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Sacks Oliver - Un antropologo su Marte-Sette racconti paradossali |
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Titolo | Un antropologo su Marte-Sette racconti paradossali |
| Autore | Sacks Oliver | | Prezzo |
€ 15,00 Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1998, 445 p., ill., 5 ed. | | Traduttore | Blum I. |
| Editore | Adelphi
(collana Gli Adelphi) |
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Una sequenza di "romanzi neurologici" raccontati dallo scrittore che più di ogni altro sa entrare nel mondo a parte della malattia, talvolta distante da noi come un pianeta che aspetti di essere visitato e capito da un antropologo.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Beneduce, R., L'Indice 1996, n. 2
(recensione pubblicata per l'edizione del 1996)
Il libro di Sacks recentemente tradotto da Adelphi conferma la ricchezza e le promesse di un approccio che sarebbe riduttivo mettere sotto il solo ombrello della narrativa clinica. Il successo e lo stile di Oliver Sacks non sarebbero infatti comprensibili per intero se trascurassimo di considerare l'interesse crescente nei confronti del "racconto della malattia" che, soprattutto nei paesi anglosassoni, ha dominato la letteratura medico-antropologica o antropologica tout court degli ultimi vent'anni (si è parlato a questo proposito di literary turn e di fascination of narrative). I suoi dettagliati ma al tempo stesso umani resoconti di sindromi e patologie, l'analisi dei loro concreti effetti sulle persone, vengono costruiti attraverso un ascolto attento, che registra sin nei più contraddittori interstizi l'esistenza quotidiana dei suoi pazienti (dei quali è messa in primo piano la illness, insomma, più che la disease). Questo singolare modo di avvicinarsi all'esperienza della sofferenza gli permette di portare alla luce ciò che altrimenti rimarrebbe inespresso o, come più spesso accade, ai margini semplicemente perché considerato "superfluo" secondo i modelli egemoni della razionalità medica. Young ha analizzato proprio in questi termini il contemporaneo potere della biomedicina: nella sua capacità cioè di silenziare altri nomi o cancellare altre conoscenze.
A questa prospettiva l'autore non può d'altronde essere per intero ricondotto. Sacks è cioè un medico, un neurologo estremamente colto e competente che diagnostica, cura, sperimenta insuccessi, e che registra lacrime e speranze dei suoi malati su pagine dove corrono intrecciate alle prime le parole di quella ricerca e di quella pratica clinica di cui non vengono messi in discussione come potrebbero i fondamenti (tranne che per sottolinearne gli schematismi cartesiani o le diffidenze verso ipotesi e approcci, quelli dello stesso Sacks ad esempio, che non ricalchino il corso della "scienza normale"). Nel descrivere questo, nel "dar voce" ai contraddittori vissuti di un pittore che perde la visione dei colori dopo un incidente, di una paziente affetta da autismo che prova a inventare "macchine per abbracciare", di un chirurgo affetto dai tic e da altri sintomi della sindrome di Tourette (sulla quale Nathan ha attirato in anni recenti l'attenzione), Sacks attivamente trasforma il racconto dei suoi interlocutori "unici" (ed è questo un problema che, trascendendo la tradizione dei "casi clinici", si è imposto al centro del dibattito su authorship e testualità). Per lui esistono le malattie, le stesse in ogni luogo e epoca, che solo col tempo verranno riconosciute come tali da una scienza adeguata.
Il suo sguardo e il suo ascolto rimangono allora spesso catturati dentro una luminosa fenomenologia del rapporto, quasi avventuroso, che stringono quei protagonisti solitari che sono il medico e il paziente, mentre non vengono colti con altrettanta attenzione il contesto istituzionale, i rapporti di forza tra i diversi attori, il difficile accesso alle cure sanitarie di minoranze e poveri negli Stati Uniti, e quant'altro in genere converrebbe non più dimenticare quando si esplora l'accidentato territorio della salute e della malattia. Se questo costituisce un limite nella sua opera, rimane indiscusso il pregio di una scrittura che sembra aver realizzato una sorta di prodigio là dove dimostra come l'approccio narrativo alla malattia rappresenti una risorsa decisiva nel costruire una biografia dotata di significato; ma un altro prodigio di sintesi fra voci e linguaggi diversi è realizzato, con la naturalezza di cui gli scrittori anglosassoni danno sempre lezione, a un altro livello: il mind-body problem, il dilemma fra attività volontaria e involontaria, e altre questioni propriamente "epistemologiche" (nel senso che questo termine ha nella cultura statunitense), fanno capolino discreto fra interrogativi diagnostici e vissuti della malattia. Dentro questi sette racconti, che "paradossali" sono però solo se si leggono dal luogo della ragione medica e del suo dispositivo retorico (per il quale "salute" e "malattia" possono essere concepite soltanto come entità antinomiche), spiccano quelle metafore dense e irriducibili, dotate di uno strano potere, che i pazienti speso ci offrono quando parlano delle loro esperienze. In esse, sembra dirci l'autore, si celano le tracce da seguire per comprendere, forse meglio che attraverso ogni altra teoria o esame diagnostico, l'altrui domanda e la complessa condizione di chi sperimenta la rottura di quell'involucro invisibile che è la salute e la normalità. È l'uso di queste stesse metafore che ci permette talora di sostenere il paziente anche laddove l'unica soluzione possibile (ciò che la scienza medica per prima fa fatica ad ammettere) è apprendere a convivere con i limiti che la malattia innalza, cogliendo tutto quanto in lui si dispiega e vive nonostante la malattia.
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Media Voto: 4.8 / 5TheWawes (11-09-2009) Forse leggermente più complicato dell'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, probabilmente a causa della lunghezza delle storie. Ovviamente il voto resta 5/5 anche in questo caso.
Bellissima la storia di Temple.
Da leggere. Voto: 5 / 5 |
OskarSchell (02-07-2009) Un libro estremamente interessante! Voto: 5 / 5 |
Fausto Intilla (Inventore-divulgatore scientifico) f.intilla@bluewin.ch (24-07-2006) «Il più delle volte mi sento come un antropologo su Marte» confessa a Oliver Sacks la paziente autistica di cui si racconta la storia nell’ultima parte di questo libro. Ed è la stessa persona che, per superare le proprie difficoltà a capire le emozioni umane, escogiterà una «macchina per abbracciare». Nella sua assoluta singolarità di scrittore, anche Sacks sembra avere escogitato qualcosa di simile, qualcosa che gli permette, di là dalla malattia, di «abbracciare» il malato. Unendo alla vocazione di narratore clinico una stupefacente capacità di empatia, Sacks riesce infatti a spingersi molto avanti nel territorio oscuro della malattia, là dove si celano le sue ragioni profonde, spesso elusive per la pura ragione medica. Il paradosso è questo: in talune circostanze eliminare la malattia significa operare una mutilazione sul paziente. E l’unico mezzo per evitarlo è penetrare nel romanzo neurologico che il paziente vive e spesso è incapace di comunicare o comunica in un modo che gli altri non sanno capire. Di questo processo delicato e affascinante, che ormai ci appare come il sigillo dell’opera intera di Sacks, si danno qui sette esempi, sette «casi straordinari» destinati a imprimersi per sempre nella memoria dei lettori: non più in quanto bruti «casi», ma in quanto storie di «individui unici, ciascuno dei quali abita (e in un certo senso ha creato) un mondo suo proprio».
Voto: 4 / 5 |
Simona (16-11-2003) Considero questo libro un esempio per tutta la categoria medica giacchè il soggetto umano ritorna ad essere considerato, con i suoi sentimenti, le sue paure, le sue pene e i suoi desideri vivendo un episodio orrendo o una cronicità come lo è la malattia. Voto: 5 / 5 |
Gorjana (14-04-2001) Un libro stupendo! ..e veramente interessante entrare nel mondo del nostro cervello. Voto: 5 / 5 |
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