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McInerney Jay - Com'è finita | E' la prima volta che l'autore pubblica una raccolta di racconti. In queste dieci brevi storie, inedite o pubblicate sulle più importanti riviste americane, il lettore troverà, accanto al familiare mondo dell'autore, affollato di droghe, celebrità e battute affilate come rasoi, un'umanità sorprendentemente varia. Che si tratti di medici tossicomani, di travestiti portoricani che incontrano casualmente il proprio genitore, di fumatori incalliti, di coppie in crisi, di uomini abbandonati dall'amante, hanno tutti in comune una costante. Irrequieti o in lotta, insoddisfatti e comici, sono "giovani ingannati da false ambizioni e da sbagliate speranze".
L'aggiornalista laggiornalista@supereva.it (11-03-2005) “Rem tene, verba sequentur”, suggeriva Catone attorno al 200 a. C.
E la materia di cui parla, Jay McInerney pare conoscerla molto, molto bene.
Ambientati ai giorni nostri, i dieci racconti che formano l’opera rappresentano ognuno una istantanea della luccicante gioventù di New York e dintorni. Più che luccicante, però, si rivela subito lampeggiante. Un attimo di luce (lussi, feste, agi, vacanze in località esotiche, prestigio) e un’eternità di buio (falsità, tradimenti, malattie, droghe, perversioni, nevrosi quotidiane).
Ogni storia è una storia a sé nella trama, ma ben distante dal formare un microcosmo in piena autonomia. Tutti i brani infatti hanno come filo conduttore l’insoddisfazione di una vita di pura facciata e la ricerca consapevole o involontaria, da parte dei protagonisti, di un cambiamento di qualità capace di dare un senso alla propria esistenza altrimenti inutile e dolorante.
Tutti i protagonisti, dal travestito che si ritrova tra i clienti il proprio genitore all’avvocato matrimonialista curioso di sapere come si siano conosciute le coppie più o meno felici che incontra al di fuori del suo studio, sono descritti con toni tragicomici che rendono bene il divario tra quello che credevano di essere (ovvero quello che avrebbero voluto essere) e quello che invece sono.
Uno stile pungente e veloce, riflessioni che non occupano che lo spazio di una battuta ma non per questo appaiono meno profonde, dialoghi scarni (talvolta completamente assenti) ma efficaci, un lessico ricercato ma per nulla affettato: basta questo, a McInerney, per affermarsi ancora una volta come osservatore, o per meglio dire cronista, puntuale della sua generazione. Basta questo, a noi, per sorridere di un mondo che letto in un libro ci pare fantascientifico, ma dentro il quale ci siamo sempre in più, sempre di più, fino al collo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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