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Ortese Anna M. - In sonno e in veglia |
| La recensione de L'Indice |

recensione di Cavaglià, G., L'Indice 1988, n. 3
Dieci racconti, di cui cinque inediti sono riuniti in questo volume sotto un titolo che è una cifra della poetica dell'autrice. Caratteristico del suo modo di narrare infatti il repentino trascorrere da un tono sobrio e pacato, a cui presiede lo stato di veglia, a guizzi di visionarietà surreale, che fanno pensare a immagini oniriche. E i due registri, quello del sonno e quello della veglia, sono indistricabilmente fusi in queste storie, a volte autobiografiche, ambientate in interni, in appartamenti nascosti fra il verde, nelle pieghe di colline, o in dimore di campagna. Nel seno di questi spazi tanto domestici si annida il "terrore sottile del vivere" di cui l'autrice parla nell'immaginaria intervista che conclude il libro, intitolata "Piccolo drago". È il terrore del vivere, la paura di ciò che sta fuori a mettere in movimento la narrazione nel primo racconto, "La casa nel bosco", in cui l'irrompere dell'ignoto - anche nelle forme apparentemente banali di un visita dei ladri o dell'intervento di un idraulico - fa lievitare la prosa verso dimensioni surreali. L'angoscia di una guerra lontana trasforma l'innocente vagabondare della protagonista di "Folletto" a Genova in un'avventura straordinaria e dà corpo a uno straziante essere semiumano inventato dall'amore per il reietto, l'animale, la creatura offesa che è al centro del mondo poetico della scrittrice. Il sogno, il surreale, si precisano a poco a poco come lo spazio in cui vive, relegata, la memoria del bene, vero e proprio "continente sommerso" (è il titolo di un racconto che si allarga nei toni della prosa filosofica, di meditazione). Ogni pagina del libro è per il lettore un'esperienza sconcertante: la Ortese ci mostra le cose più quotidiane come se le scoprissimo per la prima volta, create da lei, dal suo linguaggio. Questi racconti non lusingano l'attenzione con facili concessioni: anche i meno inquietanti a prima vista, come "La visita" o "Nebel", risultano alla fine incrinati da un'angoscia che non lascia respiro. Tutti però elargiscono il piacere, raro, di assistere a un evento eccezionale: la nascita di uno stile complesso e stratificato, una delle voci del continente sommerso, altrimenti condannate al silenzio.
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