inizio interessante e promettente, ma a lungo andare stanca, talvolta ripetitivo all'eccesso.
Delirante nella parte finale.
Lontano anni luce dal "Il Nome della Rosa"
Per rispetto generale ai libri, lo conserverò nella mia libreria, ma meriterebbe di finre in un falò Voto: 1 / 5 |  |  |  |
francesca flor_lou@libero.it (18-03-2005) penso che sia il piu' bel libro scritto da Eco, ho appena iniziato l'ultimo uscito, ma credo che questo continuera' a rimanere il primo il clssifica... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anonimo (01-02-2005) "credo che il fine della saggezza non sia di distruggere gli idoli, ma di non crearne mai"
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
SergioPicariello sergiopic78@libero.it (15-12-2004) Colto, intelligente, divertente in poche parole perfetto.526 pagine, ma le mandi giù che è un piacere. Dopo il mezzo passo falso de "L'isola del giorno prima" Eco torna ai fasti di un tempo e ci consegna una storia sospesa tra favola e realtà che a tratti sembra addirittura eclissare "Il nome della rosa".
La discussione infinita sul vuoto è semplicemente deliziosa. Il capitolo "Baudolino stilita" l'ho riletto dieci volte.
Grazie ancora Professore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maurizio maurizio_mancini@tin.it (26-08-2004) Grande Eco.
Un Romanzo assolutamente fantastico. L'ho letto in cinque giorni. Unisce la storia alla fantasia in maniera coinvolgente e con la Sua capacità narrativa, ti permette di vivere dentro al romanzo. Baudolino è un libro che ti fa sognare. Ho sulla mia scrivania l'ultima fatica di Eco e non vedo l'ora di leggerlo. E' uno dei pochi scrittori che quando hai finito di leggere, ti costringe a pensare a riflettere. A molti non piace per questo. In una società dove fermarsi a pensare e riflettere, è un lusso, Eco è fuori posto. Leggendo il Nome della Rosa, L'Isola del giorno prima, Il pendolo di Foucault e Baudolino, ho riscoperto il gusto di leggere che solo la letteratura Russa e i grandi del Novecento mi hanno dato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
matteo (26-07-2004) Stupendo! il genio di Eco ci ha regalato un altro capolavoro, da leggere tutto d'un fiato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
scaforchio (31-12-2003) L'ho riletto in questi giorni per la seconda volta. Non è il migliore di Eco ma è pur sempre un Eco. Ci sono tutti, o quasi, i temi che mi hanno fatto apprezzare Eco nei suoi romanzi precedenti. La trama del romanzo è bella e, forse, avrebbe meritato uno sviluppo un po' meno prolisso. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ENZA (28-08-2003) E' DIFFICILE CHE IO ABBANDONI UNA LETTURA MA QUESTA VOLTA NON RIESCO A FINIRLO NONOSTANTE DUE ANNI DI TENTATIVI. OGNI VOLTA CHE RIPRENDO LA LETTURA ( MASSIMO TRE PAGINE ), MI PASSA LA VOGLIA DI LEGGERE. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Claudia claudiapautasso@tiscalinet.it (04-08-2003) Sono arrivata a leggere le prime cento pagine ma non riesco più ad andare avanti...
Ma le vacanze per noi studenti a che cosa servono?
Per rilassarci e magari leggere libri gradevoli, o questi mattoni?!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Diego M. info@diegomatteucci.it (16-03-2003) Un'altra storia molto coinvolgente e storicamente approfondita di Umberto Eco. Qui si narra di un giovane contadino, Baudolino, da un'immaginazione tanto vasta quanto le sue bugie. Con la sua lingua lunga conquista Federico Barbarossa e ne diventa figlio adottivo. Compie studi a Parigi, e qui, assieme ad altri perfettamente delineati personaggi, comincia a fantasticare su un paradiso terrestre dove vive il fantomatico prete Giovanni. Tutta la storia è una narrazione che Baudolino ormai vecchio fa ad uno storico bizantino, tale Niceta, a Costantinopoli durante l'assedio della città. In un primo momento lo storico non crede alle parole di Baudolino, ricche di descrizioni e avventure estremamente fantasiose (anche perché lo stesso Baudolino ammette di essere un uomo che sembra aver fatto del raggiro della verità il suo pane quotidiano). Tuttavia il racconto prosegue e Niceta ne è sempre più affascinato: passiamo attraverso diverse guerre, la fondazione della città di Alessandria in Piemonte, l'incontro di personaggi mitici che sembrano appena usciti da un libro di fiabe, la strana morte di Federico Barbarossa, fino ad arrivare alla ricerca del Gradale (il santo Graal) nelle terre mitiche del prete Giovanni. La storia prosegue fino al giorno dell'incontro con lo storico Niceta, e nelle ultime pagine quest'ultimo farà conoscere a Baudolino un vecchio che svelerà al protagonista, tramite profondo ragionamento logico, la vera causa della morte di Federico Barbarossa, tutore di Baudolino, e chi ne sia responsabile. Una storia affascinante, peccato che Umberto Eco ce ne regali così poche.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
renata (12-01-2003) una noia mortale!!!!!Ho fatto veramente fatica a finirlo(non mi capita quasi mai) Voto: 1 / 5 |  |  |  |
GB grpbzz@tin.it (15-12-2002) Tra le molte cose che mi sono venute alla mente leggendo questo Baudolino c'è stato anche che se anziché con 'Il nome della rosa' avesse cominciato con questo, Eco non avrebbe avuto, almeno qui in Italia, il successo che ha avuto, e che anzi non ne avrebbe avuto affatto. Si tratta di una pura astrazione mentale perché a parer mio solo l'Eco appagato, solido e forte dei conseguiti successi poteva 'osare', per questo suo quarto romanzo, trame così più ardite che non stanno né in cielo e né in terra; così come, analogamente, chi ha apprezzato questo Baudolino ha potuto farlo perché in tutti questi vent'anni ha imparato a fidarsi di Eco, ad abituarsi alle sue stramberie, ad amarne i vizi. Perché qui più che nei precedenti romanzi, più ancora che nell'Isola del giorno prima, ci propina artifizi di penna così mirabolanti che mi è venuto anche di pensare che solo una sorta di mente 'motore di ricerca', una ciber-mente, se così si può dire se non si vuole dire una 'mente di robot' cui avessero fatto ingoiare l'intero scibile di Ramses, poteva generarne uno uguale.
Lo si può definire questo Baudolino - poiché mestiere del recensore è purtroppo quello di dare un nome alle sensazioni - 'fantastico', 'meraviglioso' e 'stupefacente', ma con l'avvertenza che questi termini vadano presi nel loro significato letterale. Fantastico lo è perché l'intera costruzione è frutto di spericolata fantasia, meraviglioso lo è perché ci porta di continuo a meravigliarci della arditezza degli intrecci e della genialità degli spunti narrativi, e stupefacente lo è perché scrivere un romanzo di siffatta complessità e leggerezza è, io penso (mi ripeto, sì mi ripeto), umanamente impossibile.
Ma nemmeno così si è detto tutto, perché Baudolino è ancora altro: è un qualcosa che si colloca fuori dagli stilemi correnti salvo che non si voglia fare un salto nella più felice letteratura per l'infanzia (sto pensando ad opere come il Barone di Munchaunsen, I viaggi di Gulliver e Alice nel paese delle meraviglie), o ai più fortunati romanzi del genere pic Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alessia bmngrc@tin.it (15-12-2002) Questo magnate del pensiero e della scrittura ci ha sorpresi creando un romanzo così ornato di innumerevoli sembianze ed eterogeneo fino all’inverosimile.
Dice bene la presentazione del libro: è un romanzo storico, ma anche fantastico e avventuroso.
Non mi sarei aspettata che Umberto Eco potesse scrivere anche sotto questa forma. Forse perché ho letto solo il “Nome della rosa” e non credo si possa trarne un paragone tra i due libri. Questo è un romanzo diverso rispetto al primo. Si ha quasi la sensazione di camminare su un terreno più sdrucciolevole, più leggero, per non sentirne la pesantezza della storia che incalza. E quando parlo di storia mi riferisco alla vera storia narrata in questo libro. Mi riferisco a Federico Barbarossa, ai suoi problemi politici, all’amore nei confronti di sua moglie Beatrice, al saccheggio di Milano, alle Crociate. Tutto si intreccia verosimilmente in una storia nata passo passo tra le fila di quella vera. Ecco che nasce così la figura di Baudolino. Perché infatti, avere l’esigenza di accostare alla realtà qualcosa che abbia a che fare con l’utopia se non, con la fantasia? Semplice, perché è giusto che nulla abbia mai a bastarci. Sentiamo sempre il bisogno di condire un avvenimento con idee soggettive, con false illusioni, con parole sempre più belle. E così Umberto Eco inventa questa storia.
E chi può mai dirlo? E se davvero dietro una grande figura come quella di Federico Barbarossa ci fosse stato veramente un omino pieno di terricolo buon senso come il mandrogno Baudolino? Si è sempre detto in fondo, che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna (o un Baudolino).
Così man mano che la storia va avanti ci si immerge all’interno di questa finzione letteraria, così da portare il lettore a chiedersi di continuo: ma sarà vero oppure no?
Alcune pagine di Baudolino le ho amate particolarmente. Il racconto del suo primo viaggio a Parigi l’ho trovato umano, quasi attuale. E poi la descrizione così dettagliata, così imprez Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 66
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