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Caraco Albert - Post mortem |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Rondolino, F., L'Indice 1984, n. 3
La letteratura francese di questo secolo, e in particolar modo del dopoguerra, è arricchita da uno stuolo di scrittori-pensatori di provenienza orientale: pensiamo a Jabès, a Cioran e a Caraco, nato a Costantinopoli da una famiglia ebraica. Scritto in occasione della morte della "Signora Madre", "Post mortem" è un'opera di limpidezza estrema, in bilico tra l'aforisma e l'elogio funebre, tra la memoria e la riflessione filosofica. La figura della madre, di volta in volta amata o detestata, ma comunque sempre presente, diviene il luogo della riflessione, il cardine attorno al quale ruota una sofferta meditazione sull'esistenza che non concede nulla alla facile consolazione, ma neppure al pessimismo banale e di maniera: "Mia madre fu l'unico avvenimento di quella che non oso chiamare la mia esistenza, la sua vittoria è totale e io non ho carne se non quanta ne serve per sentirmi spirito".
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Media Voto: 4.5 / 5Guido Beily (05-12-2011) Negli appunti che soleva utilizzare nelle sue lezioni,e che furono poi amorevolmente ordinati dal discepolo Porfirio nei sei libri delle Enneadi,Plotino precisa che il Male non s'identifica con la materia ma con la volontà di perseverare nella materia,rinunziando a intraprendere l'impervio e arcano itinerario che dovrebbe condurre l'Anima a perdersi nell'Assoluto.Non dubito che Albert Caraco(1919-1971)-che al tema del Male e al giogo della carne rivolse più d'una volta la sua penetrante e duttile intelligenza-abbia avuto contezza della mistica plotiniana,e tuttavia credo che,aborrendo pervicacemente questa vita,si sia trovato più a suo agio con le elucubrazioni radicalmente antimondane degli antichi gnostici.Ma chi fu esattamente Albert Caraco?Raffinato poliglotta e giramondo,rampollo di un'agiata famiglia giudea,Caraco fu un genio profetico,un autore "naturalmente" postumo,un mandarino solitario dai gesti lenti e compassati,uno gnostico che preferiva il Nulla a Dio,un uomo che,poche ore dopo la morte dell'amato padre,si tolse la vita assumendo barbiturici e tagliandosi la gola.Post mortem,che è forse fra le opere più stimolanti di questo oscuro grafomane e che può leggersi come la cronaca del singolare sodalizio fra questi e sua madre,fu scritto poco dopo la morte di Madame Caraco.Fu costei,la Mater Gloriosa,ad armare il figlio contro ogni sorta di ebbrezza,inoculandogli,con fierezza e turbamento,un senso d'irredimibile diffidenza nei riguardi dell'Eterno Femminino.In verità queste due figure,nel fondo così tragiche e così simili,erano legate da un nodo inestricabile di amore e disamore.Pur rimproverando sua madre d'averlo messo al mondo,Caraco volle comunque celebrarla in pagine di rara eleganza,con uno stile che risente della lezione dei migliori moralisti francesi,salvandola-sia pure in maniera effimera-dal baratro del nulla,quel nulla che Albert,da buon nichilista,adorò in vita sopra ogni altra cosa. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Julio pgiuliacci@libero.it (07-04-2006) Senza parole. Esistono libri che arrancano dietro ad una certa visione delle cose, personaggi che vengono forzati entro un ordine di idee che si cerca di far passare per "sovversivo", rendendo però il tutto artificioso. Ma esistono anche libri in cui l'autore è, semplicemente, al di là di ogni comune valore e vede la realtà secondo un sistema che è impossibile da immaginare. Come in questo caso. In poche pagine è delineata la trama di una storia che ha in sé qualcosa di mostruoso: Caraco da piccolo è stato castrato dalla madre ed istruito all'odio delle donne, con lei ha vissuto gli avvenimenti più importanti della sua esistenza da esule, e adesso racconta la malattia che porta la madre alla morte e il senso che egli dà al loro rapporto ed alla loro separazione. Quando ricorda qualche avvenimento, lo fa utilizzando le espressioni proprie dell'intesa amorosa ("Io e la signora madre ci indovinavamo..."), ed in un altro punto dice di non avere tanta carne, che quanta ne basta per sentirsi spirito. Veramente, non ho mai trovato (tranne forse in alcune poesie di Baudelaire) una tale violenza compressa, una forza così concentrata ed ominosa. Peccato che sia così poco conosciuto; dal canto mio pongo Caraco nella ristretta cerchia dei grandissimi.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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