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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Tellkamp Uwe - La torre

La torre TitoloLa torre
AutoreTellkamp Uwe
Prezzo
Sconto 15%
€ 21,25   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 25,00 Risparmio € 3,75)
Dati2010, 1303 p., rilegato
TraduttoreGabelli F.
EditoreBompiani  (collana Narratori stranieri Bompiani)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Nella Dresda degli anni '80, gli abitanti della Torre, un quartiere residenziale sulle pendici dell'Elba, sembrano vivere fuori dal tempo. Nelle loro ville ormai fatiscenti, cercano di sfuggire al grigiore e alla decadenza del sistema socialista dedicandosi alla musica, alla poesia e alla pittura. Anne e Richard Hoffmann vivono nella Torre insieme ai due figli, Christian e Robert. Richard, amante della musica e delle arti figurative, è un chirurgo dell'Accademia costretto a confrontarsi ogni giorno con il dissesto del sistema sanitario. Ha una relazione extraconiugale e per questo è ricattato dalla Stasi e costretto a spiare i suoi colleghi. Christian, il figlio maggiore, vuole studiare medicina, ma per avere un posto di studi all'università deve prima prestare servizio "volontario" nell'Esercito Nazionale Popolare, pur essendo lui uno spirito votato alla libertà. Lo zio di Christian, Meno Rohde, è redattore presso un'importante casa editrice, frequenta gli autori più influenti e rappresentativi della cultura socialista ed è costretto a lottare contro gli ingranaggi della censura. Poiché è nato a Mosca ed è figlio di rivoluzionari, Meno ha accesso al quartiere di "Bisanzio", dove vive la nomenclatura e ha sede l'apparato istituzionale che controlla le vite dei cittadini. Silenzioso e grande osservatore, Meno fa da tramite fra il mondo del regime e quello nostalgicamente borghese della Torre, raccontando nelle pagine del suo diario le contraddizioni di entrambi.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Anche al pubblico italiano è ora accessibile il terzo romanzo del quarantaduenne Uwe Tellkamp, uscito in Germania nel 2008 con il titolo Der Turm. Geschichte aus einem versunkenen Land. Già insignita in patria dei più importanti riconoscimenti letterari (tra gli altri, il Deutscher Buchpreis e il premio Uwe Johnson), questa monumentale narrazione introduce il lettore in un variopinto caleidoscopio di avvenimenti e personaggi strettamente legati a Dresda, città natale dell'autore, tra il 1982 e il 1989. Sullo sfondo degli eventi susseguitisi tra la morte di Brežnev e la caduta del Muro di Berlino, Tellkamp intreccia le vicissitudini di un'agiata famiglia con il destino di una Repubblica democratica tedesca irrimediabilmente volta all'autodissoluzione.
Il titolo del romanzo fa riferimento alla Turmstrasse, la "via della Torre", situata in un rinomato distretto cittadino di nobili ville in decadenza. Le atmosfere eleganti di una borghesia nostalgicamente appartata e sbiadita dal tempo, scandite nel testo da note di violoncello e dal ticchettio di vecchie pendole impolverate, invitano il lettore a un'immediata lettura allegorica del romanzo. Incastonata nel cuore del socialismo reale tedesco, l'immagine della torre rimanda infatti a una società di nicchia che, memore della Società della Torre di goethiana ascendenza, si configura nel testo come una moderna torre d'avorio: uno spazio protetto in cui i protagonisti, tra letture colte e conversazioni da salotto, cercano rifugio alle insanabili aberrazioni del sistema. In un affresco storico-sociale vasto e dettagliatissimo, trovano magistralmente spazio le contraddizioni di una Germania socialista ufficialmente priva di classi, eppure paradossalmente presentata proprio attraverso gli occhi della sua élite. Medici, scrittori, musicisti, industriali e redattori editoriali figurano tra gli esponenti di una casta socio-intellettuale che, quanto più è influente e circondata di privilegi, tanto più difficilmente può sciogliere i nodi del potere che la soffoca.
Si tratta di eredi di un Bildungsbürgertum in costante conflitto con le ipocrisie di partito, di un'intellighenzia alla ricerca di un equilibrio tra il rifiuto del compromesso e la necessità di scendere a patti con il potere: il chirurgo Richard Hoffmann disprezza il sistema, ma non esita a imporre al figlio Christian un opportunismo di carriera. Christian, parimenti avverso all'invasività del regime, sarebbe comunque pronto a tutto pur di entrare a far parte di una tra le istituzioni più prestigiose dello stato, l'università. Meno Rode, cognato di Richard e stimato redattore presso una nota casa editrice, disdegna la cecità della censura, ma intrattiene rapporti d'elezione con l'"aristocrazia rossa" del Politbüro locale. Con il procedere del romanzo la classe sociale ritratta da Tellkamp contesta il potere in modo progressivamente più deciso, senza tuttavia ricorrere ad aperti atti di sfida, ma piuttosto contrapponendo all'oppressione di stato il sovversivo estetismo di un modus vivendi che, proprio per la sua raffinata e appartata decadenza, risulta sospetto e inviso all'apparato socialista. Alla svilente coazione del sistema, gli abitanti della Torre rispondono con l'eleganza di un'esistenza in cui ritagliare fino alla fine, tra pregiate edizioni di Thomas Mann e concerti di musica classica, residui spazi di libertà intellettuale.
L'impianto lineare del romanzo risulta nel complesso efficace per la rappresentazione del collasso tedesco-democratico, presentato da un prospettiva – quella dell'intellighenzia borghese – tutt'altro che banale. Lo stampo storico-realistico del testo conferma inoltre un'interessante tendenza in atto nella rielaborazione letteraria del passato-Ddr: diversamente dal prevalente autobiografismo degli anni novanta, Tellkamp si affida a una narrazione di ampio respiro epico. Il risultato è un magnifico esempio di grand récit che allarga lo sguardo oltre i bilanci esistenziali individuali e la contingenza dei rivolgimenti storici. Se è vero che le milletrecento pagine del romanzo rappresentano un'autentica prova di resistenza (alcuni capitoli risultano superflui e faticosa a volte la minuzia di alcune descrizioni), la lettura è alla fine appagata dalla grandiosa visione complessiva di un mondo tedesco-socialista che, oggi scomparso, non manca di soggiogare il pubblico, anche nella felice traduzione di Francesca Gabelli.
Andrea Rota

I vostri commenti
  Media Voto: 3.5 / 5

Andrea (13-02-2011)
Il termine "mattone" potrebbe essere assegnato a questo volume solo se inteso nel suo senso complesso, non solo di "noia" (che anche quella c'è) o di lettura faticosa (e ce n'è abbastanza), ma anche come "tassello per la costruzione di". Fuor di metafora, la lettura è lunga, difficile e a volte assomiglia ad un esercizio penitenziale. Tuttavia io credo che questo lavoro sia importantissimo e alla sua comprensione, purtroppo, non aiuta la mia personale ignoranza (ma credo non solo mia) non tanto sulla storia della DDR ma sulla vita sociale e quotidiana. Il mirabile affresco della Germania Socialista arriva a chi scrive mutilato delle parti che l'autore conosce come la propria vita. Manca l'aggancio (manca a me, voglio dire) per capire appieno la complessa realtà della vita quotidiana nella DDR. (sarebbe come spiegare ad un tedesco medio cosa abbia rappresentato la "TV dei ragazzi" negli anni '70). Però Tellkamp ha acceso in me una fortissima curiosità su quel periodo e la voglia di approfondire. E quando un libro rimanda ad altri libri ha già compiuto un passo essenziale della propria necessaria esistenza.
Voto: 4 / 5
Longoni Ferruccio (24-01-2011)
Lettura impegnativa e che richiede pazienza in considerazione dello stile dell'autore,immaginifico e ricco di lunghe descrizioni. Forse le 1302 pagine avrebbero potuto essere lievemente "sforbiciate". Il risultato è comunque un affresco impressionante di ciò che era la DDR e di come vi si viveva. In ogni caso è un buon libro da consigliare.
Voto: 4 / 5
alessandro (25-10-2010)
libro prodigioso, pieno di sorprese, vicende, azioni, emozioni e scoperte. lasciarlo in libreria è un'assurdità. basta lasciarsi travolgere dal racconto. concordo con chi ha scritto che questo è un capolavoro. uno dei grandi libri del nuovo millennio.
Voto: 5 / 5
luciano.comida luciano.comida@libero.it (05-10-2010)
Ne avevo sentito parlar molto bene (Mario Fortunato sull'Espresso, Luigi Forte sulla Stampa...), con toni entusiasti che inneggiavano al capolavoro assoluto degno di Musil Mann Doblin e così ieri l'ho comprato pregustando una grande lettura. Non l'avessi mai fatto: dopo quaranta pagine di teutonica e impenetrabile noia, 40 pagine in cui non succede nulla di nulla di nulla di nulla di nulla di nulla di niente, per di più descritto con uno stile da panzer acciaioso, ho dovuto chiuderlo, riporlo, guardarmi allo specchio e domandarmi: "ma perchè?" Perchè ci sono cascato? E sì che le recensioni (a ben leggerle) davano qualche indizio di una mattonata di quelle che piacciono ai Critici con la Maiuscola. Se siete tentati di prenderlo, leggetevi almeno le prime due pagine: vedrete che lo lascerete lì. E manderete un pensiero solidale a questo sottoscritto triestino che si è sacrificato per voi, per risparmiarvi una delusione e 25 euro.
Voto: 1 / 5

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