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Bernhard Thomas - Il soccombente |
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Titolo | Il soccombente |
| Autore | Bernhard Thomas | | Prezzo |
€ 10,00 Prezzi in altre valute |  | | Dati | 1999, 186 p., 4 ed. | | Traduttore | Colorni R. |
| Editore | Adelphi
(collana Gli Adelphi) |
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A un corso di Horowitz, a Salisburgo, si incontrano tre giovani pianisti. Due sono brillanti, promettenti. Ma il terzo è Glenn Gould: qualcuno che non brilla, non promettente, perché è. Una magistrale variazione romanzesca sul tema della grazia e dell'invidia, di Mozart e Salieri, ma ancor più sul tema terribile del "non riuscire a essere".
| La recensione de L'Indice |

(recensione pubblicata per l'edizione del 1985)
recensione di Reininger, A., L'Indice 1986, n. 4
Thomas Bernhard non si smentisce: padrone assoluto dei suoi mezzi espressivi, egli garantisce sempre un elevato livello letterario. E tuttavia corre da un po' di tempo il rischio di diventare epigono di se stesso.
" Il soccombente" arricchisce il repertorio dei suoi personaggi votati a un inarrestabile processo di autodistruzione di una variante originale, grazie soprattutto a un elemento "documentario" appartenente alla recente storia musicale. Oltre a discorso funebre per un artista fallito, questo romanzo assurge anche a monumento celebrativo di un musicista incomparabile come Glenn Gould.
L'incontro con lui durante un corso di Horowitz a Salisburgo nel lontano 1953, sarà infatti per il giovane pianista Wertheimer un "colpo mortale", come dice il narratore, pianista anche lui e anello di congiunzione di questa costellazione fatale. Wertheimer, dopo aver sentito suonare da Gould le "Variazioni Goldberg" di Bach sentirà per sempre l'incubo di questo modello. Dopo una lotta estenuante nel tentativo di eguagliarlo egli abbandona la carriera di pianista consumando il resto della sua vita in studi filosofici infruttuosi e nell'esercizio di un tirannico dominio sulla sorella. Quando ella riuscirà a sottrarglisi attraverso il matrimonio Wertheimer perderà definitivamente il suo equilibrio interiore. Non meno fulminato di Wertheimer dall'esperienza musicale fatta con Glenn Gould, è l'io narrante. Ma egli si sottrae al ruolo del più debole, destinato alla sconfitta. Il suo processo di ricostruzione della lenta autodistruzione dell'amico non è tuttavia condotto con la forza chiarificatrice dell'analisi psicologica. Quei pochi elementi ai quali egli riconduce la sua tragedia interiore entrano a far parte di un sapiente ed ossessivo gioco di variazione e ripetizione che attira il lettore in un vortice di cupa necessità.
Del resto tutti i tre personaggi del romanzo hanno accettato la scommessa romantica sull'arte: la sua esigenza di assolutezza si rivela distruttiva per tutti i tre. Glenn Gould appare vittima di un bisogno di perfezione quasi disumana mentre sia Wertheimer che il narratore appaiono transfughi decaduti di una borghesia che porta in se stessa i germi della sua disgregazione.
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9 recensioni presenti. Media Voto: 3.33 / 5Annalisa (13-01-2010) Completamente d'accordo con Vittorio! Voto: 1 / 5 |
Vittorio (04-05-2008) Il più brutto libro che io abbia mai letto. Non gli do 1/5 perché è davvero troppo poco per un libro, ma non mi sento di dargli più di un quattro su una scala decimale. Può sembrare un giudizio avventato, ma mai nessun libro mi era sembrato così campato in aria come questo e così difficile da finire. La vicenda parte dal nulla per sfociare nel nulla. Sembra che l'autore usi la leggenda di Gould per dare un pizzico di interesse, di dignità, ad un delirio che altrimenti non avrebbe davvero alcun motivo d'esistere. Alla fine non si capisce se chi delira sia il protagonista o l'autore stesso. L'unico argomento che poteva risultare interessante, la musica, non è assolutamente al centro della vicenda e le uniche parole sulla musica presenti nel libro sono: Variazioni Goldberg, Bach, Haendel, Arte della Fuga, Clavicembalo ben temperato, Bosendorfer, Steinway, Horowitz. E nessuna di queste viene utilizzata con cognizione di causa maggiore della mera resa scenica del testo. Ho i miei dubbi addirittura sulla cultura musicale dell'autore, che sarà pure un grande scrittore, ma non certamente per quest'opera. Il tutto rigorosamente secondo la mia opinione. Voto: 2 / 5 |
Franco (13-01-2008) Questo libro, come i migliori di questo scrittore, è fortemente ipnotico. Superate le prime pagine si è trascinati in un vortice ossessivo tesissimo che costringe a finire il romanzo nel minor tempo possibile.
Storia amara, come sempre, dagli esiti drammatici e con personaggi dominati da un'ossessione, in questo caso l'arte pianistica è anche, se non soprattutto, una messa in scena del conflitto tra il genio e la sua mancanza, la cui presa di coscienza può essere ed è distruttiva. Voto: 5 / 5 |
Pimpinina pimpinina@gmail.com (03-07-2006) Questo libro non è assolutamente la biografia di Glenn Gould.
Chiunque nella vita abbia provato delle velleità artistiche, si sia domandato cosa significa essere "artista", o abbia vuto come amico o compagno di vita un "artista", non può che provare una continua senzazione di déjà vu e rimanerne stregato , esattamente come avvenne ai due compagni di studi di Gould quando lo sentirono suonare le Variazioni di Goldberg. Questo libro ti spinge inesorabilmente ad immedesimarti in uno dei tre modi di essere artista ed essere umano dei tre protagonisti,
: il soccombente (cui in relatà è amorevolmente dedicato il libro quasi come una ballata funebre), colui che rinuncia all'idea di arte per essere l'artista della propria vita, ed infine colui che è (e non c'è molto altro da aggiungere). Ed in ogni caso se ne esce distrutti.
Voto: 5 / 5 |
Gisy gisy1979@yahoo.it (10-12-2005) Thomas Bernhard per me ( e non solo) è geniale,
da quello che dice a come lo dice.
E' certo che deve piacere perché non è un fatto indolore, il suo è sempre un ritmo ossessivo a spirale, e l'ossessione graficamente è sprsso ricarata dall'utilizzo dcel corsivo, dal suo modo di usare il corsivo naturamente, che non è un corsivo qualunque e dalle ripetizioni.
La sua esasperazione in ogni libro, ad un certo punto prende una piega assolutamente ironica, Bernhard nel suo essere esasperatamente tragico (in ogni suo libro c'è sempre l'lemento del sucidio e delle disgrazie) è anche estremante divetente dall'improbabilità seria con il quale partecipa.
Per me è un garndissimo autore e il soccombente un grand libro (non il suo migliore xhe per me è "la cantina" o "perturbamento)" o Il nipote di wittengstein" o ecc, ma a prescindere da quello che racconta (che è comuqnue legato al come nel suo caso) è sempre come racconta, perché trasmette uno stato d'animo, e lo stato d'animo è già di per sè un fatto. Ovviamente se uno si trova su di una stessa frequenza.
www.gisy.it
Per chi ama Bernhard già è immancabile.
Ciao a tutti
Gisy Voto: 5 / 5 |
andrea nadksa@tin.it (25-05-2005) si può accettare di violentare il proprio intelletto per assecondare l'irresistibile desiderio di leggere un capolavoro letterario? No! E allora non mi vergogno di aver abbandonato questo libro dopo averne letto più di metà. Non mi vergogno perchè "il soccombente" sarà pure un'opera di uno dei più grossi autori del nostro tempo, ma non è per tutti i palati e il mio, evidentemente, non è dei più raffinati. Forse per far apprezzare un libro bisogna creare un legame con il lettore che questo libro, con me, non è stato in grado di costruire. Voto: 2 / 5 |
Paolo M. (13-04-2004) Romanzo da sbadigli!! Lo scrittore non fa nulla per tenere il lettore incollato al libro se non ripetere insistentemente le grandissime capacità di Glenn Gould che portano allo sconforto, e quindi al suicidio, "il soccombente" Wertheimer. Sebbene il tema dei sogni di musicista infranti dalla consapevolezza di conoscere qualcuno nettamente superiore a se stessi possa essere interessante, lo stesso viene sviluppato, probabilmente in maniera voluta, con il racconto dei medesimi episodi. La costruzione lineare del periodo permette di arrivare alla fine sperando che ci sia qualche sorpresa ma ci si deve arrendere alla noia mortale di questa opera. Voto: 1 / 5 |
paolo losasso (25-12-2003) A Salisburgo c'è un corso di perfezionamento per pianoforte tenuto dal grande Horowitz. Tre giovani musicisti vi si iscrivono con grande entusiasmo. Uno di loro è Glenn Gould, che a differenza degli altri due, non è soltanto un dotatissimo pianista, ma è anche e soprattutto un vero e proprio genio dello strumento. Ed è proprio l'incontro con questa genialità che anzichè stimolare nei compagni di viaggio un desiderio di emulazione provoca in loro una sensazione di totale annientamento. Ritengono infatti che non potranno mai raggiungere una vetta percepita come inarrivabile e, per reazione, decidono di abbandonare per sempre la musica. Uno finirà per togliersi addirittura la vita, l'altro venderà il suo pregiato pianoforte a persone lontane dalla vera arte e non ne sfiorerà mai più i tasti. La storia di questo romanzo è tutta qui. Una narrazione monotematica che insiste sullo stesso concetto dall'inizio alla fine. Non c'è una trama, una sequenza di avvenimenti, un divenire. Tutto è incentrato intorno al tentativo di spiegare questa drammatica e radicale rinuncia. A parte un paio di digressioni interessanti quando si parla della ferocia e assurdità dei processi indiziari lasciati all'umore di una giuria parziale e frustrata e quando si analizzano dettagliatamente i motivi per cui un luogo geografico può avere un influsso nefasto su una persona fino a condizionarne negativamente l'esistenza, non c'è nient'altro di rilevante. Ciò non vuol dire che il romanzo annoia: è ben scritto, vi si incontra una lingua gradevole e precisa che descrive con accuratezza sia gli ambienti che gli stati d'animo. E' interessante notare come la voce narrante affidata a colui che aveva condiviso la sorte di sconfitto insieme al suicida, corre quasi sempre sul filo dei pensieri. I dialoghi sono pressocchè inesistenti. E' un raccontare pensando ad alta voce, come se il desiderio di escludere la musica (che invece il silenzio rompe)si estendesse ad un'inconscia esigenza di estraniare tutto ciò che anche per il solo fatto di impersonare il suono la possa ricordare. Gould darà pochi concerti. Presto si isolerà in campagna spinto esclusivamente da una continua ricerca di perfezionamento. Morirà poco più che cinquantenne all'apice di una fama mondiale. I due rinunciatari cercheranno un'alternativa alla musica, credendo e illudendosi di poterla trovare nello studio delle scienze dello spirito. Sarà solo un modo patetico per ingannare se stessi. Cercheranno tra i poveri, gli umili e i semplici una ragione in più che li aiuti a liberarsi della propria decadenza senza riuscire, loro ricchissimi di famiglia, a trovare nient'altro che una forma apparentemente diversa della stessa grettezza e miseria morale incontrata nella frequentazione borghese. Il finale molto intenso del libro che si sofferma sugli ultimi episodi di un'esistenza condotta all'insegna del fallimento e conclusa da un gesto violento (Gould anni prima aveva definito scherzosamente e con una spietata efficacia il protagonista di tale gesto come "il soccombente"), su chiude su un progetto improbabile. Quello che si prefigge l'amico raccontando a se stesso l'ennesima bugia: scrivere una storia di Gould (è stato un tentativo più volte affrontato senza successo) che l'aiuti a comprendere non solo il genio ma anche il suo opposto, il suicida e in fondo quella pleteora di musicisti che calcano la scena senza avere talento o che ripiegano su una mediocre condizione di modesti insegnanti. Il romanzo si chiude su questo vacuo proposito senza infierire oltre, mentre sul piatto di un grammofono gira il disco delle Variazioni Goldemberg suonate da Glenn Gould. Voto: 5 / 5 |
Ciro cirotoma@inwind.it (19-04-2003) Glenn Gould è un genio del pianoforte, non ha bisogno di diventare un genio.
Wertheimer non è un genio, ma vuol diventarlo, senza riuscirvi.
Il narratore non è un genio, ma ha messo di voler diventarlo e si salva, rinunciando però alla musica.
Questi stessi motivi ripetuti ossessivamente con ritmo martellante costituiscono il lungo monologo fiume del romanzo.
Ogni volta il tema della genialità nell'arte della musica rivisto in contesti diversi che lo spiegano in situazioni differenti ed ad ogni nuovo svolta il lettore è ipnotizzato.
Punto debole: dal finale senza scosse pensavo un colpo di scena, che non c'è stato. Voto: 4 / 5 |
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