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Nesi Edoardo - Storia della mia gente

Storia della mia gente TitoloStoria della mia gente
AutoreNesi Edoardo
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 161 p., brossura
EditoreBompiani  (collana Overlook)

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Descrizione
"Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninna nanna". "Storia della mia gente" racconta dell'illusione perduta del benessere diffuso in Italia. Di come sia potuto accadere che i successi della nostra vitalissima piccola industria di provincia, pur capitanata da personaggi incolti e ruspanti sempre sbeffeggiati dal miglior cinema e dalla miglior letteratura, appaiano oggi poco più di un ricordo lontano. Oggi che, sullo sfondo di una decadenza economica forse ormai inevitabile, ai posti di comando si agitano mezze figure d'economisti ispirate solo dall'arroganza intellettuale e politici tremebondi di ogni schieramento, poco più che aspiranti stregoni alle prese con l'immane tornado della globalizzazione. Edoardo Nesi torna con un libro avvincente e appassionato, a metà tra il romanzo e il saggio, l'autobiografia e il trattato economico, e ci racconta, dal centro dell'uragano globale, la sua Prato invasa dai cinesi, cosa si prova a diventare parte della prima generazione di italiani che, da secoli, si ritroveranno a essere più poveri dei propri genitori.

La recensione di IBS
Premio Strega 2011
«Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore della tessitura non si ferma mai, ed è il canto più antico della nostra città, e ai bambini pratesi fa da ninnananna.»

Edoardo Nesi, nato nel 1964 e nipote di Temistocle e Omero Nesi, era erede e proprietario del Lanificio T.O. Nesi & Figli SpA, l’azienda tessile della sua famiglia. Nel settembre del 2004, insieme al padre Alvarado e al cugino Alvaro, tutti d’accordo, vendettero la ditta. «Quando cedi un’azienda, – scrive Nesi – vendi anche la sua storia». E in queste pagine, con scrittura agile e appassionata, ce la racconta.
È la storia di una piccola industria tessile italiana divenuta grande, della gente di Prato che in tutta la vita non ha fatto altro che lavorare, del benessere creato da quella attività nella provincia italiana del dopoguerra. Un capitalismo familiare, che aveva una sua moralità, capace di «trasformare gli stracci in buoni tessuti» e «che aveva trasportato tutti, capaci e incapaci, industriali e dipendenti, ben oltre i loro limiti». Anni trascorsi tra telai e viaggi in Germania con la Merceds del padre, tra ordini inviati via telex, grandi produzioni di coperte prima, cappotti loden e paltò velour poi. Quello scelto da Nesi non era un lavoro che facesse un grande effetto alle persone, ma era un mestiere molto redditizio, se fatto bene, con impegno, serietà e rispetto per le persone. E dava da lavorare e da mangiare a molte famiglie toscane della zona. Erano gli anni ’60 e ’70 del successo del distretto del tessile pratese e di tutto il suo indotto. Poi, dall’inizio del 1990, con la globalizzazione dei mercati e la concorrenza cinese, cominciò la lenta e inesorabile crisi, il disfacimento di un sistema industriale.
Nesi, che con i suoi libri si inserisce nella tradizione della letteratura industriale italiana, racconta con struggente malinconia il collasso di quel mondo, come un crudo resoconto, fino alla cessione della ditta: una narrazione sospesa fra il reportage giornalistico e le pagine letterarie. In questo libro troviamo sia la storia di una comunità che quella personale dell’autore: la sua passione per la scrittura, per la letteratura americana e in particolare per Francis Scott Fitgerald e David Foster Wallace, le estati ad Harvard in gioventù, il rapporto con la figlia adolescente, le serate a Forte dei Marmi a guardare i tramonti rossi sulle Alpi apuane. Si assiste così, affascinati da questa prosa avvolgente ed elegante, alla fase terminale della storia della piccola imprenditoria tessile italiana, degli artigiani, di una città intera, sotto i colpi dei prezzi ribassati, imposti dalla stretta ferrea del mercato. In una Prato boccheggiante, si conclude lo sviluppo miracoloso di tante aziende e si chiude un’epoca. Nesi dà voce alla rabbia, agli umori anti-elitari dei piccoli e dei medi imprenditori, molto diffusi nell’Italia di oggi, di coloro che si sono sempre sentiti altra cosa rispetto all’establishment industriale italiano. «Questa è la storia della mia gente - conclude Nesi - non solo degli stracciaroli di Prato, ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione».

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Posto a sigillo del libro, il titolo dell'ultimo lavoro di Edoardo Nesi (romanzo che tale non vuol essere, come L'età dell'oro, ma che, al contrario, mostra le sue due anime discordi, oscillando tra l'intimo quaderno e l'estimo aziendale), non comprova soltanto il consueto amore di Nesi per la letteratura americana, che lo scrittore conosce "al tatto", come le lane del vecchio magazzino. Dice altresì la sua natura di narratore, il suo non vivere le opere e i giorni, ma lo scrutare, il sapere di preferenza riferire: come Fitzgerald (da lui deriva appunto il titolo: "La storia meravigliosa mia e della mia gente"), osservatore defilato nello scorrere di quegli anni febbrili, in cui tutti i romanzieri dell'America fordista parvero ruote dentate, ma di una dinamicità fuori ingranaggio.
"Leggera e lucida come la seta", quella di Nesi è l'esistenza di un favorito pàis di antichi avi, Temistocle e Omero, concordi fondatori prima e reggitori poi di un Lanificio illustre. La sua gavetta, un sempiterno assistentato. E dunque Storia della mia gente non si sottrae a tale scelta esistenziale, che ne impronta il carattere di analisi sociale, esposta però dall'angolo di chi in società da sempre "si limita" a guardare, non con il piglio di un consumato articolista del "Corsera", ma con il nodo in gola dei perplessi, siano essi Cassandre inascoltate, antivedenti il vespro, siano essi seguaci di una prudenza accorta, che ha da sempre buoni maestri in terra di Toscana: "De' futuri contingenti non v'è scienza" (Guicciardini).
Accanto a modelli e soggetti narrativi d'oltreoceano, Nesi, nel tratteggiare il corso della storia, si avvale di uno strumento comunicativo come il linguaggio cinematografico, ricercando l'attiva complicità del lettore, invitato a vedere fluire il lento procedere dei fatti reso in rapide sequenze, intercalate con dissolvenze ad arte. Ma, anche in questo caso, la lingua del cinema non è solo un mezzo per esporre eventi estrinseci e realtà interiori, è per Nesi, piuttosto, un patrimonio di simboli a cui ricorrere, in questo vaticinio, per palesare i segni di un'immanente decadenza: con una celerità ridicola, quasi da "omini" dei film di Buster Keaton, si muovevano negli anni grassi gli infaticabili pratesi, dall'ultimo operaio al capofabbrica, fino al padrone stesso; questa, la descrizione nei termini di una scrittura da copione; ma perché istituire un'analogia che ci lascia perplessi? (ci saremmo infatti aspettati un più classico rimando al chapliniano "omino" di Tempi moderni). Perché la pallida inespressività di Keaton illustra molto meglio della fidenza di Charlot lo scetticismo dell'osservatore, "buster" in mezzo all'affannoso adoperarsi dei progenitori.
Nell'epos i segni interpretati dai Tiresia di guerra sono tutto; troppi e maldestri invece gli errori commessi dai patentati aruspici, i fautori ossessi della globalità. A tali profezie, ree di avere addormentato le anime, seppure l'industriale Nesi sappia che non v'è pronto rimedio (anche la consolante massima di Richard Ford, "L'economia soccomberà a un atto dell'immaginazione", che fa comunque appello, correggendo le mire di una serenità sessantottina e selenita, a una cultura del fare, non è dallo scrittore assunta come un cachet antalgico), il romanziere Nesi sembra rispondere con la sua arte mantica. E ciò per rimarcarne forse un'esclusiva pertinenza: a chi la realtà la narra e non a chi si arroga il privilegio di viverla e dirigerla.
Tutta l'opera è come scandita da segni premonitori o immagini, a evento concluso, dal forte valore metaforico. Data effettuale, sicuramente, il 7 settembre 2004, il giorno della "resa", su cui il libro si apre, quando l'intera famiglia, rappresentata nei suoi vertici fattivi, si reca dal notaio a sottoscrivere la vendita dell'azienda. Difficile non pensare (anche se Nesi non lo esplicita, confidando in un'intesa con il lettore, la quale scatta invero fin da subito, come ci si accorge che la storia procede appunto per emblemi) a una doppia vigilia, sì quella dell'armistizio nazionale, ma pure quella di una festività tutta locale, il giorno dell'ostensione dal pulpito del duomo della preziosa cintola mariana, in lana fina (debito requisito per approdare in un paese siffatto), rito, come trasfigurato in chiusa del romanzo nell'"ostensione" del "palio" inalberato in piazza Mercatale ("Prato non deve chiudere"), conclama di disfatta di una città intera e bando insieme di resistenza "armata". Tessuto, s'intende, in ottimo scozzese.
Francesca Latini

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 60 recensioni presenti.  Media Voto: 2.5 / 5

iacopo (10-05-2012)
un libro veramente brutto. Superficiale nell'analisi socio-economica e impastato di una rabbia nata da vicende personali. Quello che ne viene fuori, più che un racconto, è il ritratto di uno scrittore borioso e vanitoso. Speriamo torni a raccontare altre storie.
Voto: 1 / 5
massimo (16-04-2012)
Un libro che affronta in modo superficiale il fenomeno della globalizzazione, rapportato alla storia della famiglia Nesi e della sua azienda; Il titolo, che immaginavo fosse il preludio ad una storia socialmente ed economicamente molto più ampia, in realtà affronta il disastro italiano ed europeo legato alla liberlizzazione dei mercati solamente in minima parte, finendo coll'essere un papocchione noioso sulla gioventù dell'autore, sulle sue infinite possibilità economiche e su come la vita, a volte, può riservare brutte sorprese. Libro che si legge in una giornata e si dimentica in due....
Voto: 2 / 5
Raffaello raffaello59@hotmail.com (21-03-2012)
E' vero che il libro è bruttino. Ero interessato a leggerlo dopo aver sentito Nesi intervistato in una trasmissione economica e la sensazione è che vada un pò meglio all'orale. Mi aspettavo una specie di saga, in cui l'autore ci fa rivivere la storia del tessile a Prato, l'apice e il declino, narrandolo attraverso la sua esperienza diretta di imprenditore. In realtà mi pare un guazzabuglio, una specie di "flusso di coscenza" mal approfondito, in cui l'autore indugia tra dettagli personali di nessun interesse (il Martini alla Capannina, le e-mail in inglese (!) ad una scrittrice, i vari omaggi a questo e a quello, ciò che a lui piace leggere, le citazioni di film o di autori a lui cari, fino allo sfinimento per il lettore (Fitzgerald, perché Nesi fa tutt'uno del declino pratese e la decadenza alla Gatsby; il film con Newman «Il Verdetto», già ampiamente citato in un altro suo libro) e varie altre incursioni noiose, boriose e insignificanti, fino ad arrivare al saluto tramite libro al paraplegico ex attore Nuti, verso il quale nutre un profondo affetto, ma ci tiene a farci sapere che si sente in colpa perché non va a trovarlo. Va beh... Il declino qui è rappresentato bene, è il declino di un Paese in cui la narrativa di punta sarebbe questa roba inconcludente e il cinema è fatto di attori figli di attori e via.
Voto: 1 / 5
Lorso57 (11-03-2012)
Un mega-frullato in cui ritroviamo un'acuta polemica contro la globalizzazione accanto all'amara consapevolezza che l'industria italiana non ha saputo rinnovarsi in tempo per vincere le nuove sfide proposte dal mercato e non è stata neppure minimamente supportata dai vari governi che si sono suceduti, accanto alla scelta assennata e fortunata di vendere l'azienda di famiglia prima del diluvio,con l'aggiunta di una spruzzata di musica e letteratura e di una struggente nostalgia del tempo che fu, esaltata dal legame fortissimo con la propria gente. Scritto in uno stile originale, non mancano comunque spunti da segnalare come l'agghiacciante descrizione delle condizioni in cui vivono e lavorano le aziende clandestine con operai cinesi e della formazione di un sentimento razzistico nei confronti dello straniero. Interessante.
Voto: 3 / 5
elisa (26-12-2011)
Profetico nel capitolo "L'incubo"-tirato in ballo di recente dati i fatti di cronaca; lungimirante nel rivolgersi al prof Monti. A chi,come me,ha sangue pratese da generazioni,viene per forza un sorriso amaro. Tuttavia alla stesso tempo penso che ci capiscano pochissimo gli altri lettori; con l'eccezione di coloro che vivono nei distretti elencati nell'invocazione al prof Monti (Biella,Carpi,Bronte et al). All'inizio lettura meno fruibile per i periodi troppo lunghi e poca narrazione;poco male,conosco così bene l'andamento e l'andazzo dei fatti! Climax ascendente nel coinvolgimento emotivo fino all'epilogo.
Voto: 4 / 5
ale (13-12-2011)
Il libro si legge in una serata; fa pensare. L'ho letto per caso. La sera prima bevendo un bicchiere di vino con amici, anche loro padri di bambini piccoli, ci si lamentava genericamente della impossibilità di realizzare i progetti sognati per i nostri figli in questo periodo, assumendo che noi quarantenni siamo fuori gioco. Proprio stasera l'ho finito di leggere: molte frasi a effetto. E' difficile individuarne il genere letterario: è un lungo articolo di giornale. Chissà se tra 10 anni si leggerà con lo stesso piacere: penso di no, troppi riferimenti di "oggi".
Voto: 3 / 5
Luigi Arbusio (09-12-2011)
Piacevole, vero, un libro bello anche se non riesco a identificare se si tratta di un saggio o di che? Forse è solo lo sfogo di un ricco snob che non è riuscito ad impoverisri e guarda gli altri imprenditori caduti in miseria cercando di riconoscersi in loro. Nonostante riguardo all'Euro e alle politiche europeiste sia in gran parte del parere di Nesi, non penso che questo libro meritasse il premio Strega.
Voto: 3 / 5
francesco (02-12-2011)
Un libro che non mi ha convinto. Personalmente avrei attribuito ad altri autori, più meritevoli, il Premio Strega!
Voto: 2 / 5
domenico (29-11-2011)
Storia della mia gente,all'inizio pensavo che fosse un libro che narrasse di qualche storia.Alla fine sembra più un saggio o sbaglio. Riesco solo a trarne un insegnamento,quella della politica comunitaria che ha portato al collasso la maggior parte delle aziende artigianali Italiane.
Voto: 2 / 5
gio (20-10-2011)
L'imprenditoria media italiana deve, a questo punto, strutturarsi da piccola industria oppure da grande industria. Puntare solo all'economia locale, mediante conduzione familiare, il cui rapporto è solo territoriale, diretto, di responsabilità personale, oppure, per chi ha accumulato del capitare nel periodo d'oro dell'imprenditoria italiana, fare il salto verso il baratro della qualità mettendosi a passo con le realtà asiatiche. Credo che alla fine ciò che avrà successo sarà l'economia diretta regolata in taluni casi anche da regole di scambi tipici del baratto. Il libro ti spinge a riflessioni non nuove, tipico dei saggi di valore, ma difficilmente collocabile nella narrativa. Ha vinto il premio strega?
Voto: 4 / 5
giovanni (20-10-2011)
Ipnotica e surreale realtà distorta e persecutoria o disamina verità celata agli occhi ma ben visibile ai cuori. Incubo spogliato dal tepore di un pigiama invernale e sorretto dalle stampelle stalattitiche di un freddo inverno. Spesso nella vita ci sentiamo smarriti, dice Edoardo Nesi, ma smarrita sembra la classe dirigente, sempre più impegnata a conservare lo status conquistato che a risolvere i problemi delle piccole medie industrie italiane. Società formata da industriali che avevano nutrito fiducia nei confronti di chi, prima di altri, avevano cercato soccorso nella scialuppa di salvataggio della politica. Si discute della globalizzazione e dell'Europa come i flagelli che hanno investito l'economia italiana, ma la mancanza di cultura di taluni industriali, venuti su per caso e per la sorta di coincidenze e opportunità fornite da alcune regioni, ma con pochi meriti personali, alla fine ne ha pagato. Nella vita come nello sport non vince quello che corre di più ma colui che ha tecnica. I professori che hanno deciso l'ingresso nell'Europa dell'Italia, non hanno la colpa di essere professori, ma hanno semmai la colpa di sviluppare la vista su opportunità personali e non su quelle della nazione. Non si poteva mandare a decidere sulle sorti economiche nazionali chi si alzava la mattina alle cinque e lavorava fino alle dieci di sera, andando anche la domenica a cullarsi le proprie macchine. Non si poteva mandare chi decideva della propria azienda riconoscendo le opportunità o rischi sulla base delle solo esperienze locali e territoriali. La società mondiale è cambiata, per cui se non vogliamo rimanere definitivamente fuori dai mercati con i nostri prodotti, non basta piangerci addosso, non basta dare la ritirata al fine di ridurre i danni. Ma accettare la realtà evitando di sprecare tempo su strategie che possano far retrocedere l'Italia di vent'anni, pensando di riportare tutti a prima dell'Euro. .... continua
Voto: 4 / 5
silvana (10-10-2011)
Non nego che i contenuti siano sentiti, condivisibi e tristemente attuali, ma la forma mi ha deluso: un ibrido di pamphlet, sfogo, biografia, confessione e... ricerca di perdono da parte dei suoi pari che probabilmente gli invidiano sia la fama di scrittore, sia soprattutto di aver venduto l'azienda appena in tempo. Niente di male, per carità, solo che tra questo e un'opera letteraria compiuta ce ne corre, e poi non mi sono piaciute tutte quelle divagazioni culturali che servono solo per riempire qualche pagina in più. Se infatti l'A. avesse osato salvare solo le pagine valide, sarebbe stato un volumetto ben inferiore a 100 pagg e l'editore glielo avrebbe rifiutato.
Voto: 2 / 5
Zotik-2 (05-10-2011)
Libro breve, frammentario, caotico e brutto. Sembra un affrettato collage di scarti eterogenei, un riciclaggio poco riuscito di avanzi di cucina, una zuppa irlandese di Jeromiana memoria, e per di più ormai fredda.
Voto: 1 / 5
andrea passantino andrea.passantino@fastwebnet.it (02-10-2011)
Quando ho acquistato il libro pensavo di leggere la saga di una famiglia di Prato, della nascita di una azienda sullo sfondo di un periodo di incredibile ed irripetibile crescita, seguita poi da una lento declino durante sconvolgimenti economici e politici mondiali...invece nulla di tutto questo, solo una invettiva contro il mondo che cambia, e contro chi descrive questo cambiamento, una insopportabile autoreferenzialità e vanità, insomma un'occasione persa. Certo deve essere insopportabile decadere sorseggiando un aperitivo alla Capannina di Forte dei Marmi..
Voto: 1 / 5
Gianpaolo (15-09-2011)
E'incredibile come possa aver vinto il premio strega! Libro mediocre in salsa nazionalpopolare. Non si capisce bene con chi ce l' abbia. Analisi superficiale di un profondo fenomeno economico ben più complesso. Sentimentalismo e retorica sempre presenti. Bene nella descrizione di certe atmosfere di epoche passate. Poco credibile, data la sua posizione economica quando racconta le sofferenze psicologiche dei più tartassati. Lo immagino sempre con un martini tra le mani che sorseggia alla Capannina......
Voto: 1 / 5
cp (10-09-2011)
Il prezzo da pagare per le due o tre pagine di letteratura (anche un po' retoriche a dirla tutta) è troppo alto: pagine e pagine di vanità ingenua e insopportabile, per il peggior libro di Nesi possibile. Leggo con sorpresa le recensioni positive, certamente redatte con qualche indulgenza di troppo. Nesi raggiunge il culmine quando si vanta a ripetizione di saper leggere i romanzi in lingua originale: si trattasse del cinese mandarino diremmo "wow" ma si parloa invece... dell'inglese! Siamo nel duemila! No, Edoardo, hai esagerato: non si può arrivare ad un certo punto e pensare che qualsiasi cosa si scriva sia un capolavoro. Si può però, a quanto pare, vincere un premio prestigioso con il peggior libro possibile.
Voto: 1 / 5
Manu (10-09-2011)
Bello lo stile, limpido e scorrevole. Purtroppo i contenuti sono pilotati dall'autore per giustificare la propria inadeguatezza imprenditoriale. Più facile dare la colpa al sistema piuttosto che pensare alla propria incapacità di proseguire e modernizzare un'opera compiuta addirittura dal nonno. Sono d'accordo che lo scenario descritto rappresenti un problema importante per per la piccola media industria italiana, ma io lo chiamo con un altro nome: ricambio generazionale.
Voto: 3 / 5
il trotaiolo (10-09-2011)
Autore troppo snob per i miei gusti ma i contenuti di questo libro inchiesta sono imperdibili. La cosa più interessante è che l'autore ha gli strumenti di un bravo scrittore e la passione per la letteratura, e l'esperienza tramandata e vissuta della vita di fabbrica nel distretto tessile di Prato, se pur con una visione da dirigente.Riesce quindi a disegnare un quadro della "sua gente" con parole diverse e con un irresistibile distacco di chi ha fatto da tempo un'altro percorso intellettuale. A tratti commovente. Letto in un pomeriggio.
Voto: 5 / 5
albmar (09-09-2011)
Un libro utile, anzi in questo periodo direi addirittura utilissimo. Serve a capire dal di dentro, dal di fuori un'idea ce l'eravamo fatta tutti, cosa frulli nella testa di tutti quei ragazzotti che non riescono a mantenere l'azienda del padre e dei nonni i quali scaramanticamente avevano scritto nella ragione sociale: Tizio, Caio & figli. Vedi Nesi si da il caso che sia toscano anch'io e te lo voglio dì nella nostra lingua: Al tu nonno Temistocle, un gli hanno fatto nulla i nazisti, o cosa voi che gli avrebbero fatto mai i cinesi o la globalizzazione! E' che i sacrifici, quelli veri non siamo più abituati a farli e peggio ancora non si vede perchè si debba farli e quando si mette i nomi alle aziende, riprendendo l'esempio che ho fatto prima, adesso si chiamano semplicemente TiCa SrL. Chi vuol capire capisce. In bocca al lupo pè il tù lavoro novo, ma la storia delle tua gente un l'hai scritta, hai scritto la storia di quelli come te.
Voto: 3 / 5
stefano stefanofancelli@hotmail.it (08-09-2011)
Questo libro di Nesi mi è molto piaciuto perchè parla della vita reale di una "gente", gli artigiani diventati imprenditori, la cui esistenza è spesso relegata nella dimensione dello stereotipo, il ricco "padrone di provincia". Anche perchè non è facile da raccontare e fa notizia solo quando ci sono le marce di protesta fatte da persone adulte al loro primo corteo nella vita, non so se ricordate la marcia silenziosa degli imprenditori di Treviso, o perchè dopo la chiusura dell'azienda si ammazzano per la vergogna di aver perso la cosa che evidentemente dava il senso alla loro vita. Nesi ha il merito di parlarci di economia in carne ed ossa, di fare domande semplici, scomode e inconcepibili per la classe dirigente di questo Paese. Domande giuste perchè mettono in discussione la direzione in cui va il mondo, una direzione sbagliata, che ci porta verso la povertà, verso la perdita della nostra orgogliosa storia di Paese tenace e geniale, in cui di fronte alle difficoltà ci si rimbocca le maniche e si lotta. Se oggi sembra che la nostra industria manifatturiera sia destinata all'estinzione ci sarà qualche errore nel modo in cui abbiamo affrontato i giganteschi cambiamenti dell'economia globale? Oppure è solo il destino cinico e baro a condannarci e le nostre classi dirigenti sono estranee da qualsiasi responsabilità? La storia che ci racconta Nesi è uguale a quella di mille e mille altri imprenditori di cui è pieno il nostro Paese, ma la qualità dello scrittore e la passione che ci ha messo fanno di questo libro una narrazione di una vicenda collettiva, e chi vive come me in una città piena di capannoni, molti dei quali oggi chiusi, la sente come propria, la storia della nostra gente.
Voto: 5 / 5
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