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Perotti Simone - L' estate del disincanto | Sicilia, giugno 1943. Notte. Il libeccio sembra voler sradicare il soffitto della taverna. Il vecchio Altomare pronuncia tra sé vaticini tempestosi mentre, senza neanche toccarlo, muove un bicchiere sul tavolo, sotto lo sguardo incredulo dei ragazzi. La bella Maria, mezzo svestita, passa tra i tavoli in preda allo sguardo dei marinai. Le scariche elettriche del cielo si mescolano ai boati dei cannoneggiamenti. Gli Alleati stanno attaccando? L'aria è elettrica. Qualcosa sta per compiersi. Come emerso dal nero del fortunale, appare il Corsaro. La sua barca misteriosa è giunta dunque all'ormeggio! Si racconta che quel contrabbandiere nasconda nella sua stiva le teste mozzate dei propri nemici... Nino e Garbo decidono di rompere il muro della paura, ma salendo a bordo andranno incontro al loro tragico destino... Quel che segue è prigionia, fuga, ritrovamento, assalto, terrore. Uno dei protagonisti, al compiersi di quella lunga rotta verso l'ignoto, troverà ad attenderlo la morte. Altri incontreranno l'amore. Nessuno salverà l'incanto della propria fanciullezza.
Media Voto: 4.6 / 5pernav27 (14-02-2010) come scritto da un siciliano vero. bellissimo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Susanna Bonaventura susanna2303@virgilio.it (02-12-2008) Trovo che L’estate del disincanto di Simone Perotti, sia un libro particolare: scritto oggi con un linguaggio di ieri. Iniziando la lettura, infatti, mi hanno subito colpito le scelte lessicali dell’autore che ha utilizzato nella narrazione un’insieme di termini e immagini d’altri tempi. Una decisione studiata, ricercata, non certamente venuta a caso che, immagino, abbia richiesto a Perotti approfondite ricerche per non rischiare di lasciare al lettore l’amaro retrogusto di un lavoro fatto a metà. Sicuramente, a mio avviso, l’autore ha centrato quest’obiettivo.
Ma un romanzo non è fatto solo di lessico.
Analizzando altri aspetti, ho rilevato che molto di più poteva essere fatto. Ho avuto, infatti, l’impressione che l’enorme lavoro svolto nella ricerca di un lessico particolare abbia esaurito le forze destinate complessivamente all’esecuzione del romanzo.
Ne L’estate del disincanto ho faticato a trovare un’alternanza di ritmo: tanti (troppi?) flussi di pensiero e pochissimi dialoghi. Se teniamo conto del linguaggio particolare utilizzato, questo secondo me ha caratterizzato la lentezza di lettura di questa storia.
Se potessi esprimere un’opinione in merito, suggerirei l’autore di mantenere la scelta lessicale (molto bella e ben riuscita) alleggerendo la lettura del il testo con l’inserimento di dialoghi funzionali a sostituire quei troppi brani descrittivi, mantenendo i flussi di pensiero per esprimere i timori e i desideri dei protagonisti. Inoltre passerei più velocemente vicino ai personaggi di contorno, senza quasi sfiorarli, utilizzando le parole risparmiate per soffermarmi su quelli principali. Un esempio di personaggio che “ho visto” è quello di Pigugìn, il vecchio marinaio amico di Altomare tutto preso nella foga di intrattenere il suo pubblico con i suoi racconti.
Riassumendo, ho trovato L’estate del disincanto un libro con buoni spunti di riflessione ma di non facile lettura.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Riccardo (08-11-2008) Leggo molti libri che abbiano tema marinaro e con questa specifica ho scelto L'estate del Disincanto. Lo trovato un testo scritto in modo eccelso, termini desueti ed insieme preziosi, una capacità descrittiva che emoziona. E' di emozioni che il libro parla; Perotti riesce a rendere il periodo e la condizione dei soggetti con la stessa sintonia di un orchestra.
Il quadro viene dipinto con colori e dettagli che lentamente costituisco l'insieme in modo chiaro e naturale senza stonature. Il mare e la navigazione fanno da panorama e le vicende della terra ferma, sono "diluite" come solo da una barca possono risultare.
Suggerisco questa lettura anche a tutti coloro che volessero rendersi realmente conto della condizione dell'Italia nei giorni del armistizio, delle reali condizioni di un conflitto:
"Ecco cos'era la guerra! Non le canzoni baldanzose degli avanguardisti, non le intimazioni ai nemici, non gli inni nazionalistici e patriottici! Dov'era finito il coraggio strafottente dei giovani volontari?"
Il testo è scorrevole si legge tutto d'un fiato, si fatica a riporre il libro per non interrompere quel bel racconto avvincente: sentimenti, tradizioni, vita comune, tutto magistralmente miscelato nel contesto del piccolo paesino di Cannacini durante le giornate che precedono l'armistizio.
Coi cenni della vita dei personaggi si ritrova parte della storia dell'italiano della prima metà del 900. Riesce poi a rendere i nostri comportamenti caratteristici in modo chiaro, senza proferire un giudizio, ma presentando le tinte fosche o la luce solare al lettore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simone simone.agagliati@fastwebnet.it (14-05-2008) Un bellissimo spaccato della nostra bell'Italia verso la fine della II guerra. In particolare magnifiche descrizioni della Sicilia e della Sardegna. Mi è sembrato di rivivere in parte i racconti di mio nonno che, imbarcato su navi della Marina Militare ha vissuto e mi ha trasmesso queste emozioni. Bellissime le sensazioni trasmesse per quanto riguarda la conduzione di un veliero che, mi hanno fatto ricordare le emozioni delle mie prime volte a bordo di una barca a vela, quando tutto mi sembrava così oscuro e misterioso con nomenclature dal sapore antico e unico. Un libro che consiglio a tutti i lettori perchè non lascia un attimo di respiro e porta alla ricerca di ogni momento libero del nostro tempo per continuare l'avventura con gli originali protagonisti di un magnifico romanzo d'avventura. Da non perdere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maurizio crispi maurizio.crispi@gmail.com (27-04-2008) Non a caso, il bel romanzo di Perotti ha tra le sue "soglie" la mini-recensione di Bjorn Larsson, grande scrittore d'avventura nel senso moderno del termine. Non a caso, Larsson lo colloca tra Stenvenson e Salgari, affermando che in più - è condito dai forti sentimenti dell'amicizia adolescenziale (tanto più forte in quanto trae radici dai giochi condivisi dell'infanzia) e dalla scoperta dell'amore.
Quella di Perotti è una bella storia di iniziazione che si svolge in una cornice di tragici e grandiosi eventi, alla fine della II guerra mondiale nello scenario marittimo del Mediterraneo, ma gli ingredienti del romanzo d'avventura, le fughe a vela, il confronto con la tempesta, i personaggi loschi e minacciosi (il Corsaro), "magici" (la nonna di Maria e la stessa Maria) e dal passato avventuroso e strano capaci di raccontare molte storie affascinanti - storie nelle storia - ci sono proprio tutti.
Molto modernamente - la storia di Perotti è anche un romanzo d'iniziazione - un "bildungsroman" nel senso più autentico del termine: la descrizione vivida ed intensa della transizione di Galbo, Nino e Maria dalla spensieratezza dell'infanzia all'adultità, attraverso un vero e proprio rito di passaggio, drammatico e ardimentoso (dall'esito, sino all'ultimo incerto, come tutti i riti di passaggio). Attraverso questo transito periglioso (al contempo ricco ed affascinante) i tre scopriranno il significato forte ed intenso dell'amicizia (che trae la sua fondazione dai giochi condivisi e dalla complicità dell'infanzia) e dell'amore, ma potranno anche intraprendere con vigore (con l'acquisita consapevolezza della fondamentale incertezza di tutte le cose) il loro viaggio attraverso la vita.
"Cosa ci spinge avanti, se conosciamo la fine? Nel mare, come nella vita, i segni durano poco. L'acqua poi si richiude, e le cose non sono state mai state. Restano soltanto i racconti".
D'un racconto straordinario ci ha fatto dono Perotti, intriso di tutte le cose che conosce della marineria e che sono indubbiamente la sua grande passione Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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