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Canetti Elias - La tortura delle mosche |
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Titolo | La tortura delle mosche |
| Autore | Canetti Elias | Prezzo Sconto 15%
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€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
|  | | Dati | 1993, 174 p., 2 ed. | | Traduttore | Colorni R. |
| Editore | Adelphi
(collana Biblioteca Adelphi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| La recensione de L'Indice |

scheda di Reitani, L., L'Indice 1994, n. 8
Come già nelle precedenti raccolte "La provincia dell'uomo" e "Il cuore segreto dell'orologio", anche in questi nuovi "Quaderni di appunti" il pensiero di Elias Canetti si rivela in tutta la sua originalità. Il titolo si riferisce a un ricordo di Misia Sert sull'eccentrica e sadica abilità di trafiggere e collezionare mosche, senza tuttavia ammazzarle. Ogni microstoria si trasforma nella scrittura di Canetti in un mito, e il mito della "tortura delle mosche" si offre come il possibile paradigma per osservazioni sparse in tutto il volume sul rapporto tra uomo e animali, e dunque - secondo l'autore - tra uomo e uomo. "Ogni specie animale che muore - scrive infatti Canetti - rende meno probabile che noi si continui a vivere. Solo al cospetto delle loro fisionomie e delle loro voci noi possiamo rimanere uomini. Le nostre metamorfosi si logorano quando si spegne la loro fonte". Il tema della metamorfosi, categoria tra le più importanti di "Massa e potere", ritorna così prepotentemente in questo libro. Ma il pensiero di Canetti è da sempre asistematico e predilige percorsi romantici, privi di un vero centro. Si tratta di variazioni che muovono da una costellazione ossessivamente costante (il potere, il linguaggio, la morte) per irradiarsi in tutte le direzioni. Rilevante è una tendenza stilistica a rendere sempre più scarna la frase, un'arte scultorea del "levare" che crea mirabili costruzioni sintattiche, tradotte con grande eleganza da Renata Colorni, e che si accordano perfettamente con l'enunciato di uno degli aforismi della raccolta: "Eliminare le parole enfatiche. Che il pensiero stesso sia forte, non lo slancio con il quale lo esprimi". L'antropologia poetica di Canetti non ha mai rincorso gli eventi della storia. E tuttavia appaiono in chiusura di volume trasparenti accenni alla guerra del Golfo e alle trasformazioni in atto dalla caduta del muro di Berlino. "Una cosa è sotto gli occhi di tutti ed è incontrovertibile: non esiste una storia della quale si possa prevedere l'andamento. La storia è sempre aperta. Nessuno agisce nel senso della storia perché nessuno conosce questo senso. È probabile che esso non esista. Ciò significherebbe che la storia, nella sua apertura, è sempre influenzabile, e dunque per così dire nelle nostre mani. Forse queste mani sono troppo fiacche per orientarla in qualche modo. Ma poiché non sappiamo neanche questo, è nostro dovere provarci".
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