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Morselli Guido - Il comunista |
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Titolo | Il comunista |
| Autore | Morselli Guido | Prezzo Sconto 15%
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€ 21,25 
(Prezzo di copertina € 25,00 Risparmio € 3,75)
|  | | Dati | 1991, 360 p., 5 ed. |
| Editore | Adelphi
(collana Fabula) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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6 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Mauro Decastelli (19-04-2012) Guido Morselli, che è stato per anni, prima che la casa editrice Adelphi se ne interessasse, un autore ingiustamente sottovalutato, ci introduce in questo libro nella vita politica del primo dopoguerra. Con la forza di uno stile realistico e insieme filosofico (si leggano le dense pagine che riproducono gli articoli del protagonista), l'autore disegna l'atmosfera di quegli anni attraverso la figura di Ferranini - parlamentare del Partito Comunista, e originario di quella terra che lungo il Po conduce a Reggio Emilia -, un uomo dalla salute fragile, ma con una grande volontà di comprendere la società italiana, i suoi bisogni, le sue prospettive. Senza svelare nulla della trama - e qui bisogna tuttavia sottolineare che la scrittura di Morselli riesce con molta leggerezza e precisione a tratteggiare il pensiero politico e morale di quest'uomo, così come le vicissitudini amorose che lo condurranno fin negli Stati Uniti d'America - il libro è fatto di relazioni fra persone, di dialoghi, di riflessioni incentrate da un lato sulla politica: con molti sconfinamenti nella filosofia morale e inevitabili scarti fra le convinzioni filosofiche di Ferranini e una realtà politica spesso sordida, rigida, indifferente, anche all'interno del suo partito; e dall'altro sulla donna. I dialoghi amorosi, bisogna dirlo, tradiscono una certa superficialità da parte di Ferranini, che non si sente mai veramente amato, e finisce di scegliere egoisticamente; ma preparano o sono accompagnati, come in un intarsio, da stupende descrizioni paesaggistiche. Il suo rapporto col P.C.I. dell'epoca è dunque conflittuale, e ugualmente le relazioni con l'altro sesso; Ferranini spesso si chiede se con le sue idee possa ancora farne parte. Se possa ancora permettersi di amare. Sarà tuttavia proprio la spinta amorosa ad essere determinante nelle decisioni della sua vita, prevalendo inevitabilmente sul suo pensiero e sulle sue convinzioni. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Umberto Mottola mottolau.buggiano@gmail.com (30-08-2011) Romanzo eccellente che, secondo me, non ha ancora avuto una debita valorizzazione nel panorama letterario italiano. Oltre alla grande umanità del personaggio di Walter Ferrarini, al suo impegno politico, alle sue idee sul lavoro, c'è molto altro: l'atmosfera di Montecitorio (il chiacchierificio), la struttura e il modo di agire nel P.C.I., gli Stati Uniti amati e nello stesso tempo criticati. E l'amore, due donne: Nancy e Nuccia; e con nessuna delle due Walter riesce a trovare un giusto equilibrio. Una gradita apparizione di Alberto Moravia. "In Italia la gente vive di chiacchiere, si consuma in chiacchiere". Walter abbandona per la seconda volta gli Stati Uniti. "Ciò che invece lui cercava era il rinvio o, piuttosto, la sospensione". E' un romanzo che tutti i politici italiani dovrebbero leggere, a prescindere dall'orientamento partitico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto (18-06-2008) Guido Morselli, uno dei veri grandi della letteratura italiana novecentesca e quindi "ovviamente" tralasciato e messo in
secondo piano - dalla scuola, dai giornali, dagli editori, dalla "cultura ufficiale" - a favore di scrittori più prezzolati
ma di calibro nettamente minore (a caso: Moravia, Calvino, Pavese...). La grandezza di uno scrittore sta anche dal saper
anticipare i tempi: nel Comunista ciò che fa scattare la crisi del protagonista (Walter Ferranini, personaggio stupendmente
caratterizzato) è quello che allora solo pochi intravedevano e che attualmente invece è evidente a tutti (diciamo
pure che è la norma): ovvero il prevalere degli interessi personalistici, della politica fatta esclusivamente per proprio
uso, anche in seno al Partito Comunista. Molto coinvolgenti e assai realistiche le descizioni della vita interna al partito:
inquietantissima la tendenza a sistematizzare e razionalizzare tutto, in virtù del dogma marxista, anche la vita sentimentale
dei membri tesserati: in seno al partito è già evidente la dittatura che ne sarebbe venuta fuori se il Comunismo avesse preso
il potere in Italia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
piero f. piefadda@yahoo.it (27-08-2007) «Il comunista» è un diesel: parte lento, quasi noioso nel suo lessico secco. A poco a poco, però, Ferrandini con la sua onesta rigidità e il suo moralismo da uomo corazzato contro la stessa debole e vigliacca natura umana, mi conquista. La sua corazza, però, si spezza di fronte alla distruttiva presa di coscienza del fallimento del comunismo - e cioè dell'uomo. Ciò che inquieta è che questo libro è stato scritto negli anni '60, ma possiede una lucidità - è il caso, veramente, di scomodare le profezie - profetica. Letto nel 2007, a un primo impatto non stupisce, poiché ci presenta anche scenari politici per noi quotidiani: poi, riflettendo sul fatto che è stato concepito e messo su quarant'anni fa, non deve sorprendere che uno come Calvino non abbia colto il valore della messa nero su bianco di una società politica che ancora aveva (completamente, nel suo splendore) da venire, nelle sue peggiori sfaccettature e nei suoi peggiori compromessi di potere, a cui furono, e sono, piegati gli interesse collettivi a scapito di quelli personali dei deputati (uno dei temi ossessivi del romanzo è il “personalismo” degli uomini politici). Morselli aveva la capacità di, da piccoli indizi, intuire le evoluzioni socio/politiche dei decenni a lui successivi (pur restando temporalmente universale). Ecco perché non è stato pienamente compreso nella sua epoca, ma non mi spiego perché venga quasi ignorato nella nostra. L'unico autore, per me, paragonabile al miglior Dostoevskij. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Latinese (29-07-2005) Grande libro. Una visione "dall'interno" del Partito, pur fatta da uno che non fu iscritto, che persuade completamente chi ci ha avuto a che fare. E una grande storia. Pochi altri scrittori sanno sfatare lo sciocco mito che quella italiana è una letteratura senza romanzo. Morselli è il nostro Flaubert, il nostro Tolstoj, il nostro Melville: tutto insieme. Leggetelo! A differenza di tanti altri miti muffiti delle lettere italiane, è anche divertente e commovente. Il che non è poco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mauro.g (06-06-2003) Il Partito Comunista Italiano: una Chiesa che non ammette eresie nè deviazioni. E Morselli ce ne dà una dimostrazione. "Il compagno" di Pavese è davvero piccola cosa di fronte a "Il comunista". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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