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Scurati Antonio - Il bambino che sognava la fine del mondo

Il bambino che sognava la fine del mondo
Zoom della copertina
TitoloIl bambino che sognava la fine del mondo
AutoreScurati Antonio
Prezzo € 18,00
Prezzi in altre valute
Dati2009, 295 p., brossura
EditoreBompiani  (collana Narratori italiani)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
"Correte. Mio padre sta uccidendo mia madre". La telefonata arriva alla stazione di polizia alle due del mattino. A farla è un bambino biondo con due grandi occhi blu che fissano il vuoto. Ma la mamma gli toglie la cornetta dalle mani: non è vero, non è accaduto niente, suo figlio urla nel sonno, si aggira per la città nel cuore della notte, suo figlio è sonnambulo. È un bambino che, notte dopo notte, sogna la fine del mondo. Trenta anni più tardi, un terribile sospetto scuote una città del Nord Italia: i bambini di una scuola materna accusano gli adulti di azioni orribili. Ben presto, propagato da giornali e televisioni come una pestilenza del nuovo millennio, il contagio della paura si allarga all'intero Paese. Tutta l'Italia si sente minacciata dal Male. In molti cominciano a sussurrare il nome del Diavolo. È in atto una cospirazione diabolica o si sta scatenando una caccia alle streghe? Nella stessa città, un professore universitario disilluso, legato a una donna che ama ma dalla quale non vuole figli, viene sollecitato da un grande giornale a condurre un'inchiesta sul caso che spaventa l'Italia. Lui oppone resistenza. Ben presto, però, risucchiato dal gorgo della cronaca nera, dovrà scoprire quanto sia sottile la linea che separa la vittima dal carnefice, l'accusato dall'accusatore. E i terrori notturni di quel bambino che sognava la fine del mondo riemergeranno implacabili, almeno fino all'alba di una speranza.

La recensione di IBS
Antonio Scurati, nato a Napoli nel 1969, è uno degli autori più promettenti del panorama italiano. Editorialista de La Stampa e opinionista televisivo, è anche un ricercatore universitario impegnato, coordinatore del Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza e autore di saggi e romanzi di successo (il suo romanzo d’esordio Il sopravvissuto ha vinto il premio Campiello nel 2006). Un autore immerso nei temi del dibattito attuale, che utilizza i suoi numerosi registri linguistici per affrontare uno degli argomenti più impegnativi della contemporaneità. Attraverso un pastiche di cronaca, articoli pubblicati sulla carta stampata, fiction e autobiografia, Scurati scrive un romanzo dedicato al circo mediatico italiano e al suo modo, infantile ed ossessivo, di diffondere il panico nella società.
La metafora del bambino che sogna la fine del mondo è un mezzo per descrivere la prospettiva attraverso cui i mezzi d’informazione vedono la società contemporanea: il terrore, il Male assoluto, non viene considerato come un fatto, da comprendere e superare, ma come un elemento indipendente dalla nostra volontà, quasi virtuale, da subire passivamente.
Nella sua immaturità ed inadeguatezza il mondo dell’informazione non persegue affatto l’accertamento della verità, non è importante l’effettivo verificarsi di un evento, è sufficiente l’incubo che la sua fantasmagoria può suscitare. Così può accadere che in una tranquilla cittadina del nord Italia, come Bergamo, un gruppo di maestre si associno per violentare i propri scolari, mentre la tv diffonde il virus del terrore e della diffidenza indiscriminata. Sarà il protagonista – io narrante – di questa storia, professore e giornalista, a schierarsi per primo dalla parte di Marisa Comi, la mamma di una delle piccole vittime. Parteciperà a Matrix, la nota trasmissione televisiva dove vengono avanzate le ipotesi e ricostruiti gli scenari; Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa, lo incaricherà di dare notizia dei fatti sul quotidiano nazionale, mentre a Torino scoppia lo scandalo dei preti pedofili e a Bergamo una rom uccide con un colpo di ombrello una madre che la accusa di rubarle il figlio. Una giostra vorticosa di realtà e finzione, di cronaca e autobiografia, che lentamente si trasforma in una perfetta descrizione della genesi delle isterie collettive nel mondo contemporaneo. In questo impegnativo romanzo, i media generano i mostri di cui si nutrono, al punto che neanche lo sguardo lucido e implacabile dell’autore-protagonista riesce più a riconoscere i frammenti vaganti della realtà in frantumi.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 27 recensioni presenti.  Media Voto: 2.18 / 5

massarini rinaldo (12-12-2009)
Dalle distanze siderali degli scranni sentenziosi degli italici atenei,Scurati ci offre un romanzo a più dimensioni che nutre l'ambiziosa pretesa di indagare,con problematicità e feroce spirito critico,il reale in cui siamo immersi agli albori del nuovo millennio.E' un'opera che si pone caoticamente al crocevia tra narrativa,inchiesta giornalistica,cronaca nera,saggistica,racconto autobiografico;il tutto striato di intense venature poliziesche da libro giallo.Un testo ancipite,ibrido,proteiforme,nel quale verità ed invenzione letteraria si mescolano in un amalgama non sempre riuscito e talvolta straniante.L'autore,lasciando aleggiare su gran parte delle pagine atmosfere claustrofobiche in stile gotico,mette in scena riconoscibilissimi casi di bruciante attualità,seppur parzialmente camuffati e trasferiti in un diverso orizzonte geografico (alcuni,invero,neanche trasfigurati dal potere metamorfico della penna),che ingenerano nel lettore,il quale annaspa tra le righe di una storia ansiogena ed asfissiante,la sensazione,non si sa fino a che punto verace,che la realtà che fa da pressante cornice al nostro quotidiano sia irrimiediabilmente degradata,sordida,marcia fino alle fondamenta e incapace di rigenerarsi in modo salutare a nuova vita.In primo piano,la crudeltà,il dilemma,la tragedia dell'infanzia,tema ricorrente nella letteratura del '900 e sviluppato dallo scrittore in tutta la sua portata dolce-amara.I personaggi reali,quelli che ci sorbiamo ogni giorno attraverso i media,indicati con nome e cognome e gettati disinvoltamente nel calderone dell'intreccio,appaiono figurine ridicole di commedianti,incenerite dal contatto con una materia immensamente più tragica di loro.Da segnalare le gustose perifrasi acrimoniose con cui viene tratteggiato un popolare anchorman.Scurati non cela la sua origine accademica ed in molti passi sciorina compiaciuti sfoggi di erudizione e citazioni colte sovente stridenti.A dispetto del titolo dalle suggestioni escatologiche,e degli intenti pretenziosi,il libro non è la fine del mondo.
Voto: 2 / 5

vincenzo (12-11-2009)
Uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto. Una storia triste, dolente, meravigliosa, straziante, gioiosa. Quel bambino, il protagonista, è anche l'adulto, così avvinto dalla consapevolezza del male, che inquina l'amore, che sbrana le linee di sangue tra madre e figlio, che distrugge le vite impedendo al futuro di ricomporle. A ciò, si mescola, non soltanto sovrapponendosi ad esso, una spietata analisi della società moderna e degli ingredienti venefici che la compongono: la demagogia, il populismo, il razzismo, i pensieri bigotti, la stupidità. Se non bastasse, l'autore è un utilizzatore sapiente della lingua, della parola, della frase. Unico. Grazie di averlo scritto.
Voto: 5 / 5

Nerys pablo.venus@alice.it (03-11-2009)
Attraverso un tema difficilissimo da affrontare come quello degli abusi sui minori, Scurati racconta di una società persa nel labile confine tra Bene e Male attraverso la voce di un uomo che sente vivere sulla propria pelle le atrocità di un'infanzia violata e le meschine miserie dell'umanità contemporanea. Non è una lettura facile, non certo d'evasione, in certi punti si fatica un po' a proseguire, ma vale la pena: l'enorme talento letterario dell'Autore rende un affresco impietoso di una società preda della paura del diverso, dello straniero, di psicosii collettive e priva ormai della capacità di elaborare una propria opinione critica che si discosti da quelle preconfezonate dei media. Personalmente una lettura che, se pur impegnativa, soddisfa portare a termine.
Voto: 3 / 5

paapla paolo.apa@tiscali.it (02-11-2009)
Ho fatto il supplente di Economia Aziendale per cinque anni a Pontoglio, paese non molto lontano da Bergamo. Ho ritrovato il clima, la luce e il pettegolezzo che hanno accompagnato il mio soggiorno sulle rive dell’Oglio. Romanzo opprimente come una giornata lattiginosa, tagliente come la corrente del fiume, semplice come un anello, essenziale per capire che un docente non può avvicinarsi troppo al discente! Sostanziale per i lavoratori della conoscenza.
Voto: 4 / 5

Elio (27-10-2009)
Si lascia leggere ma ciò che rimane alla fine è niente. Se questo libro è arrivato secondo al premio Strega non oso immaginare gli altri. Ricalca ciò che è gia stato detto e ridetto su un tema delicato come la pedofilia e il libro parte bene ma poi si perde nella sua ambizione e in parti non proprio chiare. Deludente ma non imbarazzante. Anche se di poco.
Voto: 2 / 5

Sauro (04-10-2009)
Un libro disturbante, terribile, angoscioso... eppure necessario. Non mi vergogno a dirlo e ad espormi in questo modo, malgrado le tante critiche che hanno colpito l'autore. La metafora del bambino che sogna la fine del mondo è un mezzo per descrivere la prospettiva attraverso cui i mezzi d’informazione vedono la società contemporanea: il terrore, il Male assoluto, non vengono considerati come fatti, da comprendere e superare, ma come elementi indipendenti dalla nostra volontà, quasi virtuali, da subire passivamente. Nella sua immaturità ed inadeguatezza il mondo dell’informazione non persegue affatto l’accertamento della verità, non è importante l’effettivo verificarsi di un evento, è sufficiente l’incubo che il solo parlarne può suscitare. In una società gretta, egoista e ipocrita come quella in cui stiamo vivendo, i media generano i mostri di cui si nutrono, al punto che neanche lo sguardo lucido e implacabile dell’autore-protagonista riesce più a riconoscere i buoni dai cattivi, il giusto dallo sbagliato. Ho letto e sentito tanti commenti negativi su questo libro... quasi come se tutti si vergognassero di ammettere che il mondo che descrive Scurati è quello in cui, effettivamente, viviamo. Eppure, è spaventoso ammetterlo, è proprio così.
Voto: 5 / 5

Silvia (30-09-2009)
Un pessimo romanzo (se di romanzo si può parlare). Il materiale da cui partire c'era, ma la scrittura tediosa, ridondante e l'ambientazione bergamasca completamente dissonante rispetto alla reale atmosfera che si respira in questa città, compromettono il buon esito del libro nel suo complesso, rendendolo semplicemente mediocre. Inoltre durante tutta la narrazione traspare un'arroganza di fondo che non permette neppure di simpatizzare per la voce narrante. Lo sconsiglio vivamente.
Voto: 1 / 5

poltarek (17-09-2009)
Quando avevamo letto della "dura lotta" tra questo libro ed il premio strega "stabat mater", peraltro appena terminato di leggere(bellissimo) , ci siamo sono subito detti che si, avremmo dovuto comprarlo il libro di scurati; almeno per comprendere appieno questa diatriba mediatica. e' stato un disastro! non ritenevamo possibile scorgere tra le righe una predisposizione cosi' accentuata all'egocentrismo culturale e personale. Noioso e ridondante nei termini e nei concetti, colorato di un fosco accento che nulla ha della provincia di cui si parla; dopo aver sentito i profumi delle stanze umide di stabat mater, prendere il libro di scurati tra le mani regala un'unica certezza ; il premio strega é salvo.
Voto: 1 / 5

faXio effedi68@hotmail.com (04-09-2009)
vacanza ad Ibiza, mare splendido.... per caso mi capita in mano questo libro, ne avevo sentito parlare..... lo inizio in spiaggia, fra una nuotata e l'altra... man mano che il libro avanzava le nuotate si facevano sempre più lunghe... il libro mi annoiava ma dovevo finirlo, aspettavo il colpo di scena, la soluzione.... finisco finalmente il libro e mi rituffo nel mare... senza più dover fare pause per la lettura... ma godermi l'acqua cristallina e non dover rivangare la cronaca nera degli ultimi anni! libro mediocre... mare cristallino!
Voto: 2 / 5

nanni (31-08-2009)
Non sono d'accordo con i giudizi estremamente negativi.D'accordo, più che un romanzo sembra un collage dei fatti più inquietanti delle nostre cronache riadattati in forma di narrazione; a metà circa della lettura sono stata presa da un forte senso di sconforto e di angoscia. Tuttavia la forma narrativa regge, perchè comunque l'autore riesce a mantenere viva la tensione del lettore verso l'attesa dell'esito finale; non solo, l'io narrante, inizialmente un po' troppo antipatico e distaccato, si fa via via più umano e convincente; ed infine l'epilogo, forse inaspettato e sconvolgente, non è per niente scontato e, purtroppo, è pure verosimile. E' vero, Scurati, da buon conoscitore della materia giornalistica, mette in scena le nostre peggiori paure, le ansie di un mondo accelerato e talvolta incomprensibile. Ma lascia aperta la via della speranza, che in definitiva si accompagna sempre alla accettazione di una nuova vita.
Voto: 4 / 5

Donata (31-08-2009)
Il libro di Scurati affronta lo scottante tema della pedofilia con stile giornalistico: ecco perchè chi si aspetta di leggere il classico romanzo, resta deluso da quest'opera. Attraverso una cronaca-narrazione ben scritta, l'autore rimaneggia fatti che abbiamo già conosciuto attraverso la cronaca di questi ultimi anni. Bergamo è la città che l'autore sceglie come luogo sconfitto dal male e dalla paura, un luogo in cui il giornalista-protagonista, attraverso la sua indagine e la continua analisi dei fatti, ritrova parte della sua infanzia. E' un libro che fa riflettere sul ruolo dei media, spesso negativo nelle vicende di cronaca nera. Staccarsi dal ruolo di giornalista avrebbe però permesso a Scurati di rendere più "umane", più "profonde" le vicende terribili che racconta.
Voto: 3 / 5

daniela (27-08-2009)
concordo con gli altri commenti: un libro che non regala emozioni, che riprende episodi reali per riempire le pagine, che non tenta soluzioni, insomma un libro che sembra scritto solo per far cassa.
Voto: 1 / 5

lillo (25-08-2009)
Che triste la querelle tra Scurati e Scarpa per tenere un po' la scena sui quotidiani. E che libro mediocre questo. Verboso e senza costrutto. La narrativa italiana, fortunatamente, si nutre d'altro.
Voto: 1 / 5

Agata (25-08-2009)
Lento.Noioso.Senza pathos.Più della metà delle pagine si potevano tagliare,ma non so se questa operazione avrebbe potuto dimezzarne anche la noia e la lentezza.
Voto: 1 / 5

Valentina (25-07-2009)
Per la prima volta sono d'accordo con quasi tutti i giudizi presenti sul sito. LIBRO BOCCIATISSIMO!!! Forse è stato un boomerang volersi imporre per concorrere allo Strega, in questa maniera l'autore ha attirato più attenzione su un'opera (opera?) che avrebbe meritato un silenzio caritatevole.
Voto: 1 / 5

Leonardo (20-07-2009)
Premio Strega? Scurati voleva vincere il Premio Strega? Capisco, come ha già scritto qualcuno, che il livello dei premi letterari italiani sia scadentissimo, ma qui avremmo passato davvero il limite! Questo libro di Scurati Antonio è da cestinare senza pensarci, brutto, noioso, costruito ad arte e senza nessun appeal. Credo che sia il caso che qualcuno tra questi presunti scrittori italiani (e posso citarne diversi altri) si metta un po' in disparte e si dedichi ad attività più produttive. Bocciato senza riserve!
Voto: 1 / 5

Marta (12-07-2009)
Potenzialmente l'autore avrebbe potuto scrivere un buon libro, il materiale c'era, purtroppo invece il risultato è davvero scadente. Un romanzo frettoloso e confusionario, con poca costruzione e riflessioni scontate. Per di più la sovrapposizione tra finzione e cronaca (che lo scrittore spesso semplicemente ricalca con minime variazioni), anziché stimolare il pensiero genera solo disorientamento. Deludente.
Voto: 1 / 5

achille (12-07-2009)
Brutto. Noioso. Presuntuoso. Certo che il livello dei partecipanti al premio Strega la dice tutta su come funzionano le cose nell'editoria italiana.
Voto: 1 / 5

mariA pezzullo.maria@libero.it (10-07-2009)
Un romanzo deve fare spazio all'immaginario e proiettarti in mondi che ti mettano in risonanza con le emozioni.Questo libro o non è riuscito oppure appartiene ad un nuovo genere;troppi riferimenti alla realtà e alla cronaca che lo rendono noioso!Caro scrittore alla prossima opera lasciati più andare...
Voto: 2 / 5

Cristina Canali (03-07-2009)
Romanzo lento, troppo pretenzioso e dallo stile artificioso. Penso che all'autore piaccia sentirtsi come U.Eco. Scurati è ricordato per la sua discussione con Vespa e per essere un arguto docente. Forse potrà essere un discreto autore di saggi. Però la smetta di atteggiarsi da scrittore e sia più umile.
Voto: 2 / 5

Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 27

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