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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Houellebecq Michel - Sottomissione

Sottomissione TitoloSottomissione
AutoreHouellebecq Michel
Prezzo
Sconto -15%
€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50)
Dati2015, 252 p., brossura
TraduttoreVega V.
EditoreBompiani  (collana Narratori stranieri)
 
Disponibile anche usato a € 8,75 su Libraccio.it

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Descrizione

"È la sottomissione. L'idea sconvolgente e semplice, mai espressa con tanta forza prima di allora, che il culmine della felicità umana consista nella sottomissione più assoluta"

Il discusso romanzo di Michel Houellebecq, lo scrittore francese che sta alimentando il dibattito sulla tolleranza religiosa dentro e fuori i confini del suo Paese. Una lettura necessaria per comprendere le ragioni della sua visione del futuro, ma anche le numerose critiche che sta suscitando.

La voce della critica


Francia, 2022. Alle elezioni presidenziali la destra di Marine Le Pen viene sconfitta da Mohamed Ben Abbes. Sarà il primo presidente musulmano.
Insomma: a parte la coincidenza malaugurata di essere apparso nella librerie francesi la mattina del massacro; e a parte i giorni del terrore, delle matite in piazza, degli hashtag in Rete, della precipitosa messa in salvo dei valori europei, bisognerà leggerlo davvero, adesso, questo nuovo Houellebecq?
Sì e no. Ai fan della prima ora basterà il primo capitolo e mezzo, dove lo scrittore si applica alla costruzione del personaggio: François, 44 anni, celibe, professore all’Università Paris III ed esperto di Huysmans il decadente. Maschio intellettuale europeo di mezza età animato da poche passioni tristi: la figa, l’alcol, le sigarette, i piatti da scaldare al microonde, la musica di Nick Drake. “Un personaggio di macho grunge potrebbe avere più credibilità – lo sfotte la giovane fidanzata Myriam – ma tu non ami gli ZZTop, hai sempre preferito Nick Drake”. Non a caso, dal momento che l’invecchiamento delle coetanee e la prevedibilità delle studentesse generose e scopabili lo portano a vagheggiare apertamente la fine della vita amorosa e il suicidio. O in alternativa, come momentaneo ripiego, corsi di enologia, collezioni di modellini d’aereoplani, escursioni sportive, iscrizione a Meetic.
Nei suoi primi romanzi Houllebecq aveva immaginato mutazioni genetiche da film di serie Z come soluzione radicale all’infelicità umana. Invece la salvezza di François – non la felicità, quella no – verrà dalla politica. “Ho sempre amato la sera delle elezioni presidenziali, a parte la finale della coppa del mondo di calcio, è il mio programma televisivo preferito”, dirà. E si consegnerà alla catena di eventi che immaginano la vittoria del candidato di un partito musulmano alle elezioni francesi del 2022 col sostegno di quel che resta degli altri partiti, in funzione anti-lepenista. Tutti veri i nomi (meno uno, quello del nuovo presidente Mohamed Ben Abbas), plausibili le circostanze, ingegnosa la trasformazione della società francese in una repubblica islamica soft stile emirato arabo: poca sharia e niente jihad, donne velate e a casa con relativi benefici per l’occupazione e l’economia.
La scrittura di Houellebecq è sempre la stessa: un misto di Gainsbourg e Jacques Tati. Esotismo parigino, ai nostri occhi distratti. E sempre in bilico tra cinismo, alcolismo, deriva cochon. Agli houellebecquiani dell’ultima ora, se onesti, resterà indigesta e priva di ogni vera utilità polemica questa satira di stile volterriano, senza buoni né cattivi, esageratamente ironica per peccare (come qualcuno l’ha accusata) di simpatie lepeniste. È una prosa appesantita, semmai, dai molti inevitabili “spiegoni” messi in bocca a personaggi casuali e sballati come un agente segreto in pensione e la sua moglie anziana, specialista di Balzac.
Si immagina che tra meno di 10 anni dei partiti confessionali musulmani domineranno la scena politica europea. Che lo facciano in maniera democratica, al netto di qualche scontro in banlieue e dell’aumento dell’emigrazione degli ebrei francesi in Israele (è quel che capita alla bella e fatale Myriam). Si immagina che il centro-destra e il centro-sinistra – muto come l’ultimo presidente François Hollande e “paralizzato dall’antirazzismo” – scompaiano per sempre, insieme alle coordinate del dibattito politico-culturale degli ultimi 70 anni. Lo shock sembra sincero, la malinconia da anziani rottamati pure.
Se la cavano solo i cinesi
Via dunque a nuove idee vecchie, grossolane e conservatrici sul ruolo della famiglia, al divieto di provocanti gonne corte, all’obbligo di velo, alla poligamia e all’halal (“una specie di bio, ma meglio”). In questo mondo il maschio europeo potrà comunque riprodurre lo squallore della sua vita: in cerca di siti di puttane online, il protagonista troverà il modo di avvertirci che “il nuovo regime islamico non ha turbato il loro funzionamento”. Sceglierà Nadiabeurette, una musulmana (“tenuto conto delle circostanze politiche globali”). E prima della conversione all’Islam – necessaria per continuare a lavorare all’università ora finanziata dai petrodollari arabi – si affretterà a chiedere al suo nuovo mentore Renard, ex professore che si è dato alla politica e vive con due mogli, in cosa consista esattamente questa poligamia e a quante donne nel caso lui avrà diritto.
Il romanzo finisce bene. Cioè, male. Come il suo oggetto di studio (lo scrittore Huysmans, che si convertì al cattolicesimo dopo “un lungo e fastidioso periodo modernista”), François abbraccerà l’Islam per ritrovare, come Huysmans, la tranquillità borghese che la vita gli ha negato. Gli intellettuali francesi “non sono responsabili, non è nella loro natura” (fa dire Houellebecq al suo protagonista). Pensano a una cosa soltanto. Anzi, due: la conversione porterà a François uno stipendio da 10 mila euro al mese. Dirà ancora Renard: “La felicità umana risiede nella sottomissione assoluta. C’è un rapporto tra sottomissione della donna all’uomo com’è descritta in Histoire d’O e la sottomissione dell’uomo a Dio, come la immagina l’Islam”. E così il titolo del romanzo è spiegato. Spiegate le sue ossessioni: sesso, bollettini metereologici, microonde, cristianesimo medievale.
Ma poi questo François, che vive in una delle torri del quartiere olimpico di Parigi, Chinatown, tra un centro commerciale di prodotti cinesi e una sfilza di ristoranti vietnamiti (la circostanza biografica è che anche Houllebecq vive da quelle parti, dopo un lungo periodo di esilio dalla città) ha pensieri come: “Niente, neppure un regime musulmano, sembrava poter fermare la loro incessante attività (dei cinesi, ndr). Il proselitismo islamico si sarebbe probabilmente dissolto senza lasciare traccia nell’oceano di questa immensa civiltà”. Sarà difficile farne un militante della nuova destra europea. Soumission è una satira triste sulla mezza età dei maschi, sui motivi per resistere all’idea del suicidio, e immaginare una seconda vita nella disperazione dell’invecchiare. Un romanzo fondamentalmente “cinese”, sull’anestetizzarsi dei sensi e delle passioni. Voto 2/5

Recensione di Alberto Piccinini



  Dopo aver letto A'rebours, Barbey D'Aurevilly scrisse che al suo autore restava solo da scegliere fra il suicidio e la conversione. Joris-Karl Huysmans, che si convertì in effetti al cattolicesimo nel 1892, è l'unico oggetto di studi di François, il docente universitario protagonista dell'ultimo romanzo di Houellebecq, Sottomissione e al contempo una sorta di suo doppio spirituale, a lui legato da una complessa rete di corrispondenze. Ed è l'intera civiltà occidentale, per l'autore, a trovarsi di fronte a un dilemma simile. Ma si tratta di una reale alternativa? La "sottomissione" del titolo si riferisce alla democratica presa del potere, nella Francia del 2022, a colmare un vuoto insieme ideale e politico, da parte di un partito islamico moderato e alla relativa conversione del protagonista all'islam (che in arabo significa appunto "sottomissione" o "abbandono totale di sé a Dio"). Ne consegue un pacifico, graduale, ma inesorabile ritorno a un modello sociale patriarcale e poligamico, la fine della parità fra i sessi, la progressiva islamizzazione dell'insegnamento, il volontario esodo degli ebrei francesi. La rinuncia, insomma, a tutti i valori ereditati dai Lumi, quelli che in Francia si chiamano valeurs républicaines, e quindi l'autodistruzione di una civiltà che, anomica, abulica, vuota di senso come il protagonista, accetta di rinunciare, con indifferenza e quasi con voluttà, a tutto ciò che ne costituisce la specificità dalla fine del XVIII secolo. Nessuna islamofobia, nonostante le semplificazioni mediatiche, nel romanzo; nessuna descrizione di una religione violenta, che decapita o lapida gli infedeli; l'islam moderato e sornione che si afferma alla fine (e di cui Houllebecq sottolinea giustamente le affinità ideologiche con la destra tradizionalista europea, che lo combatte, ma ne condivide l'avversione ai valori della modernità) prende, per così dire, per stanchezza un Occidente disilluso ed estenuato, come fece il cristianesimo alla fine del mondo antico. Lo sguardo dell'io narrante (e dell'autore) su quanto accade è quello proprio di un perfetto rappresentante di tale civiltà declinante: indifferente, passivo, per nulla ostile, anzi, sostanzialmente lieto di aderire a un credo e di sbarazzarsi della libertà vuota e senza fini che era la sua; al massimo sorpreso che la storia sia ancora in movimento (assuefatto com'è alla stagnazione della sua vita e della società in cui è cresciuto) e incapace di concepire altro modo per accedervi che non sia, appunto, quello di una "sottomissione". La libertà stanca, specie quella vacua del consumismo moderno, e il romanzo si chiude con la certezza di François che non avrebbe avuto, dopo la sua conversione, "niente da rimpiangere". A essere sottoposta a dura critica non è certo l'islam, ma la società nata dalla rivoluzione: priva di trascendenza, incapace di darsi un ubi consistam e di autoperpetuarsi, a causa della dissoluzione del modello famigliare tradizionale (vera ossessione dell'autore), è, secondo Houellebecq, destinata a soccombere al confronto con modelli sociali più organici e a rimanere una parentesi di breve durata nella storia dell'umanità. Chi conosce Houellebecq non si stupirà troppo: l'interesse principale di tutta la sua opera è costituito dallo sguardo, gelido e impietoso fino alla morbosità, che porta sulla società occidentale, atomizzata e consumistica, individualistica e rassegnata, sul suo nichilismo, la solitudine disperata dei suoi membri, la burocrazia soffocante e impersonale, il ruolo consolatorio del sesso, descritto spesso sotto una luce assai squallida (e la voluttà nel ritrarre ciò che del mondo moderno lo disgusta è molto affine a quella di Huysmans). In Sottomissione, è particolarmente spietata la descrizione dell'ambiente accademico e culturale: quello che dovrebbe essere il baluardo e lo strumento di diffusione dei valori democratici è rappresentato come un universo angusto, autoreferenziale, animato solo da piccoli interessi e beghe meschine. La riflessione sul nichilismo (qui particolarmente presente, anche attraverso il confronto con Nietzsche) e il lucido disincanto possono ricordare i romanzi francesi della fine degli anni trenta: l'anti-umanesimo dichiarato di François non sembra così distante da quello di Roquentin nella Nausea. Ma i personaggi di Houllebecq non hanno nessuna velleità di critica filosofica, nessuna consolazione dall'arte né la disperata ma sensualissima vitalità di un Meursault: non conoscono la rivolta, ma solo un'apatica rassegnazione. Lo stile freddo e anodino tipico di Houellebecq trova, in Sottomissione, una disinvoltura e un ritmo che catturano il lettore, anche se a volte rischiano la facilità e un certo manierismo. Soprattutto, sul piano narrativo, all'interesse e alla densità delle parti che hanno al centro l'interiorità e la visione del mondo del protagonista (particolarmente riuscite quelle su Huysmans, sui poeti a lui contemporanei e sulla civiltà cristiana medievale) si contrappone la debolezza di quelle propriamente romanzesche, funzionali al procedere degli eventi, ma attraverso personaggi di scarsa consistenza e dialoghi spesso troppo didascalici, che ruotano sempre, con diverse sfumature, attorno alle stesse idee di fondo sul tramonto dell'Occidente o tratteggiano scenari internazionali un po' semplicistici. Insomma, se Houllebecq è ampiamente in grado di proporci uno sguardo originale sul reale, lo è meno di fornircene un'adeguata elaborazione intellettuale; e il genere del conte philosophique, o del racconto di idee in forma di apologo, alla France o alla Sciascia, cui sembra a volte volersi rifare, richiederebbe un brio e una curiosità intellettuale che la stessa profondità della sua desolazione, pur concedendogli alcuni passaggi amaramente sarcastici di indubbia efficacia, gli preclude. È però notevole la capacità di rendere verosimile un avvenire il cui prodursi è pur descritto in modo così meccanico e piatto; questo perché è efficace il ritratto del nostro stato psicologico presente e quindi del misto di stupore e indifferenza con cui l'individuo medio prenderebbe atto, in una situazione affine a quella del protagonista, che la società in cui vive, che è abituato a considerare tanto desolante quanto immutabile, il solo orizzonte possibile, è comunque ancora sottoposta al divenire storico e può conoscere dei mutamenti epocali paragonabili a quelli attraversati dalle civiltà del passato. Chi non è disposto a gettare così a cuor leggero le conquiste illuministiche fra i rifiuti della storia, non potrà che sperare che la nostra civiltà abbia di fronte altre forme di cambiamento per uscire dalla sua crisi attuale. Ma, come già altri grandi reazionari, Houllebecq ci mette davanti uno specchio della società in cui viviamo e del nostro paesaggio mentale e culturale da cui sarebbe un errore distogliere lo sguardo.  

Recensione di Andrea Bianchi

 

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 49 recensioni presenti.  Media Voto: 3.48 / 5 | Invia recensione

Subhaga Gaetano Failla (25-06-2016)
"Sottomissione" è un libro sulla solitudine. L'espediente narrativo per evidenziare tale stato è l'invenzione d'una catastrofe, la fine di un mondo. La penna di Houellebecq è acuminata e chirurgica; gli sbalzi d'umore sono orchestrati con la maestria del grande autore e i dettagli minuziosi della vita quotidiana descritti con crudele esattezza. Un libro che nasconde abilmente una reale compassione verso il fenomeno uomo.
Voto: 5 / 5
Sophie de Mathieu (14-11-2015)
Più che a Michel Houellebecq, bisognerebbe dare 5 stelle al Sig. Francesco, che non conosco e che recensisce questo "quasi romanzo", come amo definirlo, prima di me. Credo sia l'unico ad aver centrato il problema e ad aver capito il significato profondo del libro. Sinceramente, è l'unica seria ed argomentata recensione che io abbia letto. Non mi ha particolarmente entusiasmato, e le scene di sesso sono quanto di meno credibile e inutile sia stato prodotto in France dal dopoguerra in poi, ma il nostro Michel non l'ha mai fatto né con me né con il mio gruppo di lettura. Mi adeguo alle stellette del Sig. Francesco facendo i complimenti a lui e non al nostro scrittore. Cosa difficilissima da fare, in questa notte insonne, in cui Parigi brucia e il suo libro, sull'onda dell'emozione, avrà sicuramenente 5 stelle da tutti. Ma non le merita, nonostante il dolore e le lacrime di questa notte. Merci.
Voto: 3 / 5
Francesco (01-11-2015)
Quanto fumo negli occhi getti quest'opera in un lettore superficiale che pensa che il libro sia soltanto un'iniziativa editoriale a vantaggio dello scrittore,nata sull'onda emotiva dei recenti fatti avvenuti in Francia,è un dato da cui non si può prescindere se si ha di fronte l'immagine del sorriso sardonico di Houellbecq, che ipotizzo gli si stampi sul volto ogni volta che,consultando i commenti all'opera, egli si accorge, con ogni probabilità,di essere stato travisato.I più credono che "Sottomissione" sia un atto di accusa alla decadenza del mondo occidentale,e ancor più banalmente una critica all'Islam.In realtà Sottomissione è un'opera molto personale,e questo è evidente già da quando,a proposito di Huysmans,Houllbecq afferma che qualsiasi scrittore vuole sempre raccontare di sé.Sarebbe quindi mistificatorio,pensare che Sottomissione sia qualcosa di diverso da ciò che notoriamente fa parte dell'arcipelago Houllbecq,ossia pessimismo,apatia e mancanza di stimoli,soprattutto intellettuali,e ancora più mistificatorio sarebbe credere che l'autore denunci,attraverso lo spauracchio dell'Islam, una minaccia al mondo Occidentale. Per Houlbecq la minaccia non esiste,perché l'umanità è già essa stessa condannata a priori,e qualsiasi tentativo di riscattarsi da questo stato,è pura presunzione.Significativo che quasi alla fine del libro venga fatto un confronto tra le diverse idee del mondo che appartengo al buddhismo,al cristianesimo e all'Islam:per il buddhismo,il mondo è inadeguatezza,sofferenza;per il cristianesimo Satana ne è il principe;solo l'Islam accetta il mondo così com'è.E ovviamente Houllbecq fa sua la terza di queste visioni,cioè quella che collima con la sua particolare visione della vita.Ma questo non significa che egli aderisca all'Islam;piuttosto,in maniera tutt'altro che entusiastica,fa sì che sia l'Islam ad aderire alla sua pellaccia di nichilista inveterato,offrendo l'ennesimo travestimento al suo disincanto nei confronti della storia
Voto: 3 / 5
CIRO D'ONOFRIO (24-08-2015)
Un romanzo controverso:a tratti molto noioso a tratti interessante,provocatorio forse profetico. Buona la scrittura che racconta della crisi intellettuale e morale che vive quest'uomo di mezza età,noiosissime le pagine che raccontano la formazione intellettuale di quest'uomo e la sua esegesi. Molto moderno, provocatorio e di feroce acume l'analisi impietosa di un'Europa piegata su se stessa, svuotata della sua missione,che smarrisce il suo ruolo di faro culturale e soprattutto politico diventando terra di garbata ma inequivocabile conquista.Sarà profezia?
Voto: 3 / 5
alex mattia (22-07-2015)
vera delusione, poche pagine poche idee. Il fatto di mettere delle scene di sesso spinto per creare un qualche interesse è la cosa più squallida e la conferma che il libro in se non vale nulla
Voto: 1 / 5
Lollilot lollilot@gmail.com (06-07-2015)
Un romanzo profetico nel breve tempo, anzi della era attuale, per cui non si fatica poi tanto a profetizzare. Si va sul sicuro. Il tema del romanzo è quindi scontatissimo. Così come la sua logica, reale e concreta conclusione, che è palese fin dalle primissime pagine. Quindi poca fantasia. Apprezzo il modo scelto dall'autore per scriverlo. E' lento, si trascina, passivamente da un capitolo al successivo, fino alla caduta. E questo è il destino per personaggio principale, che cede, per stanchezza, per mancanza di vitalità, con un pensiero consumato, esausto, e vende se stesso. Ormai solo un ombra d'uomo che riesce a piazzarsi sul mercato all'ultimo momento, come un manichino, che riempie uno spazio di apparenza. Il tema del romanzo per me è banalissimo, lo si vede nelle cronache dei quotidiani ogni giorno: voto 1. Il modo però come è scritto, così aderente al tema scelto, è perfetto: voto 5. La media è 2. Un tre sarebbe troppo.
Voto: 2 / 5
marcostraz (03-06-2015)
Tema direi "caldo" quello del rapporto con l'Islam, qui viene trattato tramite una ucronia che potrebbe anche non essere così tanto lontana da una possibile realizzazione...diciamo che il tema è appunto "caldo" quindi rende il libro leggibile, però sinceramente non mi ha impressionato...mi sembra un pò il clssico libro scritto per permettere all'autore di dare libero sfogo alla propria necessità di esprimersi...diciamo godibile ma niente di più...
Voto: 3 / 5
Walter (20-05-2015)
Un romanzo controcorrente, disincantato, provocatorio, che offre parecchi spunti di riflessione non solo sull'Islam, ma anche, e soprattutto, sull'uomo del mondo occidentale, sulle sue ipocrisie "politically correct" e su certi suoi inconfessati retropensieri (passando per Huysmans, Guenon e Nietzsche). Una stimolante voce fuori dal coro.
Voto: 5 / 5
claudio (29-04-2015)
La recensione di Ibs è la più indovinata. Per arrivare alla felicità estrema ci vuole la sottomissione: la donna all'uomo, l'uomo a Dio. Questa è la parabola dell'io narrante: uomo di mezza età, insegnante universitario, molto attivo sessualmente, in seguito alla vittoria del partito islamista alle presidenziali francesi pian piano cambia la propria vita, avvicinandosi sempre più a quel mondo. Non ho dato il massimo dei voti perché ho fatto fatica a seguire tutti i nomi presenti nel libro: autori francesi del 19° secolo a cominciare da Huysmans mai sentito prima a tutta un'altra serie di luoghi senz'altro conosciuti solo ai francesi.
Voto: 4 / 5
LaDelpia (20-04-2015)
Lo scenario di una Francia islamista mi sembra una gran furbata dell'autore; per il resto il libro racconta semplicemente la crisi di un uomo di mezz'età in maniera estremamente cinica da diventare quasi fastidiosa, forse a tratti originale. Houllebecq è stato sempre per me unm autore "severo". Questa mi sembra un'autentica caduta di stile.
Voto: 1 / 5
roberto (17-04-2015)
E' vero, un Houellebecq meno in vena del solito, ma da qui a dichiararlo finito ce ne corre. Gioca astutamente sul piano della fantapolitica (e da volpone quale e' sfrutta l'hype attuale sul tema dell'Islam) ma la riflessione resta psicologica e antropologica. La possibilita' (e addirittura disponibilita') di una societa' europea, stanca, fallita e senza speranza, ad affidarsi supinamente alla cultura islamica. Ma si tratta di un Islam con le caratteristiche glam e "porno-soft" del mondo degli emirati arabi, non quello fanatico e violento dei fondamentalisti ISIS. Un puro esercizio intellettuale quindi, non una tesi geopolitica, ma un buon argomento di conversazione tra i lettori.
Voto: 3 / 5
sergio marcon (17-04-2015)
Vivere è apparentemente molto semplice se c'è un sistema che funziona. Un sistema che permette e incentiva le nascite, una discreta possibilità di accedere all'istruzione e ad un lavoro soddisfacente. Possibilità di sposarsi, fare dei figli, e morire possibilmente col conforto dei propri cari. Se tutto questa diventa non possibile, o non desiderabile o comunque difficile da realizzare, una società va in crisi. Molti uomini e donne potrebbero avere dei dubbi, porsi delle domande che non hanno delle risposte, non avere stimoli sufficienti per affrontare la quotidianità della vita. Potrebbero avere PAURA. Paura del futuro, della solitudine, del prossimo, timori per la propria sicurezza, perché viene a mancare la rete sociale di protezione che ogni persona dovrebbe costruire attorno a se. Rete fatta di una famiglia, amici, colleghi ecc.ecc., se tutto questo manca o diventa difficile da realizzare le persone potrebbero avere PAURA. E' questo l'humus in cui si dipana il romanzo Sottomissione ed è in questo brodo culturale che la Francia si affida all'ISLAM. L'Islam da delle risposte, toglie la PAURA, ti protegge in cambio della tua sottomissione con la sua rete di protezione. Non so se è un buono o cattivo romanzo, certo che fa riflettere e onestamente mette PAURA. Paura che il nostro mondo non ce la faccia più, non abbia più la spinta, la forza di credere e di perseguire gli ideali tipici della cultura occidentale. Potremmo avere veramente voglia di mollare e di affidarci alle comodità mentali di una fede e quindi di un regime politico che ci dice cosa fare ogni giorno della nostra vita senza doverci preoccupare di (quasi) nulla?
Voto: 3 / 5
strummercave (24-03-2015)
Concordo pienamente con la recensione di Simone: libro spocchioso e noioso, aggiungerei inutile e scialbo. Stavolta Houellebecq, che ho amato in tutti i suoi precedenti lavori, sembra al capolinea. Un'occasione persa, perché lo spunto di partenza era interessante. Bah!
Voto: 1 / 5
Francesco (23-03-2015)
Un libro interessante, scritto con il linguaggio "sporco" proprio dell'autore. Sicuramente un romanzo da leggere nel periodo storico che stiamo vivendo, che fa riflettere riguardo alla società nella quale ci troveremmo se ci fosse un governo musulmano in occidente. Molti, dunque, gli spunti di riflessione. Houellebecq è quasi un veggente, considerato il periodo in cui lo ha scritto e gli eventi accaduti nel periodo immediatamente successivo all'uscita nelle librerie.
Voto: 5 / 5
Crirolan crirolan@gmail.com (18-03-2015)
Quando la Weltanschauung di Massimo Catalano incontra la prosa di Fabio Volo, il risultato è questo : banale e mediocre .
Voto: 1 / 5
Chiara Sav (18-03-2015)
L'ho trovato un po' difficile, talvolta noioso, pesante. A tratti, però, è piacevole, scorrevole. Il tema è "caldo", fa riflettere perchè "vede" una realtà che forse noi vorremmo non vedere, è apocalittico, ma, forse, realista.
Voto: 3 / 5
Simone (17-03-2015)
Noioso, spocchioso, si salvano appena le parti più esistenziali, per il resto Houllebecq è uno scrittore finito (e lo dico ahimè da suo grande estimatore)
Voto: 2 / 5
massimo ricci (12-03-2015)
Terrificante visione di Houellebecq di un mondo dominato dall'islam e dai suoi perniciosi precetti. La sottomissione fa presa in una società divenuta talmente relativista da ritenersi priva di etica morale e comportamentale, come già lo è e come lo sarà la Francia del 2025. Il protagonista, l'io narrante la vicenda, è uno stimato professore universitario che si crogiola nello studio sempre più distaccato del grande scrittore decadentista e naturalista, Huysmans, il quale si convertì al cattolicesimo, dopo un complesso percorso di vita. Egli, il professore, divenuto famoso per una corposa tesi di laurea sul citato personaggio, ormai quarantenne si adegua alla routine universitaria, conduce una sregolata vita sentimentale e sessuale, manifesta un disinteresse sempre più marcato verso la politica e le elite culturali di cui fa parte, convinto dell'immutabilità delle cose e della ineluttabilità della sua condizione economica e sociale. In questo contesto piatto ed inerte, che ha rifiutato valori e tradizioni, nella totale assenza di etiche rigorose e precisi convincimenti morali, si insinua lentamente, dolcemente, sussurrando, sibilando (per dirla alla Rossini) la mala pianta dell'islamismo. E il meschino, da moderno antieroe, finirà per quieto vivere, con l'aderire al nuovo credo dei nuovi potenti, incapace dall'alto della sua sterile cultura universitaria, di controbattere alcunché.
Voto: 5 / 5
Giorgio Cervetti (08-03-2015)
Una lettura che si rivela quanto mai necessaria ed indispensabile, particolarmente oggi che viviamo momenti drammatici nello scontro di civiltà.
Voto: 5 / 5
Antonio (05-03-2015)
Houellebecq eccezionale come al solito. Raramente mi sono imbattuto scrittori che sanno interpretare la crisi della contemporaneità come lui. Imperdibile per chi lo ama, consigliatissimo a chi non lo conosce. Leggerlo proprio in questo momento storico, poi, si rivela particolarmente utile.
Voto: 5 / 5
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