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Scurati Antonio - Una storia romantica |
1848. La rivoluzione infiamma l'Europa. Milano insorge contro la dominazione austriaca. In soli cinque giorni un popolo conquista la libertà, una nazione nasce, un uomo e una donna si amano perdutamente. Per farlo, tradiscono tutti, rimanendo fedeli soltanto a se stessi, alla terribile purezza di un sentimento assoluto. 1885. Il senatore del Regno d Italia Italo Morosini riceve un manoscritto anonimo. Quelle pagine, con la violenza del rinculo di una fucilata, lo sospingono indietro di quarant'anni, al momento fatidico in cui un manipolo di giovani male armati alzò le barricate per le strade di Milano e sconfisse l'esercito più potente del mondo, abbattendo a sassate l'aquila dell'impero asburgico. Ma in quelle pagine si racconta anche la bruciante passione d amore che travolse la bella Aspasia, allora musa della rivolta, ora fedele e remissiva moglie del senatore. In un mondo invecchiato, in un'Europa insanguinata dal terrorismo anarchico, quando tutte le illusioni sembrano perdute e tutte le passioni spente, il destino picchia alla porta per la resa dei conti. Intrecciato a un potente quadro del nostro Risorgimento - l'epoca più eroica e dimenticata della nostra storia - ambientato e scritto come un romanzo ottocentesco, "Una storia romantica" parla in realtà di noi, di come, straziati da una dolorosa precarietà sentimentale, siamo condannati a vivere tra le rovine di un mondo che sognò gli ideali e gli amori assoluti.
| La recensione de L'Indice |
 Perché Una storia romantica può essere considerata un interessante fallimento? Facciamo la tara delle tante discussioni che sono legate all'autore, Antonio Scurati, intellettuale non incasellabile e spesso, come si dice sempre, "scomodo", e cerchiamo di isolare alcuni nuclei fondamentali dell'operazione. In effetti, Una storia romantica è prima di tutto un atto volontaristico: Scurati sa che la narrativa attuale è, per molti aspetti, in un vicolo cieco, e già nel suo La letteratura dell'inesperienza (Bompiani, 2006) sosteneva, dopo un'analisi basata su Benjamin, Debord e altri, che lo scatto verso un racconto integralmente storico poteva consentire di superare molte contraddizioni a suo parere insanabili, a cominciare dalla (supposta) perdita totale dell'esperienza vissuta. La prosecuzione del saggio, che a questo punto dobbiamo considerare quasi una poetica, è appunto costituita dal racconto di secondo grado della sublime storia d'amore, nel bel mezzo delle Cinque giornate di Milano, tra il nobile Jacopo Izzo Dominioni e la bellissima Aspasia, di origini non nobili (nonostante il nome) ma perfetto "oggetto del desiderio" nel culmine della rivolta. La trama, ricavabile attraverso i canonici espedienti del manoscritto ritrovato, dello scambio epistolare, insomma del montaggio semplice di frammenti "veritieri", è ovviamente un pretesto. Scurati deve puntare all'assoluto perché ai gesti dei suoi eroi, e in specie al loro Amore, "è dovuta una catastrofe essenziale, non una morte qualunque". L'assoluto sarebbe insomma la risposta alla vacuità del vivere, a quell'inessenzialità ormai completa, all'inesperienza del mondo come condizione collettiva. Per ottenere il suo assoluto, Scurati si basa su due princìpi. Da una parte, ogni aspetto della tradizione letteraria, artistica e culturale può in genere essere recuperato e impiegato per sottolineare il sublime del racconto non però per generarlo, perché il sublime in Una storia romantica non sta nelle parole, ma nel loro alone, nel loro essere portatrici di risonanze e quindi ri-creatrici. Da un'altra parte, siccome tutto questo potrebbe confondersi con un'operazione postmodernista alla Eco, ne viene sottolineata in un paratesto conclusivo (ma mai dentro il testo) la voluta falsità, che però dovrebbe in qualche modo garantire la bontà del fine: si possono citare assieme Foscolo e Mogol, Hugo e Battiato, Tolstoj e Mia Martini, filosofi, storici, creatori di slogan ecc., purché si tenga presente che tutto mira alla recherche de l'absolu. Ora, è vero che il postmodernismo (se vogliamo usare questo termine in un'accezione ampia ed epocale) non è per Scurati lo stesso concetto che vale per Eco: quest'ultimo ha fondato il suo modello, poi largamente imitato, sull'ironia che doveva occultare un sostanziale nichilismo; Scurati, e chi tenta operazioni similmente "integraliste", crede che il nichilismo sia il punto di partenza ancora attuale per ogni viaggio letterario, che però deve mirare alla ricostruzione di miti, al tragico in un'epoca che lo ha disintegrato, e così via. Ma purtroppo, il romanticismo (il mito in genere) è come il coraggio per don Abbondio: uno, da solo, non se lo può dare. Ecco, a mio parere, lo snodo decisivo. L'operazione di Scurati è appunto un tentativo di ridonare pienezza a un immaginario che non costituisce un'autentica tradizione, ma un insieme di superfetazioni dei desideri. Dimenticando del tutto la grande lezione del Girard di Mensonge romantique et vérité romanesque, Scurati procede come se fosse possibile, oggi, creare un falso totale di secondo grado che abbia lo stesso effetto di un falso di primo grado, alla Byron (che però, poi, a morire in guerra ci andò davvero). Scurati, cioè, considera la letteratura più in alto della storia, e considera la tradizione come un valore perenne, e non come un bene di cui ci si deve continuamente riappropriare nel nuovo. Ma come? Facciamo un exemplum fictum. Se Don DeLillo dichiara, come ha fatto, che gli attentati dell'11 settembre costituiscono un evento in cui si ricreano le condizioni epiche e tragiche dell'antichità, non è che poi si mette a scrivere una tragedia classica ambientata in un aereo in mano a un dirottatore. La sua visione tragica ed epica è già tutta nel montaggio astratto di casi grotteschi e insieme reali di Underworld. Per parlare dell'11 settembre, se vorrà, dovrà trovare forme analoghe, che riprendano la tradizione ma non in modi tradizionalistici. Qui invece sta il limite di Scurati, che dapprima ha proseguito sulla strada segnata da Nietzsche, Dostoevskij o Camus, e ora mira direttamente al sublime non-mediato, supponendolo fondativo del sublime diffuso. È un limite che si può riscontrare in tanti altri tentativi estremi, che Giuseppe Genna, in un suo intervento su "Carmilla on line", individua bene, salvo poi evitare di esaminarne i difetti. Con Una storia romantica non si cambia il rapporto attuale fra letteratura e realtà, che non è, come invece recenti dibattiti organizzati proprio da Scurati porterebbero a credere, un rapporto speculare o lineare. Occorrono tentativi ben più complessi per interpretare le movenze profonde del tragico o dell'epico oggi: non che non ci siano (io personalmente ho cercato di indicarne diversi nel mio Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo), ma di certo non narrano una storia volutamente e perdutamente romantica. Alberto Casadei |
Recensioni 1 - 20 di 22 recensioni presenti. Media Voto: 2.5 / 5Libricciola elisa.rosmino@libero.it (08-03-2010) Cercavo un romanzo storico... Invece mi è sembrato di leggere il copione di uno sceneggiato televisivo!Prolisso e stucchevole: personaggi privi di spessore, dialoghi artificiosi e situazioni stereotipate hanno rovinato un'interessante quadro storico. Girerò alla larga da Scurati ( e per nessun motivo mi farò più prendere per il naso da una copertina). Voto: 2 / 5 |
Liz (30-01-2010) Probabilmente erano sbagliate le mie aspettative, sta di fatto che l'ho trovato prolisso, scritto in modo pesante e che racconta una storia noiosa, certamente non incalzante o avvincente. A mio parere è il classico libro che una volta iniziato ci si propone di finire per lo sfizio di non lasciare le cose a metà, non certo per il gusto di conoscerne il finale. Voto: 1 / 5 |
giulia (20-09-2009) No, caro Scurati il tuo libro non mi è piaciuto per niente. Voto: 1 / 5 |
Poalo (09-09-2009) Ho letto il libro in ferie, con notevoli pause dovute all'assopirsi e riprendersi con il pesante libro inclinato, all’inizio un po’ mi addormentavo. Poi l'interesse cresceva sia per il romanzo nel romanzo, sia per i forti sentimenti, sia per la parte storica (mi ha aperto la testa sul risorgimento). Secondo me la cosa più bella sono gli incontri con i pittori e le descrizioni dei quadri di quel periodo, quello con Silvestro Lega con la voglia di toccare il suo "Mazzini morente" mi ha fatto venire i brividi. Grazie a Scurati per il bel libro. Voto: 5 / 5 |
Emanuele (30-09-2008) Un bel libro da consigliare per la fluidità con cui scrive Scurati con l'alchimia della Storia nei suoi più svariati campi.E'impressionante l'eco di rimando che produce mentre lo si legge scoprendo poi alla fine i singoli tasselli del mosaico che lo compongono. Per le critiche sulla pornografia penso che si commetta lo stesso errore che si è fatto con CARAVAGGIO.Grande SCURATI attendo il prossimo. Voto: 5 / 5 |
Maria (07-07-2008) Sto ultimando faticosamente la lettura di questo libro. Sono rimasta delusa per la mancanza di "sturm" che, visti i temi trattati, ci stava tutto, ma anche perchè ero rimasta notevolmente colpita dalla precedente opera di Scurati "Il Rumore sordo della Battaglia" in cui non solo c'è maestria poetica e lessicale, ma impeto, sangue e nervi, personificati da eventi e personaggi memorabili.
Una Storia Romantica nella sua faciloneria e autoreferenzialità vorrebbe esplicitare riflessioni filosofiche troppo intrappolate da un pensiero pragmatico fin troppo annoiato e confuso. Voto: 1 / 5 |
Giorgia (06-07-2008) Secondo me l'autore ha scelto il titolo "Una Storia Romantica" non tanto per sottolineare l'amore fra Jacopo e Aspasia, ma per mostrare che la storia narrata si svolge nell'epoca del Romanticismo. Credo che lo scopo di Scurati fosse dare al titolo un doppio senso, affinchè il lettore possa interpretare come più preferisce. Voto: 4 / 5 |
margherita cuneo (05-07-2008) Un libro di una pesantezza micidiale,sia nello stile per nulla scorrevole che nella vicenda tirata per le lunghe in modo irritante.Per fortuna l'ho preso in biblioteca,altrimenti sarebbero stati soldi spesi proprio male! Voto: 1 / 5 |
Nadya (27-06-2008) Il problema del libro “Una storia romantica” non è nel plot che sa di fiction, nè nei temi trattati, l’amore, l’eroismo,la patria, la passione, ma nella sciatteria della narrazione, nella banalità della forma, nell’imperversare del luogo comune.
La prosa di Scurati sta a metà tra i racconti di “Confidenze” e un dannunzianesimo mal digerito. “Piena del proprio essere”, “lussuriosa solitudine”, “i seni gloriosi come un atto di carità cristiana…” che
“dicevano al carnefice: io ti perdono..,” C’è di che rallegrarsi una volta tanto, altro che dolersi, che gli italiani leggano poco … Ma c’è di peggio purtroppo. C’è Jacopo che capisce, vedendo Aspasia nuda in procinto di essere violentata, il senso delle raffigurazioni della patria, e gridando:”E’ lei, la patria!” si avventa contro i suoi aggressori. Il tutto è piuttosto ridicolo. Penso che si imponga una riflessione da parte delle case editrici(case editrici anche prestigiose pubblicano sempre più libri di livello modesto, attratti forse dalla speranza di catturare l’attenzione del pubblico proponendo prodotti facili o per vari motivi - leggi argomenti erotici o supposti tali-accattivanti ) e da parte degli scrittori, che dovrebbero puntare più in alto non accontentandosi di risultati mediocri ma sperimentando di più, mettendo in gioco la loro creatività con più impegno, impegnandosi e sporcandosi davvero con la vita, scartando le facili artificiose suggestioni tipiche delle scuole di scrittura per ricercare una cifra propria, autentica.
E a proposito di “film nel romanzo”, in “Una storia romantica”abbiamo anche il blooper: Scurati ci dice, e lo confermano varie descrizioni, che Aspasia nella sua vestizione non ha messo il corsetto, quindi…sotto il vestito niente:).Invece:”mentre lui si avvicinava con passo incerto,…la guardia le strappò il corsetto”! …Antonio, ma non ce l’aveva, il corsetto, è da mezz’ora che lo stai a dì, con tanto di “seni nudi che sfregano nella stoffa”, e capezzoli inturgiditi per il freddo…P
Voto: 1 / 5 |
kiki (20-05-2008) primo libro che ho letto di questo autore.
la storia è molto carina per nnt prevedibile,la seconda parte del libro un po noiosa tranne la fine....nn lo consiglio a chi cerca una storia monotona e stupida tipica dei libri di moccia Voto: 4 / 5 |
Giorgia (06-05-2008) La storia è molto carina e ben pensata, i personaggi sono descritti meravigliosamente. Solo ho trovato un po' pesante la lettura dei capitoli che trattavano la parte storica, in cui veniva descritto il comportamento di ogni singolo abitante di Milano. Per il resto il libro mi è piaciuto molto, soprattutto per le varie citazioni di filosofi e scrittori che riconoscevo durante la lettura (come Baudelaire, Nietzsche o Chateaubriand). Credo inoltre che Scurati abbia svolto un ottimo lavoro riguardo alla vasta documentazione, perciò si merita un voto alto! Voto: 4 / 5 |
would-be writer (03-04-2008) L'INNEGABILE PERIZIA LETTERARIA DI ANTONIO SCURATI SEMBRA ESSERSI SCONTRATA CON L'ANSIA DI COMPIACERE UN PUBBLICO AVIDO DI SANGUE E DI PORNOGRAFIA. UN PERIODO IMPORTANTE PER LA STORIA DEL NOSTRO PAESE, QUALE LE CINQUE GIORNATE DI MILANO, GLI IDEALI DI LIBERTA' E DI INNOVAZIONE, SONO ADOMBRATI DALLA BASSEZZA DI DESIDERI CARNALI E DI STERILITA' SENTIMENTALE. ALTRO CHE ROMANTICISMO! IL ROMANZO E' QUASI UN'OFFESA AI NOSTRI ANTENATI CHE HANNO DATO LA VITA PER LA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE, E LA LORO MEMORIA NON MERITA AFFATTO DI ESSERE ASSOCIATA A TANTA PERVERSIONE. LA STORIA E' FONTE DI ISPIRAZIONE PER MOLTI SCRITTORI, ED HA OFFERTO SPUNTI PER GRANDI OPERE ISTRUTTIVE, NON DISTRUTTIVE, COME IN QUESTO CASO. IO, LETTORE APPASSIONATO E ASPIRANTE SCRITTORE, MI RIBELLO A QUESTO TIPO DI LETTERATURA CONTEMPORANEA CHE RICERCA LO SCANDALO A TUTTI I COSTI, ANCHE A QUELLO DELLA QUALITA' STESSA DELL'OPERA. Voto: 1 / 5 |
ant lomell@libero.it (25-03-2008) Secondo me la parte storica non si miscela per niente con la parte romantica. Tentativo encomiabile di riportare in auge i valori risorgimentali ,che in Italia sono messo in secondo piano da pseudo valori leghisti, no global, etc. Manca l'acchiappo forte, è un libro con pause dispersive Voto: 2 / 5 |
Sarah saraconlh@libero.it (25-02-2008) non riesco a finirlo, mi mancano circa trenta pagine, ma non riesco ad andare avanti, non mi preso, troppo distaccato, troppo asettico, non l'ho trovato romantico, ho letto troppo sesso che non ci stava, molto approssimativo in momenti che potevano essere descritti con maggior intensità, a mio avviso troppo freddo.
non lo consiglio Voto: 1 / 5 |
junior86 (17-02-2008) L'ennesimo romanzo contemporaneo appesantito da una (gratuita) oscenità. Assolutamente privo di umanità e di spirito. Antonio Scurati ha un talento straordinario che, in questo caso, non è stato impiegato in modo costruttivo. Peccato. Voto: 1 / 5 |
silvia (07-01-2008) Al di là del titolo, putroppo, ho trovato questo romanzo assolutamente privo di romanticismo. E' un testo freddo, che non riesce a comunciare emozione, se non tre o quattro volte nelle sue quasi 600 pagine. L'argomento rimane interessante, ma non c'è passione. Una prosa troppo aulica, non scorrevole, scostante e non coinvolgente. Davvero un peccato, le premesse c'erano tutte. Voto: 1 / 5 |
fabio fabio.sea@tin.it (04-01-2008) Sono principalmente due le cose che mi hanno colpito nella lettura del libro.La prima,molto interessante, è il viaggio introspettivo che le emozioni dei protagonisti inducono nel lettore, anche avvalendosi di descrizioni crude ma molto efficaci. Il Risorgimento fa da sfondo ad emozioni e sentimenti senza tempo. La seconda è il modo di scrivere di Scurati che, oltre a denotare una raffinata conoscenza della lingua italiana, racconta la storia senza troppi fronzoli o pedanterie inutili. Da non perdere. Voto: 5 / 5 |
Silvia (19-11-2007) A me questo libro non è dispiaciuto affatto. Certo, non lo si può definire un'opera storico/storiografica, ma questo lo precisa già l'Autore. E' una storia ben scritta, che ha come teatro il Risorgimento e i primi anni dell'Italia Unita, e racconta le vicende e vicissitudini della Milano insorta, e di un gruppo di persone che si sono battute per la libertà, che si sono innamorate, illuse, e disilluse in seguito, purtroppo. Che però hanno aiutato il nostro Paese a rinascere, ad essere uno Stato. Voto: 3 / 5 |
Susanna (11-11-2007) Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto: scritto magistralmente,intenso,emozionante,e con nozioni storiche reali e interessanti.Le cinque giornate di Milano incorniciano una coinvolgente e commovente storia d'amore e di amicizia. Da leggere assolutamente! Voto: 5 / 5 |
silvia (10-11-2007) sono d'accordo con gli altri recensori, sono un'appassionata di storia dell'Ottocento e purtroppo ho trovato questo romanzo un'operazione di dissezione molto fredda, e anche molto noiosa. Un'occasione sprecata! Voto: 2 / 5 |
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