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Plath Sylvia - Diari

Diari TitoloDiari
AutorePlath Sylvia
Prezzo € 25,00
Prezzi in altre valute
Dati1998, 434 p., ill., 2 ed.
CuratoreMccullough F.; Hughes T.
TraduttoreFefè S.
EditoreAdelphi  (collana Biblioteca Adelphi)

Attualmente non disponibile su IBS
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6 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Quando si comincia a leggere questi diari si ha l'impressione di seguire le febbrili annotazioni di una bella ragazza americana che scopre l'Europa: tutto vibra, tutto sprizza energia, c'è un senso di attesa che si impone su tutto. Ma presto ci accorgiamo che le cose non stanno così. O meglio, non soltanto così. E ci immergiamo in una lettura sempre più appassionante e talvolta angosciosa: il giornale di bordo di una sensibilità acutissima, lacerata e drammatica, quella di una scrittrice che per i suoi versi e per il suo tragico destino è diventata un emblema, un vero culto, per molti lettori.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensioni di Bargone, M. L'Indice del 2000, n. 03

Lasciano inquieti e perplessi i Diari di Sylvia Plath (1932-63). Perplessi in primo luogo per il ritratto incompleto che se ne ricava: molte parti sono state tagliate perché ritenute piene di malignità, troppo intime o di scarso rilievo. Anche Ted Hughes nella prefazione ammette di aver distrutto la terza parte del diario della moglie perché non voleva che i figli lo leggessero. Mentre il secondo taccuino pare sia andato perduto. Al lettore giunge soltanto un terzo dunque dell'autobiografia originale, e la prima impressione è che a mancare siano soprattutto le parti più scabrose: scabrose non tanto (ma anche) in senso erotico, quanto psicologico. La violenza mentale di Sylvia Plath, della sua introspezione peregrina e assassina, è forse più oscena della sua vita sessuale e amorosa; così come il suo amoreggiare lucido e sarcastico con la follia e la morte scandalizza più del suo eccesso di emancipazione femminile.
Tuttavia quanto resta basta a inquietare e a sorprendere per la puntualità morbosa di questo raccontarsi: più che un vero diario pare la sceneggiatura di un film scritto per lei da un ammiratore ossessionato e ossessivo, che la spia e la riprende in ogni attimo, in ogni umore, pericolosamente al confine tra iper-lucidità e delirio, in totale empatia con la sua vittima. Prorompe da queste pagine, "rimbalzando dall'autovenerazione all'autoripugnanza", una necessità fisica, imperante, di scandagliare, sezionare e ricomporre ogni giorno vissuto nella dimensione della scrittura ("facendo e disfacendo se stessa", scrive Hughes): "la mia felicità scaturisce dall'essermi separata da una parte della mia vita, una parte di dolore e bellezza, per trasformarla in parole scritte a macchina su un foglio". C'è in Sylvia una potente, debordante e insieme implosiva percezione di sé. Da questo sentire e sentirsi così pregnante scaturisce un'energia che continuamente crea e continuamente distrugge; da questo pulsare sgomento dell'io origina il bisogno di fermare tutto, di interrompere il flusso del tempo, perché è insopportabile sapere di essere soltanto "un'altra goccia nel mare della materia": "mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. (...) E io non voglio morire". Sylvia era una ragazzina quando scrisse queste frasi e poco più che una ragazza quando a trent'anni si tolse la vita. La scrittura l'aveva sempre accompagnata, e i Diari sono testimoni di un percorso che vede intrecciate in modo simbiotico vita e letteratura ("io scrivo e vivo, vivo e scrivo"); ma più che un processo in divenire di crescita e arricchimento queste pagine danno la sensazione netta e inquietante di un processo in perdita, un'emorragia ininterrotta e inguaribile dell'anima che stilla parole come gocce di sangue puro, concentrato. "La scrittura resta: va per il mondo", scrive Sylvia, quasi si liberasse di pezzi di sé, per poi rincorrerli a momenti, nel tentativo di ricomporli e ricomporsi. Per lasciarsi consolare poi dall'illusione speranzosa che una qualche tregua sia prossima, e la sofferenza si plachi: "Oh c'è qualcosa che mi sta aspettando. Forse un giorno avrò una rivelazione improvvisa e potrò vedere l'altra faccia di questo enorme, grottesco scherzo. E allora riderò. E saprò cos'è la vita". Ma sono questi cali di tensione assai rari: frenesia, desiderio, paura, ambizione logorante caratterizzano per lo più la scrittura. E li sovrasta un senso continuo di frustrazione amara, onnipervasiva: "Frustrata? Sì. Perché non posso essere Dio - o la donna-uomo universale - o una qualsiasi cosa che conti", perché "quando il proprio paradiso e il proprio inferno sono ridotti in pochi pezzi di carta ben dattiloscritta e i redattori sono così cortesi da rifiutarli si tende per magia a identificare i redattori con i ministri di Dio. Non c'è scampo".
Non è necessario essere cultori della poesia di Sylvia Plath per farsi coinvolgere dall'intensità di ogni singola pagina dei Diari: sono notevoli come opera a sé, documento non solo di una vita da romanzo, ma anche di uno spaccato dell'ambiente artistico-letterario anglo-americano degli anni cinquanta, dei suoi protagonisti, delle difficoltà e della competizione che lo caratterizzavano. Una lettura densa dunque, tanto densa da divenire a tratti ansiogena. Sconsigliabile, perciò, a chi al rigore di una quotidiana auto-analisi preferisce un po' di sana, leggera inconsapevolezza e cerca di godersi certi momenti senza ricordarsi per forza che "il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve. Questo attimo è vita. E quando passa muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti".

I vostri commenti
6 recensioni presenti.  Media Voto: 4.5 / 5

cristina (18-04-2005)
No, non fa "un po'" male....ne fa tantissimo! è una dolorosa impietosa e lucida introspezione e vi ho ritrovato così tante sensazioni già provate, pensieri già pensati, elucubrazioni già vissute dal mio io, che a volte proseguire la lettura mi riusciva intollerabile e dovevo interrompere... ma è un libro meraviglioso, e lei era una persona straordinaria!
Voto: 5 / 5
MVC daimon@interfree.it (09-03-2004)
La qualità letteraria è altissima, uno dei massimi vertici della letteratura contemporanea, un sublime introspettivo terribile e perturbante, appassionato, vitale e sofferente... ma trovo inaccettabile che sia stata pubblicata solo una parte, una minima parte. Così com'è, non "serve" assolutamente a niente. Le selezioni sono sempre inevitabilmente discutibili, ma in questo caso sono anche profondamente ingiuste, perchè in tal modo leggiamo di Sylvia Plath solo quello che Hughes e McCullough hanno voluto farci leggere. Così non conosciamo Sylvia Plath, ma l'idea che Hughes vuole trasmetterne. Non discuto riguardo la buona fede dell'operazione (che in ogni caso ritengo fuorviante e fuori luogo), bensì mi limito a considerare che qualsiasi forma di manipolazione di un testo (e una selezione lo è, anche se forse in maniera meno incisiva di sostituzioni vere e proprie) è pericolosa per il significato profondo del testo, umanamente illusoria, criticamente inaccettabile.
Voto: 2 / 5
Valeria (18-09-2003)
Sono rimasta affascinata dalla personalità di questa scrittrice. Una donna estremamente intelligente e ricettiva ma eternamente in bilico tra l'avere tutto e il non avere nulla. La creatività e la passività, la passione e l'incapacità di viverla, la vita nelle sue note più alte e la morte. La scrittura della Plath evoca senza falsi pudori le contraddizioni innate dell'animo umano alla ricerca perenne di una felicità che non arriva mai. Ne consiglio vivamente la lettura, anche se, per l'affezione che ho ormai verso questa scrittrice, mi piacerebbe che chi si apprestasse a leggere il libro lo facesse con animo il più possibile sgombro da pregiuzi.
Voto: 5 / 5
Finnicell@ finnicell@hotmail.com (23-03-2003)
LIBRO x eccellenza DIARIO x eccellenza Scrittrice x ECCELLENZA che ha trovato un modo tutto suo di scrivere..lucido,concreto,macabro e reale..io lo trovo fantastico, ti fa entrare nei meandri di quella che può essere la mente della pazzia di un genio che non può che prendere il nome di una grande come Sylvia Plath Grande e assurda..assolutamente fantastica
Voto: 5 / 5
Tulip (06-05-2002)
Intenso ma tremendamente triste.
Voto: 5 / 5
Gianni etrur@iol.it (16-02-2002)
come si fa a non rimanere intrecciati dentro un labirinto di passioni, di emozioni descritte con tale lucidità da sembrare puro parossismo? Va letto, lo so' puo' fare un po' male, ma è!
Voto: 5 / 5

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