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Savinio Alberto - La casa ispirata |
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Titolo | La casa ispirata |
| Autore | Savinio Alberto | Prezzo Sconto 15%
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€ 10,20
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,80)
|  | | Dati | 1986, 168 p., brossura, 2 ed. |
| Editore | Adelphi
(collana Piccola biblioteca Adelphi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| La recensione de L'Indice |

recensione di Paglieri, M., L'Indice 1986, n. 6
Pubblicato a puntate sul "Convegno" nel 1920 e uscito in volume da Carabba nel 1925, "La casa ispirata" - secondo romanzo di Savinio dopo "Hermaphrodito" - viene ora riproposto da Adelphi. Il narratore, alter-ego di Savinio, si trova a Parigi negli anni subito precedenti il primo conflitto mondiale: lì è ospite di una modesta pensione abitata da personaggi stravaganti e patetici che formano una stupefacente galleria di ritratti, dal padrone di casa, veterano nostalgico della guerra alla moglie, vecchia inferma di aspetto mostruoso, dal genero "irsuto e sbilenco" dal nipote adolescente affetto da crisi di isteria.
Insistendo sulla cifra stilistica del grottesco, Savinio non nasconde il suo orrore per un'umanità bestiale e ci offre esempi di "mostruosità quotidiana, soprattutto quando durante i pasti disgustosi a base di brodaglie e faisandé i commensali scatenano i loro istinti truci e primitivi e si avventano sul cibo "con la furia di cannibali digiuni". Le ore trascorse intorno alla tavola scandiscono ritmicamente un tempo altrimenti vuoto di avvenimenti: ma anche se al suo interno sembra non accadere mai nulla, la casa è "ispirata", frequentata da "spiriti faccendoni" mischiati alla compagnia degli umani, nascosti ovunque e propensi ad animarsi soprattutto nelle ore crepuscolari, quando maggiore è la calma e gli abitanti vanno in città. Con un gioco a lui assai congeniale, Savinio entra ed esce continuamente dalla realtà e si diverte a popolarla di presenze invisibili (e questo gioco ripeterà in altre opere, da "Vita dei fantasmi" del '25 al racconto "Casa "La Vita"" del '43): nel silenzio della casa si avvertono fruscii improvvisi soffi rapidi, voli leggeri e risuona per le stanze l'eco di un lontano passato, mentre fuori la città si anima per l'arrivo della primavera, fiumane di uomini e veicoli percorrono le strade "lucide di asfalto e di sole" e i manichini esposti nei negozi di abbigliamento "ballano al vento con molle allegria".
Alla spettralità della pensione, luogo simbolico di morte, si contrappone così la festosità caotica di Parigi: fra la casa e la città, "un lavoro demoniaco cinge con la sua rete sonora la vita dell'annosa abitazione". Quando l'atmosfera della pensione, sempre più cupa e sinistra, lascia presagire una tragedia incombente, il narratore/Savinio decide di lasciarsi trasportare dall'ebbrezza cittadina e di assistere dal di fuori al precipitare degli eventi: il nipote adolescente Marcello scompare misteriosamente e solo al suo ritorno si saprà che è stato protagonista di un'avventura ultraterrena che lo ha portato in giro per Parigi in compagnia di Gesù Cristo.
Il romanzo termina con l'apparizione in sala da pranzo di una statua equestre che annuncia la disonorevole morte di Marcello in guerra, mentre il narratore, morto come ogni altra creatura, si desta cadavere e contempla la spettralità di un mondo privo di domani, da cui sono fuggiti anche i fantasmi. Al limite tra reale e surreale, la scrittura di Savinio, ironica, dissacrante, artefatta, ricca di figure - in particolare metafore e iperboli - sembra tendere talvolta a dipingere e colorare situazioni e personaggi piuttosto che a raccontare: anche qui come in altri romanzi e racconti, l'autore fa uso di immagini ricorrenti nella sua pittura, dagli uomini con volti di bestie agli oggetti "animati", dai manichini all'androgino. |
Toppi Alessandro (05-02-2010) E' caricatura di bruttezza "La casa ispirata" di Alberto Savinio. E' tela dipinta oscura, a luce tenue, buia immagine in cui vedere fattezze orride, distorte, digrossate: sembran incubi ma sono uomini. Parigi, Rue Saint-Jacques, numero 73. Via bibliofila, una volta, ridotta a immonda zona di "canove di vino" e "bocche misteriose di bordelli". All' angolo un emporio "espone in rutilanti mostre tremende gambe articolate, toraci di caucciù, natiche posticcie, occhi di vetro, mani flessibili, braccia meccanizzate, bendaggi di gomma ed altri pezzi di ricambio per mutilati". In terra "un rigagnolo di urina gialla". Qui sorge la villa di cui il narrante è ospite. Ad un tempo alcova edipica, salotto in putridume, museo di cere spaventevoli. Eccone una addentar del pane: "Recisone un pezzo con un colpo netto dei molari, allargando la bocca sotto le orecchie come un cane attacca un osso, mentre la crosta faceva scricchiolare e la maciullava con la mollica in una orribile palla che ad ogni ribatter delle labbra si vedeva passare dalla mascella sinistra alla destra, fissava con espressione di profondo disgusto il mozzicone rimastogli fra l'indice e il pollice ocrati dalla nicotina". E' in questo eccesso percettivo il senso ed il valore dell'opera di Savinio, che scove e afferra, scruta e muta, offre e svela il disfacimento in marcio dell'umanità che s'avvia alla guerra. Non v'è sbraito morale nè microscopia realista ma un insieme suscitato di anatomie misteriche, di fiati pesi, di carni sfatte tra simboli funerei e presagi minacciosi. Nani demoniaci, giovani dementi, ombre di gran vecchie, priapi barbuti, anziani di fibra morbida, madri di carne tremula son "spaventosa apparizione" tra pareti di rancido fetore, sono spettri in anticipo a dispetto dei fantasmi che spaventeranno il mondo, sono emblemi d'un orrore quotidiano e truculento che motiva e rende il folle di cui si è in sinistra attesa. E, lettori seduti all' accennato "convito di necrofaghi" già disgustiamo del cannibalesco pasto delle macchine impazzite. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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