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Cioran Emil M. - Al culmine della disperazione |
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Titolo | Al culmine della disperazione |
| Autore | Cioran Emil M. | Prezzo Sconto 15%
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€ 13,60
(Prezzo di copertina € 16,00 Risparmio € 2,40)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1998, 146 p., 2 ed. | | Traduttore | Fantechi C.; Del Fabbro F. |
| Editore | Adelphi
(collana Biblioteca Adelphi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 2 giorni lavorativi | | 
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| In questo libro, concepito come una "sfida al mondo", tutto è negazione della misura, violazione del limite, talora sino al paradosso; e tuttavia tra sangue, fuoco, risa demoniache, slanci lirici e interrogativi che sconfinano nell'iperbole, si insinuano osservazioni acutissime, sintesi taglienti che fanno intuire le future folgorazioni: sotto il ribollire di un magma denso di detriti letterari, sotto le esplosioni di un lirismo sfrenato già si colgono un piglio personalissimo, una mano sicura e impietosa.
10 recensioni presenti. Media Voto: 3.6 / 5Marco (24-02-2009) Molto filosofico, sviscera in maniera straordinaria l'esistenza e l'essere uomini. Riflessioni di una linearità logica ineccepibile.
Non è sbagliato il suo pensiero ma il suo approccio negativo alla vita. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alessandro (12-03-2008) Cioran porta la disperazione a un culmine, quello, amletico, in cui si fa garrula, irride se stessa e sogna di indurci a credere che senza di lui, Cioran, non potremo pensare con l'innocenza d'un tempo. Vuole iniziarci alle profondità rivelate delle sue insonnie, agli abissi dei suoi dubbi, allontanando da noi l'impressione di essere tristi senza quell''how' che assilla il mercante di Venezia. Anzi, ci srotola sotto gl'occhi l''how', finendo per auspicare per sé, per gl'altri, un certo sistema di vita fondato sulla 'chiusura in se stessi'. Ma, per quanto sia geniale, quando perora la sua causa, Cioran è sempre inferiore a se stesso: dietro al suo disprezzo, al suo Nulla, si nasconde un'affermazione. Così Caraco. Come l'uomo del sottosuolo, il misantropo, Oblomov, Amleto, Andrej, il solitario di Ionesco, l'uomo difficile di Hofmannsthal, i personaggi di Bernhard, Cioran vive il "mondo" con angoscia, e dell'angoscia si fa cantore. Cioran è un prodotto del suo tempo, la modernità, ben incastonato nella temperie moderna (donde anche l'auspicio a contestualizzare il suo pensiero): l'aspirazione al nichilismo è sempre frustrata, la prostrazione nervosa - la disperazione - conduce alla negazione della modernità e all'affermazione di un'anti-modernità. Nel suo essere contro, prima non s'accorge, poi ammette che la panoplia delle negazioni conduce ad altrettante affermazioni. Gli è estraneo quel germe nichilistico nel Roquetin di Sartre: si può essere non-umanitari, e non soltanto umanitari o antiumanitari. Chi cova l'ambizione di fondare le sue opinioni sul greve presentimento che la vita non serve a nulla, può avere preferenze per sistemi di vita senza aprire gl'occhi all'immaginazione (nemmeno per sistemi fondati sull'inerzia, sul disimpegno, sul "Tu sei quel che pensi")? La maestà nichilistica di Stavrogin - cui Cioran non nasconde d'ispirarsi - non ha colore, bandiera, preferenza... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Federico (23-10-2006) Sì, invece si tratta proprio di avere orecchie per ascoltare buona musica, e nulla più. Cioran è uno dei crocevia fondamentali del secolo scorso. Questo non è il suo testo migliore (vedi piuttosto Sommario di decomposizione, La tentazione di esistere, Sillogismi dell'amarezza), ma di certo è il caso di scrollarsi di dosso molte delle sciocchezze scritte. Il qualunquismo e la superficialità infatti possono ottenebrare la vista, tanto da definirlo maccheronicamente come un misto di pessimismo ed esistenzialismo, misconoscendone in ciò l'assoluta originalità. Il febbrile lavoro contro la sua lingua madre, tappa necessaria per approdare allo stile lucido e bruciante della maturità, è un linguaggio che di untuoso e compiaciuto stimola solo le critiche più infelici. Ecco il risvolto del libro:
"Il Cioran che a ventidue anni scrive, nella sua madrelingua «superbamente scomposta», Al culmine della disperazione è solo in apparenza diverso dal Cioran lucido e implacabile della maturità, che tesse il suo pensiero sul rigoroso ordito del francese. Tormentato dall’insonnia – il «disastro per eccellenza», il «nulla senza tregua» –, si getta a scrivere forsennatamente per ingannare le interminabili notti di veglia, che senza questa «esplosione salutare» lo spingerebbero al suicidio. Notturno Don Chisciotte, affronta i giganteschi mulini a vento dell’essere universale e dell’esistenza umana menando fendenti che annientano il comune e borghese sentire con un sarcasmo ignaro del correttivo dell’ironia. In questo libro concepito come una «sfida al mondo», tutto è negazione della misura, violazione del limite, sprofondamento nel paradosso. E chi lo legge può subito intendere le parole che Cioran, a distanza di decenni, gli dedicava: «Se c’è qualcosa di inspiegabile nella mia vita, è il fatto che sia riuscito a sopravvivere a tanta febbre, estasi, follia»".
Dare un voto basso ad un testo del genere significa non aver mai letto i grandi della letteratura e del pensiero.
Devastante sì, nell'accezione più positiva del termine. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Otrebor freddodentro@gmail.com (26-05-2006) Scoperto per caso in libreria, mi si è aperto un mondo. Anzi mi si è chiuso il mondo. Quello delle attività, del dovere morale di essere sempre e comunque attivo ed esplicativo. Grazie alla lettura del tormentato 22enne Cioran, si può iniziare a far smettere tutto quanto, a serrare un colpo feroce al tempo, e a slanciarsi nell'eterno: godimento annoiato e passionale fino al parossismo grottesco. Da leggersi assieme a "Memorie dal sottosuolo" di Dostoevskij Voto: 5 / 5 |  |  |  |
federico (03-04-2006) Non si tratta di avere orecchie per ascoltare; si tratta, semmai, di avere qualche attitudine ad ascoltare buona musica, e non manierismi barocchi.
Il pessimismo si esaurisce in chi lo formula (Leopardi), e piace tanto di più a chi non lo capisce, lasciando indifferente chi lo condivide.
Cioran non dice nulla di nuovo, ripete, mescola e ripropone ovvietà nel suo stile untuoso e compiaciuto.
Soprattutto, chiacchiere impressionate da spendere in società, questo è il nostro povero, insonne Emil. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Mantua me Genuit (02-08-2005) Non copmpratelo
consigliatomi da un amico,rimastone folgorato, l'ho letto in una settimana e devo dire che ha tutte le caratteristiche del polpettone in cui si trattano molti temi in maniera superficiale dando risposte banali e qualunquiste.
E' un misto di pessimismo leopardiano ed esistenzialismo alla Sartre,facendone ovviamente le dovute proporzioni;geni gli ultimi citati,mediocre l'autore del libro.
Dare 5 ad un testo del genere significa non aver mai letto i grandi della letteratura. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Lucia (13-07-2005) Bello Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano Gili (11-12-2003) Alla luce di quello che altre persone scrivono di quest'opera, posso notare come la REALTA' spaventi e faccia male. Un libro non ha niente da dire a chi non ha orecchie per ascoltare.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Milena (24-07-2003) Sciovinista,maschilista,ottuso,senza talento e,quel che è peggio,senza nulla da dire.
Devastante sì,nell'accezione più negativa del termine. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Stefano stefanogili@hotmail.com (05-02-2002) Un libro semplicemente devastante. Cioran è in grado, con la sua "coscienza lucida" di porre l'uomo di fronte ad uno specchio che riflette la sua reale condizione di prigioniero in un luogo che non gli appartiene. Egli indica un percorso a chi ha ancora al giorno d'oggi, il coraggio di mettere in gioco il perchè del proprio essere al mondo. Scrivere diviene per Cioran il rimedio contro un male di vivere che gli fa "desiderare la morte come una vacanza"...per noi, in un secolo bugiardo e fasullo, in un tempo d'angoscia e disperazione, leggere i suoi libri è diventato il rimedio...ci fa sentire meno soli di fronte all'assurdo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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