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Arbasino Alberto - Specchio delle mie brame | Una baronessa bramosa, una villa sfarzosa, un'estate siciliana afosissima. E una bambinaccia obesa e caparbia, un ragazzaccio bugiardo e porcello, un'istitutrice gallese delle più frementi, un rozzo precettore disposto a tutto, uno squisito duca dannunziano che è l'epitome d'ogni decadentismo della Belle Epoque... Tutti coinvolti in un folle intreccio di combinazioni erotiche sempre più complicate, con rocamboleschi e acrobatici "teatrini".
Media Voto: 4.5 / 5Toppi Alessandro (24-11-2009) Vistosamente ammantellato "Specchio delle mie brame" è altro da ciò che appare: carnose voluttà, calori inquieti, indocili attenzioni son riflesse ma è visione digrossata e assai distorta: lo specchio arbasiniano è lastravetro da fiera, circo, park lunatico. E' un piacere il gioco narrativo che narra il piacere con il gioco: chi s'accontenta, in libresca adolescenza, di spiar sudori da sessanta posizioni non gode. Geme invece chi partecipa in offerta al libertinaggio. "Non c'è più serietà, un autentico impegno, nè un plausibile discorso letterario dabbene". Sembra di sentirle, le rugose matrone da salotto vermiglio e paludoso, invitte e fiere ma in rancura per mancato invito all'orgia di parole. Tra madonne gotiche moresche e catene di santa inquisizione, gelati di scorzanera con cannella e tropical cedrata, boutades mondane e devozioni fetide per gozzi e scrofole s'agitano una baronessa insaziabile pupara, la di lei figliola di carne prosperosa, il giovanotto che di cose ha da impararne ed il suo istitutore, di patta gonfia e sana. S'aggiungano un impotente dannunziano e la giovane gallese che, accaldata, semisoffoca "quilt! quilt!". Sono loro che s'inseguono, si legano, s'acquattano, si spiano, s'avvampano e poi cedono "fra pareti e consoles e mensole affastellate da chicche polverose" mentre ride, ride assai, l'autore che dimena sagome per tableaux vivant in allusivo pecoreccio. Un teatrino di gran prova per melò d' illustri combinati e riciclati: feutillon e paraverismo malaticcio, recit ed informale s'intrecciano, loro sì, con pulsività ossessiva da kitsch sadiano. "Divertimento sulle strutture formali travestito da assemblage e pastiche" il romanzo si fa saggio: c'è da prenderlo sul serio. Per intanto "ecco in un gran letto disfatto una stupenda signora nuda si sta violentemente dimenando fra le lenzuola di lino avvinghiata ad un...fustone..." Voto: 4 / 5 |  |  |  |
max adonais_1@hotmail.com (09-03-2004) Ironico, pungente, sagace, dalla prosa musicale, ricchissima, corrusca! Grande, come sempre.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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