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Fabrizio giltacitu@yahoo.it (19-02-2010) Ancora oggi, a 75 anni dalla sua pubblicazione, dobbiamo essere grati a Boris Souvarine per aver scritto un libro di verità in un’epoca che anche in Occidente era tempestosa, confusa e influenzata dalla propaganda sovietica e dal mito di Stalin. E’ ammirevole il coraggio di Souvarine ed è straordinaria la forza del suo intelletto nel padroneggiare una massa imponente di fatti recenti e quasi contemporanei e nel saperli interpretare con tanta maturità. Che io sappia, è stato fra i primi, se non il primo, a dare un quadro critico così ampio e coerente dell’Unione Sovietica. Mi sembra che i suoi criteri interpretativi siano diventati canonici per tutti gli storici che sono venuti dopo (I. Deutscher, Bertram Wolfe, R. Medvedev, R. Conquest). In Souvarine non c’è niente di professorale e di accademico. Il rigore e l’ampiezza della ricerca e della analisi sono animati da una grande passione politica e culturale, e il suo acume di storico
e di psicologo è reso più penetrante da una viva coscienza morale, di cui si sente, nei nostri tempi, la drammatica mancanza.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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