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Houellebecq Michel - La carta e il territorio | Se Jed Martin, il personaggio principale di questo romanzo, vi dovesse raccontare la sua storia, probabilmente vi parlerebbe della rottura della propria caldaia, avvenuta un certo 15 dicembre. Oppure di suo padre, architetto noto e stimato, con cui era solito trascorrere solo la vigilia di Natale. Ricorderebbe certamente Olga, una russa molto carina incontrata all'inizio della sua carriera, in occasione di una mostra delle sue fotografie delle carte stradali della Michelin. Tutto questo avveniva prima che arrivasse il successo mondiale con la serie delle opere dedicate ai "mestieri", ritratti di personalità di diversi ambienti (fra cui lo scrittore Michel Houellebecq), colte nell'esercizio della loro professione. Dovrebbe dire anche come ha aiutato il commissario Jacelin a chiarire un'atroce storia criminale che ha sconvolto la polizia. Sul finire della sua vita, Jed Martin arriverà a una certa serenità ed emetterà solo dei mormorii. L'arte, il denaro, l'amore, il rapporto col padre, la morte, il lavoro sono solo alcuni dei temi di questo romanzo, decisamente classico eppure, evidentemente, contemporaneo, in cui Michel Houellebecq, con la consueta implacabilità, ritrae la condizione umana.
| La recensione de L'Indice |
 Si può dare una rappresentazione oggettiva del mondo? La carta, e con essa quel dispositivo simbolico che generalmente chiamiamo arte, può essere migliore del territorio, ossia della realtà che è chiamata a descrivere? Cinque anni dopo l'ultimo polverone mediatico, Michel Houellebecq torna alla ribalta letteraria con un libro coinvolgente, che riflette su una delle poche questioni che non cedono all'usura del tempo. Schopenauer alla mano, ma senza rinunciare al piacere della lettura. Per rispondere a nemici e detrattori che lo accusano di essere solo il sopravvalutato frutto di un'operazione commerciale, Houellebecq ha fatto precedere all'uscita del libro un lungo testo sul Mondo come volontà e rappresentazione, offrendo così le istruzioni per l'uso del suo nuovo libro. I tre personaggi principali, Jed Martin, quotatissimo pittore-fotografo che riesce a intrattenere una relazione solo con la propria caldaia difettosa, Michel Houellebecq, scrittore di successo e alcolizzato, e il commissario Jean-Pierre Jasselin sono votati alla stessa passione, esclusiva e solitaria: la ricerca dell'oggettività. Sin dagli inizi della sua carriera d'artista, Jed fotografa oggetti d'acciaio di grande precisione, per descrivere il mondo con la massima obiettività. In seguito, fotografando carte stradali della Michelin, diventa famoso mostrando come la rappresentazione della natura sia esteticamente e ontologicamente migliore del territorio. Anche quando decide di riprendere l'uso della pittura a olio per ritrarre i mestieri della postmodernità, Jed mostra che l'arte prova sempre a superare il proprio oggetto. Non stupisce perciò che il percorso personale e persino le scelte formali di Martin siano simili a quelli di Houellebecq, personaggio e autore di un romanzo in cui troviamo ricopiate le istruzioni di una macchina fotografica, un pasto Rayanair o una voce di Wikipedia. Quando Martin riconosce nello scrittore il suo "doppio", vede in lui uno spirito affine. L'amicizia è comunque preclusa, perché poco dopo lo scrittore viene ucciso. Mettere in scena la propria morte non è un atto di narcisismo, ma un esercizio spirituale, compiuto nel tentativo di sbarazzarsi del proprio ingombrante io. Per Schopenauer, l'individuo si guarda recitare sul teatro del mondo, come fosse seduto in platea. Annullandosi, contempla la realtà e la volontà. (E con Coetzee, quest'anno sono due gli autori che rappresentato la propria morte...). Anche Jasselin, protagonista della terza parte del libro, non vuole sapere chi ha decapitato e fatto a pezzi Houellebecq e il suo cane, ma se il movente sia meno scontato del denaro e del sesso. Purtroppo non è così, Houellebecq è stato ucciso per il valore di un quadro. Il futuro che La carta e il territorio ci prospetta non conosce arte, ma solo mercato: uno strato di cenere vela le menti, ripetute, gravissime crisi economiche si susseguono, le persone vivono in solitudine e abbandonano le città. Per Jed Martin, figlio di un architetto anarchico, l'arte mantiene però il paradossale valore di manufatto utopico. Inaspettatamente, la figura che domina le vite dei due Martin e di Houellebecq è quella dell'utopista inglese William Morris. Con i suoi manufatti e decorazioni, Morris non desiderava rappresentare il mondo, ma renderlo "semplicemente" migliore. È vero, Jed Martin non riesce a coltivare il proprio giardino e a costruire case per gli uccelli, ma non smette per questo di fissare sulla carta e sugli hard disk immagini della vita che passa e che cerca, in perfetta solitudine, di sottrarre all'oblio. Stefano Moretti |
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.12 / 5Michael Moretta michael.moretta@libero.it (12-05-2012) Ho aspettato un po' a leggere l'ultimo libro di Houellebecq, premio Goncourt 2010, perché volevo assaporarlo appieno....ed ho fatto bene! Libro diverso dai precedenti, molto diverso. Anzitutto l'autore ha abbandonato le abbondanti scene di sesso. Inoltre in questo romanzo sono racchiusi diverse tipologie di libro.....all'inizio si racconta la vita di Jed Martin attraverso le sue opere, poi si passa in qualche modo ad una autobiografia quando Jed incontra Houellebecq con l'intento di proporgli di scrivere il catalogo per la sua ultima mostra. Da qui l'idea di Jed di realizzare un ritratto dello scrittore, l'ultima opera, quella mancante alla sua carrellata di quadri sui mestieri. E da qui quindi parte la descrizione di un Houellebecq privato che sono sicuro corrisponde al vero! Poi il libro si trasforma per una parte in avvincente giallo, a seguito del terribile assassinio dell'autore da parte, si scoprirà poi, di un collezionista. Infine si torna al libro riflessivo quando Houellebecq ci descrive gli ultimi anni di vita di Jed.
Abbandonate sono pure le disquisizioni sul tipo di società ideale e sui mail di questa, così tanto presenti nei libri precedenti. Insomma.....un gran bel libro che continua nella parabola evolutiva dell'autore. Quanta strada da " Estensione del dominio della lotta ".
Naturalmente Houellebecq non smette di essere presuntuoso, convinto della propria abilità ed alcune volte non può non risultare un po' fastidioso....ma quando un autore è a questi livelli e si esprime con questi libri non c'è nulla da dire.....gli si può concedere tutto, almeno secondo il mio parere.
E Houellebecq è davvero bravo, insuperabile in certi dialoghi, in certe battute ed in quanto a trama.
Aspetto con ansia un altro libro, ben sapendo che fortunatamente ne scriverà solo quando si sentirà davvero ispirato, cosa che distingue i grandi scrittori. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
martino martinomonopoli@hotmail.com (20-06-2011) ..se houllebecq avesse smesso di scrivere dopo la pubblicazione di "estensione del dominio della lotta", a mio avviso avrebbe lasciato un segno nella letteratura moderna..da quel romanzo in poi è stata una inarrestabile discesa verso il banale.. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giorgio slapsy@virgilio.it (22-03-2011) Finito di leggere questo libro, continua a ronzarmi in testa la fastidiosa sensazione che ormai la letteratura (la "l" minuscola è d'obbligo) modera sia inserita in un processo di omogeneizzazione irreversibile. Questo scrittore francese non ha nulla che possa contraddistinguerlo da uno qualsiasi degli scrittori americani, giapponesi, inglesi ecc... "moderni". Se ripenso poi alla pietosa intervista rilasiato dall'autore alcuni pomeriggi fa durante la trasmissione Fahrenheit, inizio a credere che l'unica possibilità che questo pover'uomo ha di "segnalarsi" è, appunto, solo il suo pietoso stare zitto. Memorabili i silenzi interminabili di fronte all'intervistatrice bravissima di Radio3 che, poveretta, sembrava davvero non sapere più che pesci prendere. Beh... forse una cosa l'avrebbe potuta fare... avrebbe potuto dirgli che malgrado tutta la spocchia espressa nei suoi silenzi, i suoi libri restano delle stupidaggini colossali, quasi imbarazzanti. Tolta la pruderie che può cogliere il lettore dei suoi primi romanzi, non resta davvero niente..Prima Houllebecq ci ha stordito con libri ridondanti di scene porno-pulp e ora -forse a causa d'un calo di testosterone- se ne esce con una cretinata di libro senza né capo né coda. Una sorta di pseudo riflessione sull'arte e il suo significato... Credo davvero che darò seguito al mio proposito sempre più impellente d'abbandonare l'immondizia letteraria odierna e tornare ai classici, ponendo -per quanto artificialmente- almeno uno sbarramento temporale. Leggerò, cioè, solo i libri antecedenti il 1950 in cui,forse, è possibile ancora trovare una qualche sorta di reale originalità e senso introspettivo profondo. Forse è il caso di smetterla col fare pubblicità ai libri: non valgono di per sé: non è sufficiente che delle parole vengano stampate in un libro per poter assurgere ad un livello "letterario". Finiamola con tutta questa "immondizia sedativa" incapace di elevare ma ottima per disgregare l'uomo e ogni sua più alta aspirazione. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mauro (27-02-2011) E' la sua prima opera che leggo e sinceramente non mi ha colpito molto.La presentazione del libro mi aveva fatto pensare ad un giallo,un thriller dai profondi risvolti psicologici dove lo scrittore stesso si impersonifica in uno dei personaggi per rivelarci qualcosa.
Invece l'ho trovato superficiale, niente è trattato in maniera approfondita,ne il rapporto di Jed con le donne, ne quello con il padre ne la parte dell'omicidio e delle indagini.Mi è sembrato un trattato sulla pittura e sulla fotografia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Patroclo (09-01-2011) Houellebecq continua a essere uno dei piú credibili candidati a scrivere coi suoi romanzi una vera e propria "Enciclopedia della modernitá"; rispetto ad altri suoi romanzi questa ambizione si accentua in questo nuovo libro, anche grazie a una sana infusione di ironia, a un certo allontanamento dalla volontá o necessitá di schokkare a tutti i costi, e a personaggi che seppur indubbiamente (e in diversi modi) disperati, presentano qualche lato umano in piú rispetto ai precedenti protagonisti delle storie dello scrittore francese. insomma un Houllebecq inento a darci la sua "versione del futuro", e lo fa da grande scrittore, in maniera convincente - non raggiunge il massimo solo per la poca efficacia dell´ azione parallela affidata alla breve trama poliziesca Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Michele (18-12-2010) Il nuovo romanzo di Houellebecq costituisce una svolta nella sua narrativa.Colpisce a tutta prima che il sesso non sia più come nei precedenti romazi il motore della narrazione.E' sostituito dall'interesse per il guadagno, che finisce per creare un congegno finanziario perverso che condiziona tutti gli aspetti della vita dando un prezzo a tutto, anche alle espressioni più spirituali dell'arte. Il risultato è un mondo allucinante e spietato che ha la freddezza della plastica,dove i soldi prevalgono su tutto, e la progettualità umana (la carta) dispiegata sul territorio per governarlo contro natura finisce poi per essere fatalmente devastata.Lo sguardo del protagonista, il pittore Jed Martin, è pessimista ma non catastrofista.Houellebecq Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Libetta libetta@hotmail.com (18-12-2010) Protagonista è lo scrittore stesso con un paio di idee difficilmente riproponibili in seguito in un romanzo, rimarranno sue e di grande impatto scenico, mentre il pittore pare un tramite per l'ironia a carico del mercato dell'arte, la proclamazione della sua vacuità, dell'interesse spietato e di come una felice circostanza di tempo e/o caso possa creare figure mitiche portandole alle stelle.
Meno due punti per le divagazioni, deviazioni su dettagli, la muffa francesità pervasiva (come le gratuite frecciatine anti americane). Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo (04-12-2010) Il protagonista Jed è un artista e con la sua arte esprime il disagio per sentirsi inadeguato al mondo. Le sue prime opere a risquotere successo sono delle foto tratte dalle carte stradali Michelin, che preferisce alla realtà incontrollabile e incomunicabile. Il denaro, unica forza capace di spostare i desideri e le coscienze degli uomini, non riesce a colmare lo scarto fra ciò che è reale e la sua rappresentazione umana. Così che anche la morte, sia essa cercata in una clinica per l'eutanasia svizzera o inferta da un sadico attraverso un rituale di follia, si spoglia dell'umanità e viene percepita solo come l'impossibilità di continuare un dialogo nel quale i partecipanti non riescono a comunicare. Quindi alla fine della sua vita, Jed si ritrova solo ad interpretare i rumori prodotti dalla sua caldaia.
Lettura consigliata. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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