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Veronesi Sandro - Brucia Troia

Brucia Troia
Zoom della copertina
TitoloBrucia Troia
AutoreVeronesi Sandro
Prezzo
Sconto 20%
€ 12,80
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 3,20)
Prezzi in altre valute
Dati2007, 232 p., brossura
EditoreBompiani  (collana Narratori italiani)

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Descrizione
Tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, nel cuore della provincia italiana, si svolge la vicenda raccontata in questo nuovo romanzo di Sandro Veronesi. In scena, due mondi diversi ma paralleli. Sa una parte il Cantiere, un degradato fazzoletto di terra abitato dai "brutti, sporchi e cattivi" che sopravvivono al margine del boom economico: qui si rifugerà Salvatore, ragazzino scappato dal brefotrofio dei Cherubini, qui troverà i suoi maestri nel vecchio Omero e in Miccina, e in seguito anche un compagno-allievo nel Pampa, bambino solitario e selvaggio della sua stessa stirpe segnata. Dall'altra, i trovatelli del brefotrofio, dominati da padre Spartaco, ex missionario integralista con un'idea fissa: costruire tra gli olivi un leggendario monumento psichedelico, tutto ingranaggi e tubi al neon, innalzato in lode alla Vergine Maria per "resistere al progresso che tenta di umiliarla". Nel mezzo, lo scroscio borghese della modernità, al quale tutti i personaggi di questa antisaga sono disperatamente estranei; e sarà proprio nel fatidico 1970, l'anno-chiave dell'epopea dello sviluppo, che essi, tutti, verranno consegnati al proprio destino di vittime sacrificali.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti.  Media Voto: 2.77 / 5

Arcangela Cammalleri arcange@alice.it (02-05-2009)
Il titolo è stato estratto da una canzone di Vinicio Capossela. Tra l’orfanotrofio dei Cherubini e il Cantiere, luogo infimo e degradato, si trama la storia di Brucia Troia, in una provincia dell’Italia a cavallo degli anni 50-60. Nel brefotrofio domina la figura maestosa ed ieratica di padre Spartaco, un integralista ex missionario in Africa con la fissazione di erigere un colossale monumento alla Vergine, “La Finzione Permanente”, opera dotata di un movimento continuo, un marchingegno di neon, luci psichedeliche, tubi e giochi d’artificio di luminante ed esplosivo impatto visivo. Egli persegue questo delirante progetto per dimostrare di quali fatti era ancora capace la fede. Nel Cantiere s’impatana la vita miseranda di Salvatore scappato dai Cherubini, che troverà i suoi maestri di vita nel vecchio Omero e in Miccina prima e il suo compagno-allievo, nel Pampa, dopo. In queste due realtà agli antipodi l’una quella dell’orfanotrofio, emblema di presunta innocenza e fede e l’altra quella del Cantiere fatta di marginalità e bestiale delinquenza, corrono parallele vite primitive di perdenti e vinti perché già segnati dalla nascita. In questi estremi livelli di vita, i personaggi soccombono al loro infausto destino perchè nessuna redenzione può sollevarli a dignità umana. Il fuoco elemento purificatore non sconfigge il fuoco, come la sacra croce non scaccia il Male. Un romanzo non indulgente verso una società apparentemente opulenta in cui, supinamente, convivono le superstizioni mistiche, i baraccati, i diseredati, gli emarginati non sfiorati dal progresso e dalla “felicità.” Arcangela Cammalleri
Voto: 3 / 5

patroclo3817 (28-07-2008)
altre volte avevo apprezzato Veronesi come autore sicuramente non toccato dal genio, ma di sicuro mestiere. invece questa volta il romanzo é proprio brutto e sconclusionato, come se fosse stato iniziato con un´idea e poi finito in tutt´altro modo, con personaggi appena abbozzati, altri lasciati cadere, misteri accennati e poi non svelati, la risibile storia parallela dei marchingegni di don Spartaco, pagine scritte "in automatico" con i cori dei cherubini a riempire un pó di spazio e cosí via. inoltre mi hanno disturbato - ma puó essere un limite mio - i continui maltrattamenti di gatti. due su cinque giusto perché le prime 60-70 pagine tutto sommato funzionano, poi Veronesi si é annoiato e ha mandato tutto a scatafascio
Voto: 2 / 5

Simone (15-04-2008)
Certamente molto diverso da"Caos calmo", il nuovo libro di Veronesi racconta una vicenda a tratti dura e sferzante. La scrittura è molto scorrevole, anche se più scabra e essenziale rispetto al libro vincitore dello"Strega". Se si va oltre lo "spiazzamento"che questo diverso clima narrativo può generare, ci si accorgerà che il libro ha una sua impronta forte, e resta impresso in testa a lungo, dopo la conclusione. Non concordo con chi critica la lunga stesura, sospettando un accordo con l'editore per"sbolognare"qualcosa rapidamente dopo l'uscita di"Caos calmo": proprio perchè profondamente diverso dal precedente, questo testo poteva essere rifiutato tranquillamente, se l'editore avesse seguito la logica sopra esposta. Personalmente ho amato di più il romanzo pluripremiato, ma anche questo è degna testimonianza del talento di Veronesi.
Voto: 3 / 5

federica (04-03-2008)
Sono rimasta parecchio delusa da questo libro, forse perchè avevo appena terminato di leggere Caos calmo, che è fantastico. Ho avuto l'impressione che Veronesi volesse utilizzare un tipo di narrazione che piace tanto agli italiani amanti della cronaca nera e oltretutto mi è parso che "scopiazzasse" il tipo di scrittura di Ammaniti, il quale utilizza proprio una scrittura cruda (vedi Come Dio comanda). In ogni caso non mi sento di sconsigliarne la lettura, è comunque un libro, e i libri vanno letti.
Voto: 2 / 5

Giancarlo (01-03-2008)
Una brutta storia, costruita mescolando luoghi comuni e improbabili esistenze. I personaggi sono solo negativi e agiscono male anche quando vorrebbero far del bene; l’umano desiderio di riscatto che li anima sfocia solo in negatività ancora maggiori e alla fine sinceramente incredibili. Un libro che va al di là del pessimismo: dilaga nella bruttezza totale. Unica nota ridicola è il riferimento di padre Spartaco alle apparizioni di Medjugorie nel 1970, con 11 anni di anticipo! Non male come mancanza di cultura generale, soprattutto per un libro che pare essere stato iniziato nel 1987, quando per sentire parlare di Medjugorie bastava leggere i giornali.
Voto: 1 / 5

Sasso (19-02-2008)
Pessimo. Triste e drammatico, senza però dare emozioni. Leggerlo è stato come leggere la cronaca nera di un qualsiasi quotidiano.
Voto: 1 / 5

l-paoletto paolettol@yahoo.it (04-01-2008)
Discreto libro e bella descrizione dell'Italia anni '70.Storia un po' triste.Ben descritti i personaggi e stroria drammatica
Voto: 3 / 5

NADIA3 (05-11-2007)
Veronesi doveva essere proprio arrabbiato col mondo per scrivere una storia cosi truce e violenta ,in cui non si salva nessun personaggio: tutti brutti,sporchi e cattivi.Dopo Caos calmo mi aspettavo qualcosa di simile e invece inorridivo leggendo ogni pagina e lo odiavo per il disgusto che mi provocava.Ho finito questo libro con una sicurezza per il futuro:starò molto attenta a non farmi più attirare da libri di questo scrittore, a meno che non ritorni a produrre opere liriche e profonde come le precedenti.
Voto: 1 / 5

paola (28-10-2007)
Premesso che consiglio a Vinicio Capossela di ribellarsi contro Veronesi per l'utilizzo del titolo di un suo bel pezzo per questo libro noiosissimissimissimo... e pensare che Caos Calmo mi ha fatto impazzire... che delusione immensa...!
Voto: 2 / 5

Tempesta (31-08-2007)
premetto che ho letto questo libro (come a volte mi capita) perchè attratta dal titolo...che poi però ha deluso le mie aspettative. Scorrevole la lettura, ma per il resto la storia lascia un po' a desiderare. Visto che questo è il primo libro che leggevo di questo autore spero tanto che gli altri siano migliori. Sconsiglio l'acquisto.
Voto: 2 / 5

armando armapobis@yahoo.it (28-07-2007)
Sandro Veronesi è un autore importante della letteratura italiana, e ha scritto fin qui romanzi molto riusciti. "Brucia Troia" però è qualcos'altro: lo stesso scrittore, in una nota introduttiva, ci fa sapere che si tratta di uno di quei libri rimasti vent'anni nel cassetto, periodicamente tirati fuori per qualche modifica, e poi nuovamente lasciati ad aspettare. A parte tutto, spicca nel libro una marcata simbologia che probabilmente è la chiave del romanzo. Tutto, ad esempio, ruota intorno al fuoco, che trascina nel suo impeto distruttore il sogno esaltato del religioso e il miraggio di cambiare vita del giovane sbandato, e qui sta la vera sutura dei due percorsi narrati nel libro: la fine di una speranza e di un mondo, non per caso forse situata nell'anno 1970, quando anche la società italiana perde la sua ingenuità per entrare in un decennio complesso e conflittuale. All'ombra di questa forte valenza simbolica il libro ha però fasi disuguali: a pagine di grande forza, narrate con tono asciutto e aspramente realistico, si alternano momenti meno riusciti, come se la materia imponesse all'autore uno stile non suo per aderire meglio ai propri personaggi. Nonostante questo, "Brucia Troia" ha il merito d'insinuare un dubbio niente affatto banale sull'Italia di ieri e quella di oggi: il fuoco "purificatore" della modernità che ha ridotto in cenere quei sogni e quelle visioni, ormai logori, ci ha lasciato in eredità un paese migliore o soltanto più disperato e cinico? Veronesi non risponde, ma forse il senso del suo romanzo, così atipico e urticante, sta proprio in questo interr sospeso che agita i nostri fantasmi e che, sicuramente, Pier Paolo Pasolini avrebbe fatto suo. (Dal sito "AltreMuse")
Voto: 3 / 5

Leo Perutz (06-07-2007)
Il romanzo e' abbastanza deludente. Ad una prima parte gravida di premesse ricche e interessanti segue una seconda che si trascina disperatamente sino alla fine. E' ammirevole il tentativo di Veronesi di raccontare l'eclissi di un mondo, di quella fascia di sotto-proletariato urbano che popolava quasi tutte le grandi citta' italiane industrializzate sino all'inizio degli anni settanta. Ma l'autore non riesce ad andare oltre l'intento. Abbiamo solo un pochino di realismo di maniera, tirato avanti a strattoni, usando gatti squartati, baraccopoli, mignotte disfatte e poco piu'. Non c'e' lirismo, drammaticita' pulsante e senso della conclusione nella fine dei personaggi. Essi, una volta costruiti incedendo in centinaia di dettagli, spesso inefficaci, scompaiono come ombre comprimarie, lasciando un senso di attesa e di interrogazione in chi legge. Non scomoderei Pasolini in paragoni arditi. Veronesi ha certamente letto e mandato quasi a memoria "Una vita Violenta" ma non sono sufficienti 4 baracche ed una fogna a cielo aperto per ricostruire i realismi e le cure filologiche pasoliniane. E come paragonare poi l'iper-realistico e struggente «...tossì, tossì... e addio Tommaso» finale pasoliniano con la logorroica telecronaca della trita Italia-Germania 4-3 con la quale Veronesi incorona la fine di Morgante e Miccina? C'e' inoltre un abuso dei tempi grammaticali nel romanzo. L'imperfetto narrativo (aveva, faceva, andava) dilata le azioni e le rende consuetudini; leggendo si ha cosi' la sensazione che trascorrano anni, che duri un intero decennio questo 1970 mentre alla resa dei conti ti accorgi essere passate solo poche settimane. Questo processo, ripetuto piu' volte, alla fine stanca, debilita il lettore. Come ammiratore di Veronesi sono molto deluso, forse non avrebbe fatto male al Morgante, al Miccina e a Padre Spartaco rimanersene altri 2-3 anni nel cassetto. Vorrei sbagliarmi ma questo e' un romanzo che non lascera' traccia.
Voto: 2 / 5

Davide D. (03-07-2007)
Vent'anni ci sono voluti per scrivere questo libro ma alla fine la montagna ha partorito un topolino. Brutta e banale la trama, poca la fantasia e non mancano strafalcioni lessicali come il Mar Rosso che "seppellisce" gli Ebrei invece di sommergerli.....insomma, decisamente da evitare.
Voto: 1 / 5

Sandra (02-07-2007)
In una sola parola DELUDENTE. Un bravo scrittore e probabilmente un editore che voleva a tutti i costi un libro entro l'anno... ed ecco il risultato.
Voto: 2 / 5

roberto bobbio (22-06-2007)
Che crollo da caos calmo! Si vede che l'aveva nel cassetto e non osava pubblicarlo. Troppo crudo e pasoliniano (anzi davoliano), con un bell'attacco ala chiesa che fa vendere più copie, ma che non arricchisce la storia.
Voto: 2 / 5

giovanni (12-06-2007)
Romanzo dalla gestazione epica (20 anni) che rappresenta con crudeltà e semplicità una storia di degrado dove non c'è redenzione per i protagonisti. Scritto bene, si legge con buona soluzione di continuità. Non spicca.
Voto: 3 / 5

minoilgallo (30-05-2007)
Davvero un bel libro! Simpatico, nella sua crudeltà. Personaggi grotteschi che ti strappano più di un sorriso, ma nello stesso ti fanno riflettere. Un testo leggero, che scorre fluido e veloce, niente a che vedere con "caos calmo", dello stesso autore ricorda molto "la forza del passato". Mi ricorda Ammaniti. Consigliato.
Voto: 4 / 5

sundancekyd (23-05-2007)
(Segue) Questo romanzo è il manifesto dell'idea di romanzo, e di letteratura, di Veronesi, quella che lui propugna sempre quando scrive romanzi, o parla del romanzo come patria, come territorio vergine, come tassello di una prateria dell'anima, sconfinata e incontaminata, dove lo scrittore puro cavalcherà sempre. Anche dopo, nell'ombra grigia che spazza con brezza lieve i campi elisi, quando camminerà nutrito solo di pace. E' pazzesco come l'ardore incandescente, che è un fatto ingombrante, sparso per tutto il romanzo, non rivesta per il critico nessun valore se non di accidente casuale. Eppure il rogo è un'immagine ricorrente. Il romanzo è un susseguirsi di roghi, e di rogo periranno i loro principali appiccatori - in una sequenza catartica: strumenti elementari di narrazione, rudimenti di letteratura, che il critico salta a pie' pari andando a perlustrare altrove in cerca di tracce esoteriche. Il colmo!, semplicemente.
Voto: 5 / 5

Benedetta benedettacolella@supereva.it (21-05-2007)
La gestazione sofferta (addirittura venti anni di elaborazione) dona al romanzo il fascino della genialità, soprattutto nei progetti apocalittici del prelato e nell’ansia quasi metafisica con cui il fuoco è celebrato, ma lo grava di una stesura non perfettamente omogenea e a tratti caotica, con una serie di spunti rimasti inesplorati e una miriade di personaggi secondari probabilmente destinati, in origine, a ruoli di maggior spessore. In sostanza, è un convincente affresco sugli equilibri (e squilibri) che condizionano la fede, tragicamente confinante con lo squallore della vita degradata delle periferie senza legge né amore.
Voto: 4 / 5

sundancekyd (17-05-2007)
I critici sono una iattura. Certe volte mi paiono astrologi. Quasi mai colgono ciò che pure sta sotto i loro occhi. Per forza! Sono troppo presi a risolvere indovinelli. Sono tutti immersi nelle loro elucubrazioni. Nei loro brodi primordiali dove mettono a stufare tutte le frattaglie che riescono a raccattare in anfratti balordi noti solo a loro. Questo romanzo di Sandro Veronesi, BRUCIA TROIA, del quale è nuovissimo solo il titolo - mutuato da un pezzo recente di Vinicio Capossela, è un romanzo puro. E' puro perché come sempre per questo scrittore è un romanzo letterario, lavorato molto sul piano linguistico, poetico, simbolico, pindarico, della metafora, dell'analogia, dell'ellisse, dell'indagine esistenziale. E' puro perché non è un romanzo giovanilista, e neppure una parodia di romanzo (come una perenne citazione di genere): è un romanzo GIOVANE, concepito con cuore puro quando l'autore era poco più che ventenne, e tutto maturato al riparo da contaminazioni esterne (graziaddìo) come un fortino corazzato, in cui di quella sincerità di partenza nulla è cambiato. Ma questo è il segreto della letteratura vera, grande, intramontabile - ma è anche il segreto di Pulcinella: cosa c'è veramente da sapere? Diciamoci la verità: l'uscita di questo romanzo che torna dal passato sta a CAOS CALMO come l'ultima frase (E adesso passatemi Lara) sta all'intera impalcatura di CAOS CALMO medesimo. E' una zampata micidiale, un colpo di coda di scorpione, una mossa del cavallo che spazza la scacchiera e riporta tutto a zero, alle posizioni di partenza, al vigore puro del signore incontrastato del gioco (lo scrittore puro e incorruttible), per vincere la partita ripristinando anche lo status che le vicende della Storia hanno fatto rotolare verso deviazioni pazze. Non è una questione di una diversa complessità da andare a scovare nell'archeologia della scrittura di Veronesi - questo romanzo è il manifesto della sua idea di romanzo, e di letteratura.
Voto: 5 / 5

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