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Inghilterra, 1838. Charles Stowe, figlio di un ricco mercante, parte per l'Estremo Oriente alla ricerca del tè più delicato. Nelle Indie scoprirà l'esistenza del misterioso tè bianco, il cui commercio è nelle mani dell'altrettanto misterioso Lu Chen. Ossessionato dal tè, ma soprattutto dalla bellissima Loan, moglie di Lu Chen, Charles accetta un patto pericoloso: in cambio di un carico d'oppio, potrà passare sette giorni in compagnia di Loan, ma se alla fine non avrà la forza di partire abbandonandola, dovrà pagare con la sua vita.
| La recensione de L'Indice |

Un inglese giovane e ostinato, la sete d'espansione commerciale dell'Europa ottocentesca, i misteri di un Oriente impenetrabile sono gli ingredienti di un romanzo ambientato in un'epoca in cui il viaggio di un mercante europeo in Cina aveva scarsissime possibilità di riuscita e l'audacia di spingersi fino alle proibite regioni interne poneva spesso fine alla sua vita. Ma il pericolo e l'ignoto, si sa, acutizzano il desiderio, e agli avventurieri non manca mai una nobile spinta alla conoscenza né l'opportunità di soddisfare con qualche favore illecito gli indispensabili complici. È quanto accade in Opium al coraggioso Charles Stowe, protagonista di una perigliosa iniziazione ai segreti della Via del tè che "partendo da Londra, faceva rotta sulle Indie e si addentrava in Asia fino a perdersi irrimediabilmente nel Celeste Impero". Imponenti navi mercantili e fragili giunche trasportano il giovane inglese attraverso Ceylon, Singapore, Hong Kong e Shanghai, fino alla remota valle sacra del tè, dove lo conduce la ricerca del rarissimo tè bianco, riservato al consumo esclusivo dell'imperatore. Qui lo attendono la prova estrema di una passione amorosa, tanto folgorante quanto preclusa, e la rivelazione della "nera tenebra dell'oppio": lo stordimento percettivo e l'esaltazione della voluttà che la droga asiatica sa garantire. Il potere seduttivo dell'irraggiungibile Loan, già sposa di un temutissimo signore del tè, e il vizio, non meno soggiogante, dell'oppio trasformano il corso del viaggio di Charles Stowe, la cui vita "fa pensare al caso come a una tela di ragno in cui il destino finisca talvolta per impigliarsi." Il senso dell'onore che aveva spinto il giovane eroe a un'avventura prossima a schiudergli le porte dell'estasi mistica si scontrerà, infatti, con un non meno radicato senso della realtà, e il fascino del mistero orientale sarà infine soffocato da qualche segreto di troppo. Dopo Neve, Il violino nero (Bompiani 1999 e 2001, cfr. "L'indice", 2002, n. 5) e L'apicoltore (Bompiani, 2002), Maxence Fermine ha di nuovo scritto un romanzo che somiglia a una fiaba, dove i rari riferimenti alla guerra dell'oppio tra Gran Bretagna e Impero cinese non sono che il labile sfondo di una storia sospesa in una bolla, "impalpabile come una boccata d'oppio, effimera come un sorso di tè". La sua prosa scarna e allusiva, fitta di ripetizioni vagamente incantatorie, si limita a evocare i profumi, i colori e la gestualità di un Oriente conforme agli stereotipi di quella tradizione che dall'antichità all'Ottocento ha eletto un'area vastissima e multiforme a scenario "esotico" di avventure ed esperienze fuori dell'ordinario. Ma alle favole bisogna voler credere, anche quando imboccano vie note e magistralmente percorse da predecessori del calibro di Nerval o Flaubert, che qualche rimpianto lo suscitano sempre. Se avete amato le avventure giapponesi di Hervé Joncourt in Seta di Alessandro Baricco (Rizzoli, 1996, cfr. "L'Indice", 1996, n. 4), romanzo che la Francia ha osannato e che non sembra essere sfuggito all'attenta lettura dello stesso Fermine, Opium non vi deluderà. |
9 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5Mauro (12-11-2005) Mi è stato regalato da una mia amica e devo dire che è stato il regalo più bello che abbia mai ricevuto. Mi ha cambiato la vita.. ho incominciato a bere thè e ho incominciato ad apprezzare sempre di più gli odori e i sapori di questa bevanda spettacolare!! Do' un voto più che positivo!! Ho letto tra i commenti che non ne vale la pena spendere 13 euro per il tempo che si impiega a leggerlo.. beh, devo dire che colui che l'ha scritto non sappia cosa voglia dire leggere..
Beh, in ogni caso consiglio questo e anche gli altri tre di Maxence Fermine!! ciao, mauro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo (22-02-2005) Ma è Fermine a copiare lo stile del Barrico di Seta o viceversa? Penoso comunque, un furto buttare 13 euro per un libro che si legge nel tempo di un fumetto e non lascia nulla, meno male che ogni tanto si incappa in un Mitote.
Riccardo Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Loredana 13/10/1973 (04-10-2004) Ho letto Neve e L'Apicoltore...mi hanno veramente colpito, sono di una dolcezza e di una poeticità disarmante...peccato che questo libro non regga il confronto. Privo di intense emozioni(almeno per me), storia che rimane inesplosa....sono rimasta delusa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Lele pescaraking@yahoo.it (11-05-2004) Non conoscevo questo autore e devo dire che è stata una scoperta meravigliosa...un libro bellissimo, pieno di poesia, dialoghi toccanti, richiami esotici. La lettura è scorrevole e priva di punti morti, coinvolgente. Finale sensazionale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Potty (20-02-2004) Trama molto intrigante e curiosa...la ricerca di qualcosa che è completamente ignoto... solo se l'autore l'avesse più approfondita, più particolareggiata...sarebbe stato un bel romanzo... troppo sintetico...alla fine non ti lascia molto dentro! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Daniela (15-10-2003) Avevo letto "Neve" e mi era piaciuto molto. Questo libro è talmente insulso che quasi mi devo ricredere sul giudizio anche dell'altro. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
luisa micialuisa@yahoo.it (12-05-2003) avendo gia' letto "seta" il collegamento e' immediato,ma personalmente mi e' piaciuto di piu' il libro di Baricco,piu' intenso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Lorenza (10-05-2003) Lo stile di Fermine si riconferma di un'estrema sintesi stilistica e sempre capace di racchiudere in sè grande poeticità e leggerezza. Come al solito gradevole e scorrevole alla lettura, Opium è la celebrazione degli esotici effluvi orientali, nonchè della già sperimentata metafora del viaggio iniziaziatore alla vita. E' un tripudio di profumi e fragranze celestiali. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
quacqs quacqs@katamail.com (05-05-2003) Avevo letto Neve e Il violino nero, mi erano piaciuti ma niente di entusiasmante. Opium è brevissimo e bellissimo. Ricorda vagamente Seta di Baricco ma è + sensuale, memorabile la descrizione del sesso di lei, profumato di frutta matura. Quà e là si colgono piccoli sprazzi di autentica poesia.
l'autore è pronto per il grande salto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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