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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Sturgeon Theodore - Cristalli sognanti

Cristalli sognanti TitoloCristalli sognanti
AutoreSturgeon Theodore
Prezzo
Sconto 15%
€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00 Risparmio € 1,50)
Prezzi in altre valute
Dati1997, 188 p.
TraduttoreCalasso G. P.
EditoreAdelphi  (collana Gli Adelphi)

Disponibilita immediata
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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Bianco, L., L'Indice 1998, n. 5

In un ipotetico decalogo dell'appassionato di fantascienza, ben prima delle tre leggi della robotica formulate da Isaac Asimov dovrebbe a buon titolo figurare la "legge di Sturgeon", il cui lapidario enunciato può essere motivo, al contempo, di rassegnato sconforto e di baldanzoso orgoglio. Si racconta, infatti, che a un party di scrittori, Sturgeon si fosse visto avvicinare da una signora ingioiellata e molto snob, che lo apostrofò dicendo "Mr. Sturgeon, il novanta per cento della fantascienza è merda". "Certo, "madam"", rispose serafico Sturgeon, "del resto, il novanta per cento di "qualunque cosa" è merda".
Come tutte le leggende, anche questa conosce molte versioni differenti, molti aggiustamenti più o meno edulcorati; a ogni modo, quel che è certo è che Theodore Sturgeon, per tutta la sua vita, si impegnò (e nella maggior parte dei casi riuscì) a mantenersi entro il restante dieci per cento.
Nato Edward Hamilton Waldo, Sturgeon prese il nuovo cognome dal patrigno, e scelse il nome di battesimo "perché mi è sempre piaciuto chiamarmi Ted". Una carriera scolastica non brillante venne presto trascurata in favore di un impiego nella marina mercantile, e di un'ostinata e rigorosa vocazione per la narrativa, che sin dagli inizi si esplicò piuttosto nella forma del racconto breve - talvolta brevissimo - che in quella del romanzo. Meritoria dunque l'impresa che Paul Williams, direttore della rivista musicale "Rolling Stone" ed esecutore letterario di Philip K. Dick, ha intrapreso negli Stati Uniti: raccogliere tutti i racconti di Sturgeon in una serie di volumi che, nelle intenzioni del curatore, non saranno meno di otto. Oltreoceano siamo giunti al numero quattro; in Italia si comincia ora, partendo dagli inizi, dallo Sturgeon "principiante assoluto" che vende alle riviste "pulp "brevi racconti realistici di genere rosa, racconti a sorpresa, bozzetti di costume: dal successo o meno di quei racconti, spesso, dipende la sopravvivenza spicciola dello scrittore. Parrebbe dunque, a prima vista, materiale adatto soltanto ai completisti, ai collezionisti fanatici. In buona parte davvero è così, e tuttavia anche per il lettore comune è difficile non apprezzare la straordinaria levità, il brio da commedia dei dialoghi, le efficaci descrizioni degli ambienti che Sturgeon conosce meglio.
Il giovane Theodore impara in fretta; sempre alla ricerca di nuovi mercati, decide finalmente di cimentarsi con la letteratura fantastica, e sin dal primo racconto di genere si capisce che abbiamo a che fare con un autore dalla pasta tutta particolare: "Un dio in giardino" tratta l'abusatissimo tema del genio nella lampada (in questo caso un lovecraftiano idolo di pietra sepolto nel giardino di un Mr. Smith qualunque), ma il trattamento è più vicino, appunto, a un film di Frank Capra che a un racconto di Lovecraft. Sempre sul pedale del comico premono alcuni degli altri racconti fantastici del primo Sturgeon: dal burlone transdimensionale del ciclo del "Mangiaspazio" al gatto mutante di "Helix il gatto", nitido e spassoso come un fumetto di Carl Barks. Ma altre frecce erano all'arco del giovane Sturgeon, come dimostrano i due migliori pezzi della raccolta: "It", seminale racconto horror in veste di tragedia rurale, progenitore di molti incubi di palude del cinema e dei fumetti, e soprattutto il capolavoro "Le mani di Bianca, "morboso, poetico, agghiacciante e straordinariamente moderno nella sua descrizione dell'amore ossessivo di un tipico "all-american boy" per una ragazzina ritardata e soprattutto per le sue splendide mani, che vivono di vita propria in terribile contrasto con il miserabile corpo che le trascina.
L'orizzonte di Sturgeon non è quasi mai quello della "science fiction* classica: niente galassie lontane, pochi extraterrestri, pochissimi macchinari futuribili. In loro vece, troviamo l'infinita ricchezza dei caratteri umani, la gioia del raccontare e, come ingrediente fondamentale, l'intera gamma del fantastico e del bizzarro che qualche decennio addietro era stata esplorata da Charles Hoy Fort, l'antiscienziato per eccellenza, l'inesauribile indagatore di quelli che ai nostri giorni, nell'immaginario televisivo, sono noti come X-Files.
A lungo Sturgeon rimarrà fedele alle atmosfere fortiane: in attesa che la raccolta mondadoriana prosegua il suo corso, il lettore impaziente potrà ad esempio recuperare il romanzo breve "Killdozer", uscito molti anni addietro nell'omnibus "Universo a sette incognite" (Mondadori,1963). Una misteriosa entità che "sembra roccia e sembra fumo" si impadronisce di un modernissimo e micidiale bulldozer impiegato da un pugno di uomini per costruire un aereoporto su una sperduta isola del pacifico: mentre all'interno del gruppo esplodono conflitti di potere, la macchina compie una vera e propria carneficina, in un crescendo di tensione e violenza che fa assomigliare il racconto proprio a un episodio di X-Files, però diretto dall'Howard Hawks di "Avventurieri dell'aria".
Ma per fortuna, chi è interessato a leggere lo Sturgeon migliore non è costretto ad aspettare troppo, o a passare al setaccio legioni di bancarelle, estremo rifugio di quei romanzi e racconti che passavano spesso inosservati nelle edicole degli anni settanta.
Adelphi ha infatti riproposto, dietro una brutta copertina che pare una cattiva imitazione del Max Ernst meno ispirato, lo splendido "Cristalli Sognanti" (già edito dalla Nord nel 1984), forse il miglior romanzo di Sturgeon, che anche sulla lunga distanza riesce a non perdere nemmeno una briciola delle doti che rendono strepitosi i suoi racconti.
In questa strana sorta di incantato "Bildungsroman "Sturgeon riesce a sintetizzare tutti i suoi temi favoriti: la decisa simpatia per gli emarginati e gli esclusi (si veda la straordinaria galleria di "freaks" che, come in "Sabotatori" di Hitchcock, offrono rifugio e aiuto ai protagonisti); il fascino dei "mirabilia naturae" che arricchiscono il museo sturgeoniano, vera e propria "Wunderkammer "della fiction anglosassone del dopoguerra, qui ben rappresentati dai "cristalli sognanti" del titolo, una forma di vita incommensurabile e aliena agli umani; se poi non bastasse ecco Pierre Monetre, alias Mefisto, alias il Cannibale, che "godeva del proprio disgusto e si era costruito un pinnacolo d'odio per guardare il mondo dall'alto in basso": uno dei più riusciti "villain* della letteratura fantastica; ed ecco ancora sbocciare nel racconto le precise indicazioni di tutto ciò che Sturgeon amava: i dipinti di Mondrian e la musica incredibilmente strana di Spike Jones, le "Cronache marziane" di Ray Bradbury e Johann Sebastian Bach, "l'architetto che costruisce con agata e cromo".
La qualità della scrittura di Theodore Sturgeon, la sua attenzione per la scelta delle parole e del ritmo, devono aver complicato non poco il compito del traduttore, che comunque se la cava egregiamente anche nei brani di prosa poetica che Sturgeon inserisce per cambiare repentinamente atmosfera e cadenza al racconto, secondo una tecnica brevettata e collaudata nel citato "Le mani di Bianca, "che consiste nell'inserire versi poeticamente strutturati all'interno di un brano di prosa, in modo che il lettore ne percepisca solamente il tono lirico e non gli artifici.
Un procedimento davvero poco comune nella letteratura fantastica americana, nella quale, di fatto, Theodore Sturgeon trova ben pochi compagni di viaggio. È piuttosto all'Europa, alla Francia degli anni cinquanta e sessanta, che indirizzano per affinità elettive gli scritti di Sturgeon: trasportate "Cristalli sognanti" nelle "caves" di Saint-Germain-des-Près, sostituite Charles Fort con Alfred Jarry e Sturgeon potrebbe diventare il fratello gemello di Boris Vian. Ma non è soltanto questione di affinità elettive: l'ammirazione di Georges Perec per "Cristalli sognanti", esplorata da Mariolina Bertini in questa stessa pagina, viene in qualche modo a chiudere un cerchio. Racconta infatti il mediocre autore di fantascienza James Gunn, che assistette ad alcune lezioni sulla fantascienza tenute da Sturgeon nei college, che per ribadire l'importanza dello stile, lo scrittore leggeva al suo uditorio "la traduzione inglese di un autore francese che raccontava la stessa ridicola storia in dozzine di modi diversi". Inutile aspettarsi che Gunn si ricordi il nome di questo autore francese, ma colmare la lacuna non è difficile: si tratta senz'altro di Raymond Queneau e dei suoi "Exercices de style, "un altro di quei capolavori di felicità affabulatoria che rende più piacevole la permanenza in un mondo in cui "ninety-per-cent of everything is shit"


recensione di Bertini, M., L'Indice 1998, n. 5

Posto davanti a "La vita istruzioni per l'uso" (1978) di Georges Perec, che intreccia nello spazio di un caseggiato parigino le storie ora minime ora bizzarramente romanzesche di centinaia di personaggi, il lettore tende ad attribuire al romanziere un'attività fantastica delle più sbrigliate, spontanee e inesauribili. Ma è noto invece che, sulle orme di Raymond Roussel, Perec traeva ispirazione da macchinosi reticoli citazionali e da rigorose "contraintes" che stimolavano il suo estro acrobatico e, al tempo stesso, creavano una sorta di muraglia protettiva intorno al suo io fragile radicato in un'infanzia straziata, spezzata dalla tragica partenza della madre per Auschwitz. Tra le citazioni e le allusioni dissimulate come enigmatici amuleti nel racconto perecchiano, ce ne sono ben dieci che rimandano a "Cristalli sognanti": dal chimico Morellet che perde come l'eroe di Sturgeon "tre dita della mano sinistra", ai nani e mostri da circo, a un musicista di nome Hortense che cambia sesso, allo studente sorpreso a versare, come Pierre Monetre, estratto di carne nella zuppa di un ristorante vegetariano (per l'elenco completo, si veda il "Cahier des charges de La Vie mode d'emploi", a cura di Hans Hartje, Bernard Magné e Jacques Neefs, Zulma, Paris 1993). Evidentemente il romanzo di Sturgeon - letto nell'adolescenza, durante una vacanza in campagna - era entrato in qualche modo a far parte della mitologia personale di Perec. Il fatto è sorprendente perché Perec, ineguagliabile conoscitore di polizieschi, nutriva invece per la fantascienza una diffidenza accentuata.
Ma "Cristalli sognanti" - Perec lo scriverà esplicitamente in una pagina di "Pensare/classificare" - non è un romanzo di fantascienza: non prospetta società future, non indulge a nebulosi gerghi cosmico-mistici. Storia della rivincita di un trovatello maltrattato, ignaro delle proprie vere origini, racchiude tutti i temi più cari al Perec di "La scomparsa" (1969) e di "W o il ricordo d'infanzia" (1975): la solitudine dell'orfano, l'enigma delle sue radici, l'implacabile necessità della vendetta. Basterebbero queste coincidenze, probabilmente, ad assicurargli un posto privilegiato nell'immaginario perecchiano; credo però ci sia qualcosa di più. L'intreccio in qualche modo tradizionale del romanzo di Sturgeon ingloba un importante elemento fantastico: il potere dei "cristalli sognanti", ai quali è dato duplicare, con la forza del pensiero, oggetti e creature reali. Il pensiero dei cristalli è alieno rispetto alla dimensione in cui viviamo, è impenetrabile nella sua logica rigorosamente autonoma, e tuttavia finisce per interferire con l'esistenza degli umani: le sue finzioni si intrecciano al vero, oscillano tra il polo della mostruosità e quello della perfezione, sono travolte dai flussi del dolore, della vita e della morte. Da questo credo sia stata catturata l'attenzione di Perec. Che cos'è, in fondo, il destino di queste finzioni, se non la più perfetta, la più convincente metafora del destino dell'arte? Almeno dell'arte secondo Georges Perec, che non cesserà mai di riflettere sulla componente di illusione, di falsificazione, di replica che ogni rappresentazione artistica inevitabilmente racchiude.

I vostri commenti
  Media Voto: 4 / 5

LaMelaMarcia (11-01-2011)
Leggo molto. Di tutto. O meglio quasi tutto, Moggia & Co., ad esempio, non li leggo. La fantascienza non è il mio genere. Sono cose troppo lontane da me; troppo pigro per viaggi a zonzo nel cosmo, troppo codardo per cimentarmi in battaglie intergalattiche. Con Sturgeon però è diverso. Ho letto tutto (troppo poco, purtroppo) quello che ho trovato: "Un pò del tuo sangue", "Più che umano" e questo "Cristalli sognanti". Romanzi che narrano storie paradossali, inverosimili, fantastiche, come vuole il genere a cui appartengono ma sono storie di uomini, spesso ragazzi, incompresi, abusati, emarginati. Sturgeon racconta con eleganza, il suo stile è inconfondibile, le sue storie intrise di magia. In "Cristalli sognanti" si aggiunge a tutto ciò lo strambo mondo del Luna Park. L'Uomo Pesce, un gatto a due zampe, una bellissima nana, sono solo alcuni degli interpreti di questa fiaba che narra la storia del Figlio dei Cristalli.
Voto: 3 / 5
Luca Stringara (23-09-2010)
Assonanze, rimandi, accenni. Quando acquisto libri mi baso su questi doni, che piovono quando meno te l'aspetti tra altre pagine. Sturgeon, che ora conosco meglio grazie alle antologie della Nord, all'epoca l'ho conosciuto così, forse citato da Dick nell'"Esegesi", non ricordo esattamente. Negli anni sto imparando a limare, filtrare e alleggerire i richiami, e sono diventato abbastanza bravo, e insomma mi sfugge il momento esatto in cui mi sono appuntato il nome di questo romanzo, ma sono contento di averlo fatto, perché "Cristalli sognanti" offre un retrogusto maturo, ben strutturato, non scontato, uno di quei libri che ci metti un po' a capire dove stiano andando, ma ovunque sia ti fidi perché la presa con cui vieni accompagnato è delicata, ma ferma.
Voto: 4 / 5
lello rispoli contessorispoli@yahoo.it (31-10-2008)
LE SORPRESE RENDONO LA VITA INTERESSANTE. GRAZIE STURGEON.
Voto: 5 / 5

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