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Houellebecq Michel - La ricerca della felicità | Cos'è la felicità? È possibile in questo mondo? Come la si raggiunge? A queste domande risponde questa raccolta di riflessioni e poesie in cui Houellebecq delinea un metodo per restare vivi, sopravvivere, colpire là dove si può (e si deve). Col suo solito sguardo feroce, Houellebecq ci racconta la quotidianità e la letteratura, l'incanto del cinema (specie del cinema muto) e la stupidità di certi poeti, senza censurarsi mai. Ne esce un paesaggio in controtendenza con i venti e le maree delle mode, lo spaccato di una quotidianità molto contemporanea e molto urbana, in cui la solitudine trionfa ma in cui comunque non si può rinunciare: non alla ricerca della felicità.
| La recensione de L'Indice |
 Incuriosisce il titolo di questa novità Bompiani, visto che l'autore ci ha abituato alla sua visione dell'esistenza come "sofferenza dispiegata", dove perfino "il nulla vibra di dolore''. All'interno molti inediti per il lettore italiano. La realtà è la solita, "gabbia laboratorio", e l'individuo, un po' alla Truman Show, molto cavia e "pedina". Lo sfondo grosso modo quello di Le particelle elementari: metropoli globali, immense "ragnatele" e soprattutto quei luoghi non luoghi come ipermercati e posteggi, scenari di una socialità negata, in cui si consuma l'angoscia di riti collettivi svuotati. Insomma Houellebecq, la sua rivisitazione "epica" del reale, con angeli che volano nella stanza, microbi, metallo, edifici vuoti che rimandano l'eco dei passi, quella sorta di gigantismo, horror vacui e senso di disperante catastrofe che è il mondo. Anche se "non abbiate paura, il peggio è passato, siete già morti". Tutto in modo più "caotico" del solito, come in un "pastiche" postmoderno. O, se si pensa ai suoi ricoveri in clinica psichiatrica, in certi deliri o negli incubi, in cui è la tessitura da cui non si riesce a uscire la sostanza e il pauroso del sogno. Houellebecq è lucido e consapevole, "secondo i medici sono il colpevole". Più che il contenuto del pensiero, scomodo, provocatorio e senza freni, è il flusso la cifra, qui più che nei romanzi. Anche perché nel libro, diviso in sezioni, come critico, saggista e poeta l'autore riesce a scavare e tessere associazioni, scarti, accumuli ed escheriane variazioni sul tema, spostando piani e cambiando linguaggi e prospettiva. "Il luogo magico in cui la parola è canto non esiste" come la felicità "ma noi camminiamo verso di esso". Interviste, pensieri su Prévert un coglione , architettura, cinema, digressioni scientifiche, perfino un titolo come Costruire scaffalature fanno parte del cammino. Ancora di più i versi, "luminosi" nella loro crudeltà, dolenti, lirici o crudi fino alla sgradevolezza. Un io parla per e a nome dei poeti e dell'umanità, esorta con furia calma, in una sorta di allucinata ebbrezza, indica una via che è contraddizione, "aderite e tradite subito". L'autore è solo "di fronte all'ininterrotta presenza di sé": "nulla interrompe mai il sogno solitario che mi fa da vita". E ripropone all'infinito i dettagli di quella realtà frattale e matrigna che è il filtro della mente, specchio che lo chiude in una "non libertà" di sperimentare. Lui capovolge: "il mondo è sofferenza perché libero". Donne e uomini si "incrociano", fatti di saliva, cibo, secrezioni, attaccati a tubi, regolati da pulsioni e dall'arida chimica di neuroni e ormoni, la società è fantascienza e decadente deriva di tentativi abortiti. Nelle poesie sprazzi di quasi romanticismo, tentativi d'amore e la bellezza di musica, cieli, luce, natura, ma il ribaltamento è fulmineo: torna la "vecchia" mancanza di senso e via d'uscita e la "ri/scoperta" è dolore puro. In questa ontologia del non vivere e non rapportarsi, il procedere per spasmi de/strutturati del pensiero e conati non concede di approdare al reale, ma solo di "cercare", la felicità appunto, e molto altro. Un libro da leggere, magari in dosi omeopatiche, in cui si dice e si nega tutto, ma non è l'importante. La "necessità" è scrivere e fare poesia, un atto di "resistenza" totale e non rassegnata, tentativo non esaurito, che non lascia, in ogni caso, indifferenti. Laura Fusco |
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