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Savinio Alberto - Capitano Ulisse |
| La recensione de L'Indice |

(scheda pubblicata per l'edizione del 1989)
scheda di Favetto, G.L., L'Indice 1989, n. 8
"Opera di ironia lirica sull'eterno mito dell'inquietudine di Ulisse" cosi Pirandello nel 1926, quando era sul punto di allestire con la sua Compagnia del Teatro d'Arte i tre atti saviniani. L'autore del "Signor Dido" li aveva scritti l'anno prima e riuscirà a vederli rappresentati soltanto nel gennaio del 1938 e per non più di quattro sere sotto la tutela di Anton Giulio Bragaglia. Il protagonista è un Ulisse tra Pirandello e Cocteau che si presenta in scena indossando calzoni di tela bianca, giacca blu a doppio petto, cravatta nera, berretto piatto con una piccola ancora nel mezzo. È stanco, molto stanco, non ne può più di viaggiare, di vivere vite che non gli appartengono. Ne ha abbastanza di tutte le donne che hanno dominato la sua esistenza: l'opprimente Minerva e Penelope e poi Circe e Calipso. Ne ha abbastanza di continuare il folle viaggio, di recitare la parte di quell'eroe che non è e non può essere, essendo egli troppo intelligente. Chiuso per ferie, annuncia; e ammonisce: archiviate la mia pratica. E se ne esce di scena in soprabito, cappello in testa, bastone in mano per andare a parlare con gli spettatori. "Ho aiutato Ulisse a riporre le valigie in solaio" - annota con orgoglio Savinio in una giustificazione introduttiva che vale per arguzia e soavità i tre atti della commedia.
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