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| La recensione de L'Indice |

recensione di Bo, R., L'Indice 1998, n.11
Nell'infinita varietà di modi con cui questo secolo al tramonto tenta, citando Hillman, di "fare anima", trova una sua collocazione anche il romanzo di Rosa Matteucci, un'esordiente di lusso (in virtù del prestigio della casa editrice che la tiene a battesimo), nonché trentasettenne orvietana di nobili natali, con una passione per l'India, le scimmie e la scrittura di Anna Maria Ortese.
"Lourdes" si configura come la rielaborazione fantastica e letteraria di un lutto privato: il padre di Rosa non sopravvive a un incidente d'auto le cui conseguenze sono sottovalutate dai medici. Così come l'autrice, anche la protagonista Maria Angulema (cognome di ascendenza balzachiana, dalla becera duchessa di Angoulème delle "Illusioni perdute") parte alla volta del più grande santuario della cattolicità per chiedere personalmente conto di questa morte probabilmente evitabile. Fin qui il movente: per il resto, i numerosi riferimenti autobiografici si stemperano con efficacia nell'intreccio della vicenda che, più che narrare eventi eclatanti (lo sfondo è quello consueto di uno dei tanti pellegrinaggi a Lourdes, inclusivo di Treno Bianco, denuncia degli aspetti consumistici del culto e un numero imprecisato di messe, processioni e fiaccolate), disegna una straniante galleria di ritratti umani, che sembrano appena sbarcati dalla "stultifera navis" di un Bosch particolarmente visionario. La decaduta marchesina Maria, nel suo improbabile ruolo di assistente volontaria dei malati in viaggio, tanto sprovveduta da non riuscire neppure a indossare correttamente l'uniforme in dotazione alle dame di carità, viene così a contatto con una serie di personaggi i cui tratti somatici o caratteriali sono in vario modo ripugnanti, distorti, devianti (anche da un punto di vista linguistico: si esprimono in un misto di italiano e dialetto che segna fortemente il libro, sottolineando la continua ricerca di effetti comico-realistici) rispetto a un'astratta e generica normalità che coincide astrattamente con la salute, in un crescendo di elementi narrativi non lontani da ascendenze "pulp" e "trash", ma anche dalle suggestioni di qualche testo di mistica medievale.
Circondata da queste presenze mostruose e anche da qualche raro angelo (il bellissimo, e non casualmente muto, barelliere Gonzalo Gomez y Morena; ma nemmeno di Maria si danno mai enunciati in forma di discorso diretto), la protagonista viene sottoposta a una serie di prove, in una sorta di fallimentare "imitatio Christi" che ottiene il duplice scopo di rafforzarla nella convinzione della sua assoluta inadeguatezza nei confronti del mondo e di procrastinare, in un ripetersi ciclico che minaccia persino di non riuscire a risolversi entro la fine del viaggio, il suo incontro con l'abitatrice della grotta di Massabielle di cui porta anche il nome. Il lettore attende con una certa impazienza che per Maria giunga il momento di "calare" il fantomatico asso di cui va farneticando da un pezzo la Samantha "col tiacca": ma certo a fatica immagina di dover fare i conti con un'illuminazione in piena regola, con tanto di luci e Vampe d'Amore, che si realizza nientemeno che nelle Piscine, luogo specialmente deputato ai miracoli e alle visitazioni.
Certo questa visione conclusiva induce qualche perplessità, per il fatto che la tentazione di prestarvi completamente fede, trasformando così il breve romanzo in una sorta di tragicomico vademecum New Age, o Next Age che dir si voglia, ad uso dei pellegrini del prossimo millennio, è davvero forte; ancor più se consideriamo che in una recente intervista l'autrice definisce "Lourdes" come la "metafora di un'iniziazione". Dobbiamo in questo caso convincerci che siamo all'ultima messa in scena dell'eterno conflitto tra essere e apparire, inferno e paradiso, cinismo e compassione: il consueto un po' enfatico intrecciarsi della vita, reso più lieve da un'indiscutibile "vis comica" e da un uso smaliziato e piuttosto convincente degli artifici del plurilinguismo e della polifonia.
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6 recensioni presenti. Media Voto: 2.5 / 5Oblomov (02-07-2008) E' vero, la Matteucci parte bene, il linguaggio è originale al punto da far sperare in una novità nell'appassito panorama (soprattutto femminile) letterario italiano. Specie per chi, come me, può "vantare" le stesse origini nella profonda Umbria. Poi però si perde: con i paroloni e la ricerca dell'originalità a tutti i costi finisce per incespicare nel linguaggio stesso; riappaiono le ormai arcinote nostalgie dell'Autrice per quando era aristocratica e ricca; la vicenda si fa noiosa e forzatamente tragicomica a tutti i costi, e da quel momento in poi Maria Angulema somiglia sempre più a Fantozzi... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
flato flatogiu@aliceposta.it (14-03-2007) io sono rimasta tanto incantata da Cuore di mamma che mi sono precipitata a leggere anche Libera la Karenina che è in te (che non mi ha colpito proprio) e questo Lourdes.
Che dire, la Matteucci è una maga, ha un modo discrivere che allaccia il lettore con la sua crudezza piatta piatta e la sua attenzione ai particolari descrittivi e la sua ironia direi tenera.
E' im-pietosa nel descrivere perchè non trasfigura poeticamente un bel niente nel rendere il dolore, la frustrazione, la miseria di situazioni quotidiane che sono comunissime e anche ridicole, ma che non sono mai 'piccole', proprio perchè sono sofferte; ed è grandemente umana perchè mostrando la sofferenza di queste piaghe quotidiane restituisce un'enorme dignità alle minute e grandi situazioni della vita di ciascuno.
La protagonista di Lourdes a un certo punto viene rimproverata quando con l'unghia toglie dal volto del padre, sul tavolo dell'obitorio, un grumo di sangue e sporco, perchè si può infettare: la Matteucci è cruda altrettanto quando con la sua unghia ravana - con stile - il pus dalle ferite, e il pus è banale e puzza, e lei lo dice, ma la ferita è liberata e respira...
E brava Matteucci...!!!!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo Porcari carpo@orvietonews.it (11-07-2002) Anch'io sono un conterraneo dell'autrice, come quel Conti lì...anzi, io sono addirittura un concittadino. E non credo affatto che la Matteucci ci faccia buona pubblicità. Purtroppo, anche nelle "lettere", quello che non può il talento possono le conoscenze: così si spiega come l'Adelphi, "che di solito non ne sbaglia una", stavolta invece abbia sbagliato...e di molto!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Daniele Farsetti farsetti@ala.it (05-06-2002) Voglio sperare che il Bo che ha firmato quella recensione entusiastica non sia nenache parente al grande Carlo, ma solo un pennivendolo comprato dai potenti mezzi della Adelphi. Il libro è semplicemente ridicolo, non vale la pena di dirne altro. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Daniela Fiorini fiorini.d@tiscalinet.it (30-08-2001) Lourdes è uno dei peggiori libri che ho letto, noioso fino alla morte. Mi ha davvero stupito che sia stato pubblicato da una rivista prestigiosa quale Adelfi è. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Piergiorgio Conti (15-12-2000) Sarà che sono un conterraneo dell'autrice, ma a me è sembrato un romanzo veramente eccellente. E' uno dei pochi usciti negli anni novanta che mi sia veramente piaciuto. (McInerney escluso, ovviamente). Non credo sia un caso che sia stato pubblicato da Adelphi, che solitamente non ne sbaglia una.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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