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Lewis Clive S. - Lontano dal pianeta silenzioso |
| La recensione de L'Indice |
 LEWIS, CLIVE STAPLES, Perelandra, Adelphi, 1994
LEWIS, CLIVE STAPLES, Lontano dal pianeta silenzioso, Adelphi, 1992
recensione Boitani, P., L'Indice 1995, n. 5
Cosa può accadere quando un grande medievalista decide di scrivere storie fantastiche? Che componga, come J. R. R. Tolkien, "Il Signore degli anelli", diranno subito i miei giovani lettori. Risposta esatta, ma solo in parte. Perché si dà il caso che un altro grande medievalista inglese (e anzi, come studioso del medioevo, maggiore di Tolkien), abbia deciso di scrivere storie. Clive Staples Lewis, nato in Irlanda del Nord, uomo di Oxford, intimo amico di Tolkien e di Charles Williams, apologeta del cristianesimo, cattedratico di letteratura medievale e rinascimentale a Cambridge, autore di due dei libri più significativi pubblicati nel nostro secolo sul medioevo, "L'allegoria d'amore" (in Italia, il numero 2 dei "Paperbacks" Einaudi) e "L'immagine scartata" (in Italia, Marietti, 1990), e recentemente assurto a gloria cinematografica col "Viaggio in Inghilterra", inizia nel 1938 a pubblicare una "trilogia celeste" di cui Adelphi ci ripropone adesso nella consueta, impeccabile veste i primi due volumi.
Cerchiamo di dimenticare per un momento la tradizione centrale della fantascienza: H. G. Wells, Arthur Clarke, Isaac Asimov, Robert Heinlein - tutti coloro insomma che con notevole abilità postverniana hanno parlato, giusta la grande fisica della prima metà del secolo, di viaggi nello spazio e nel tempo. Immaginiamo invece il sistema solare - e in particolare lo spazio fra Venere, Terra e Marte - come cielo, non vuoto ma pieno, pulsante di luce e di vita, e teatro di una grande lotta cosmica che attraversa le epoche della storia umana e si coagula nel presente. Questo è il sistema solare di Lewis (e di Charles Williams, la cui "Guerra in cielo" Jaca Book ci ha offerto nel 1994), nel quale il mito classico, la tradizione biblico-cristiana, la leggenda arturiana, il platonismo medievale e la fisica copernico-newtoniana convivono in perfetta armonia. È in tale universo che si svolgono le avventure di Elvin Ransom, filologo di Cambridge destinato a misteriosa trasfigurazione finale. Ransom, che percorre a piedi le Midlands durante le sue vacanze, si imbatte una notte in una casa sperduta, nel grande scienziato Weston e nell'ex compagno di scuola Devine. I due lo drogano e lo trasportano a bordo della piccola astronave che Weston ha costruito per raggiungere Malacandra, apparentemente per offrirlo in sacrificio agli esseri che abitano il pianeta. Dopo un lungo viaggio, nel corso del quale Ransom scopre tutto il fulgore delle stelle e del sole, i tre sbarcano su Marte, un mondo chiaro, d'acquerello, in cui monti, alberi, piante hanno un'innata tendenza verticale e uno slancio straordinario verso il cielo. Ransom sfugge ai suoi rapitori e inizia una peregrinazione attraverso Malacandra (tale il nome del pianeta in solare antico, la lingua che vi si parla) che lo porta a conoscerne l'ineguagliabile bellezza di paradiso mai perduto e a incontrarne gli abitanti 'bross', 'pfifltriggi' e 'sorn'. È un viaggio di vera e propria scoperta della realtà e della verità: di cosa significhi essere uomo ('hnau') in un universo popolato da altre creature e in una storia che dalla Creazione si sussegue ininterrotta sino al presente. Per gradi, mentre man mano risale dalle meravigliose foreste e dai limpidi fiumi, attraverso le montagne altissime, verso la superficie e il silenzioso mondo polare di Marte, Ransom apprende quanto "distorto" sia il genere umano e perché la Terra sia considerata dagli altri abitanti senzienti del sistema solare il "pianeta silenzioso".
Le scoperte di Ransom culminano nell'epifania finale dell'Oyarsa di Malacandra, che mostra una significativa somiglianza con il Marte della mitologia antica. Dinanzi a lui, che è l''ousiarches', l'arconte del pianeta, si affrontano il darwinismo, l'umanesimo tecnologico, il colonialismo della civiltà occidentale, impersonati da Weston, e la divina saggezza del mito e della storia. L'Uomo non vive in armonia con la Natura, uccide altri uomini e altre creature per avidità e presunzione, non è in grado di percepire la presenza degli 'eldila' (gli angeli), perché il suo pianeta è da millenni sotto il dominio del grande Oyarsa perverso che si è ribellato a Maleldil. Per questo Thulcandra (la Terra) è il "pianeta silenzioso", isolato rispetto agli altri mondi che, tutti, comunicano fra di loro. Il messaggio annunciato da Malacandra viene ampliato e approfondito da 'Perelandra', Venere. Su di esso, nel secondo romanzo, Ransom viene inviato dalle potenze celesti con una missione specifica - impedire, come, a poco a poco scopre, che la Signora Verde e il suo Sposo, l'Eva e l'Adamo del terzo pianeta, cedano alle tentazioni del Nemico incarnatosi in Weston. Insomma Ransom (che in inglese vuoi dire "riscatto") deve salvare Madre e Padre di un nuovo genere umano dalla Caduta.
La vicenda si svolge in un mondo di isole galleggianti sul mare primigenio, dove dominano colori brillanti, frutti splendidi e profumatissimi, animali in perfetta armonia con gli esseri intelligenti - un vero Giardino dell'Eden nella descrizione del quale la fantasia pittorica di Lewis supera persino quella di Milton. E la storia acquista man mano una velocità e uno spessore cui difficilmente si riuscirà a resistere. Ecco infatti apparire la Signora Verde, Madonna-Menade-Artemide-Madre di suprema bellezza; ed ecco, subito dopo, atterrare Weston, che ha abbandonato la sua maniacale devozione al Progresso della Razza Umana in favore di uno spiritualismo diabolico, e che si trasforma a poco a poco in Non-Uomo, in mostro posseduto dal male. Ed ecco la Proibizione divina: non si deve vivere sulla terra "fissa", ma invece "sempre gettarsi nell'onda".
La Tentazione, che occupa tutta la parte centrale del romanzo, è degna di uno dei maggiori apologeti cristiani del secolo e tocca le corde più intime anche di chi cristiano non è. Weston vuol rendere la Signora più saggia e più "vecchia" insegnandole la morte e il piacere della differenza fra la realtà (creata da Maleldil) e il mondo della possibilità inventato dagli esseri umani ("fare storie o poesie su cose che potrebbero essere ma non sono"). Ma la Tentazione è, soprattutto, un grandioso dibattito fra Weston e Ransom per l'anima e l'intelletto della Signora. A Weston che ricorda di essere stato (in veste di Lucifero) con Maleldil nel Cielo, Ransom oppone la tragica storia del peccato originale. A questa Weston ribatte con la ben nota, quanto subdola, teoria della Caduta come "felix culpa" perché causa dell'incarnazione. E Ransom pone fine al primo round intimandogli: "Ora dille tutto. Quale bene ne è venuto a te? Ti rallegri, tu, che Maleldil si sia fatto uomo? Parlale delle tue gioie, e del beneficio che hai avuto quando hai fatto sì che Maleldil conoscesse la morte". Ben presto, tuttavia, Ransom si rende conto che il Nemico sta prendendo il sopravvento: racconta alla Signora storie tragiche di donne che hanno voluto compiere una "nobile azione" agli occhi dei loro uomini, le fa indossare dei vestiti, le regala uno specchio, tenta di insegnarle la paura e il senso di possesso - in sostanza, la conduce sulla via di una teatralità narcisistica che sarebbe l'anticamera del peccato. Ransom affronta allora una lacerante battaglia interiore: perché l'unica soluzione, per quanto orrenda e incivile possa sembrare, pare ora essere quella che costringerebbe Ransom - sì, proprio lui, e nessun altro - a combattere il Principe delle Tenebre a viso aperto, fisicamente, eliminandone l'incarnazione umana. La Lotta ha così inizio, col Nemico che urla, in puro aramaico del primo secolo, "Eloi, Eloi, lamma sabachthani". Ransom, posseduto da un salutare odio allo stato puro, infligge al Non-Uomo tali ferite da spingerlo alla fuga sul mare, a dorso d'un pesce; lo insegue; viene impietosito dagli appelli di Weston a liberarlo dal demonio; è afferrato e trascinato in acqua, dove, infine, uccide il mostro. Approdato finalmente sulla "terra fissa", Ransom percorre il sottosuolo cavernoso di Venere salendo a poco a poco verso la luce, le foreste, i prati cantanti, la vetta di un monte sotto la quale si apre una valle stupenda. È il "giorno del mattino", e gli Oyarsa di Marte e Venere si manifestano in tutta la loro pienezza: poi, preceduti da una lunga teoria di animali, compaiono nel fulgore meridiano l'Adamo e l'Eva di Perelandra, il Re e la Regina. Hanno, senza cadere e senza morire, acquistato conoscenza del bene e del male, e sono divenuti simili a dèi rimanendo vicini a Dio. Pronunciano, in sapiente salmodia, le verità del cosmo lowisiano: dove più della giustizia conta il dono; dove a creazione si succede creazione; dove la fine è inizio; dove la 'plenitudo' dell'essere è 'pluralitas' e 'inaequalitas'; dove, infine, regnano il Grande Gioco e la Grande Danza al centro.
Una forza immaginativa e drammatica di primo piano, un vigore argomentativo e mitico veramente medievale danno alla costruzione di Lewis un impatto metafisico fuori del comune. Chi ritorni da Malacandra e Perelandra non dimenticherà facilmente la morente purezza del primo e la rigogliosa, innocente alba del secolo. Nessuno, certo, potrà fare a meno di interrogarsi sul valore che davvero si deve dare a storia e mito, n‚ di chiedersi cosa esattamente siano il bene e il male, e quale posto occupi l'uomo non nell'universo, ma nel cielo. Il ritorno sulla Terra sarà, per Ransom come per noi, una perdita incommensurabile. Certo, l'ultimo romanzo della trilogia, che si svolgerà proprio sul pianeta silenzioso, apparirà - con la comparsa in scena di una sinistra organizzazione pseudoscientifica del Male e il ritorno in vita di Merlino - più macchinoso e sensazionalistico. Ma neppure lì, in "Quella orribile forza" che speriamo sia presto pubblicato, mancheranno le sorprese e la pienezza di un grande inventore di storie.
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Media Voto: 4.66 / 5Paolo Tomassoni (04-03-2009) Una fantascienza metafisica. Al livello di Philip Dick. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anna (10-03-2007) Da leggere, con la trilogia. Un Lewis meno conosciuto, ma sempre profondo e provocante nelle avventure fantastiche ricche di colpi di scena. Un genere pre-fantascienza che fa anche pensare alla nostra società e ai suoi valori... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antares (06-12-2003) Da un intimo amico di J.R.R. Tolkien, autore de "Il Signore degli Anelli", un'opera apparentemente semplice ma dal significato splendido.
"Lontano dal pianeta silenzioso", primo libro della cosiddetta Trilogia Celeste di C.S. Lewis, narra l'avventura vissuta dal professore universitario Elwin Ransom, rapito da due individui dagli oscuri intenti e da essi trasportato su Malacandra, pianeta del Sistema Solare che è in sé l'immagine di un mondo fantastico e nel contempo ciò che la Terra avrebbe potuto essere se le sue genti non avessere conosciuto il peccato.
Dietro a una storia di apparente fantasia, a un mondo irreale dai colori incredibili, a strane creature inquietanti e affascinanti insieme, risiede l'esempio di una vita che non conosce odio o guerre, né piacere o avidità, nella quale ogni essere è figlio di "Maleldil" (Il Creatore) ed è in grado di vedere gli "eldila", gli angeli, che nessun uomo può distinguere ormai da millenni. Ransom, al termine del suo viaggio, scoprirà la ragione per cui la Terra è chiamata il Pianeta Silenzioso, e imparerà a comprendere in maniera diversa i concetti di Spazio e Cielo, quali fonte di vita, teatro della Creazione di un unico Signore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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