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Houellebecq Michel - Estensione del dominio della lotta | Trent'anni, analista programmatore in una società di servizi informatici, il protagonista di questo romanzo conduce un'esistenza indifferente. Il lavoro, i viaggi d'affari, le prigioni dell'amore e del sesso, l'assenza di qualsiasi sentimento che non sia di insofferenza verso se stesso, lo scivolare lento e inesorabile in uno stato di insensibilità dal quale sembra non esserci via d'uscita.
| La recensione de L'Indice |

Houellebecq, Michel, Le particelle elementari, Bompiani, 1999 Houellebecq, Michel, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000
recensioni di Vin‡on, P. L'Indice del 2000, n. 04
Le particelle elementari è la storia di due fratelli uterini e delle loro esistenze divergenti, ma al tempo stesso ha l'ambizione di essere la storia della seconda metà del Novecento e quella di una "mutazione metafisica", pronosticata per il futuro prossimo.
Bruno Clément - il fratello maggiore - è cresciuto tra le umiliazioni inflittegli dai coetanei, e ha sviluppato un desiderio sessuale insaziabile e tutte le condizioni per non riuscire a soddisfarlo. La sua vicenda ha come sfondo il periodo che va dalla liberalizzazione sessuale degli anni sessanta alla New Age degli anni novanta; ed è su questo fronte che Houellebecq si è guadagnato una prima serie di antipatie. Il ritratto che egli fa dei movimenti di contestazione è infatti assai poco allineato: il Sessantotto - con quanto ne è seguito - figura nel romanzo come il trionfo dell'industria del divertimento e del tempo libero, come un'apologia della gioventù di marca edonistica; e la liberalizzazione sessuale vi viene descritta come uno strumento del sistema capitalistico per indurre modelli massificati di comportamento e di consumo. Houellebecq si è difeso obiettando che le critiche al suo romanzo nascono dal fatto che la generazione dei sessantottini è proprio quella che oggi occupa i posti chiave nel mondo dei media. La destra, d'altra parte, non ha perso l'occasione per strumentalizzare il "caso Houellebecq", dando del libro una lettura tendenziosa e delirante (qui da noi Piero Vassallo su "Il Tempo" del 25 settembre 1999). Pochi, invece, si sono soffermati sulle estreme conseguenze alle quali Houellebecq ha portato la sua visione della Storia, vale a dire sull'idea secondo cui la "distruzione progressiva dei valori morali" avrebbe portato - come un "processo logico e ineluttabile" - dalla ricerca dei godimenti sessuali ai "ben più ampi godimenti della crudeltà" sperimentati da Charles Manson e Famiglia; e quindi sul fatto che i serial killer degli anni novanta sarebbero "i figli naturali degli hippy degli anni sessanta".
All'origine di una seconda serie di accuse - questa volta di pornografia - sta il fatto che le vicende di Bruno siano letteralmente infarcite da tutta una serie di descrizioni esplicite e dettagliate di atti sessuali (onanistici, di coppia e di gruppo). Ma anche in questo caso l'autore ha voluto difendersi: in primo luogo sostenendo che è paradossale che da un lato lo si accusi di essere un pornografo e dall'altro un puritano moralista (mentre è vero che gli riescono bene entrambe le cose), e in secondo luogo sostenendo che quelle descrizioni siano tutt'altro che eccitanti (il che è vero solo in parte, e sicuramente non vale per il periodo felice che Bruno trascorre con Christiane nel corso della seconda parte del romanzo). Per quanto riguarda invece le accuse di misoginia e di razzismo, se è vero che Bruno non si risparmia nessuna scorrettezza possibile nei confronti di donne, negri e altre categorie protette, l'ambiguità tra le opinioni del personaggio, quelle del narratore e quelle dell'autore sembra piuttosto una scelta funzionale a un atteggiamento molto à la page.
Michel Djerzinski - il fratello minore - è un biologo molecolare, che sin dall'adolescenza si è confinato in un'esistenza separata e consacrata alla conoscenza. Scoprirà il modo di riscrivere il codice genetico umano e di dare vita a una nuova specie, creata dall'uomo "a sua immagine e somiglianza" e affrancata dalla riproduzione sessuale e dalla morte. E se, con la vicenda di Bruno, Houellebecq si propone di raccontare la storia del passaggio epocale segnato dall'avvento della pillola contraccettiva e del divorzio, con quella di Michel racconta di un passaggio a cui attribuisce l'importanza della nascita del cristianesimo e di quella della scienza moderna.
Negli anni settanta del Ventunesimo secolo, l'anonimo narratore ci racconta degli studi condotti da Djerzinski tra il 2000 e il 2009, e del lavoro condotto da Frédéric Hubczejak a partire dalle sue ricerche. Il risultato è che la Terra di quegli anni risulta un mondo nuovo - popolato dalla nuova specie, immune da egoismo, crudeltà e violenza -, in cui rimangono solo alcuni esemplari dell'"antica razza", inesorabilmente destinata all'estinzione. E dico "mondo nuovo" non a caso, perché il romanzo di Aldous Huxley verrebbe in mente anche se Bruno non ne parlasse al fratello. Ciò che sorprende, piuttosto, è il fatto che Houellebecq muova alla società occidentale le stesse critiche che, nel 1932, già le muoveva Huxley (il quale denunciava la felicità obbligatoria, la sessualità non solo liberata ma addirittura imposta, la rimozione dell'invecchiamento e della decadenza fisica), ma ciò nonostante trasformi quella che per l'autore di Il mondo nuovo era un'inquietante utopia negativa in una sorta di panacea universale. Il che ha fatto scaturire una terza serie di critiche, che vanno dall'accusa di difendere le tesi dell'eugenismo a quella di rispolverare il mito nazista della purezza della razza. In effetti sarà anche vero, come dice Bruno, che "sotto tutti i punti di vista - controllo genetico, lotta contro l'invecchiamento, ottimizzazione del tempo libero - per noi Il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui inutilmente, di raggiungere"; ma è vero solo perché ci siamo già dentro, solo perché siamo già condizionati a pensare che le cose stiano in questo modo.
Si sarà capito che Le particelle elementari non si limita a raccontare una storia, e aspira al contrario a essere un romanzo enciclopedico, in cui i materiali propriamente narrativi si alternano a considerazioni di storia, filosofia, sociologia, economia, fisica, biologia, etologia, ecc. Ma l'operazione non è completamente riuscita, e rivela in molti punti un che di posticcio; mentre le pagine migliori sono proprio quelle in cui Houellebecq racconta e basta, magari alla maniera dei romanzieri dell'Ottocento.
Il gioco di combinare saggio e romanzo funziona bene, invece, nel precedente romanzo, Estensione del dominio della lotta, che grazie al successo delle Particelle elementari esce ora anche in Italia: la metà delle pagine, ma a densità raddoppiata, scandite da una scrittura chirurgica e asciutta.
Il titolo fa riferimento alla tesi centrale del libro: il domino della lotta è il contrario del domino della norma (non nel senso del "normale" ma in quello del "normativo") e la sua estensione è il passaggio - in campo economico e in campo sessuale - al liberalismo incontrollato: "Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. (...) In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In una situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine".
I temi, dunque, sono già in gran parte quelli del romanzo successivo; l'impressione, anzi, è proprio quella che Houellebecq abbia poi voluto, con Le particelle elementari, alzare semplicemente la posta. Il protagonista è questa volta uno squallido trentenne, ingegnere di una software house, che viene spedito in una plumbea provincia per tenere dei corsi di formazione su un sistema informatico di cui non frega niente a nessuno. Lo affianca Raphaël Tisserand, un collega venticinquenne e bruttissimo che il successo e il denaro non possono riscattare sul piano del sesso e della seduzione. Dopo l'ultimo tentativo di rimorchiare una diciassettenne in discoteca le cose potrebbero andare molto male, ma andranno male lo stesso.
Ha detto benissimo Tibor Fischer, che ha definito Estensione del dominio della lotta come Lo straniero "per la generazione del computer". Il romanzo di Houellebecq, infatti, ha più di una cosa in comune con quello di Albert Camus, non solo nell'atmosfera ma anche nella vicenda. La differenza, semmai, è che mentre Mersault ci dice di se stesso soltanto quello che potrebbe dire anche una terza persona - facendoci venire il sospetto che non abbia affatto pensieri propri -, mentre il protagonista e narratore di questo romanzo ha un mucchio di idee, e anche molto chiare
Altri hanno detto - altrettanto giustamente - che Lo straniero, La nausea e La noia sono già stati scritti, e molto tempo fa. È vero, ma di fronte alle blandizie dei ventenni e trentenni di tanta letteratura "giovane" contemporanea, il ritratto che Houellebecq fa della sua generazione risulta veramente duro e impietoso; e quando la lezione non è servita occorre ripeterla, ancora una volta.
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Recensioni 1 - 20 di 24 recensioni presenti. Media Voto: 4.25 / 5Quello Balordo (07-12-2011) Un Cèline meno scrittore e più sociologo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianni (02-11-2010) Romanzo di esordio del grande Houllebecq. A mio parere non è il miglior libro di Houllebecq, che a mio parere continua a rimanere “La possibilità di un’isola” ma è comunque un gran bel libro. La storia è tipica di Houllebecq: il protagonista è un quarantenne, o poco oltre, che non ha delle grandi relazioni umane con il resto dell’umanità che lo circonda, direi quasi che il protagonista si lascia un po’ vivere. Non capisco le recensioni in cui si loda o si stronca il libro sul realismo o meno della descrizione che l’autore dà della generazione degli allora trentenni: il libro è un romanzo, non è un’analisi sociologica del mondo reale, e, secondo me, come tale va preso: il protagonista è così, punto e basta. Sicuramente la sua è una vision estremamente pessimista, e questo è un po’ un minimo comune denominatore dei romanzi di Houllebecq. Sicuramente da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
xino writing_connection@email.it (24-07-2008) Un capolavoro dell'esistenzialismo contemporaneo.
Me ne avevano parlato bene, ma non mi aspettavo tanto. Una descrizione nuda e cruda del vivere di questi anni: amaro.
"Durante i weekend, in genere non vedo nessuno. Rimango a casa, faccio un po' di pulizie; mi deprimo con misura"
"Verso l'una del mattino presi un barattolo di piselli e lo scagliai contro lo specchio del bagno. Schizzarono tutt'attorno delle gran belle schegge di vetro. Mentre le raccoglievo mi tagliai, e cominciai a sanguinare. Mi piacque molto. Era esattamente quel che volevo".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alessio (11-05-2008)
HOUELLEBECQ AL CENTRO DELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA
Michel Houellebecq rappresenta, oggi, uno dei più moderni e interessanti autori del panorama letterario francese. Le idee trasgressive e provocatorie espresse nei suoi romanzi gli hanno procurato – oltre a un’indiscutibile notorietà – anche diversi ‘problemi con la legge’, soprattutto per le accuse dirette al popolo islamico, che ha chiamato lo scrittore a risponderne in tribunale.
Houellebecq, tuttavia, non sembra farsi turbare molto dal queste diatribe. Nelle foto appare spesso con un’espressione ironica stampata sul volto, appena velata dal fumo di una sigaretta: quella di un intellettuale al di sopra delle polemiche da lui stesso suscitate. I suoi libri, di matrice esistenzialista, mirano a rispecchiare l’alienazione che provoca agli uomini la società contemporanea, con i suoi lavori spersonalizzanti e meccanici, i rapporti sentimentali aridi e privi di senso, specchi sbiaditi delle passioni che hanno animato altre epoche della storia. Ecco il mondo di Houellebecq: un mondo dove le persone sono condannate a una routine affettivo-lavorativa senza speranza, un mondo dove solo ‘i più forti’, ‘i meglio dotati’, riescono ad avere successo in campo sessuale ed economico, mentre per gli altri, come ad esempio succede al protagonista del romanzo ‘Estensione del dominio della lotta’, non rimane altro che la strada della solitudine, della nevrosi che sconfina in pazzia. Prigionieri del pensiero, esiliati da qualunque azione che possa davvero cambiare le cose, gli antieroi di Houellebecq sono in questo senso i personaggi più moderni che ci siano, i più contemporanei che ci offre la letteratura di oggi.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Il Guardiano (05-02-2008) Il migliore libro di questo autore. In questa breve opera sono presenti incisività, ironia e una cinica magia non più presenti nelle opere successive decisamente carenti di qualità. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
moreno (22-01-2008) facile e bieco quanto basta. Da fuoriclasse. Elena hai torto. E' proprio così la generazione dei trentenni. Era così nel 2001 ed ora è solo peggiorata. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elena (09-12-2007) Mi spiace dover abbassare il giudizio di questo libro, ma io l'ho trovato orrendo. Come si può pensare che la generazione dei trentenni sia così malridotta? Non approvo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ILOCRE (03-12-2007) Un libro scritto davvero bene, una lucida disamina della condizione umana, condizione sempre condizionata dall'esterno e dall'interno dell'essere umano. Uno stile lucido e implacabile contro ogni buonismo verso l'essere umano e le sue psicosi.Una lettura diversa, dissacrante e fluida. Ottima opera prima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mimmo (26-05-2007) "Alcune persone provano molto presto nella vita una spaventosa impossibilità di vivere da sè;in sostanza non sopportano di vedere la propria vita in faccia, e di vederla per intero, senza nessuna zona d'ombra, senza nessuno sfondo.La loro esistenza, lo ammetto, è d'eccezione alla legge della natura non solo perchè questa frattura di inadattamento fondamentale si produce fuori da qualsiasi finalità genetica, ma anche per via della eccessiva lucidità che essa presuppone, lucidità che evidentemente trascende gli schemi di percezione dell'esistenza ordinaria.Talvolta basta mettere di fronte a una di queste persone un'altra persona-a condizione di poterla supporre altrettanto pura, altrettanto trasparente- perchè tale insostenibile frattura si risolva in un'aspirazione luminosa,tesa in permanenza verso l'assolutamente inaccessibile.Sicchè,laddove giono dopo giorno lo specchio non riflette altro che una stessa immagine esasperante, due specchi paralleli elaborano e costruiscono una rete neta e fitta che impegna lo sguardo umano lungo una traettori infinita, senza limiti, infinita nella sua purezza geometrale, al di là delle sofferenze e del mondo."Capolavoro Voto: 5 / 5 |  |  |  |
baton baton@email.it (02-09-2006) Lo ammetto, non appena finito di leggerlo ho gridato al miracolo. Poi ho letto gli altri suoi romanzi e la sensazione di essere stato un pò fregato si è fatta sempre più netta. E' vero, Houellebecq è un borghese che ci racconta i suoi modi di scrutarsi l'ombelico (F.B.) ma lo fa con una scrittura da fuoriclasse. E poi la prima impressione è quella che conta. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
dadi (31-12-2005) Una diretta e spietata lettura della condizione umana.Una rappresentazione di un universo parallelo scomodo e immorale che solo i puri hanno il coraggio di raccontare.Grazie di cuore Michel.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Argante72 (18-11-2005) Un grandissimo scrittore, più che cinico direi realista ed essenziale. Per chi ama la verità e detesta i facili sentimentalismi.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vincenzo (01-09-2005) Avvincente epopea del fallimento umano. Plastica, cellophane, coltelli e cinismo sadico-represso.
Magnificamente presuntuoso.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
silvio (30-08-2005) Si poteva dare un giudizio superiore, ma francamente mi aspettavo di più. Di questo scrittore apprezzo la scrittura scorrevole e senza fronzoli, e la franchezza. Nei momenti grotteschi ma ironici, houellebecq da il meglio.
Trovo però che, almeno in questo romanzo, vi sia qualche pecca:
1) lo scrittore vuole analizzare i fenomeni umani in modo del tutto asettico ed imparziale, ma dà continua riprova di sentirsi un represso (ad es: è vero che la libertà sessuale ha creato squilibri, ma dove sta scritto che chi scopa tutti i giorni sia più felice di chi non scopa quasi mai? in questo siamo un pò superficialotti, caro h.. ): in questo modo non si possono analizzare le cose obiettivamente. Invece, quando filtra le cose con l'ironia, offre l'immagine migliore di sé.
2) tutto sommato ha un atteggiamento di superiorità che mi è abbastanza indigesto.
In parte questi difetti sono compensati dal finale in cui lui stesso ammette i propri limiti, diciamo così.. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
A. A. (30-08-2005) La stessa forza di "Piattaforma" espressa in modo essenziale, senza fronzoli. Notevole Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tophet tophet@libero.it (03-09-2004) Grande cinismo che scivola nelle pagine.
Molta negatività che per me è positività perchè non fa altro che dire la verità.
Forte pessimismo che si alterna e si miscela al cinismo.
Veramente bello. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
lorenzo (05-06-2004) fondamentale Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mirko spigs@wooow.it (29-05-2004) Un libro assolutamente imperdibile con una prosa che ti cattura dalla prima all'ultima frase. Cinico, angosciante ed estremamente reale. Non vedo l'ora di leggere anche gli altri suoi romanzi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ceia ceiaceia@virgilio.it (18-01-2004) Premetto che, come tutte le cose, anche le impressioni su di un libro sono influenzate dal periodo che stiamo vivendo, dalle emozioni che già sono dentro di noi.
Come se non bastasse gli eventi narrati si svolgono proprio negli ultimi due mesi dell'anno... i più malinconici, quelli in cui noi tutti, volenti o nolenti, tiriamo un po’ le somme. Un bilancio che può essere solo per l'anno che sta per finire... o può essere il bilancio della nostra vita.
Dopotutto finisce anche quella. Viviamo tutti in sospeso… in attesa nostro malgrado di morire.
Quello che racconta Houellebecq non è un romanzo, la storia è solo un pretesto per buttare lì pensieri, riflessioni, circostanze, anche e soprattutto negative. Che, in un dato momento, ci possono far sprofondare nel baratro della depressione.
Non so se quella che ho letto è filosofia… ahimè non mi sono mai data a quelle letture… quello che è certo è che Houellebecq non è uno scrittore comune. E’ cinico, arrogante, egocentrico. E anche molto peggio.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elisa (03-07-2002) Non siamo ancora ai livelli di PIATTAFORMA, ma quasi ci siamo..Hoellebecq è bravissimo a far trasparire la vuotezza che regna dentro ognino di noi... Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 24
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