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Livadiotti Stefano - L' altra casta | I sindacati sono oggi nel pieno di una profonda crisi di legittimità, che rischia di cancellare anche i loro meriti storici. L'autore sostiene che lo strapotere e l'invadenza delle tre grandi centrali confederali, e le sempre più scoperte ambizioni politiche dei loro leader, hanno prodotto nel paese un senso di rigetto. Lo documentano i più recenti sondaggi d'opinione: solo un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. L'immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di interpretare gli interessi generali, si è dunque dissolta. E ha lasciato il posto a quella di una casta iperburocratizzata e autoreferenziale che ha perso via via il contatto con il paese reale, quello delle buste paga sempre più leggere e delle fabbriche dove si muore troppo spesso. Un apparato che, in nome di una concertazione degenerata in diritto di veto, pretende di avere l'ultima parola sempre e su ogni cosa. Che si presenta come il legittimo rappresentante di tutti i lavoratori. Ma bada in realtà solo agli interessi dei suoi iscritti, che valgono ormai meno di un quarto dell'intero sistema produttivo nazionale. E perciò si mette puntualmente di traverso a qualunque riforma in grado di mettere in discussione uno status quo fatto di privilegi.
Tullio Pascoli tullio@brazintrade.com (18-10-2011) Radiografia di scandalose anomalie consolidate dal dopoguerra di chi dovrebbe tutelare "lavoratori". Ma chi sono i "lavoratori"? Indipendenti con incarichi di dirigenza, non stipendiati non danno il loro contributo? Le iniziative di "lavoratori" in proprio danno opportunità, distribuendo valore a molti individui; spesso iniziano con il solo proprio capitale umano; con poco sul conto, realizzano innovazione; con il successo non accumulano solo denaro per se stessi, ma creano progresso tecnologico. Ahimè l'Italia subisce l'assedio e l'assalto da invidia ed ideologia collettivista. Qui troviamo le colpe del nostro corporativismo che sfrutta debolezze di politici incapaci di capire il libero mercato. I risultati li vediamo, con il sistema che non premia l'iniziativa: il merito passa in secondo piano; i diritti hanno sostituito i doveri.
Politici, burocrati e gestori della solidarietà coatta governano a favore di se stessi e dei propri alleati, costituendo L'ALTRA CASTA di cui l'autore fornisce tanti dettagli. Ai "fuori casta" resta la ricchezza che si consuma in picchiata e la povertà in espansione; come in Argentina viviamo il "Giustizianalismo" di una vera repubblica dei sindacati. Impareremo con l'acqua alle narici, private dell'olfatto che non distinguono più fragranza dal fetore; bene dal male, bello dal brutto, l'utile dal nocivo, il merito dall'indegno, il sacro dal profano, il lecito dall'illecito: i valori sono stati invertiti. Ma l'agiatezza non viene dai proclami di demagogia, dottrine ed ideologia. Dobbiamo riscoprire il merito vero: la dignità non è un diritto, è una conquista che si realizza con lo sforzo giorno per giorno, non importa se fisico od intellettuale. Octavio Paz dal marxismo è approdato al liberalismo e nel suo bellissimo saggio - EL OGRO FILANTROPICO (Il Mostro Filantropico) - scrive che il merito e la libertà sono conquiste; e per potersi dichiarare liberi bisogna saper accettare la solitudine che è una condanna che è una benedizione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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