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Lewis Norman - Napoli '44 | Entrato a Napoli nel 1943 con la Quinta Armata, il giovane ufficiale inglese Norman Lewis si trovò stupefatto al centro della città delle signorine e degli sciuscià, scena mobile della prostituzione universale, oltre che di un'arte consumata dell'inventarsi la vita dal nulla. Come non bastasse, fu subito adibito a funzioni di polizia, quindi costretto a constatare ogni giorno le turbolenze, i fantasiosi maneggi e gli imbrogli che si celavano tra vicoli e marina. E capì subito che, di quanto gli accadeva, era il caso di prendere nota. Così, facendo della sua qualità principale, il saper «entrare e uscire da una stanza senza che nessuno se ne accorga», un fatto di stile, Lewis si aggira in una Napoli trasformata dalla guerra in un immenso, miserabile mercato nero e registra tutto sui suoi taccuini. Mentre i colleghi si dedicano alla maldestra realizzazione di piani fantasiosi, come quello di far passare le linee a un gruppo di prostitute sifilitiche per diffondere l'epidemia nel Nord occupato, lui indaga su figure e avvenimenti che gli paiono, al momento, del tutto normali: signore in cappello piumato che mungono capre fra le macerie, statue di santi preposti da una folla in deliquio a fermare l'eruzione del Vesuvio, professionisti in miseria che sopravvivono impersonando ai funerali un aristocratico e imprescindibile «zio di Roma», ginecologi deformi specializzati nel restauro della verginità, nunzi apostolici che contrabbandano pneumatici rubati, e cosi via. I taccuini che Lewis tenne in quel periodo finirono poi per costituire questo libro, di cui il minimo che si può dire è che mai un occhio tanto sobrio e preciso si era posato su una realtà così naturalmente folle e sgangherata. E questo ne fa «un'esperienza unica per il lettore così come deve essere stata un'esperienza unica per chi lo ha scritto» (Graham Greene).
Media Voto: 5 / 5monsa (08-02-2009) Leggerezza, giovinezza e disincanto del tenente inglese Norman Lewis in missione, nell'estate del 1944, nella Napoli appena liberata dagli Alleati. Con compiti di intelligence, mansioni incerte e nessuna reale responsabilità il tenente Norman Lewis vivrà fianco a fianco con il popolo di Napoli la memorabile estate degli Americani e dell’eruzione del Vesuvio.
Napoli si rivela la stessa cloaca infame di sempre: povertà assoluta, dignità negata e sesso a pagamento ma le memorie di Lewis non risentono del peso della sconfitta - come era ne “La pelle” di Malaparte - e questo diario, per nulla militare, vi farà sorridere, divertire e riflettere.
La pagina di Lewis è tipicamente british, essenziale e leggera; il libro è pervaso da quell’amore sincero per la nostra cultura e per la nostra gente che solo un raffinato intellettuale inglese poteva avere. Non c’è giudizio, critica sociale o storica: nulla di male può accaderci a vent’anni, neppure la guerra. Napoli ’44 è un capolavoro ritrovato. Da leggere, rileggere e regalare a chi ci è caro.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pietro Ferrari (15-09-2006) Un testo eccellente, che rivela le straordinarie doti di memorialista dell’autore. La cifra di Lewis è la pietas: verso i nemici (i tedeschi), e gli ex nemici (gli italiani dopo l’8 settembre). Cinismo e retorica bellicista sono del tutto assenti dalle pagine di questo piccolo grande libro. Indimenticabile il ritratto della Napoli occupata dalle truppe alleate, prostrata dai bombardamenti e dalla penuria alimentare. Lo stile misurato di Lewis si pone agli antipodi di quello barocco e ridondante di Malaparte, che nel romanzo “La pelle” ritrasse il medesimo scenario, in modo certamente efficace, ma con un eccesso di autocompiacimento narcisistico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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