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Cunningham Michael - Le ore |
Solo la letteratura può restituire un senso alle nostre vite confuse e sghembe. Anzi, la letteratura è il solo specchio dentro cui la vita, riflettendosi, giunge per un momento a dire se stessa. È l'idea centrale di questo romanzo. Tre donne lo abitano. La prima è una donna famosa, una scrittrice famosa: Virginia Woolf, ritratta a un passo dal suicidio, nel 1941, e poi, a ritroso nel tempo, mentre gioca col dèmone della sua scrittura. Le altre due sono donne che abitano luoghi e tempi diversi. Clarissa Vaughan, un editor newyorkese di oggi e Laura Brown, una casalinga californiana dell'immediato dopoguerra.
Recensioni 1 - 20 di 66 recensioni presenti. Media Voto: 3.96 / 5Leonardo Banfi (14-01-2010) Un romanzo breve ben strutturato e ben scritto. Tre storie avvincenti che si intersecano alla perfezione. Personaggi veri e ben delineati. In certe parti il romanzo e' un po' poco scorrevole ma comunque interessante. Un libro che consiglio, molto bello. Voto: 4 / 5 |
Romolo Ricapito (09-12-2009) Ho trovato questo romanzo letterariamente interessante nella prima parte, ma in seguito seccante. Mi sono concentrato dunque per leggerlo: c'è un humour non so quanto consapevole. A volte si ride, ma prevale il nichilismo e lo sconforto. L'ultima parte è piuttosto bruttina. E' un libro che comunica sentimenti e atteggiamenti negativi e questo non va bene. Buona parte dei personaggi sono omosessuali. Questo sembra un po' una forzatura. Il personaggio della Woolf è visto come quello di una povera deficiente; quello della casalinga insoddisfatta è invece bene impostato. Trovo esagerate le lodi, dunque, ma è comunque un esempio di buona scrittura. Voto: 2 / 5 |
Ant.74 (05-10-2009) E' un romanzo bellissimo, nel quale i personaggi si interscambiano le loro vite, dove ognuno e l'alter ego dell'altro, in un incessante vortice di azioni simili in epoche apparentemente diverse. Leggetelo! Voto: 5 / 5 |
Fabio Palma fp@fabiopalma.net (07-03-2009) L'ho comprato per studio, avendo pubblicato qualcosa ed essendo in fase di perfezionamento di un romanzo. L'ho trovato raffinato e prezioso nelle descrizioni dell'istante, forse con un paio di capitoli di troppo, e leggermente autocompiacente in qualche punto. Capolavoro il primo capitolo, e le pagine 124-125 e 145. Magistrali nel descrivere la molteplicità di un pensiero nel suo divenire. Voto: 4 / 5 |
francy (12-10-2008) Un vero fiore all'occhiello della letteratura contemporanea.Bello anche il film che ne hanno fatto, con Nicole Kidman nei panni di Virginia Wolf.Consiglio a tutti il libro, scritto divinamente, con un stile che sa scavare a fondo nei personaggi e rendere ricco di implicazioni e importanza anche il fatto più quotidiano, come andare a comprare dei fiori o fare una torta.Un solo appunto: quando la Wolf scrisse Mrs Dalloway non era ancora in quella fase critica della sua vita.Ho letto il suo Diario di una scrittrice, e scrisse Mrs Dalloway nel 1925, anno di pubblicazione mi sembra, quando ancora non era affetta da quei terribili mal di testa e non sentiva le voci.Sarà stata un esigenza letteraria dell'autore, suppongo. Voto: 4 / 5 |
Viola (22-11-2007) E' un libro molto bello, molto profondo, soltanto qualche volta difficile da seguire.
Pur partendo dalla quotidianita' della vita delle protagoniste, l'autore finisce con lo scavare nell'intimo di ciascuna di loro per tirare fuori i pensieri piu' nascosti. Mostra come tutte le nostre azioni, anche le piu' semplici e banali, apparentemente casuali, siano in realta' guidate da emozioni profonde e spesso sconosciute fino a quel momento. Mostra l'altissimo prezzo di tutte le scelte che si fanno nella vita.
Magistrale l'intreccio tra la vita di Laura e Clarissa.
Voto: 4 / 5 |
Enrico (01-10-2007) Capolavoro di Cunningham, in "Le Ore" lo stile dell'autore si innalza e tocca le vette più eccelse, con straordinaria sintesi tra essenzialità del testo e profondità del messaggio da esso trasmesso.
Le vite delle tre protagoniste, come pure i paini temporali da esse abitati, si incrociano, si toccano, si riflettono uno nell'altro fino ad arrivare alla conclusione, in cui il loro insito legame viene rivelato per intero; un percorso a cui si accompagna, quasi nascosta, un acuta dissertazione sulla natura e il significato della vita, su quello che la rende degna di essere vissuta e sulle ragioni che possono spingere ad abbandonarla...
La lettura di questo romanzo è un esperienza, e la consiglio davvero a chiunque. Voto: 5 / 5 |
Cesare Legramanti cesare.legramanti@gmail.com (31-08-2007) Considero questo libro una sorta di paradigma della scrittura perfetta (e fruibilissima, oltre che profonda e intelligentissima), da ogni punto di vista. Se fossi uno scrittore, questo sarebbe il libro che desidererei riuscire a scrivere.
Potrei parlarne per ore, ma vorrei attirare l'attenzione su un "motivo", affrontando il quale Cunningham è stato davvero eccelso, qui più che altrove: la rappresentazione della follia.
Si tratta ovviamente di un complesso di eventi e di vissuti per definizione multiforme e forse "indicibile" e il rischio di banalizzarne la portata nelle relazioni cliniche è altissimo. (In Italia, la grandezza poetica di Eugenio Boergna ha scongiurato questo pericolo, riuscendo a fare psicopatologia senza tradire l'oggetto della sua ricerca.)
Quello che colpisce, nella maturità psicologia che traspare da ogni riga di questo romanzo, è la definizione che ne da Laura, mentre sembra (non) riuscire a morire: solo Freud e Heidegger, contribuendo alla chiarificazione dell'esperienza del "perturbante" (Unhaimlich), hanno colto la profonda inquietudine dell'angoscia quotidiana che si trasfigura in immagini terrifiche. Non qualcosa di eclatante - la follia come irruzione del violentemente altro... - ma la visione nitida della propria assurdità. L'esperienza sconcertante dell'estraneità e della "perdita dell'evidenza naturale" (Blankenburg).
Le allucinazioni del poeta visionario, della stessa Woolf - che "realmente" sentiva gli uccelli cantare in greco - sono rappresentate con vivida partecipazione e rara sensibilità fenomenologica: il confine tra reale e immaginario (creativo e "patologico") è colto nelle sue attraenti ambivalenze oniriche e spettrali.
Trovo poi che il rapporto tra Clarissa e Richard sia estremamente coinvolgente, per il lettore. Il ricordo di un amore mancato, solo sfiorato: qualcosa di cui non riusciamo a liberarsi, pur sapendo che non possiamo permanervi oltre. Qualcosa che è passato, pur continuando per sempre a brillare. Voto: 5 / 5 |
Ike (25-07-2007) Non è certo per tutti questo romanzo. Magistrale, profondo, toccante e raffinato. Per essere tutto ciò insieme, si può perdonare all'Autore la scrittura non sempre semplice. Ma ogni parola è misurata, soppesata e significativa, come nel romanzo ogni azione ed ogni ora hanno un sugnificato maggiore e diverso da quello apparente. Imperdibile. Voto: 5 / 5 |
Ilaus (08-07-2007) Noioso, lento, rasenta l'impossibilità di leggerlo.
E' infinita anche una sola ora sprecata a leggere questo romanzo. Voto: 1 / 5 |
TomYork (03-03-2007) Coinvolgente come pochi altri libri. Intenso, ricco di rimandi e citazioni. Forse l'unico modo epr capirlo sarebbe leggere l'opera della Woolf a cui l'autore rende un ommaggio accorato ed esaltante. Voto: 5 / 5 |
Claudia (28-09-2006) Un sottile filo logico che lega le tre protagoniste rivelato solo al termine del romanzo... Scritto in modo magistrale, è il classico libro che lascia qualcosa dentro. Lo consiglio a chi ama veramente leggere. Voto: 4 / 5 |
Andrea andreaferracani@hotmail.it (27-09-2006) Virginia stessa, la vita, parla in questo romanzo “...è possibile morire. Laura pensa improvvisamente a come lei – al pari di chiunque – possa fare una scelta del genere. È un pensiero sconsiderato, vertiginoso, leggermente incorporeo... Potrebbe decidere di morire. Le stanze di albergo sono i posti dove la gente fa cose del genere, no? È possibile – forse addirittura probabile – che qualcuno, un uomo o una donna, abbia posto fine alla sua vita qui... qualcuno ha guardato per l’ultima volta queste pareti bianche, questo soffitto bianco e liscio. ... Pensa che potrebbe essere profondamente confortante; la farebbe sentire così libera: andarsene, semplicemente... Potrebbe entrare, per così dire, nell’altro paesaggio; potrebbe lasciarli tutti alle spalle..." Ecco cosa ci è concesso; a ognuno di noi è concessa la facoltà di morire, ma solo lontano da tutti, in una stanza neutra perché morire è inconcepibile dal droghiere, o mentre fai la spesa; avete mai sentito di qualcuno che si è ucciso alla Coop? o in fila alla posta? No! Perché queste sono cose ordinarie o meglio ‘ordinate’: questo mondo così artificiale non tollera la morte perché gli uomini sussistono in quanto ‘artefici’, perché costruiscono su un vuoto; ma questo… perché? “…viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo – è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora. Solo il cielo sa perché lo amiamo tanto Voto: 5 / 5 |
Giuliopez (18-04-2006) E' difficile dire qualcosa di questo libro. I commenti che mi precedono sono esemplificativi da un lato della non facilità della lettura e dello stile in alcuni punti esageratamente "ridondante", soprattutto nella plurima aggettivazione, dall'altro lato però c'è una storia dove i vari frammenti che sembrano disparati o solo sottilmente collegati finiscono per unirsi, dando vita ad uno struggente ed indimenticabile romanzo che resterà a lungo impresso nella mia mente. Un consiglio: se le prime pagine vi sembrano dure non arrendetevi. A questo punto dovrò vedere anche il film.... Voto: 4 / 5 |
Alessio alessiostreghe2005@yahoo.it (11-04-2006) Il primo libro che ho letto di Cunningham è stato Una Casa Alla Fine Del Mondo che ho trovato spettacolare...allora ho deciso anche di leggermi gli altri e ho trovato in libreria questo...
Bhè che dire i personaggi di Laura e Clarissa mi sono piaciuti molto però secondo me è troppo corto... alcune pagine non si capisce una mazza... troppe descrizioni e pochi fatti...
La parte finale insomma da circa pag 120 in poi il libro mi ha catturato ma le 120 prima sono state un poketto noiose...
Sinceramente mi aspettavo di meglio... guarderò sicuramente il film e magari un giorno lo rileggerò magari cogliendo quelle caratteristiche in + che legano le 3 donne (anche se ne ho trovate ben poke)...
Ciauz! Voto: 3 / 5 |
Luigi Azzarone luigiazzarone@libero.it (23-03-2006) Non è come me l'aspettavo: è molto noioso. Descrive egregiamente l'insoddisfazione dei protagonisti. Voto: 2 / 5 |
Antonella (09-03-2006) Non mi è piaciuto granché...È 1di quei libri ke non avrei dovuto comprare..È monotono e noioso... Voto: 2 / 5 |
Alce67 (14-12-2005) Sono di quelli che ha visto prima il film e ha poi comprato il libro: aspettative dunque altissime.
Prima sorpresa: il libro è breve, c'è da chiedersi come possa comunicare l'immenso mondo di emozioni che il film ha suscitato in me. E in effetti la narrazione è un pò più avara rispetto a quella splendida recitazione.
Resta però il geniale intreccio narrativo, seguito in modo molto rigoroso dalla sceneggiatura del film: tre storie parallele di donne tra loro molto diverse, ambientate in tempi e ambiti completamente diversi, ma unite dal curioso intreccio con il Personaggio di Mrs Dalloway, protagonista dell'omonimo racconto di Virginia Woolf, a sua volta protagonista del primo episodio del libro.
Le tre storie sono molto minimali, peraltro dense di sensazioni che potevano essere esplose in modo più deciso. Mi è comunque piaciuto
Voto: 4 / 5 |
enrico (09-12-2005) con lo scorrere delle pagine il libro diventa come la vita di laura brown: ordinario...per non dire noioso. è abbastanza? si chiederebbe l'autore. di certo no. credo che, in alcune parti, le sensazioni dei protagonisti siano paragonabili alle insoddisfazioni dei protagonisti di harmony. e poi, quante metafore incomprensibili...quanti aggettivi superflui(pag. 111: "l'ingresso è soffocato, gelido. un campanello lontano suona, distinto e misurato. laura è allo stesso tempo sollevata e innervosita" ?!?). alla lunga lo stile letterario diventa soffocante e gelido (per dirla alla cunningham), nel senso di poco coinvolgente! mi aspettavo di meglio, pazienza. Voto: 2 / 5 |
Davide davidepeter@tiscali.it (24-11-2005) Scritto formalmente in modo magistrale, tocca soprattutto per il senso di spensieratezza irrimediabilmente andata, di felicità possibile, ma mai scissa dall'effimero, che ogni pagina, così densamente trasmette.
Voto: 4 / 5 |
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