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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Schneider Helga - Il rogo di Berlino

Il rogo di Berlino TitoloIl rogo di Berlino
AutoreSchneider Helga
Prezzo
Sconto 15%
€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00 Risparmio € 1,50)
Prezzi in altre valute
Dati1998, 229 p., 9 ed.
EditoreAdelphi  (collana Gli Adelphi)

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Descrizione
Il progressivo annientamento di Berlino durante la guerra, visto dagli occhi di una bambina che fu anche portata in visita nel bunker di Hitler.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Chiarloni, A., L'Indice 1995, n. 8

A lungo rimosso, il tema delle sofferenze dei civili tedeschi nell'ultima guerra è emerso sul finire degli anni settanta nell'alveo di una rivisitazione soggettiva - e dunque meno ideologica - delle memorie familiari. Nell'immediato dopoguerra il giudizio morale sui bombardamenti di Dresda e Berlino si risolveva - anche da parte tedesca, come ricorda Stig Dagermann nel suo reportage "Autunno tedesco" (1946, trad. italiana Il Quadrante, 1987) - con una risposta che era al tempo stesso una definizione di responsabilità della Germania: "Tutto è cominciato a Coventry". Ma nel 1983, con "Bruder Eichmann", Reinhardt Kipphardt riproponeva il problema mettendo provocatoriamente sullo stesso piano la Shoah con i bombardamenti sui civili tedeschi e giapponesi: "atrocità simili", in quanto "prodotto di un'ubbidienza acritica del singolo al sistema". E la discussione non è certo chiusa, anche perché non può prescindere da una questione di fondo, relativa al "consenso": se sia cioè possibile separare il "popolo" dall'organismo statale, e quindi dalla macchina bellica di un certo regime. Ora l'intensa testimonianza di Helga Schneider mette dolorosamente a fuoco l'intersezione tra individuo, storia nazionale e linguaggio offrendo nuovi elementi di riflessione.
Abbandonata dalla madre - nazista fanatica - nella prima infanzia, Helga conosce la rigida disciplina dei collegi hitleriani ma anche - grazie alle relazioni della famiglia - il privilegio di un soggiorno riservato alla gioventù ariana nel grande bunker della Cancelleria del Reich. Sono, queste, pagine assai interessanti perché da un'inconsueta prospettiva infantile il lettore viene immesso in quella sequenza di uffici, refettori, camerate e lavanderie che costituivano una sorta di città sotterranea in cui vivevano centinaia di persone al seguito del Führer. Ma Berlino è ormai in fiamme e gli ultimi anni della guerra Helga li vive sepolta in una cantina, con la matrigna e il fratello minore. Ora non c'è tregua all'angoscia e all'orrore. Non si tratta solo di fame e sete, di cimici e ratti. I bambini sopravvivono sottoterra tra gli escrementi e i cadaveri dei suicidi, o dei vecchi morti di stenti. Ricordate "Giochi proibiti"? Qui il fratellino di Helga dichiara tronfio: "Quando sarò grande voglio fare il bandito e uccidere tutti gli uomini".
Poi arriva la primavera del 1945 e con lei i russi, spesso ubriachi, in cerca di orologi e di corpi di donne. Agguantata anch'essa, Helga viene risparmiata ma in quella cantina assiste alla violenza. Tra le ultime immagini: l'esile salma di un'amica più grande stuprata, rinchiusa in un armadietto da bagno e trasportata fuori dalla cantina, per poterle dare una sepoltura decente.
La rievocazione della Schneider, che dal 1963 vive in Italia, è recente. Che cosa l'ha spinta a ripercorrere quella tragica esperienza infantile? L'indagine sulla propria identità è alla base di molta letteratura autobiografica degli ultimi anni, ma nel lento emergere di queste memorie c'è il segno di una lacerazione ulteriore, successiva all'infanzia. Dopo la guerra, nel 1971, Helga Schneider riesce a rintracciare la madre a Vienna. Sopraffatta dalla gioia essa accorre, vuol capire, perdonare. Ma si trova di fronte una donna fiera del suo passato di SS, nostalgica del nazismo. Schiantata dalla delusione, Helga sfugge rifiutando ogni contatto.
La riflessione sul passato la scava dentro ma ci vorranno ancora vent'anni prima che la scrittura prenda corpo. Poi, in un'estrema negazione della lingua materna, Helga Schneider redige in italiano il memoriale della sua infanzia. La condanna del nazismo è ferma, severa. Il messaggio e limpido. Ma per il lettore resta inscritto nel cono d'ombra delle immagini di quei bombardamenti sulla popolazione di Berlino: "Bombe e fuoco. Fuoco e annientamento. Annientamento di cose, corpi, leggi, tradizioni e conquiste civili".

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 21 recensioni presenti.  Media Voto: 4.47 / 5

Giampiero Rainer (15-10-2009)
La Germania che continuamente fà i conti con il proprio passato, spesso scorda o rimuove quello che è accaduto al proprio popolo.I continui sensi di colpa hanno cancellato i crimini dei "liberatori" : stupri di massa e bombardamenti ingiustificati. Sarebbe il caso che tutti gli ex-belligeranti si sedessero a riflettere e riconoscere le proprie colpe.Il libro di Helga potrebbe esser un primo passo...
Voto: 4 / 5
alex (25-09-2009)
è un libro scritto senza esagerazioni; sembra proprio di sentir parlare una bambina. commovente.
Voto: 4 / 5
Davide D. (09-01-2009)
splendido romanzo storico basato su avvenimenti reali dell'infanzia dell'autrice in una Berlino in fiamme sul finire del secondo conflitto mondiale. Assolutamente da consigliare.
Voto: 5 / 5
nihil (26-09-2008)
Preziosa testimonianza di una bambina che non capisce la guerra ma la subisce registrando tutti gli orrori che essa comporta. Si sta sotto le bombe con lei e con lei si patisce la fane e la disperazione. Scritto senza retorica, ma come semplice testimonianza di come la guerra venga comunque subita;alla fine siamo tutti vittime. N.
Voto: 4 / 5
Enrico enricococco@alice.it (09-09-2008)
Un libro che più vai avanti con le pagine e più fa male, talmente genuino nel racconto della sofferenza di una bambina che vive gli orrori di quegli anni che ha volte ti stende e ti vien voglia di non voler più continuare la storia.. ma poi arrivi alla fine, ti commuovi e rimani con i mille perchè senza risposta legati all'uomo e la guerra, alla mente umana e al potere, a cosa dovremmo aver imparato dal passato ma ancora non ci siamo riusciti. Un libro che consiglio a tutti, da leggere quasi come un dovere morale.
Voto: 5 / 5
isabella isabella.1@libero.it (02-09-2008)
é un libro commovente e molto forte. è una storia meravigliosa nel suo dolore, narrata con gli occhi di una bambina che vuole ricordare tutto. credo che sia una testimonianza importante, delicata e allo stesso cruda, estremamente critica e dignitosa.
Voto: 5 / 5
LINDA (16-07-2008)
E' un libro meraviglioso, pieno di dolore ma asciutto, senza retorica e pietismi. C'è tutta la forza di questa bambina disperatamente attaccata alla vita e della città di Berlino che si sgretola con lei. Lo stile è veloce, senza indugere nelle "belle lettere". lo consiglio a tutti, di qualsiasi età.
Voto: 5 / 5
Vincenzo vinlembo@hotmail.it (13-07-2008)
Molto molto bello. Ai giorni nostri "no il grasso del prosciutto non lo mangio" ci fa proprio riflettere. Lo proporrei come testo di narrativa negli istituti di scuola dell'obbligo....La 3° media sarebbe l'ideale.
Voto: 5 / 5
Rokossovskij (23-06-2008)
Bel libro di memorie degli ultimi giorni del reich, visti principalmente da una cantina. Personalmente mi sono piaciute anche la prime pagine sulle difficoltà della bambina con la matrigna. Un limite? certamente alcune pagine sull'olocausto degli ebrei e certi dialoghi che fanno tanto ricordi "appiccicati" a posteriori (non necessariamente al libro, anche alla memoria stessa). Comunque bello.
Voto: 4 / 5
Valentino (08-06-2008)
Il nazismo visto con gli occhi di una bambina....semplicemente meraviglioso.
Voto: 5 / 5
Massimo F. (25-05-2008)
Cronaca accorata, emozionante e realistica di uno dei più grandi drammi del secolo scorso. Gli orrori visti e vissuti da una ragazzina: scrittura elementare, emozioni fortissime ma allo stato embrionale. Il lettore ha la sensazione che l’incredibile potenziale del racconto rimanga in buona parte inespresso.
Voto: 3 / 5
virginio (19-03-2008)
E' il libro più straziante e angosciante che abbia letto, ma dà anche l'idea di che dolori e atrocità possa soffrire un Uomo.....
Voto: 5 / 5
dama (01-01-2008)
Sono rimasta folgorata da questo libro che consiglio veramente a tutti, soprattutto a chi, come me, ama particolarmente questo periodo storico. Per la prima volta ho colto l'altro lato della guerra, l'aspetto meno conosciuto di quanto è successo. E' un libro a tratti crudele ma emotivamente intenso. Da leggere per poi riflettere su quanto di tragico è accaduto anche ai cosiddetti "ariani".
Voto: 5 / 5
Sara (07-09-2006)
Un libro meraviglioso, lucido, straziante. Da leggere assolutamente.
Voto: 5 / 5
andrea andreabaldi@fastwebnet.it (01-08-2005)
Per me questo è stato il 4 libro della schneider, come se gli altri 3 fossero solo stati una preparazione alla lucida descrizione dell'orrore della guerra,la guerra subita dai tedeschi che per una volta vittime di se stessi,sicuramente un libro duro forte e crudele che a volte riescie diffficile credere essere una biografia. E stupisce la lucidità e la forza che ha l'auticrice di riportare alla luce quei momenti cosi duri della sua esistenza. La cosa più bella del libro rimangono le due pagine finali. Leggetelo
Voto: 4 / 5
Chiara (27-01-2004)
Sebbene lo stile sia spesso retorico, i contenuti di questo libro ne fanno un testo che consiglio vivamente di leggere, per comprendere ancora meglio come la crudeltà nazista abbia creato un inferno che non ha risparmiato neppure la "razza ariana".
Voto: 3 / 5
Milena (17-12-2003)
E' un libro scritto con un'intensità straordinaria e con gran rigore storico benché si tratti di un'autobiografia sofferta e ambientata nella germania nazista della seconda guerra mondiale. Ne consiglio la lettura a tutti, in particolare ai giovani.
Voto: 4 / 5
MASSIMO MAZZA (23-06-2003)
E' il libro più straziante che abbia mai letto. Lo consiglio a tutti coloro che non riescono ad immaginare la condizione fisica e psicologica dei civili durante la guerra. La cronaca della "prigionia della guerra" di un gruppo di civili tedeschi nella cantina di uno stabile di Berlino è raccontata dalla protagonista che, durante il secondo conflitto mondiale, è poco più di una ragazzina. La narrazione è precisa, segnata costantemente dallo stillicidio di particolari crudi, toccanti, agghiaccianti. Nel microcosmo della cantina le giovani Gudrun ed Erika sono le vittime della barbarie maschilista dei vincitori, impazienti, come tutti i vincitori di una guerra, di umiliare gli sconfitti fino al punto di esercitare quel rito bestiale e ripugnante che è lo stupro di massa delle donne. Orrori della guerra a parte, la Schneider è bravissima nel trasmettere al lettore il sentimento di angoscia infinita che si porta dentro.
Voto: 5 / 5
Paolo (28-02-2003)
Questo libro fa riflettere sui temi del nazismo e la sofferenza della popolazione tedesca.Io lo consiglio a chi vuole saperne di più sulle sofferenze della gente comune.leggetelo!!!!!
Voto: 5 / 5
Giorgio (06-09-2002)
E' intensa, sempre intensa. E il tema, che tema! Ma ho letto prima "Lasciami andare madre" e qui mi ritrovo un po' a tornare sulle stesse immagini senza il valore aggiunto d'intensità biografica. Ci sono scene incredibili, ma si è sempre un po' sul ciglio, sul limite in cui il libro diventa una testimonianza e non è più un romanzo. Non c'è niente di male, ma c'è una differenza. Però, tutto questo coraggio, di Helga Schneider, è davvero incredibile.
Voto: 4 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 21

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