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Tagliabue Silveri Cristina - Appena ho 18 anni mi rifaccio. Storie di figli, genitori... | Hanno tra i 16 e i 18 anni, sono benestanti e, per lo più, bei ragazzi e belle ragazze. Per il loro compleanno, per la maggiore età, per l'esame di maturità chiedono un solo dono, l'esaudimento di un desiderio che si portano dietro da anni, oppure da giorni. Chiedono un piccolo o grande ritocco estetico: i piedi per sembrare come la Barale, che li ha perfetti; le labbra, tipo Scarlett Johanson; la maggior parte il seno, come quello di Jessica Alba o dell'amica con cui fanno palestra o con cui vanno in discoteca. Hanno smesso di credere al corpo come a un dato di natura. Sono smaliziati, irruenti, incoscienti: "la cosa più importante è piacere e non rimanere indietro." Così iniziano a modificarlo, il corpo, appena ne hanno coscienza. Soffrono le pene dell'inferno, alzano la soglia di sopportazione del dolore fisico, rinunciano al motorino pur di avere un corpo il più simile possibile a quello dei loro sogni. E se pure colui o colei che amano e da cui sono amate tentano di convincerle-li che stanno bene esattamente come madre natura le ha fatte-li ha fatti, loro non ci credono, devono apparire come l'immagine che hanno in testa.
Renata (01-06-2009) Le storie, vere, raccontate abbracciano il problema adolescenziale, si fermano sulle famiglie, il contesto socio culturale in cui nascono e si sviluppano. Quello che mi ha colpito è la trasversalità.
"Rifarsi" è un imperativo che non ha confini geografici, di età, sesso, ceto sociale o cultura: essere belli per sentirsi accettati, essere perfetti per sentire veri i propri corpi di plastica, essere e apparire dove l'apparenza diventa una finzione programmabile.
"I greci ritenevano che la bellezza esteriore fosse anche segno di bellezza e purezza interiore" la differenza è che si è spostato il confine di ciò che è possibile e il "fine giustifica i mezzi" è un adagio che si adatta alle coscienze e alle azioni.
Uno spaccato interessante di Noi.
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