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Hölldobler Bert; Wilson Edward O. - Formiche. Storia di un'esplorazione scientifica | Le formiche, con le loro oltre diecimila specie, hanno avuto, in termini di capacità di sopravvivenza, dominazione del territorio e genialità di soluzioni organizzative, più successo del genere umano. Perché? Come? I due autori decifrano per noi, quasi partecipandone, il mondo feroce e generoso delle formiche. Feroce per la durezza degli esiti, anche mortali, imposti all'individuo da strutture di comportamento quali l'inflessione gerarchica e l'organizzazione sociale in caste; generoso per il benessere che da queste stesse strutture sociali deriva alla comunità e quindi agli individui. Sia la ferocia che la generosità hanno la stessa radice: la cooperazione, uno dei risultati più controintuitivi e sorprendenti dell'evoluzione naturale.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Luzzatto, M., L'Indice 1998, n. 4
Come scrivono i due autori di questo libro, esistono due tipi di biologi da campo: i "teorici-sperimentali'' e i "naturalisti". I primi si pongono dei problemi di carattere generale e in seguito vanno sul campo alla ricerca di una specie animale che possa rappresentare il modello ottimale per risolverli. I secondi invece si innamorano di una specie o di un gruppo di animali, quindi li studiano al solo scopo di sapere tutto di loro, e talvolta così facendo si imbattono in comportamenti che, generalizzati, possono spiegare fenomeni di portata generale per l'intera biologia. La storia della zoologia è ricca di esempi di "naturalisti" inspiegabilmente innamorati di vermi, di zanzare o di parassiti intestinali e che pure hanno dato lo spunto per l'elaborazione di eleganti e ampie teorie. Anche Hölldobler e Wilson sono senza dubbio dei "naturalisti" e l'oggetto del loro amore sono le formiche. I due autori hanno il pregio di scrivere in maniera decisamente accattivante (anche se di tanto in tanto tendono a parlare in termini un po' troppo trionfalistici di se stessi), e se a questo aggiungiamo che la veste grafica, ricchissima di disegni e di splendide fotografie a colori, è decisamente accurata, il risultato è che il libro trasmette la loro passione anche al lettore. Esistono diverse migliaia di specie di formiche, che presentano le morfologie più varie e curiose e i comportamenti più insoliti dell'intero regno animale. Ci sono certe formiche che rapiscono le larve di altre specie per poi schiavizzarle, altre che coltivano lettiere di foglie sulle quali fanno crescere una particolare specie di funghi di cui si cibano, altre ancora che ripiegano le foglie degli alberi e le cuciono tra loro per allestire formicai pensili. Ma a parte queste (e molte altre) curiosità da "naturalisti", le formiche rappresentano forse il modello più adatto per lo studio della socialità animale. Qualsiasi formicaio può essere visto come un "superorganismo", come se ciascuna singola formica non fosse altro che una cellula di un corpo enorme e cangiante, il cui centro - la regina - rappresenterebbe l'organo riproduttore. Qui Wilson ripete ciò che aveva già scritto in "Sociobiologia" (Zanichelli, 1979) e appoggia la visione di Hamilton della selezione di parentela, anche nella sua versione dawkinsoniana più "dura" del gene egoista. Qui è anche il punto più debole del libro: i due autori sono ottimi "naturalisti" e scrittori ispirati, ma mancano forse un po' di senso critico e tendono a citare alcune fonti e alcuni esempi, dimenticando altre fonti e altri esempi che renderebbero l'interpretazione del fenomeno della socialità meno lineare di quanto essi non lascino apparire. Oltre a un capitolo finale che illustra le tecniche di allevamento e studio delle formiche, vi è un epilogo, un po' moralista ma tutto sommato d'obbligo, sull'impatto dell'uomo sulla natura: "Non disprezziamo le umili formiche, ma rispettiamole".
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