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Eco Umberto - Il cimitero di Praga |
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Titolo | Il cimitero di Praga |
| Autore | Eco Umberto | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,90
(Prezzo di copertina € 14,00 Risparmio € 2,10)
|  | | Dati | 2011, 520 p., ill., brossura |
| Editore | Bompiani
(collana Vintage) |
| | Disponibile anche in ebook a € 8,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Trent'anni dopo "Il nome della rosa" Umberto Eco torna in libreria con un nuovo romanzo di ambientazione storica. Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.
19 recensioni presenti. Media Voto: 3.89 / 5Michele Lucivero michele.lucivero@istruzione.it (26-05-2012) Che sia una lettura disimpegnata e d'evasione certamente non si può dire, come del resto non lo si può dire per nessun degli altri cinque romanzi di Eco, ma tutta la concentrazione e l'applicazione riposta nel districarsi tra le vicende di mezza Europa accadute nell'arco di tutto l'Ottocento sono ripagate dal guadagno storico che indiscutibilmente se ne ricava. Probabilmente il lettore occasionale o quello «non fulmineo di comprendonio», come lo definisce lo stesso autore, potrebbe essere tentato di abbandonare la lettura dopo qualche pagina, magari per la complessa struttura narrativa che vede l'alternarsi di tre diverse voci narranti oppure perché disturbato, nel suo perbenismo, da tanto antisemitismo oppure perché non riesce a superare l'impasse costituito dall'impenitente dovizia di particolari concernenti la cucina, gli anfratti di Parigi e gli esplosivi. Tuttavia, la cultura ha bisogno di pazienza per essere coltivata e detesta il consumo fugace e la logica dell'immediatezza, pertanto è possibile che verso la metà dell'opera l'intreccio possa cominciare a non lasciare più fiato e così ancora una volta Eco riesce a catturare nelle tresche delle logge massoniche, dei regicidi, delle spedizioni garibaldine e delle messe nere. Sullo sfondo un accattivante e direi modaiolo assunto di base che presta il fianco alla più intrigante delle cospiracy theory dell'Occidente, cioè un inedito, ma possibile, complotto internazionale tra massoni ed ebrei per la conquista dei gangli del potere politico, economico e culturale. Contro ogni semplicistica accusa di antisemitismo, Eco mette qui in rilievo il contributo indiscutibile e prezioso dato dalla tradizione ebraica a tutta l'economia, alla politica e alla cultura europea. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Patty Krone (23-05-2012) certo questo non è un romanzo facile, e capisco la delusione di molti. Per fruirne pienamente, il testo presuppone nel lettore modello una enciclopedia di un certo formato, e, anche se è molto difficile stabilire in anticipo quale esso sia, è di sicuro al di là della portata di tanti. Come nei precedenti romanzi di Eco, esso è complesso e ricchissimo quasi come lo stesso mondo, e se ne può rimanere più facilmente confusi sino alla vertigine che inebriati. Il talento di Eco, secondo me, è stato quello di aver creato personaggi indimenticabili, tanto veri nonostante siano romanzeschi e viceversa, che si muovono nel labirinto della Storia disorientati tanto quanto lo stesso lettore, in un'Opera il cui Autore è Dio, ma di cui si intravede la trama assai meno che in quella di Eco. Non solo ci racconta una storia, ma ci racconta la Storia, per quanto spesso confusa, in un modo che confuso non è (altro gran talento) e con uno stile raffinatissimo. Per chi si chiedeva come mai non abbia ancora ricevuto il nobel: lo hanno dato a gente molto meno notevole, quindi Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Morana Cale Knezevic (04-02-2012) Mi è venuto da sorridere ai tanti commenti negativi letti su questo romanzo. Mi hanno fatto ricordare di quel sig. Humblot che scrisse all'editore Ollendorf di Proust: "non riesco a capire come si possano riempire 30 pagine su come uno si giri e rigiri nel letto prima di addormentarsi". La cosa farebbe solo sorridere, se però dal giudizio di certi signori Humblot, a volte, dipenda la sorte di quelli che poi si rivelano capolavori immortali. E purtroppo di signori Humblot è pieno il panorama contemporaneo, soprattutto dopo l'alfabetizzazione di massa, che ha sì insegnato a leggere a (quasi) tutti, ma non a saper leggere, causando poi la sorpresa e il disappunto di chi, credendo di aver acquistato l'ultimo giallo storico modello danbrown, ha poi scoperto di ritrovarsi fra le mani?il più puro Umberto Eco. Disappunto simile, credo, a chi, lettore appassionato di Carolina Invernizio, avesse deciso di cambiare autore portandosi a casa la "Recherche". Inevitabili le recriminazioni sulla decadenza delle lettere contemporanee e la successiva spedizione di lettere modello sig. Humblot. E non mi si dica che "Il nome della rosa" era ben diversamente godibile: se Eco ha avuto un torto, è stato quello di scrivere un romanzo leggibile anche solo come giallo storico, che ne hanno fatto un'icona popolare grazie al successo (e al pessimo film che ne è seguito), e ad aver dato la stura ai tanti scrittori a cottimo che hanno poi strizzato il genere del thriller medievale (vedi la serie di fratello Cadfael) ad nauseam. E che hanno poi creato, per le masse, un'immagine di Eco solo come autore del "Nome della rosa" che non solo non gli rende giustizia, ma lo confina in uno spazio angusto e monocromatico dove è difficilmente riconoscibile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Jossep Daurell (02-02-2012) pare che una volta Thomas Mann abbia donato un romanzo di Kafka ad Albert Einstein. Questi glielo avrebbe reso così scusandosi: "La mente umana non è complessa sino a questo punto". Il grande scienziato rivelava grande umiltà nel non attribuire al libro la propria incapacità ad apprezzarlo, e grande intelligenza nell'intuire una grandezza che non poteva penetrare (era infatti privo di gusto artistico-letterario). Qualità che di certo mancano a tutti quelli che si dolgono dei soldi spesi e del tedio inflittosi con il tentativo di lettura. Abbiate la stessa umiltà di Einstein e non datene la colpa ad Eco. Non siete i suoi lettori modello, la fabula non vi ha soddisfatto, l'intreccio meno che mai e tutti i livelli superiori di lettura (quello storico, quello sociologico, quello metaforico, il gioco di citazioni spesso nascoste ) restano oltre la portata di molti, più a loro agio con testi che offrono solo un livello di lettura, e che sia semplice. Questo nulla toglie al talento di un Maestro, che ha dato un'altra gran prova letteraria, destinata ad entrare nelle antologie e ad arricchire lo scarno patrimonio delle Lettere contemporanee destinate a sopravvivere all'oblio. Lettura consigliata a tutti coloro i quali hanno dimestichezza con la parola scritta, e amano la Cultura con la maiuscola. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Eva Alexandersson (31-01-2012) Chi trova Eco ripetitivo non ha ben chiara la distinzione fra lo stile di un autore, che è lo stesso anche dopo venti o cento opere (altrimenti si tratterebbe di un abile plagiario), che pur nella ricchezza di dettagli, storie, citazioni, avvenimenti veri, falsi e da individuare (cosa che, nel lettore colto, rappresenta il piacere non secondario della scoperta continua, in un romanzo di Eco), e la ripetizione sterile di schemi narrativi ben nota a chi confeziona romanzi cosiddetti "di successo" in cui c'è la buona descrizione di un omicidio, un inseguimento e un rapporto sessuale ogni cento pagine. Di simili trucchetti per non far affievolire l'attenzione del lettore medio (o per meglio dire mediocre) sono appunto infarciti i romanzi da edicola di stazione, che tali restano anche quando pubblicati in lussuose edizioni rilegate da Mondadori o Rizzoli. Ma non i romanzi di Eco. Quindi credo che chi lo critichi, lo abbia comprato per errore, o ricevuto inopportunamente in regalo. Dopo aver letto tutti i romanzi di Eco, alcuni più di una volta, non posso che esprimere ammirazione per come anche stavolta il professore abbia saputo infondere linfa nuova in un insieme di temi mille volte già trattati e dibattuti, inserendoli in una storia che funziona benissimo e appassiona come solo i grandi romanzi sanno fare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gaetano Sannino gsannin@libero.it (29-01-2012) Continuerò ad amare e apprezzare Eco (di cui credo aver letto tutto o quasi)ma qquesto libro no. Ben scritto come sempre ma spesso tedioso e ripetitivo Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Burkhart Kroeber (28-01-2012) ho sempre un certo timore reverenziale nell'avvicinarmi ad Eco, al romanziere ancor più che al saggista e al pubblicista, forse perché, non capendo nulla di semiologia, non mi sento tanto in soggezione di fronte a quest'argomento, che tendo ad evitare tout court. Ma il romanziere Eco, con la scusa di raccontare una storia (cosa a cui, ormai, son bravi tutti, da ex-cabarettisti a segretari di partito), riesce a infilarci praticamente qualsiasi altra cosa, dall'analisi storico-sociale alla riflessione estetica, dalla citazione dotta all'esercizio di stile, e il tutto con la lievità e la noncuranza di un magister elegantiarum d'altri tempi o di un philosophe da salotto settecentesco. Ed è qui che sento tutto l'abisso che ci separa, essendo solo parzialmente in grado di riconoscere ed apprezzare i rimandi di cui la trama del romanzo (a volte mero pretesto) è intessuta. Tanto per dire, rileggendo ogni suo romanzo a distanza di anni, mi accorgo ogni volta della presenza di citazioni, metafore ed altre perle, che alla prima lettura erano passate inosservate, ma che, sulla scorta di letture e ricerche successive, vengono infine alla luce. Tanto di cappello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
William Weaver (27-01-2012) Eco è cambiato nel tempo, ad ogni suo romanzo, come ogni scrittore degno di questo nome, e chi tanto rimpiange "Il nome della rosa" è stato conquistato probabilmente proprio da quanto di immaturo e imperfetto vi era in quello che conserva tutti i difetti del primo romanzo. Stupirsi di trovare abbondanza di citazioni e rimandi nell'opera di una mente enciclopedica, è come stupirsi che l'acqua bagni o il fuoco bruci. Del "Cimitero di Praga" io ammiro proprio il navigare nel mare magnum della Storia e della Letteratura umana (e il naufragar m'è dolce in questo mare), persino in quella del sottobosco della pubblicistica esoterica o antisemita, rimanendo affascinato anche dalle assurdità e dalle brutture della natura umana (ma qualcuno disse una volta che anche il brutto, se portato all'estremo, diviene in qualche modo bello). I personaggi li trovo azzeccatissimi, e spesso indimenticabili (non gli perdonerò mai l'aver fatto morire Diana!), per non parlare dell'anamnesi di Simonini/Dalla Piccola, motivo letterario ripreso, fra gli altri, da Graham Greene, e ho provato, negli ultimi capitoli, la stessa suspense che mi aveva inchiodato alla poltrona leggendo "Il Pendolo di Foucault". E che dire del gran finale con mistero? Sembra ripreso da "L'Isola del giorno prima": un autore che può permettersi di citare sé stesso, ma che si vuole di più? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Karl XII (26-01-2012) Libro da Nobel di un autore da Nobel. A proposito, ma a Stoccolma che fanno, dormono? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Helena Lozano (26-01-2012) ho letto un commento in cui qualcuno, di fronte alla difficoltà nel comprendere questo romanzo, suggeriva che forse Eco fosse in anticipo sui tempi. In realtà è esattamente il contrario: egli è in netto ritardo, e per scelta si attarda a stili e livelli narrativi e meta-narrativi che restano impietosamente aldilà della portata del lettore odierno, assuefatto e soffocato dalle tonnellate di carta straccia che passano per "romanzo" e "letteratura" (ho persino letto di un tale che osava accostare il nome di Eco a quello di King, e a vantaggio di quest'ultimo! Mi è venuto da segnarmi come di fronte ad una bestemmia), e che, purtroppo, hanno soppiantato ogni altra forma espressiva divenendo quella dominante dei nostri tempi. Non ovunque, per fortuna, e se Eco è un Autore modello, esiste ancora una nicchia di Lettori modello che sanno cercare quel che in Eco possono apprezzare. Il Lettore modello del Cimitero, e di Eco in generale, è un lettore che ha il gusto della scoperta e per il quale costituisce immensa fonte di piacere il riconoscimento delle fonti. Questo piacere non sarebbe stato possibile senza l'introduzione di testi, figure e motivi tipici del XIX secolo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elena Kostioukovitch (25-01-2012) Chi ama la grande letteratura non può non amare Eco. Se Eco fosse Napoleone, questa sarebbe la sua Austerlitz; se fosse Picasso, la sua Guernica; se fosse Beethoven, la sinfonia n° 5; se fosse Tommaso d'Aquino, la "Summa Theologiae". Ma è Eco, e ci ha dato un romanzo semplicemente impeccabile. Dopo di lui, il diluvio. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zdeněk Frýbort (19-01-2012) Che uno stile come quello di Eco sia per pochi è chiaro a chiunque abbia familiarità con questo Autore. Che però lo si giudichi noioso (per la ricchezza di citazioni, palesi od occulte), o ripetitivo (per aver trattato temi già visti altrove, magari nelle opere dello stesso Eco), è indice di un equivoco. Infatti lo stesso giudizio, seguendo queste motivazioni, potrebbe essere dato a "Guerra e Pace" (sfido chiunque dei lettori insoddisfatti da Eco a trovare appassionanti le complesse divagazioni storico-filosofiche di Tolstoj che prendono buona parte dell'opera), o a Primo Levi (quanti hanno trattato l'Olocausto mentre lui ne scriveva, o anche dopo?). La grandezza di un autore non sta nella velocità con cui le sue opere possono venir lette (è scorrevole La Bibbia?), o nella sua popolarità (altrimenti Harry Potter potrebbe venir considerato artisticamente e letterariamente più rilevante di Madame Bovary). Purtroppo la civiltà dei consumi ha avvicinato al libro, sia come autori che come lettori, troppi che dovrebbero venirne, per il loro bene, tenuti a distanza di sicurezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Werner Krober (19-01-2012) trovo anch'io imbarazzante che molti diano un voto basso a questo libro. Chi non lo apprezza non apprezza Eco, che qui non fa altro che darci un esercizio del suo miglior stile. Certo non è il classico giallo scandinavo di quelli reperibili a dozzine sugli scaffali delle librerie, stampati per fare cassa, ma allora perché comprarlo, se si è lettori di questo genere, e poi farsi male, e poi esprimere rigetto? Bravo Eco, spero che, nonostante l'età, questo suo romanzo non resti l'ultimo ancora per molto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ETTORE COLONNA ettorecolonna@teletu.it (04-01-2012) Mi sono molto meravigliato delle negatività espresse dai lettori; Chi compra Umberto Eco non deve apettarsi "Le barzellette sui carabinieri" e neppure un altro coinvolgente "Il nome della rosa" peraltro giudicato il peggiore scritto dallo stesso Eco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
daniele (25-12-2011) Illeggibile, lento e pesante. Non c'è una vera trama, non c'è un finale degno di tale nome. Non un libro che cattura, è senza dubbio il libro ideale per addormentarsi. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Paolo C. (14-10-2011) Mi spiace dirlo, ma questo romanzo è veramente poca cosa. ha diversi tratti penosamente lenti, con descrizioni esagerate. La storia non è niente di che.
Ho letto questo libro dopo "Voragine" di Leonardo Lanzara, un esordiente sconosciuto, e allora ho veramente apprezzato gli esordienti! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Nello (02-10-2011) Mi dispiace ma l'ho trovato lungo e pesante.
Troppe vicende storiche messe assieme; sembra più per dimostrare erudizione che per narrare l'evolversi della storia stessa.
Lo sdoppiamento poi di Simoncini e Dalla Piccola, a mio parere, è stata una scelta narrativa interessante ma difficile da apprezzare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Francesco francesco.rotondi@tin.it (30-09-2011) L'impressione è l'opera di un erudito privo del talento del grande romanziere.
Sarà che l'ho letto subito dopo il capolavoro "Chiedi alla polvere" di John Fante ... ho avuto l'impressione di passare da un genio a un secchione. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
GPU (03-07-2011) Il libro è al tempo stesso un romanzo ed un saggio di storia ottocentesca. Eco dà sfoggio di grande erudizione. Superata la "barriera d'ingresso", la lettura diventa tutto sommato piacevole, anche se l'Autore ci poteva risparmiare alcune interminabili liste o pagine di dettaglio di micro-avvenimenti storici. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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