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Bordewijk Ferdinand - Blocchi | Pubblicato per la prima volta nel 1931, "Blocchi" racconta la vita nello Stato Totalizzante del futuro, un mondo perfettamente squadrato che si sviluppa in una città fatta di grandi cubi, senza passato, senza critica, senza pensiero. L'arte, nella città dei cubi, è confinata nel luogo del "cattivo esempio", l'uomo esiste solo come condizione limite, piegato e schiavizzato dal sistema. E quando un tentativo non di ribellione ma di discussione mette in crisi l'equilibrio dello Stato perfetto, la forza dei blocchi piega senza sforzo qualsiasi forma di pensiero libero.
Media Voto: 5 / 5claudia mosoly@infinito.it (26-02-2006) io adoro questo libro...l'ho adorato appena ho letto la prima pagina del testo olandese..l'ho tradotto,in effetti, per cui come potrei dire che non lo amo? mi piace il genere distopico in generale, ma di molto affascinante questo piccolo romanzo, come lo chiama l'autore, ha lo stile, il linguaggio, spigoloso secco sintetico ma poetico che rispecchia perfettamente il contenuto. un grande piccolo capolavoro..leggetelo x amarlo anche voi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
simones (22-12-2005) Piccolo libricino di neanche 100 pagine scritto nel 1931 prima di "mondo nuovo" e molto prima di "1984".
E' un piccolo gioiello, lo stile è quasi documentaristico, un racconto "imparziale" di come si autoregola lo Stato che esiste in quanto organismo formato dalle cellule-individuo: colui che è vivo, che esiste ed è immortale è proprio lo Stato, il nascere e morire della singola persona ha la stessa importanza che può avere un capello che cade.
Non è pervaso dallo stesso negativismo di "1984" poichè nell'Uomo esistono gli strumenti per rovesciare il totalitarismo: il negativismo di Bordewijk forse però non è assente bensì d' altra natura, a me è sembrato che nutrisse una sorta di rassegnazione verso una naturale alternanza tra stato socialista-totalitario e un non stato capitalista(?)-individualista.
Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto Andreoli roband@email.it (24-10-2002) Boedewijk nel 1931 aveva già ben chiari in mente i totalitarismi e tutte le storture del mondo moderno. E ne fornisce una versione estrema e agghiacciante in questo stupendo libricino. Si descrive una nazione totalmente dominata da una serie di principi talmente "razionali" da sfociare nell'irrazionale: materialismo, utilitarismo, culto della tecnologia e della produzione di massa, uguaglianza appiattente e militarismo. Questi principi sono sintetizzati nella forma dominante del quadrato e della linea dritta: qualunque accenno di curva (negli edifici, nell'urbanistica, nelle decorazioni, ecc.) è vietato. Il nichilismo, la spersonalizzazione, la soppressione della creatività sono dominanti. Tutto ciò che non è "utile" ai fini prettamente pratici è abolito. E quindi non solo l'arte, la religione, il libero pensiero, ma persino la storia sono pratiche vietate. La libertà maggiore, paradossalmente, stà nelle carceri: qui è permesso vivere liberamente, portare barba e capelli lunghi e filosofare. Mentre invece persino i dieci alti dirigenti (non esiste opposizione, solo maggioranza) del governo impazziscono o si suicidano per la poca libertà nell'applicare le idee. E i minimi accenni di rivoluzione, naturalmente, sono soffocati nel sangue senza pietà. Un libro di fantapolitica da tenere ben presente, soprattutto quando si parla di globalizzazione e di diffusione di certi valori parziali a scapito di altri. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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