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Salamov Varlam - I racconti della Kolyma | Racconti spesso molto brevi, dedicati a un qualche "caso" della vita quotidiana nella funesta regione dei lager della Kolyma: un'occasione di abbruttimento, depravazione, assurdità, barbarie, abiezione, pietà, solidarietà, coraggio, lotta per la sopravvivenza, resa, morte; una qualsiasi delle occasioni che hanno segnato il destino di milioni di esseri umani (decine di milioni: non conosceremo mai il loro numero) nella Russia sovietica. Nulla riscatta l'orrore di questo macabro mondo, neanche la natura, che con la sua asprezza sembra allearsi con gli aguzzini per facilitarne il compito, una natura maligna che ruba le ultime briciole di umanità. Eppure a quella natura Salamov sa dare anima in subitanei, velocissimi squarci visionari, e la cosa crudele che circonda i prigionieri prende vita e testimonia di una lotta tra forze primordiali in cui l'uomo è soltanto timida comparsa. Ognuno, dopo aver letto questo libro, sperimenterà la morbosa ossessione del pane che ispira le cronache dei campi di concentramento. Ma si chiederà anche perplesso da dove, da chi venga a Salamov quella tenera ironia che a tratti illumina l'universo torturante che gli diede in sorte la storia. "I racconti della Kolyma" apparvero per la prima volta in volume nel 1978 in Occidente e nel 1992 in Russia.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.66 / 5Roberto Guarino (18-02-2011) Il libro è straordinario. Un vero capolavoro. Le follie umane dei campi di lavoro vengono raccontate in modo molto particolare. Salamov si distingue sia da Primo Levi che da Gustaw Herling. A me i racconti hanno ricordato l'ìinferno dantesco...Kolyma, una sorta di luogo pieno di "infernali gironi" dove tutto è incredibilmente reale...vero...è tutto accaduto. La descrizione dei dettagli è degna di Manzoni. Salomov ci consente di comprendere quanto l'uomo possa essere crudele e folle. Libro da portare nelle scuole. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LaMelaMarcia (05-10-2010) Sarebbe meglio tornare in prigione. Non sto scherzando. Adesso non vorrei tornare dalla mia famiglia. Là non mi capirebbero mai, non potrebbero capire. Quello che a loro sembra importante, io so che è una sciocchezza. Quello che per me è importante, quel poco che mi è rimasto, loro non possono comprenderlo né sentirlo. Porterei loro nuovo terrore, un altro da aggiungere ai mille terrori che già riempiono la loro vita. Nessuno deve vedere, e neanche sapere, quello che ho visto io.
Questa crudeltà è soltanto dell'uomo, è un tratto che mostra quanto si sia allontanato dall'animale. [...]
In qualche modo questa crudeltà ricordava le storie dei malavitosi con le prostitute affamate (ma erano poi sempre state prostitute?), quando una razione di pane era l'"onorario", o più esattamente, secondo il mutuo accordo, quanto di quella razione la donna riusciva a mangiare durante l'amplesso. Tutto quello che lei non faceva in tempo a mnagiare, il malavitoso se lo riprendeva.
"Faccio congelare la razione, e poi gliela ficco in bocca, non potrà rosicchiarne via molta se è gelata... Quando ho finito la razione è intatta". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luciano Stolfi luciano.stolfi@basilicatanet.it (24-04-2010) Ho letto questo libro, di cui e del cui autore non conoscevo l'esistenza, perchè consigliato da Roberto Saviano in uno speciale della trasmissione "Che tempo che fa" condotto da Fabio Fazio. E' un libro forte, descrittivo dell'universo concentrazionario russo. Qui si viene a contatto con l'uomo ridotto a feccia dell'umanità. Leggendo il lungo libro ad un certo punto si fa l'abitudine e non ci si stupisce più di niente: come accade ai reclusi di cui narra il libro, i quali, ad un certo punto, fanno l'abitudine a quella loro miserabile vita e non si meravigliano più di niente. Tempo fa lessi Solgenitzyn: ma Solgenitzyn è diverso da Salamov, è più letterario, nei suoi libri si respira un'aria di poesia, pur narrando la vita dei Gulag. In Salamov, invece, tutto è ridotto ai minimi termini: l'uomo è diventato meno di un animale. In conclusione, è un libro da leggere assolutamente e che non può assolutamente mancare nella biblioteca di ciascuno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
raffaello raffaello59@hotmail.com (14-04-2010) Uno dei libri più intensi del 900. Il lager e tutto il suo fardello ideologico e disumano, sembra quasi dato per scontato. Ma solo accettando la sorte, la più incomprensibile e tremenda, si ha qualche possibilità di sopravvivenza nelle condizioni estreme della Kolyma.
Nel lager non c'è spazio per l'amicizia e quando ti hanno spogliato di tutto, attraverso la fame, il freddo e le fatiche disumane, non rimane "che rabbia, il più durevole dei sentimenti umani".
La straordinaria potenza di questi racconti va oltre la mera descrizione delle condizioni dei lager sovietici. Qui come in Kafka, o meglio ancora con Céline, si parte per un viaggio che va in fondo alla parte più nera dell'animo umano. E non se ne esce indenni.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alessandra O. (29-10-2009) Senza ombra di dubbio un capolavoro della letteratura. Pagine e pagine di testimonianze che ci pongono davanti all'eterna realtà della crudeltà umana. E' incredibile quanto possano essere spietati gli uomini! Da leggere e rileggere con molta calma perchè è un libro di non facile apprendimento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LaCapra (01-09-2005) Accanto a Solzenycyn Salamov ha il merito di aver svelato agli occhi del mondo uno dei più vasti e terribili orrori del secolo passato: la persecuzione del regime Stalinista e la tragica realtà dei campi di internamento sovietici. Con la sua prosa magistrale fatta di immagini vivide e vibranti S. ci racconta la straziante quotidianità della Kolyma, la sterminata regione mineraria della Siberia orientale che tra gli anni trenta e cinquanta costò la vita a quasi tre milioni di deportati. Il rispetto delle consuetudini e delle regole non scritte della dura vita carceraria rappresenta l'unica speranza per sfuggire alla follia, all'abbruttimento esasperato che precede la morte. Salamov ha vissuto alla Kolyma per diciassette anni, all'estremo limite tra vita e morte, astuzia e follia, tra uomo e animale. Ma oltre la fame, oltre il freddo siberiano, oltre il lavoro sovrumano e le percosse di superiori e detenuti, Salamov lascia intravedere la forza inestinguibile del richiamo alla vita, tenue ma tenace fiammella nelle tenebre della follia umana. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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