IBSIBS
 
home libribooksEbooksdvdBlu raydischiMP3videogiochiremainders
Home LibriCarrelloLista desideriI tuoi datiI tuoi ordiniBibliotechePartnerAiuto e FAQ
RicercaRicerca avanzata
Spedizione gratuite in Italia per ordini superiori a 39 €

Trova in Libri
Classifica italiana libri
Top 100 libri
I libri più regalati
Promozioni in corso
Libri scolastici
Occasioni -25%
Libri a metà prezzo
Servizio novità IBS
Audiolibri
Buoni acquisto
Reparti Libri
Architettura e urbanistica
Arte
Astrologia ed esoterismo
Bibliografia, biblioteconomia, editoria
Classici greci e latini
Cucina e casa
Diritto
Economia e management
Fantascienza e fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, viaggi e guide
Gialli, horror, noir
Informatica
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, dizionari, enciclopedie
Medicina e salute
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Scienza e tecnica
Società, politica e comunicazione
Spettacolo e sport
Storia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Burroughs William
Nuovi titoli pubblicati da Adelphi

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
GameseBooks
Tutte
Informativa sulla privacy

Burroughs William - Il gatto in noi

Il gatto in noi TitoloIl gatto in noi
AutoreBurroughs William
Prezzo € 9,00
Prezzi in altre valute
Dati1994, 108 p., brossura, 14 ed.
TraduttoreBernardi G.
EditoreAdelphi  (collana Piccola biblioteca Adelphi)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

Aggiungi alla lista dei desideri Segnala il libro ad un amico Invia un tuo commento
Condividi su FacebookTwitterGoogleLinkedinWindows Live
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Lauro, C., L'Indice 1994, n.10
(recensione pubblicata per l'edizione del 1994)

A parte la parentesi egizia (con la sua adorazione in vita e in morte), le persecuzioni, d'ogni genere, sul gatto non si contano: non soltanto nei secoli più mistici e bui ma, duole dirlo, anche in fasi indubitabilmente laiche, illuminate e carnascialesche (si veda il libro di Robert Darnton, "Il grande massacro dei gatti", Adelphi, Milano 1988. Peraltro, dal maggio scorso, una barbarica, inverosimile sentenza della Corte di Cassazione riconsegna i gatti allo smercio indiscriminato per la vivisezione). Ad attirare roghi e altre piacevolezze non furono soltanto superstizioni demoniache, ma un'intolleranza di fondo verso la misteriosa, fierissima indipendenza di questo felino. A parte il saggio e benefico "gatto con gli stivali" di Perrault, la letteratura si compiacque di tramandarne soprattutto l'essenza luciferina, l'ambigua selvatichezza, l'abilità nelle apparizioni e sparizioni repentine: il gatto si materializzava sopra un cadavere murato in cantina (Poe), o era il losco compagno della volpe in Pinocchio; sulfureo in Hoffmann e in Bulgakov, inflessibilmente libero e saccente in Kipling.
Il tempo, senza alcun dubbio, ha via via incrementato questa predilezione (poeti compresi: Baudelaire, Eliot). E, si direbbe, in direzione sempre più strettamente autobiografica, rivelando nel gatto un elemento quasi imprescindibile della nostra esistenza. Ne è come un simbolo quel romanzo di Colette in cui il protagonista si trova costretto a scegliere tra la fidanzata e la gatta (con opzione, senza troppi tormenti, per la "chatte"). E parlano da sole le biografie che delle sue gatte scrisse Pierre Loti, o la fedeltà assoluta di Céline a Bébert in un'Europa ridotta a ferro e fuoco, o il suggello felino che Elsa Morante volle mettere a inizio e fine di "Menzogna e sortilegio".
Con Burroughs siamo però di fronte a un testo specialissimo, lucido e determinato, e insieme intriso di disperata sensibilità. A tutta prima, si stenterà, forse, a riconoscere il personaggio devastato e devastante di tanti sconvolgenti romanzi in quel tranquillo borghese che in un supermercato sceglie cibo per gatti e di gatti discetta con una vecchia acquirente. Si pensa forse a Paol Léautaud; ma Burroughs è meno visibilmente patetico e soprattutto meno eroico (perlomeno non altrettanto disposto a sacrificare finanze, casa, amori e carriera letteraria alla raccolta di decine e decine di randagi). E poi "Bestiaire" - splendida odissea quotidiana di un ipocondriaco che, su tutto, ama le bestie - è un libro fortuito, casuale, che raccoglie, grazie ai posteri, le molte pagine sugli animali (circa 250, tra il 1908 e il '24) che Léautaud stesso, pudicamente, aveva espunto dai suoi ponderosissimi "Diari". Diaristiche, sono, di fatto, tutte queste notazioni di pedinamenti, apprensioni, ricoveri, malattie, veglie, morti e nascite; meticoloso e ipersensibile, il taccuino di Léautaud descrive giorno per giorno una spirale di tenerezze e di compromessi praticamente senza ritorno. Burroughs ha maggior controllo sulla situazione, nel senso che (per una volta) non si imbarca in situazioni limite. Ma il testo registra una tensione viscerale non certo minore e talvolta delirante. E Burroughs, per primo, mostra di accorgersene. Rilegge le prime, trepide pagine del suo stesso testo col più allibito e sarcastico dei commenti ("Mio Dio, sono io?... parole da vecchia checcha bisbetica inglese"). Non c'è bisogno di imbastire il serraglio di Léautaud per soccombere alla passione del gatto in tutti i suoi tortuosi condizionamenti. A Burroughs basta assai meno (poche esperienze, tutte in età senile) per costruire un libro ossessionato da apprensioni, sensi di colpa, sogni e presentimenti sulla sorte dei suoi "compagni psichici" attuali e passati. All'osservazione beata e costante del "piccolo dio del focolare" descritto in tutte le sue virtù con cadenza quasi baudelairiana ("Eleganza, grazia, delicatezza, bellezza"), fa puntuale riscontro la pericolosità di un mondo esterno in cui orde umane e canine attendono al varco l'essere nobile "che non offre servigi", defunzionalizzato da Burroughs anche rispetto alla leggenda del cacciatore di topi. È proprio l'anarchismo e l'estraneità al sistema, che Burroughs, da sempre, difende; e in tal senso i gatti ereditano e continuano il destino degli adolescenti burroughsiani, sì che spesso le identificazioni si accavallano, sino a qualche allusiva reincarnazione (in Ruski rivivrebbero alcune belle e sciagurate esistenze finite male: Kiki, Angelo; del resto, già la popolazione di "Ragazzi selvaggi annoverava gli artigliati ragazzi-gatto).
A questo punto s'inquadra perfettamente uno dei cardini del volumetto: la trista avversione per i cani. Addestrati - ed è il peccato capitale - ai peggiori istinti dell'uomo, cacciatori (crudeli sbranatori di volpi), ringhiosi, servili, infidi, turpi, sudici, bavosi, i cani turbano letteralmente, come un malefico archetipo, i sogni di Burroughs. In qualsiasi altro ammiratore del gatto, c'era stato almeno un elogio o un ammicco per questo tradizionale avversario, magari un distinguo (Baudelaire detestava le razze, ma lasciava ai randagi una pagina aurea). Burroughs costruisce invece il libro su un'antitesi, offre un contraltare spietato agli scodinzolamenti devoti di "Cane e padrone" stravolge le virtù canine in abominevoli difetti, incluso il coraggio alla "Zanna bianca": il cane - sentenzia contro il senso comune - è capace di lottare sino alla sua "stupida morte", dove il gatto, vista la peggio, si ritira in buon ordine. È la stessa occhiata di simpatia di Céline a Bébert che gli trotterella docilmente a fianco solo per proteggersi dall'aquila dei nazi. Non è un caso, del resto, che una pagina de "Il gatto in noi" sia amorosamente dedicata all'assai codarda volpe del deserto, cauta, furba e sanguinaria, che le simpatie dell'autore vadano alle più curiose varietà di felini selvatici, a certi loro spietati confini coi pipistrelli e i lemuri, lo zibellino e il visone, la moffetta e il procione.
Se è vero, cioè, che i gatti sono "misteriosamente umani", l'umanità che qui Burroughs intende non è quella che sin nel "ringhio virtuoso" (del cane) svela "l'ottuso moralista", ma è quella innocente e un po' eccentrica anche nella ferocia, libera pur nei compromessi. Forse nessun etologo è stato mai più sottile nel render conto di quel libero patto (e sempre solvibile) tra gatto e uomo, frammisto di diplomazia e fiducia, suscettibilità e indipendenza, infedeltà e affetto. L'ansia profonda del libro è tutt'uno con queste clausole aperte del patto, col lecito e quasi preventivato sparire delle bestie dai perimetri domestici. Ecco allora le ossessioni oniriche con vane ricerche tra squallide ed erbose periferie ("Non avrei dovuto portarlo qui! Mi sveglio che le lacrime mi corrono giù per la faccia"), le ciotole rimesse al loro posto, le luci speranzosamente tenute accese, il vuoto delle stanze che tanto più vuote sembrano perché prive di certe piccole, familiari perfidie.. È il destino di chi, come Burroughs, si è candidato a "Guardiano" di questi esseri "mutanti" e senza difesa: insonne il Guardiano paventa in anticipo, quasi per una dantesca condanna, maltrattamenti e liquidazione dei protetti perché meglio di loro conosce il controllo asettico e spietato che l'ordine borghese ha predisposto anche per essi (il "ricovero" sarà un "campo di sterminio").
"Il gatto in noi" non è soltanto il libro di Ruski e di Fletcher, di Caligo Jane e di Wimpy, ma un po' di tutti i gatti che Burroughs ha avvistato, anche per un attimo, e rievocato con la nostalgia delle occasioni perdute (quasi come le costruzioni del desiderio, nella "Ricerca" proustiana, su lattaie e lavandaie: intraviste e mai fermate). Alla fine, l'appello per "i milioni di gatti che miagolano nelle stanze di questo mondo" e che reclamano quella fiducia per sé e per la propria prole, forse invocata e pattuita, miticamente, migliaia di generazioni or sono. Per ogni suo protetto Burroughs, la fiducia, l'ha immancabilmente ripristinata. Da buon Guardiano, mai ignorando la complessità del suo oggetto, anzi esaltandone l'ibrido: "creatura che è in parte gatto, in parte uomo, e in parte qualcosa di ancora inimmaginabile, che potrebbe essere il risultato di un'unione non consumata per milioni di anni". O come recita il congedo, "Noi siano il gatto che è in noi".

I vostri commenti
  Media Voto: 3.5 / 5

Jessica (28-11-2008)
Sconsiglio il libro non a tutti gli amanti dei gatti ma a tutti gli amanti degli animali. L’autore infatti è caratterizzato da un atteggiamento comune a tutti, o quasi tutti, i gattofili e cioè: amore per i gatti, odio per tutte le altre specie viventi. “I conigli non hanno natura carina neanche da piccoli, riescono soltanto a fare degli stupidi scatti reattivi”, “il cane è schifoso perché l’uomo cacciatore se ne sta a guardare mentre una bella volpe delicata vien fatta a pezzi”. Per cui quel che ne viene fuori è un libro dalle note incredibilmente poetiche per quanto riguarda il gatto e da alcune note incredibilmente snervanti per chi come me, ritiene che amore per gli animali significa prima di tutto amore per tutto il mondo vivente.
Voto: 2 / 5

roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (08-12-2007)
Non mi spellerei le mani per applaudirlo, ho letto certamente di meglio: ma, da gattofilo irriducibile, riconosco la sincera sensibilità dell'autore verso i miei animali preferiti e, direi, anche nel suo rapporto con la vita in generale. Su quest'ultimo aspetto non ci avrei scommesso, ripensando alle sue note biografiche.
Voto: 4 / 5

D (23-10-2006)
Si tratta di brevi annotazioni sui gatti con cui è venuto in contatto: affetto, fascino ma anche paura di smarrirli. Interessanti anche i riferimenti autobiografici...sembra che i gatti siano uno specchio dei sentimenti e della vita dell'autore, parlare di loro significa per lui parlare di se stesso, del proprio mondo privato, reale o immaginario che sia.
Voto: 4 / 5

chiara (22-05-2006)
Consiglio il libro a tutti coloro che amano i gatti. Questo mini libro, seppur composto da brevi paragrafi, ti immerge nel mondo del protagonista, il quale descrive minuziosamente alcuni momenti della sua vita condivisa con diversi mici.Che dire questi felini sono A D O R A B I L I!
Voto: 4 / 5

I più venduti di Burroughs William
1.Pasto nudoPasto nudo
(Gli Adelphi)
Adelphi
€ 11,00
2.La  scimmia sulla schienaLa scimmia sulla schiena
(La Scala)
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
€ 6,15
3.Pasto nudoPasto nudo
(Fabula)
Adelphi
€ 17,00
4.La  febbre del ragno rossLa febbre del ragno rosso
(Piccola biblioteca Adelphi)
Adelphi
€ 7,00
5.Nova ExpressNova Express
(Tasco.Letteratura)
SugarCo
€ 16,00
 Tutti i libri di Burroughs William
Chi sceglie questo libro legge anche
Artaud Antonin
Bukowski Charles
Carifi Roberto
Denti Marco
Ferlinghetti Lawrence
Genet Jean
Ginsberg Allen
Kerouac Jack
Laforgue Jules
Selby Hubert jr.
IBS ti consiglia anche
Wuz42 commenti presenti
Ricerca Ricerca avanzata

Copyright © 1998-2010 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 297549/1997
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Informativa sulla privacy

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Partnership Programme)

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa:
Mirandola comunicazione

Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it
RadioAlt.it

Vai a inizio pagina