|
|  |
Roth Joseph - La milleduesima notte |
|
Titolo | La milleduesima notte |
| Autore | Roth Joseph | Prezzo Sconto 15%
|
€ 7,65
(Prezzo di copertina € 9,00 Risparmio € 1,35)
|  | | Dati | 1991, 235 p., brossura, 8 ed. | | Traduttore | Gimmelli U. |
| Editore | Adelphi
(collana Gli Adelphi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
| |
|
|
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.33 / 5Lorenza (23-04-2012) Un libro malinconico e per certi aspetti tristemente attuale, ci si rende conto che nonostante cambino i tempi e il contesto, in fondo le piccolezze, le debolezze e le stupidità degli uomini rimangono sempre le stesse. Concordo con chi sostiene che Roth sia uno dei più grandi autori del Novecento e consiglio - a chi non l'avesse ancora letto - I Cento Giorni. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
stefano (20-01-2009) c'è un po’ di "commedia umana" balzachiana in questo straordinario romanzo che ha per sfondo la Vienna del decadente impero.forse il miglior romanzo di roth
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Manuela di Trieste (15-01-2009) Joseph Roth sarà anche uno dei più grandi autori del novecento, ma questo romanzo a me pare solo una storiellina leggibile. Niente di più. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
GB (29-01-2006) I franti di Roth non sono come i vinti del Verga ché quelli avanti di rovinare sul Gran Cavallo in Corsa erano riusciti a montarci e credevano anche di tenerne in mano le briglie. I franti di Roth, testimone impaurito d’un mondo che scompare (anche Roth come il capitano Taittinger porrà fine alla sua vita suicidandosi), sono creature incapaci di capire, di reagire, di tenere nella mente un pensiero che durasse e nella bocca un discorso che suonasse; sono canne al vento, e il vento che li frastorna e li percuote non è il vento violento della Deledda che sdradica e ammazza, è poco o niente, è il vento del lento, consueto, monotono girare della terra intorno al proprio asse. Il barone Taittinger è quasi un idiota, ma non somiglia per nulla al principe Myskin: egli è un uomo che non vuol pagare né dazi e né gabelle, ma non sa come fare. E’ debole, stanco, disorientato, malato di confusioni, incapace di vedere con chiarezza, di capire con giustezza, di agire con lucidità, di reagire con vigore, di interagire con coerenza, di difendersi con credibilità, così che perde la poca sicurezza che si era costruita, e si disorienta, e ogni volta dirà parole diverse, parole che non voleva dire, che aveva escluso di poter dire, parole diverse di quelle che aveva pensato di poter dire. Il poco lo spaventa, il nulla lo confonde, le ragioni degli altri gli appaiono sempre più logiche e meglio pensate delle sue: l’improvvisa paura dell’incomodo, il timore di reazioni non previste gli tolgono quella sicurezza che poco prima, parlando con sé stesso nel calduccio degli indiscussi e non contraddetti auto convincimenti aveva creduto di aver trovato. Il barone istintivamente sceglierà sempre la fuga, e tra la via impervia che sale e quella comoda che scende sceglie sempre quest’ultima e così andrà perdersi come un sughero tra i flutti. Joseph Roth è uno scrittore grande e malato e questo è il romanzo che probabilmente gli somiglia di più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giandemo gdemo_lini@yahoo.it (29-08-2005) Questa storia sembra essere un repertorio della stupidità umana. La stupidità arrogante dello Scià; quella degli anonimi burocrati che lo accolgono a Vienna; la stupidità classica da giovinetta traviabile della bella Mizzi;la stupidità avara e cieca della tenutaria del bordello; e quella disperata e sozza del giornalista. Su tutto, però, alleggia la intangibile stupidità del barone Taittinger, monumento del nulla. Più che uomo senza qualità, Taittinger è un uomo 'senza': non ha ambizioni nè sentimenti nè scopi di sorta da perseguire. Non ha nemmeno amor proprio, nè acumen. Riesce quasi simpatico per questo, nonostante i danni che provoca a sè e agli altri per tale noncuranza suprema.
Roth entra in questa materia con la consueta leggerezza di tocco, da impressionista della parola. Sfiora con sapienza il vero nocciolo della questione, che è il crepuscolo di un mondo sazio, saturo. La corruttibilità di questo mondo non è eclatante devianza, ma sottile e perverso adagiarsi: acritico adeguarsi. La censura sanzionata a Taittinger risulta incomprensibile anche ai censori medesimi e comminata non già in ragione di una morale offesa da recuperare, ma per cieco desiderio di soffocare un possibile scandalo. Con La milleduesima notte Roth ci rende una volta di più l'istantanea di un mondo inconsapevolmente attratto dal suo precipizio prossimo venturo attraverso il teatrino dei suoi personaggi presi al laccio da un destino evitabile se solo in essi avesse mai operato un barlume di consapevolezza, un alito di volontà.
Sotto la vernice del favoloso esotico la storia non nasconde altro che il ben noto male opaco e quotidiano, senza remissione. Piace di Roth l'adeguatezza dello stile a questa china storica ed esistenziale. Roth non racconta mai storie che debbano avvalorare forzosamente la sua idea del mondo; al contrario dipana i fili aggrovigliati con la paziente consapevolezza propria del grande scrittore che seguendoli si arriva comunque al senso ultimo delle cose. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
omar lastrucci (05-06-2005) Uno dei romanzi più lirici,disperati,commossi e commoventi che abbia mai letto.Joseph Roth è uno dei più grandi autori del novecento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Roth Joseph |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|