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De Carlo Andrea - Treno di panna | "... l'insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente di ingrandimento. È questa la giovinezza che De Carlo racconta." (Italo Calvino) È la storia di un ragazzo italiano piombato a Los Angeles non sa neanche lui perché e che cerca d'arrangiarsi con mestieri occasionali, è seguita attraverso tutto quello che capita nel raggio dei suoi occhi attenti e imperturbabili...
6 recensioni presenti. Media Voto: 2.66 / 5wehrkelt relvo@hotmail.it (13-11-2009) Leggo questo romanzo a distanza di anni dalla prima edizione. Forse per questo non capisco perché sia stato scritto. Cos'è, la versione U.S.A. della Milano da bere? Il protagonista è antipatico come certi belloni della pubblicità dalla cui espressione non traspare un barlume d'intelligenza. Per di più la scrittura è monotona fino alla disperazione. Da gettare subito nel dimenticatoio letterario. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
superga (13-11-2006) questo libro non narra una vera e propria storia:ha un inizio ma non ha un finale, è uno scorcio di vita nei panni di un ragazzo che con (forse troppa) disinvoltura decide di imbarcarsi sul sogno americano per poi capire tutta la sua reale infondatezza e la sua falsità.
scorre molto bene ed è leggero, bello. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
v (03-11-2006) ho rivalutato la birra senza l'alcool dopo aver letto questo libro, se lui fa lo scrittore e vende sempre cosi' tante copie un motivo c'e ma io nn lo capisco, i pesonaggi sono seempre gli stessi, persino i nomi! basta Voto: 1 / 5 |  |  |  |
angela (28-08-2006) piatto, banale e pretenzioso. veramente inutile. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Biagio Barberino delrina@tiscali.it (14-06-2006) Amo davvero tanto i libri di Andrea De Carlo, questo è il primo che ho letto e, a mio avviso, è il migliore. Mi hanno colpito molto le descrizioni dei luoghi, delle atmosfere, delle situazioni... Grande De Carlo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Girolamo Lazoppina (12-06-2006) Ho riletto, dopo tanti anni dalla sua prima uscita, “Treno di panna”, l’opera d’esordio di Andrea De Carlo. Ricordo che, a metà degli anni ’80, la lettura di questo libro fece sorgere in me, giovane studente ginnasiale, il gusto un po’ spregiudicato per i viaggi e per l’avventura, nonché l’esigenza mai sopita di confrontarmi con la gente e di pormi sempre nuove mete. La storia di Giovanni, ragazzo italiano squattrinato che si avventura da solo alla scoperta di Los Angeles, mi colpì molto. Mi colpì soprattutto la grande sensibilità del protagonista, la sua straordinaria capacità di ambientarsi facendo i mestieri più umili e, in ultimo, la sua non comune caparbietà nell’inserirsi nel bel mondo hollywoodiano, tra feste, balli e, soprattutto, luci infinite e penetranti.
Lo stile e la linearità dell’autore sono ovviamente tali da tenere il lettore incollato al libro fin dalle prime battute. Ma non è questo, secondo me, l’aspetto più importante del romanzo. E’ quella forte capacità introspettiva di cui si nutrono sempre le opere di De Carlo, che ci spinge oltre la semplice narrazione per introdurci nel mondo un po’ amaro, ma reale, della vita vissuta. Da Giovanni o da altri protagonisti, e, in ultima analisi, da noi stessi.
A distanza di tanti anni la storia di Giovanni si rivela quanto mai attuale. Dopo i fatti dell’undici settembre e le due guerre che ne sono seguite la vicenda di quel giovane italiano alla scoperta di un nuovo mondo, un mondo da molti vagheggiato ma ora reso più distante dagli inevitabili rischi connessi al terrorismo, rappresenta una rinnovata ventata di aria fresca, che spinge il lettore alla riscoperta degli States e, qualche più conta, alla ricerca di se stesso. Facendolo perdere, inesorabilmente, tra le luci e i suoni di Los Angeles.
Girolamo Lazoppina
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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