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Roth Joseph - La marcia di Radetzky |
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Titolo | La marcia di Radetzky |
| Autore | Roth Joseph | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1996, 424 p., brossura, 8 ed. | | Traduttore | Terreni L.; Foà L. |
| Editore | Adelphi
(collana Gli Adelphi) |
| | Disponibile anche in ebook a € 3,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Il romanzo in cui si elabora e si orchestra la fine dell'Impero.
11 recensioni presenti. Media Voto: 4.45 / 5Angelo48 (31-05-2011) La Marcia di Radetsky, raccontando le vicende della famiglia von Trotta, ripercorre gli ultimi anni di storia dell' impero Asburgico e della emblematica figura di Francesco Giuseppe. Il personaggio del barone von Trotta, figlio dell'eroe di Solferino cui l'imperatore per riconoscenza aveva concesso il titolo nobiliare, assurge a simbolo di un'epoca e del suo tramonto. Le doti migliori, onestà, rigore morale, fedeltà assoluta alle Istituzioni ed all'Imperatore, si contrappongono alla difficoltà di relazioni umane con le persone che lo circondano e soprattutto con il figlio. L'impero è attraversato dal malessere indotto dai fremiti nazionalistici, l'Europa sta per cadere nell'abisso della Grande Guerra, il mondo cambierà radicalmente. L'affresco costruito da Joseph Roth, talora venato di malinconia e di rimpianti, rappresenta mirabilmente le tensioni, le ansie ed il senso di ineluttabile tragedia incombente avvertito dai personaggi più sensibili che animano queste bellissime pagine. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Adriano adribrando@tin.it (04-03-2011) Romanzo a me molto caro!Non esito a collocarlo fra i più coinvolgenti, eleganti e "soddisfacenti" che abbia avuto la possibilità di leggere.Se Roth fu un superbo narratore ed "illustratore" della "finis Austriae", della dissoluzione dell'impero austro-ungarico, che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diversissime, questo romanzo ne è un ottimo esempio. Sono presenti, quasi impercettibilmente e splendidamente fusi, stili, temi e registri socio-culturali che fanno di questo romanzo un momento fondamentale della letteratura europea. Da assaporare, a mio parere, oltre la "saga" dei Trotta, la tristezza conflittuale per il tramonto di una patria, che aveva per così dire educato i suoi figli all'opposizione. La morte dell'imperatore Francesco Giuseppe, figura storica splendidamente delineata e offerta a noi con maestria, appare la metafora centrale per il tramonto dell'impero asburgico e la perdita della patria, come anche ne "La cripta dei Cappuccini". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alce67 (05-01-2010) Roth mi piace molto e anche in questo romanzo ho ritrovato la sua prosa elegante ed efficace. Il tema del crollo dell'impero austro-ungarico e del mito dell'Austria felix è affascinante, così come la figura austera e decadente di Francesco Giuseppe, qui dipinta benissimo. Devo tuttavia dire che ho trovato il libro un pò prolisso e il ritmo molto lento. Al contrario di altri, non mi sento di dire che si tatti del capolavoro di Roth; ritengo tuttavia che uno tra i suoi temi più cari, quello del crollo di un certo mondo e dei suoi valori è qui portato alle estreme conseguenze con un efffetto struggente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Denebola francesca.giorgini1@alice.it (10-11-2007) Un meraviglioso affresco d'epoca;forse un tantino prolisso in certi punti,ma pieno di fascino,di sentimento e di sapiente umorismo.Stupenda la figura di Franz von Trotta,strenuo quanto impotente difensore di un mondo inesorabilmente destinato a crollare;ma anche padre che trova la forza di agire fuori dagli schemi per aiutare il proprio figlio in difficoltà.Egli si erge come una torre tra una moltitudine di fugure che rappresantano le varie sfumature di quella zona grigia che si crea nell'avvicendamento di Vecchio e Nuovo,tra le quali suo figlio Carl Joseph è senz'altro la più tragica.Splendido è anche il ritratto di Francesco Giuseppe,in cui il grande Imperatore viene raffigurato in chiave profondamente umana,semplicemente come un vecchio signore alla fine della propria vita.Io sono di Trieste,quindi mi porto dietro l'affetto speciale che la mia città riserva a questa figura storica:leggendo le pagine di questo romanzo,ho provato una tenerezza infinita nei confronti di questo mio caro Nonno;e mi sono davvero commossa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano (18-11-2006) si sente tutto il profumo della decadenza. Dell'impero e della famiglia. …
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
michele calcagno (02-07-2006) La figura storica di Francesco Giuseppe I, in questo romanzo della maturità dell'autore, si intreccia con la triplice generazione dei Trotta (storia, leggenda o fantasia ?), famiglia di origini contadine che assurge a dignità nobiliare attraverso un gesto militare eroico. La longevità di Francesco Giuseppe giustifica il percorso narrativo, che si evolve nel racconto di tre vite (quella del nonno, l'autore dell'atto di eroismo e capostipite), del figlio e del nipote di questi, tutte rispecchianti la realtà del tempo in cui operano i personaggi, ovvero gli anni del declino dell'impero asburgico.
La marcia di Radetzky è la colonna sonora di un impero allo sfacelo i cui valori, anacronisticamente, continuano a sopravvivere in una sparuta minoranza di idealisti, tra cui i Trotta - legati a doppio filo al potere asburgico - costituiscono il topico esempio.
Il senso di vuoto e di inadeguatezza, persino di prostrazione, che atterrisce all'inizio della età matura il più giovane dei Trotta, Carl Joseph, è il segnale di una intestina e genetica contraddizione, raccontata in modo magistralmente intimista. "I Trotta non possono sopravvivere all'Imperatore", dirà in chiusura uno dei personagi satellite, proprio perchè sono l'emanazione di un sistema di valori ormai tramontato per sempre.
Il tema della morte che sembra affliggere sulle prime Carl Joseph, si rivela essere, da contingente e particolare (la scomparsa di singoli personaggi che si incontrano con quello principale), motivo generale e generalizzante, scomparsa definitiva ed ineluttabile della Regia Monarchia Asburgica e dei valori tradizionali ad essa sottesi.
Sullo sfondo appaiono fenomeni sociali e politici nuovi, come il socialismo e le unità nazionali, scorci di nuova storia e di nuova vita. La nostalgia che intesse il racconto è al tempo stesso il miglior pregio ed il maggiore limite della narrazione, gratificando il lettore della pagine più sentite ma disseminando, qua è là, qualche luogo comune e qualche banalità di troppo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luca lormelli@hotmail.com (24-11-2005) Nitido e sofferente, sofferto e lucido nella sua disamina questo romanzo di Roth mi ha avvinto per l'inesausta congerie di aneddoti che dispensa di/su quella irripetibile, mirabile, eroica, barocca eppur fragilissima architettura che fu l'Impero Absburgco nei suoi ultimi lustri. A mio avviso però l'accelerazione centrifuga che investe la seconda e specialmente la terza parte dell'opera ne guasta l'esito. I personaggi sfuggono di mano: dalla loro dinastica immobilità e ossessiva fissità il cammino che li conduce al silenzio insieme al loro mondo è forse sin troppo brusco per un decorso comunque pluriennale. Ad ongi modo qualsiasi scrittore mitteleuropeo s'innalza splendido sulla dozzinale produzione dei nostri autori di grido. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Sasso (20-04-2005) Sicuramente uno dei capolavori della letteratura mondiale del Novecento. La capacità di Roth di descrivere stati d'animo che corrispondono agli eventi della Storia - e nel far ciò, di tenere avvinto il lettore alle pagine - è incommensurabile. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Brasserie Dauphine info@brasseriedauphine.com (23-08-2003) La capacità di Roth di descrivere lo stato dell'impero negli anni della sua fine è magistrale. Tuttavia quello che più colpisce in questo romanzo è l'abilità dell'autore di insinuarsi nelle più recondite pieghe dell'animo umano e mostrarne al lettore il contenuto, in tutte le sue sfumature, con una semplicità e proprietà inappuntabili e disarmanti. Toccante e sintomatico è il modo con cui viene affrontato il rapporto padre-figlio tra il capitano distrettuale e il sottotenente Carl Joseph.
Una maestria narrativa e una conoscenza degli uomini, quelle di Roth, tali che la lettura del libro è rigenerante e consolante.
La timidezza, l'orgoglio, l'onore, l'onestà, tutti sentimenti che pervadono il romanzo insieme a paura, debolezza, sacrificio, voluttà, tradimento.
Una lezione letteraria. Ottimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luca lucapelliccioli@tiscati.it (22-10-2002) Sinceramente e' il romanzo piu' bello che abbia letto. E' vero che il clima e gli ideali che lo caratterizzano sono particolari e a prima vista un po' sconcertanti; l'autore pero', con una maestria straordinaria e un'eleganza dissimulata ma impareggiabile, li rende del tutto credibili e, direi, convincenti.
E' convincente l'idea che un'impero il cui capo sommava in se' la dignita' regale e l'investitura in una "missione" cattolica e apostolica, fosse per certi aspetti piu' vero e piu' completo,quindi migliore, di tante insipide democrazie liberali. Cio' perche' il Franz Joseph di Roth e' un personaggio unico, non e' un uomo comune, ma un Uomo vero, troppo vero anche per accettare fino in fondo le opprimenti premure riservetegli dai tanti servitori,lacche',damerini
nel momento in cui gli precludono la contemplazione del cielo stellato, per ragioni di sicurezza e salute. Allora l'Imperatore trasgredisce le raccomandazioni,manda al diavolo la salute del corpo, e si abbevera ancora una volta alla fonte del cielo stellato,il suo cielo, che penetra attraverso la finestra aperta.
In tutta l'Austria, Ungheria, Serbia, Boemia, Ucraina, Galizia, Moldavia e oltre arriva la Monarchia. E' un'embrione di Europa, spezzato dalla grande guerra e dall'irredentismo-nazionalismo. Fu l'unica patria di Roth, che ne celebra la fine; fine poi che e' quella dell'uomo del tempo ormai sfaldato e perso.
Per le terre infinite della Monarchia solo lo sguardo del Sovrano nei suoi ritratti mantiene un'unita' del resto soltanto spirituale, etica.
Sarebbe interessante confrontare l'occhio "santo" del dipinto dell' Imperatore con l'occhio morbosamente indagatore del Grande Fratello, per poi concludere che la nostra civilta' e' assai piu' simile all'immagine disperata del totalitarismo orwelliano, che all' assolutismo "spirituale", che ormai appartiene al Mito, e non certo alla storia che lo ha completamente dimenticato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GB gprbzz@tin.it (16-09-2001) Di Roth, prima di questo romanzo, avevamo letto La cripta dei Cappuccini che molto ci piacque. Ma sbagliammo a prenderlo in mano per primo, giacché per l’ispirazione, la struttura e i tempi, per il suo più ampio respiro - e non soltanto perché scritto dopo - la Marcia lo precede. Tant’è che, pur con tutti i suoi pregi, ora nel confronto la Cripta ci appare essere poco più d’un sommesso idillio, quasi una prece o un requiescat, uno di quei brevi e accorati sospiri che si emettono quando ci si ricorda dei cari morti.
La marcia di Radetzky è un’opera impegnativa e robusta, oltre che un capolavoro assoluto. E’ un affresco storico di grande e forte respiro, e secondo noi sta a Guerra e pace come la sconfitta sta alla vittoria, o come la salute e la vita stanno alla malattia e alla morte. Un’aura di sfacelo e di morte spira in ogni sua pagina, un’oscura potenza grava statica e inesorabile sui personaggi e sugli eventi narrati. Roth con uno stile sobrio, controllato e moderno, eppure non privo di una non distaccata pietà, ci conduce a osservare il lento dissolvimento (un disfacimento mentale, contemporaneamente che fisico) dell’impero asburgico nel corso di quelle che furono le sue ultime fasi, e ci fa vedere come quelle supreme istanze, tragicamente vecchie, inesorabilmente sorpassate, pietosamente fuori dai tempi, pur se sole, pur se deboli, s’opponessero, o cercassero d’opporsi, a quel feroce mutare dei costumi che prepotentemente bussava alle porte e che sarebbe stato, anche al di là dei fatti personalmente vissuti dall’autore, foriero di eventi interminabilmente tragici che chissà se mai finiranno.
La narrazione copre un ampio arco di tempo, andando dal 1859 (la data della battaglia di Solferino, dove impercettibilissimo s’avverte - ma naturalmente nessuno lo avvertì - il primo scricchiolio di cedimento di quella possente struttura che affondava le sue radici e la sua gloria nel Sacro Romano Impero di Carlomagno), per arrestarsi nel 1917, Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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