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Sciascia Leonardo - A ciascuno il suo | Il romanzo dell'oscura, crudele Sicilia. Il dramma di un investigatore lucido che, quanto più indagava, tanto più "nell'equivoco, nell'ambiguità, moralmente e sensualmente si sentiva coinvolto".
Recensioni 1 - 20 di 28 recensioni presenti. Media Voto: 4.28 / 5Angelo (02-06-2010) Ottimo libro. Scorrevole, veloce ed avvincente.
La descrizione dell'italianità, che ne viene fatta, è ancora attuale nonstante gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mazda (07-01-2010) Anche in questo romanzo, come ne 'Il giorno della civetta', si parla di mafia, ma in modo diverso. Mentre il capitano Bellodi è il rappresentante della legge che si imbatte in un omicidio che trae origine da interessi economici, storie di appalti, il professor Laurana è un uomo qualunque, fa parte del contesto, ma è un ingenuo che non sa stare al gioco e paga con la vita. Di quale gioco si parla? Di quello mafioso dell'omertà, ma non quella cotivata nelle stanze dei potenti o dei capimafia, bensì quella che permea la vita quotidiana, i salotti e le chiese,i discorsi delle persone. Ed è questo il lato più inquietante di questo romanzo, quello che lascia un senso di vero disagio. La mafia, sembra dire Sciascia, è ovunque in Sicilia. Se non te ne accorgi, come è per Laurana, sei un "cretino" e scompari nell'indifferenza e, anzi, nel sarcasmo dei tuoi stessi concittadini. Grande, questo romanzo. Ancor più grande perchè breve, denso, senza fronzoli. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
diego (28-11-2009) Uno spaccato di sicilia, una storia (inventata ma) di vita vissuta. Usi, costumi, pensieri, gesti propri di uomini di sicilia. Mafia, politica, Stato un intreccio mortale. Un libro che a volte non dice ma lascia tranquillamente e pacatamente intuire qual'è la cruda realtà e le regole dell'Isola. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Slump (27-11-2009) Gran libro: agli stessi livelli di "Todo Modo" e senza dubbio migliore del più celebre "Il giorno della civetta".
Da leggere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nino ninowe@libero.it (22-09-2009) Leonardo Sciascia ci regala un'inquietante storia fatta di intriganti situazioni e sconvenienti circostanze. Gli oggetti e le persone sono un'unica cosa che irrimediabilmente conoscono il sistema e quindi il processo delle cose. Un posto dove quello che non conosce è chiamato "idiota". Storia di omertà costruite dall'istinto popolano che si adegua per ottenere una miglior sicurezza personale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (23-03-2009) La vicenda è di quelle che appassionano il lettore per arrivare alla soluzione, ma le descrizioni dei personaggi, delle atmosfere, degli ambienti è prioritaria, quasi che Sciascia volesse far sapere che in un simile contesto tutto ciò che avviene non è per caso e rientra in una normalità dettata dalla sempre presente associazione mafiosa.
La trama, con l’investigatore improvvisato, questo professor Laurana che ha un vizio mortale per il luogo dove vive, cioè la curiosità, è peraltro avvincente, ma ripeto che quel che conta è lo sfondo, con la vita di piccola provincia, il circolo dei notabili, la connivenza, magari obbligata, con le attività di malaffare.
L’abilità narrativa di Sciascia si conferma anche in questo romanzo, con una realtà che ci viene rappresentata nella sua autentica e ambigua consistenza, ricorrendo ad allusioni, a parole dette e non dette, a personaggi descritti magistralmente.
Lo sfondo è costituito appunto dalla precisa analisi dell’animo siciliano, dalla naturale presenza della vita e della morte, dal radicato concetto dell’indissolubilità della proprietà e dalle pulsioni erotiche, che prorompono diventando piacevoli sensi di colpa.
Il professor Laurana ha il torto di essere vittima di un sistema, che, pur senza che lui lo voglia scardinare, non può perdonargli la difformità a uno schema precostituito e immutabile nel tempo.
Del resto l’affermazione che chiude il romanzo, per bocca del parroco di Sant’Anna, un prete con poca vocazione, dimostra inequivocabilmente che il pragmatismo può arrivare in un simile ambiente all’assurdo di considerare del tutto normale, perché ormai consolidato, il castello di connivenze, anche solo omertose, con il potere mafioso.
Infatti, alla confidenza che si appresta a fare, con tutte le dovute cautele, il commendator Zerillo e relativa alla figura del professor Laurana, il sacerdote risponde secco, a troncare la discussione: ”Era un cretino.”
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FRANCESCO (11-09-2008) TROVO POCO AVVINCENTE UNA TRAMA DEL GENERE,UTILE A GETTARE OMBRE INQUIETANTI SU CERTI COSTUMI GRETTI E RETRIVI,SCANDALOSI,DI CERTI AMBIENTI.QUI L'OMERTA' SILENZIOSA E TERRIFICA DEL GIORNO DELLA CIVETTA DIVENTA SCIENTE COMPLICITA'DI UN MEDIEVALE (QUANTO ALL'APERTURA MENTALE)PAESE DEL SUD ITALIA.FORSE ALLA BASE C'E IL CONVINCIMENTO DELL'INTOCCABILITA' DI CERTI POTENTI.STA DI FATTO CHE L'UNICO CHE TENTA DI GETTARE LUCE SULLA TRESCA MISERA CHE HA PORTATO AL DUPLICE OMICIDIO DI UN MEDICO E DEL FARMACISTA DEL PAESE,VIENE FATTO FUORI CON LA MASSIMA DISINVOLTURA.DAVVERO BEFFARDO IL CONTEGNO DELLA FALSA INCONSOLABILE VEDOVA,LA PECCAMINOSA LUISA ,CHE HA L'ARDIRE DI AVVICINARE IL LAURANA SUL TRENO PER ACCERTARSI,SECONDO LA CONSOLIDATA TECNICA DI GETTARE L'AMO PER VEDERE SE IL PESCE(O L'UCCELLO)ABBOCCA E CUCINARLO A DOVERE,QUANTO SAPPIA. LAURANA SA TROPPO.SI E' INFORMATO PRESSO IL PARROCO DEL PAESE SU QUALI POTESSERO ESSERE I POTENZIALI INTRALLAZZATORI DEL SISTEMA,E OTTENUTA RISPOSTA,SEMBRA CHE TUTTI COLTIVINO L'INTERESSE A FAR CALARE UNA CORTINA FUMOGENA DI PROTEZIONE SULL'AVVOCATO ROSELLO,CUGINO DELLA VEDOVA ,PROSSIMO MARITO.POST CRIMEN PATRATUM FESTEGGIANO,BANCHETTANO ,GOZZOVIGLIANO COME SE NULLA FOSSE,MENTRE IL PROFESSORE SCOMODO "GIACE SOTTO GRAVE MORA DI ROSTICCI ,IN UNA ZOLFATARA ABBANDONATA,A META' STRADA,IN LINEA D'ARIA,TRA IL SUO PAESE E IL CAPOLUOGO."QUELLO ERA STATO UCCISO DAI SICARI DEL CUGINO CRIMINALE I CUI BROGLI IL MEDICO ROSCIO AVEVA MINACCIATO DI DENUNCIARE CORAM POPULO ,SCOPERTA LA TRESCA CON LA MALAFEMMINA ,PER DIFENDERE I PROPRI ONESTI AFFETTI ED UN PAESE INTERO CELEBRA IL BANCHETTO DI NOZZE DI QUESTI DUE NOBILI FIGURI.DAVVERO UN BELLO SPETTACOLO.
DA SCONSIGLIARE UNA LETTURA DEL GENERE AGLI AMANTI DELLLA LEGGE,,DEL DIRITTO ,DELLA VERITA' E DELLA GIUSTIZIA.TUTTO SI CONSUMA ALL'ALTARE DELLA INIQUITA'E DELLA PREVARICAZIONE DEL MALAFFARE IMPERANTE ,DELLA COMPLICITA' UNTUOSA E SERVIZIEVOLE DELLA COLLETTIVITA' ADDOMESTICATA,DELLA INESISTENTE TENSIONE DI IDEALI CHE DISANIMA QUESTA GENTE.MISERAMENTE AVVILENTE. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Dorothée (26-05-2008) Vorrei rispondere a Gianluca anche se forse non mi leggerà: la capacità retorica di Sciascia consiste appunto nella sua capacità sintetica, di essenzialità. Il romanzo è breve, ma denso, da leggere e rileggere per trovare i significati nascosti. La trama è un intellettuale alla ricerca della verità, che ci rivela tutto un sistema purtroppo ancora di attualità. Questo libro è stupendo, come tutti gli altri dello stesso scrittore. Più sintetico e denso ancora: Una Storia semplice. Poche pagine, ma tante rivelazioni su ieri, oggi, e su un'indagine letteraria. Tanti saluti dalla Francia, Dorotea. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
cia (16-05-2008) L'atmosfera che si respira è veramente eccezionale. Dei profumi e dei colori tipici che Sciascia sa descrivere a meraviglia... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
zogno gian luca g.zogno@alice.it (18-01-2008) Racconto breve,discreto,mi chiedo,perchè uno scrittore con grande facilità di narrazione come leonardo, non si mette alla prova con racconti più completi e lunghi?Sicuramente questo come"il giorno della civetta"quando comincia ad intrigare il lettore già finisce.Peccato,considerando le doti dello scrittore. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Philip (24-11-2007) Notevole,intenso,amaro,dallo stile essenziale che non "deprime" la vicenda,anzi la esalta.Ha ragione Calvino a dire che mostra l'impossibilità del romanzo giallo in Sicilia;ma comunque va letto come se lo fosse. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
stefano algenor@libero.it (13-05-2007) un giallo dove la soluzione di un duplice omicidio si impantana. Il tessuto che Laurana tenta di squarciare ha maglie troppo fitte. Bello stile, intenso ed essenziale.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Antonio antoniosempre@hotmail.com (16-04-2007) Stupendo, secondo me superiore al Giorno della Civetta!
Peccato che l'ho letto solo ora, all'eta di 36 anni: certi libri dovrebbero essere obbligatori per tutti i ragazzi in età scolare. Poi, forse, si potrebbe parlare di senso civico! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ENZINO (23-12-2006) veramente un ottimo libro: profondo, coinvolgente ed ad "alto contenuto riflessivo"...molto migliore de "il giorno della civetta", forse ingiustamente più celebre e/o celebrato...non mi resta che scoprire gli altri testi di Sciascia... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
emi nec_emi@libero.it (26-04-2006) E veramente bello questo libro.di solito leggo questo genere ma questo e stato davvero bellissimo.in piu che parla un po anche della mafia siciliano.secondo me merita un voto altissimo Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (01-08-2005) La prosa garbata e seducente di Sciascia che riesce ad essere allo stesso tempo caustica e coraggiosamente accusatoria, è qualcosa di quantomai attuale anche a distanza dei quarant’anni circa che ci separano dalla prima edizione di questo romanzo. Nel mirino dello Sciascia scrittore, gli stessi mali oggetto di denuncia da parte dello Sciascia deputato del parlamento italiano.
Nelle generiche critiche “revisioniste” che lo scritore ha subito, la stessa ottusità e limitatezza di vedute che rendono praticamente sconosciuti gli interventi pubblici nei quali Leonardo Sciascia esprimeva una forte accusa nei confronti del degrado morale, politico, culturale dell’italia intera e della sua Sicilia che mai e poi mai lo scrittore ha inteso rappresentare come realtà a parte rispetto al resto della nazione, ma che ha semplicemente saputo tratteggiare in maniera più completa a causa del grande amore che lo legava ad essa, amata terra nativa.
Personaggi indimenticabili, talmente reali che sembrano uscir fuori dalle pagine del libro e che allo stesso tempo assumono una dimensione di metafora e di accusa, consentendo a Sciascia di esprimere la sua anticlericalità, la sua ferma e tutt’altro che ambigua (come quei critici di cui sopra vorrebbero) condanna della mafia indissolubilmente legata alla critica del modo tutto italiano di fare politica. Ma non mancano riflessioni lucide e illuminanti sulla natura umana più in generale, sull’avidità, il qualunquismo, l’ipocrisia generalizzati visti come mali imperanti nell’uomo e nella società e denunciati da Sciascia con un’eleganza e una sagacia talmente al di sopra delle parti da far comprendere come l’autore possa non essere stato capito fino in fondo da parte di molti.
Davvero una lettura affascinante, seducente, tristemente attuale e ricca di spunti di riflessione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fab fmornatt@hotmail.com (15-03-2005) Se dovessi usare una sola prola per descrivere questo romanzo, userei "amarezza". Non c'è speranza, nè redenzione, nè verità nella Sicilia che Sciascia descrive. E poichè la Sicilia che ci descrive è una Società e non un microcosmo politico, l'autore pare dirci che non c'è speranza nè verità nell'Italia intera.
Un capolavoro assoluto, imperdibile per chi (come me) dietro il pessimismo forse anche qualunquista sulle sorti del nostro paese vede cause reali, sociali prima ancora che politiche. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Max do Brasil (29-01-2005) Si legge in un fiato e si resta intrappolati nelle maglie di questa storia di ordinaria "sicilianitá". Lo sprovveduto professore, che la vita conosce solo attraverso i libri, non sa a quali conseguenze estreme la sua ludica e insulsa ricerca lo condurrá. L'emblemetico epiteto col quale egli viene marchiato e col quale si conclude questo "giallo", molto dice su come i personaggi, specchio di una "cultura" secolare, considerano chi viene meno alle regole tacite che guidano la vita di molti siculi, ma non solo di essi... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Standbyme Standbyme@ticino.com (02-01-2005) È difficile trovare le parole adatte per la recensione di questo splendido romanzo di Sciascia. Con uno stile diretto senza fronzoli narra una storia di sangue e di corruzione in un paese della Sicilia agli inizi degli anni ’60 facendo emergere la rete di complicità, vigliaccherie, opportunismi che consentono il ripetersi di uno stato di cose intollerabile. Quando vidi, una trentina d’anni or sono, l’ottimo film tratto da questo romanzo con il bravissimo Gian Maria Volontè nei panni del professor Laurana ero convinto, nell’ingenuità giovanile, che fosse un’opera di pura fantasia. Invece, solo dopo poco tempo, mi son dovuto ricredere: quanto narrato da L.S. potrebbe benissimo svolgersi in qualsiasi decennio nel secolo scorso, nei giorni nostri e anche nel futuro ed essere perfettamente conforme alla realtà. Concludo riportando una frase che da sola riassume la potenza del libro: “…Cornuti: e che vi fa il cane? Buono o cattivo, il cane fa il cane. Se avete coraggio, dovete prendervela col padrone”. (dialogo tra don Luigi e il farmacista a commento della lettera anonima). Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 28
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