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Schwob Marcel - Vite immaginarie |
Julio pgiuliacci@libero.it (06-05-2009) Credo che il vero argomento di questo libro sia una forza che si consuma come una fiamma, senza lasciare cenere al suo spegnersi. Tra tutte le storie mi sono rimaste più impresse quella di Kathrine la merlettaia, Clodia, e Fra Dolcino, figure immerse nella loro epoca e contemporaneamente in quella vita che scorre sulla pagina come bruciasse, senza prima né dopo. Questa raccolta mi sembra un punto d'arrivo ed un commiato dell'autore alle figure immaginarie della sua adolescenza, quella che possono accompagnare una persona fino all'età adulta, rimanendo poi a rilucere dietro la sua vita, simili ad ombre. Una delle caratteristiche che poi mi sembra molto originale (anzi, unica) è la capacità di fissare questo scorrere con dettagli inconfondibili (gli occhi di Clodia, la cera delle candele della camera della merlettaia che si sfa dietro i vetri neri della sua camera) non funzionali al solo, semplice tratteggio del personaggio, ma più simboli di forze che valicano la singolarità umana, e che si fissano sorprendentemente nella memoria. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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