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Fruttero Carlo; Lucentini Franco - La donna della domenica | Un giorno del 1972 la città di Torino si svegliò e fu subito costretta a riconoscere qualcosa che poteva turbare la sua rispettabilità. Dovette in breve prendere atto di essere diventata, al pari di Los Angeles, uno scenario di delitti e indagini poliziesche. In una parola: era appena uscito "La donna della domenica". Oggi, dopo più di vent'anni e un celebre film, questo romanzo è divenuto quasi un classico.
Media Voto: 4.6 / 5Michele (31-07-2008) Una meraviglia! Dicono sia il capostipite del giallo italiano, ma questa opera é molto di più. Personaggi reali che più reali non si può si incrociano sul palcoscenico (la città di Torino), caratterizzati magistralmente dagli autori. La storia si complica man mano che scorrono le pagine, la lettura é piuttosto impegnativa ma mai pesante. Il piacere puro della lettura unito all'intreccio narrativo di un giallo...il massimo! Farò davvero fatica a trovare qualcosa che anche solo si avvicini a questo libro, entusiasmante da tutti i punti di vista. Lo consiglio a chiunque ami la lettura! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luca alberio.luca@tiscalinet.it (14-10-2004) Veramente interessante. Inizialmente un pò noioso ma nel complesso avvincente e per nulla scontato. Disincantato! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
mpaul58 (08-01-2004) Ottimo giallo, molto raffinato, dai personaggi molto ben disegnati psicologicamente, primo giallo di F&L che ho letto.
Valido anche per l'ironia e la autoironia di molti personaggi.
Forse un pelino insistito su alcuni di essi... comunque ottimo Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maurizio Froldi edda.brena@tin.it (10-02-2002) È un libro da assaporare con calma, non tanto per la lunghezza, quanto per il piacere che deriva dal poter "vedere" e "sentire" ciò che i personaggi sentono e vedono. La finezza della descrizioni e dei dialoghi, infatti, permette di vivere la vicenda dal punto di vista di coloro che la animano. Basterà ricordare la conferenza dell'americanista Bonetto. Particolare curioso: non c'è un protagonista. Ci sono, invece, i tanti personaggi che si muovono attorno a questa vicenda gialla. E ci sono mille altre cose, a cominciare dal divertimento che gli autori hanno provato nel mettere in fila trovate gustosissime. Basterà citarne due, reperibili entrambe all'inizio. Il cattivo di questo giallo torinese gli autori hanno scelto di chiamarlo Garrone. E le "losanghe gialle e azzurre della vetrata" rimandano, dritto dritto, a simili losanghe di un noto racconto di Borges, che Fruttero e Lucentini venerano motivatamente. Oltre a quello principale, c'è un altro enigma, quello del titolo, che si svela solo leggendo l'ultima pagina (a patto di non avere saltato tutte le precedenti).
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Eugenio (14-11-2000) Il miglior giallo italiano, ma chiamarlo giallo è anche riduttivo. Scritto benissimo, con un'ironia che si diffonde lieve su tutte le pagine, è anche uno spaccato sociale della Torino anni settanta. Particolarmente indicato per i conoscitori dell'alta società sabauda, ma godibilissimo per tutti per originalità e ritmo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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