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McGrath Patrick - Il morbo di Haggard | Londra 1940. Mentre nel cielo incrociano gli aerei tedeschi, il dottor Haggard riceve la visita di James Vaughan, un giovane aviatore che gli si presenta con una frase letale: "Credo che lei conoscesse mia madre". Strappato di colpo alle sue fiale di morfina e al culto feticistico di una donna perduta per sempre, Haggard intraprende una lunga, tormentosa confessione, raccontando per la prima volta la vicenda che tre anni prima ha distrutto la sua vita.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.18 / 5Germana germanas@libero.it (25-08-2004) Fanny e Spike, Spike e Fanny... dolore spirituale e dolore fisico, dolore fisico e dolore spirituale, strettamente connessi e ossessionanti, che non lasceranno mai più il dr.Haggard il quale, per pochi attimi di effimera se pur intensa e passionale felicità, sarà condannato a patire le pene dell'inferno per il resto della sua vita.
Mi ha preso molto, ho letto anche "Spider" e "Grottesco" ma devo dire che "Il morbo di Haggard" è quello che mi è piaciuto di più.
Non vedo l'ora di leggere "Follia"!!! :) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
enrico enricomanconi@tiscali.it (28-01-2002) Storia struggente e resa ancor più accattivante dal periodo storico e dal luogo in cui è ambientata: l’Inghilterra del secondo conflitto mondiale durante i bombardamenti tedeschi. La dipendenza del protagonista (il dr. Haggard) alla morfina e l’indolente apatia da egli mostrata nel ricordare gli errori commessi nel passato, suscitano una impressione quasi palpabile e scandiscono trama e contenuti in una atmosfera buia e oscura. Il finale è drammatico, e mi ricorda tanto un vecchio film di guerra di tanti anni fa. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
MICHI (14-10-2001) Una frase che il protagonista narrante, il dottor Haggard, pronuncia alla donna che gli ha distrutto la vita potrebbe delineare il profilo del personaggio che si incontra: “… non provo niente. Non provo piacere in niente, NON SONO VIVO, so solo che tu non sei con me e che tutto il resto è vuoto, inutile, spento, insignificante…”. Eppure, il dottor Haggard non è un uomo “annullato” dal ricordo di una donna - che ha forse amato ma per la quale egli ha solo rappresentato un “rischio” inutile. Non è questo un racconto di un amore infelice quanto piuttosto la descrizione quasi “analitica” ed ossessionante delle elucubrazioni di una mente instabile, annebbiata dalla morfina e dall’ambiente cupo che fa da sfondo, fino ad un epilogo inverosimile e quasi grottesco. Nulla che ricordi l’ambiente avvincente di “Follia”. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Paola cappellp@polito.it (29-08-2001) Bello e intrigante, anche se a volte un pò ossessivo. Resta il fatto che l'autore è sempre bravo, davvero! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Hans Castorp (21-05-2001) Un romanzo molto deludente, piatto, noioso, monotono, incentrato sull'orribile storia d'amore fra il dottor Haggard e la moglie di un collega d'ospedale, che ne costituisce l'unico, assillante contenuto.
La storia ha il suo unico sussulto nella scena finale, peraltro sostanzialmente volgare.
Hans Castorp
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Cristina mcrisvanni@libero.it (23-04-2001) Una morbosità eccessiva e monotona, interrotta solo a tratti da qualche descrizione più gradevole.Un libro che non rileggerei!
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Massimo Russo massimo.russo@katamail.com (29-03-2001) Questo di McGrath, pubblicato da Adelphi, è un libro che viene dopo il successo dell’Autore con “Follia”. Ne “Il morbo di Haggard”, McGrath assume, come già in “Follia”, seppure in maniera evidente fin dall’inizio, un punto di vista “sporco”, perché parziale. Per questa ragione il lettore viene spiazzato spesso nella comprensione delle cose e deve dire a se stesso che quello che gli viene raccontato è solo un punto di vista, e non il punto di vista del narrare la vicenda.
Ma, al di là di questo pregevole artificio, mi sembra che McGrath, pur avendo avuto un’idea forte e corposa, sostenuta da un stile sorvegliato e a tratti efficace, non sia riuscito a sviluppare la storia nella maniera più naturale. Troppo spesso si avverte che certe descrizioni sono fasulle, frutto di una schema di base a cui l’Autore si attiene, e le parti che dovrebbero convincere di più, sono quelle peggiori.
Mi sembra anche che McGrath abbia sempre presente, facendosene condizionare irrimediabilmente, il pubblico a cui si rivolge, fatto di signore della società bene, col vezzo della Letteratura e troppa puzza sotto il naso. Per questo egli sposta, innaturalmente per lui, il baricentro della storia sulla relazione affettiva tra il protagonista, il dottor Haggard, e la madre del ragazzo, che dopo qualche anno si presenta nel suo studio con le fatidiche parole «Credo che lei abbia conosciuto mia madre». La passione che nasce nel nostro dottore per quel ragazzo che tanto gli ricorda il suo invincibile e unico amore, ci sembra troppo compressa e tradotta in sviluppi ripetitivi e trascinati, con un finale del tutto improbabile.
Sarebbe meglio che, al di là del pubblico di riferimento, ognuno scrivesse quello da cui si sente veramente ispirato.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
paola del vitto paolad_1999@yahoo.it (06-11-2000) nulla di nuovo,una storia d’amore come tante, incapace di far perdere il
senso della realtà ai protagonisti che rimangono imprigionati in un passato e in un
presente infelici,e non sanno dare una svolta alle loro vite,forse per paura di un futuro incerto.
La rassegnazione regna sovrana,molto meglio l’ossessione sessuale e la passione perversa
descritti nell’altro romanzodi McGrath ”Follia”.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
marco m.repetto@industriali.bz.it (03-08-2000) Notevole. Anche se "Follia" è molto più intrigante e avvincente. Qualcuno mi può dare notizie per Email di "Grottesco"?. Grazie. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Paolo de Vito Paolo.devitopiscicelli@tlsoft.it (07-10-1999) Già dalle sue prime pagine il libro trascina il lettore nella sua atmosfera. Sembra di sentire gli scricchiolii degli assi della vecchia casa-ambulatorio ed il rumore delle onde che s’infrangono sulla scogliera sottostante. Gli elementi principali della storia sono introdotti in maniera graduale, con dei brevi flash che ne anticipano il susseguirsi, creando una particolare ‘suspance’ nel racconto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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