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Melville Herman - Moby Dick o la balena |
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Titolo | Moby Dick o la balena |
| Autore | Melville Herman | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
|  | | Dati | 1994, 588 p., brossura, 11 ed. | | Traduttore | Pavese C. |
| Editore | Adelphi
(collana Gli Adelphi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Il primo capitolo di Moby Dick comincia con una dichiarazione non umana, ma angelica. Call me Ishmael: chiamatemi Ismaele, non già mi chiamo Ismaele. Non ha importanza il nome del protagonista narratore, ma ciò che egli simboleggia. Ismaele è l'uomo che si sa dotato di una superiorità non riconosciuta dal mondo: il primogenito di Abramo è un bastardo cacciato nel deserto, fra altri reietti; là impara a sopravvivere a questa morte, in perfetta solitudine, indurito contro le avversità." (Elémire Zolla) Questa edizione presenta la traduzione di Cesare Pavese.
Media Voto: 4.33 / 5rogopag99 (16-11-2005) Libro intrinsecamente gnostico, presidiato dall’Antico Testamento, da Shakespearee e da Carlyle, Moby Dick è un insieme di materiali eterogenei. Ad un tempo inventario di modi e costumi marinareschi, dissertazione cetaceologica, libro d’avventura, allegoria metafisica, epica e farsa. In esso si fondono il tragico e il grottesco, l’allucinatorio e il realistico, il pathos e il bathos. Lo sconcerto dei lettori dell’epoca è ancora il nostro, oggi, a distanza di centocinquant’anni dalla sua pubblicazione, a riprova della straordinaria originalità (della rigogliosa eccedenza) dell’opus magnum mellvilliano.
Per Borges il libro di Melville “verte su qualchecosa di essenziale”, e cosa può essere, se non il dissidio drammatico e irresolubile tra io e realtà, tra coscienza e ricerca di senso? La balena, simbolo egemone della narrazione, sarà allora la cifra assoluta e metaforicamente onninclusiva di quell’inconoscibilità che è lo stesso rifiuto del mondo di rendersi comprensibile.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea 73 (24-09-2005) Si dice sia un capolavoro, io ho letto solo un bel libro. Come il resto della letteratura nordamericana, ampiamente sopravvalutato. Romanzo inesistente nelle lunghe e farraginose dissertazioni sulla caccia alle balene (quasi 400 pagine); poco brillante nel finale, dove John Huston (regista del bel film con Gregory Peck e Orson Welles) ha saputo fare di meglio. L’allora giovane Pavese, poi, come traduttore non brilla affatto, ma questa non è una novità.
Da ateo ho potuto apprezzare le sottili note di scherno per le religioni, ma, in definitiva, troppo poco per ascriverlo nei “romanzi memorabili”.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca luca.cattaneo@infinito.it (20-04-2001) Un meraviglioso romanzo di allucinante attesa e sospese premonizioni, racchiuse tra un incipit leggendario e una chiusura lapidaria. La presenza della balena non è mai dichiarata ma solo minacciosamente intuita, fino alla drammatica manifestazione finale. Per me il migliore libro in assoluto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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