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Bernhard Thomas - Antichi maestri-Commedia |
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Titolo | Antichi maestri-Commedia |
| Autore | Bernhard Thomas | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1992, 198 p., 5 ed. | | Traduttore | Ruchat A. |
| Editore | Adelphi
(collana Fabula) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| La recensione de L'Indice |

recensione di Morello, R., L'Indice 1993, n. 4
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)
"Non ho mai letto un solo libro da cima a fondo", afferma il musicologo Reger, protagonista di "Antichi Maestri", definendosi nel contempo "uno sfogliatore di grande talento", uno di quei rari lettori capaci di sfogliare centinaia di pagine prima di leggerne finalmente una sola, ma con la più intensa passione ed ineguagliabile profondità. Per lui chi legge tutto non ha capito nulla. Nei libri, come nella vita , la compiutezza è orribile, insopportabile, solo il frammento è in grado di assicurare un barlume di felicità. Perciò egli ricerca ossessivamente nelle opere dei cosiddetti "grandi" maestri del passato qualche errore che le renda più umane e tollerabili.
Un giorno sì e uno no Reger si reca al Kunsthistorisches Museum di Vienna, nella cosiddetta sala del Bordone, per contemplare in perfetta solitudine "L'uomo dalla barba bianca" di Tintoretto. L'ottantaduenne Reger, che da oltre trent'anni pubblica sul "Times" recensioni di esemplare acutezza critica, la cui genialità è naturalmente ignorata in patria e nota solo all'estero, ha sviluppato sino alla perfezione e ai limiti del patologico l'arte dell'osservazione critica. Tutti gli antichi maestri, anche i più eccelsi, rivelano prima o poi "errori", incongruenze, particolari che ne compromettono irrimediabilmente la pretesa perfezione. Pur essendo convinto che è inutile ricercare la consolazione dell'arte - che mai potrà compensare la perdita della persona amata, perché tutti i cosiddetti grandi "ci piantano in asso proprio nel momento in cui avremmo un gran bisogno di loro" - Reger sente tuttavia il bisogno di continuare ad esercitare sino allo sfinimento il suo esercizio critico disperato, che rappresenta per lui l'estrema risorsa, l'unica ragione di vita. Tutta la storia viene riportata - come spesso accade nei testi di Bernhard - da un certo Atzbacher, filosofo ed ideale interlocutore dell'anziano musicologo, il quale, recatosi anch'egli al museo, osserva l'amico da una sala vicina, proprio mentre questi è in contemplazione del dipinto di Tintoretto. Questo espediente teatrale permette di creare la distanza indispensabile per raccontare un'esperienza individuale altrimenti indicibile.
Libro geniale e dolente, frammento di un discorso più vasto che non conosce n‚ inizio n‚ fine, ma solo un arresto imposto dai limiti naturali dell'esistenza, "Antichi Maestri" appartiene all'ultimo straordinario periodo creativo dello scrittore austriaco, quegli anni ottanta che hanno visto la pubblicazione in rapida successione di tanti capolavori, dal "Nipote di Wittgenstein* del 1982 sino ad "Auslöschung" (Estinzione), del 1986, non ancora tradotto in italiano: libri tutti intimamente collegati, da un punto di vista sia tematico sia stilistico, nei quali si accentua sempre più il carattere riepilogativo, ossessivamente circolare e tautologico, tipico della scrittura di Bernhard.
La traduzione di "Antichi Maestri", ad opera di Anna Ruchat, impeccabile, anche se è sempre un'impresa ardua trasferire in italiano l'inconfondibile stile di Bernhard, così intimamente legato alla natura del tedesco, il suo nevrotico ed estenuante andamento circolare che sembra negare il principio stesso di sviluppo, per ribadire una sorta di fissità e fissazione maniacale su se stesso, sulle proprie formulazioni impercettibilmente variate. Un linguaggio il suo che predilige gli estremi, i superlativi più azzardati, le costruzioni nominali più macchinose e contorte, intessuto di citazioni, ironico, in cui il mondo è messo a nudo nella sua naturale assurdità e rivela la sua sostanza teatrale. Le pagine di "Antichi Maestri" dedicate a Stifter, Bruckner e Heidegger sono tra le satire più implacabilmente corrosive, ma anche divertenti, che Bernhard abbia scritto, un vero e proprio repertorio di luoghi comuni che denotano una palese unilateralità e, nello stesso tempo, un insieme di geniali intuizioni, ben più stimolanti di certi fumosi panegirici. Abissali e folgoranti "verità" balenano tra pagine che traboccano di misantropiche contumelie, maniacali e patetiche idiosincrasie, incontenibili insofferenze per talune abitudini tipicamente austriache - dall'eccessivo ossequio per i titoli, al culto per la pasticceria, sino ad una supposta carente cultura della toilette. L'istrionico protagonista di questi sfoghi, Reger, è contemporaneamente un folle e un genio, un fanatico persecutore di ogni banalità e un acutissimo osservatore, un'incomparabile intelligenza costretta a celarsi sotto una patina di implacabile risentimento. Bernhard inoltre gli affianca un alter ego comico, il custode Irrsigler, suo ammiratore ed emulo, nel quale però l'intelligenza critica di Reger risulta inconsapevolmente parodiata e contraffatta, come riflessa in uno specchio deformante.
"Antichi Maestri" è dunque un saggio magistrale e anche una parodia dello spirito critico-satirico, perché mostra chiaramente come quella stessa critica che è in grado di distruggere l'opera d'arte non possa a sua volta sottrarsi alla nevrosi che l'ha prodotta. Bernhard evita ogni pathos moralistico grazie a una scrittura sfuggente, ambiguamente contraddittoria, che rovescia continuamente ogni assunto nel suo contrario.
Anche il nobile tentativo di ricostruire un senso mediante una critica della cultura si rivela un umanissimo espediente per sfuggire alla morte. Ogni storia individuale non è che il resoconto, miserabile e sublime, di un fallimento inevitabile, la riformulazione degli stessi problemi insolubili, senza i quali però non esisterebbero che estraneità e follia. Per questo la vicenda di Reger, per quanto sostanzialmente disperata, appare alla fine comica e tragica insieme, come egli stesso ci rammenta: "Cosa non pensiamo e cosa non diciamo nella convinzione di essere competenti, eppure non lo siamo, questa è la commedia, e quando ci chiediamo, e poi? quella è la tragedia ".
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