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Cronin A. Joseph - Anni verdi | Robert Shannon, rimasto orfano e privo di ogni mezzo per vivere, va da Dublino a Levenford, una cittadina puritana della Scozia, presso i nonni materni. Ma qui tutto di lui spiace e si presta al ridicolo: il suo nome, i suoi vestiti, la religione stessa, sono motivo di contrasto e di scherno. In questo mondo straniero e nemico, Robert riesce a trovare conforto e aiuto nel personaggio più bizzarro della famiglia: il bisnonno, un vecchio assurdo, enfatico, squattrinato e ardente, pronto ad affermare, talvolta con prepotenza, la sua ansia di vita e di avventura.
Media Voto: 4.75 / 5francesco franzdebba@libero.it (13-05-2010) Una storia d'altri tempi,che consegna cronin,se mai ve ne fosse bisogno,all'olimpo degli scrittori classici,sebbene mi permetto di definirlo leggermente classicista e neo romantico.stile limpido,mirabilmente scorrevole,fluente.colpisce la solita profondita' dei dialoghi e delle descrizioni psicologiche ,l'analisi fugace degli scorci paesaggistici,i suoi romanzi sembrano cosi' ben scritti che ci si possono porre almeno due questioni.come mai in commercio non si trova piu' nulla dello scrittore britannico? come mai non gli fu conferito il premio nobel per la letteratura? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maria Francesca (23-10-2005) Nelle vicende del protagonista ogni lettore potrà ritrovare le medesime speranze, disillusioni, incertezze e propositi per una vita migliore... Quest'opera del formidabile Cronin, a torto veramente messo nel dimenticatoio, mi ha fatto riscoprire la bellezza della lettura. E poi quella vena di humor prettamente inglese... Un vero capolavoro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
dany (03-08-2005) Semplicemente formidabile. Devo essere sincero: non conoscevo Cronin come autore, e a torto. Purtroppo è uno di quegli scrittori che rimangono sempre nell'ombra, per un motivo non ben chiaro, ma indubbiamente ingiusto; mi sono accorto della sua esistenza solo grazie ad un colpo d'occhio dato in libreria, che mi ha fatto piacevolmente scoprire che "La cittadella" (notoriamente famoso) era stato tratto da un libro di un tale Cronin, e allora "perché non provare qualche altro testo di questo autore?" Bando alle ciancie: il libro è bellissimo, la vicenda è chiaramente raccontata in flashback, quindi tutto è filtrato dalla patina del ricordo, ma le descrizioni appaiono nitidamente chiare ed essenziali nella loro poesia di paese. Perché in fin dei conti qeusto romanzo è una specia di poesia, oppure una fiaba per bambini, insomma ha qualcosa del favoloso, della dolce saggezza dei bambini. Forse perché tratta temi cari al romanzo di formazione classico, ottocentesco, dickensiano: il cammino inziatico verso la maturità, le ansie, le paure, gli amori, le perdite e i dolori dell'adolescenza; la saggezza, l'ingenuità, la dolcezza e l'inconsapevolezza dei bambini. Forse perché i personaggi rientrano in cliché triti e ritriti, ma sempre efficaci: Roberto è il protagonista vittima del destino e delle sventure, il nonno e Adam rappresentano i 2 lupi cattivi, e gli altri personaggi della famiglia sono gli aiutanti che accorrono a frotte ad aiutare il protagonista in difficoltà. Il romanzo, insomma, è orchestrato splendidamente, fluisce da sé ed inoltre tratta di tematiche anche molto moderne: l'emancipazione che si può acquisire solamente tramite lo studio (ricordiamoci che siamo ai primi del Novecento, in una cittadina chiusa, diffidente e puritana della Scozia), il tema del "diverso", sia religioso che comportamentale, la condizione degli operai, il rapporto ambiguo, pieno di domande senza risposta, con la religione. Io l'ho amato, forse perché ho 18 anni e perché mi rispecchio nelle contraddizioni interne di Roberto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Bartolomeo Di Monaco bartolomeo.dimonaco@tin.it (29-06-2002) È difficile anche ad un bravo scrittore come Cronin resistere all'oblìo, e così, quando ci si trovi in viaggio per la Scozia, si sente parlare sempre, e giustamente, del poeta Robert Burns, di cui anch'io sono un ammiratore, e forse vi dirò qualcosa fra qualche tempo, di Stevenson e Scott, ma raramente di un altro dei figli illustri di quella terra, che per bellezza ha pochi eguali: appunto, Cronin. Quando scrisse questo libro era già noto nel mondo per il celebre "E le stelle stanno a guardare" (storia malinconica e delicata di minatori), e aveva già scritto "La cittadella" (dove narra della sua vita di medico). Due prove che l'avevano posto all'attenzione, oltre che dei critici, delle grandi masse. Nella piena maturità, affronta il tema della sua gioventù, sotto il nome del protagonista Robert Shannon. Devo dire che raramente mi capita di leggere un'autobiografia con accenti tanto delicati, ripercorsa teneramente dal protagonista, che già in quei primi anni avverte le pene di un carattere ombroso e malinconico, con cui farà i conti per il resto della sua vita. Lo stile è misurato e piacevole, la narrazione è limpida e la storia diventa sempre più coinvolgente, sia quando il ragazzo si infatua di una graziosa coetanea, Alison, e non ne è corrisposto, sia quando comincia a delinearsi e a stagliarsi sopra tutte le altre la figura del bisnonno Alessandro Gow, il vero protagonista, a mio parere, del libro. Al termine, nel penultimo capitolo, il IX, vi è descritta la sua morte, in modo così dolce e naturale da suscitare ammirazione. Subito dopo, l'altra bisnonna, si avvicina al defunto e l'autore scrive: "Guardo mentr'essa lega il mento che si abbassa e gli mette delle monete sugli occhi chiusi." Sarà grazie al testamento del bisnonno, legato ad una polizza assicurativa, che il ragazzo potrà uscire dalle Acciaierie in cui era occupato come operaio e iscriversi all'università per divenire medico, e noi diciamo ottimo scrittore. Chi come me ha visitato la Scozia, non ha potuto fare a meno di sentire palpitare il suo c Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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